Questo sito contribuisce alla audience di

Le AMP: Aree Marine Protette 2/3

Dalla nascita, alla gestione alla loro inefficienza

AMP Esistenti

A tutt’oggi, grazie alle Aree Marine di reperimento, è stato possibile creare 26 Aree Protette, di cui:

- 21 Riserve Marine;
- 2 Parchi Marino-Archeologici sommersi;
- 1 Santuario Internazionale per la tutela dei Mammiferi Marini (individuato tra Francia, Principato di Monaco, Liguria, Toscana e Sardegna settentrionale);
- 2 Parchi Nazionali con misure di salvaguardia provvisorie in mare, in attesa di diventare delle vere AMP.

Queste 26 Aree Protette ci permettono di arrivare alla cifra di 188.272 ettari di mare e coste strettamente tutelate, di cui però, solo 5.308 a Zona A, cioè a riserva integrale. Quindi appena il 3% del totale, contro il 23% delle Zone B ed il 74% delle Zone C e D, ove istituite. Come estensione assoluta non c’è che dire, una bella cifra ma se messa in considerazione con l’estensione della fascia marina nazionale, che è di ca 120 milioni di ettari, ci da solo lo 0,16% di parchi marini e con un, irrisibile, 0,005% di riserva integrale.

Anche volendo conteggiare nel novero, i 2 Parchi Nazionali della Maddalena e del Arcipelago Toscano (76.520 ettari), le Oasi Blu (1.284 ettari), e soprattutto il Santuario dei Mammiferi Marini (2.590.257 ettari di acque nazionali ma soprattutto extranazionali), abbiamo 2.581.643 ettari pari al 2,38% di mare italiano. Cifre che continuano ad essere irrisorie e che non possono veramente essere fonte di scontri quando, soprattutto, negli ultimi anni, hanno infuriato polemiche sul mare sottratto al uomo.

Le percentuali cambiano, relativamente, in meglio, quando prendiamo in esame il totale delle coste protette. La cifra è di 603 km, di cui 78 ricadono in Zona A (13%), e rispettivamente il 38% per le B ed il 49% per la C. Paragonando, queste cifre, al totale delle coste nazionali che sono 7.558 km, le AMP coprono ca l’8%, con solamente l’1% di Zone A. Inglobando, come nei computi precedenti, i parchi nazionali ed il Santuario dei Mammiferi Marini, abbiamo un buon 10% di coste nazionali tutelate.

Gli organi di gestione

Riguardo alla gestione di ogni AMP, la legge 394/91 e la 426/98, con successive modifiche, prevede che essa sia affidata ad Enti Pubblici, Istituzioni Scientifiche od ad Associazioni, riconosciute. Quello che, inizialmente, era uno sparuto gruppo di candidati, da potersi scegliere solo tra Capitanerie di Porto ed Amministrazioni locali, ha fatto si che si sia presentata, con il passare degli anni, una pletora di soggetti, tra cui hanno prevalso le soluzioni consortili.
Al momento attuale, la situazione è la seguente: 7 consorzi, 6 comuni, 5 Enti Parco Nazionale, 2 Sovrintendenze (per i parchi sommersi), 1 Provincia, 1 Regione, 1 Associazione ambientalista ed 1 Comitato di pilotaggio, a livello ministeriale, per il Santuario dei Mammiferi Marini. Altre 2 sono gestite, in via provvisoria, dalle Capitanerie di Porto.

In base a quanto finora esposto, risulta chiaro che la Politica di Tutela del Mare non esiste senza la gestione ed il consenso delle istituzioni e che la possibilità che viene data agli enti locali è solo una mera concessione per il fine ultimo di salvare zone a rischio. L’ente Gestore rappresenta sempre il Ministero ed ad esso deve sempre far riferimento.

Completano la dirigenza dell’Area:

- la Commissione di Riserva, che affiancando il gestore, esprime pareri in merito a tutti i problemi dell’Area. E’ composta da personale proveniente dal Ministero, dalla Capitaneria competente, dalla Regione, dai Comuni, dai Beni Culturali ed Ambientali, dal CSA (provveditorato agli studi) provinciale, dalla Camera di Commercio e dalle Associazioni Ambientaliste;
- il Direttore dell’AMP che rappresenta, coordina e dirige i quadri amministrativi e tecnici;
- il Comitato Tecnico-Scientifico che è di ausilio all’Ente ed al Direttore;
- la Capitaneria di Porto, che sorveglia, coordinandosi con le altre Forze di Polizia (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato) l’andamento e la gestione stessa.

Come abbiamo visto, la cosa non è per nulla semplice e non potrebbe avvenire se dietro non ci fosse un grande lavoro di programmazione a scadenza annuale. Attraverso il Coastal Zone Management, i finanziamenti statali, regionali ed europei, scarsi per la verità, vengono investiti per realizzare interventi mirati allo sviluppo dell’Area. Vedi tutela e recupero delle specie in pericolo, ricerca scientifica, pulizia dei fondali, depurazione delle acque, difesa dall’erosione costiera, installazione strutture antistrascico, recupero di rifiuti della nautica, istituzione di isole ecologiche nei porti turistici, diffusione di motori fuoribordo a bassa emissione e via dicendo. Inoltre, sono state inaugurate attività economiche quali la pesca turismo, le visite guidate, il seawatching, i diving, il whalewatching, i campi di ormeggio e l’incremento dei prodotti tipici, quali il pescato.