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L'imbarcazione, le sue vele ed il suo armamento

Cosa fare prima di partire per una regata

Dopo i primi articoli introduttivi alla navigazione a vela ed al tipo di imbarcazione da preferire per i principianti, passiamo ora a nominarne le parti che la costituiscono. Naturalmente, è importante per il velista conoscere tutti questi termini affinché possa nella navigazione e nelle manovre avere quella rapidità e sicurezza che fanno la differenza nei momenti di pericolo.

Parlando di una barca, si nomina, senza interruzione di continuità, di scafo, opera viva, opera morta, linea di galleggiamento e termini simili. Ma cosa sono? Niente di più semplice. Lo scafo è la parte dell’imbarcazione che, in gran parte, è immerso nell’acqua. L’opera viva, invece, è quella parte dello scafo che si trova tutta sott’acqua, mentre l’opera morta è la parte superiore dello scafo e si trova tutta fuori dall’acqua. Le due sezioni vengono separate dalla cosiddetta linea di galleggiamento. Esiste poi una parte anteriore ed una posteriore, chiamate rispettivamente prora o prua e poppa, la parte di dietro. Quasi sempre la poppa è piatta e con disposizione perpendicolare rispetto all’asse perpendicolare della barca. Le parti laterali, dette fiancate, sono divise in sinistra e dritta, spalle alla poppa. Inoltre l’imbarcazione presenta dei fori sullo scafo. Di norma sono chiusi ma, al bisogno, vengono aperti. Essi sono detti svuotatoi se posizionati sul fondo dello scafo ed ombrinali se realizzati nella zona della poppa, che servono a scaricare l’acqua, durante la navigazione o se tirata in secco, entrata nello scafo a causa delle onde o della pioggia.

Il timone, che è l’organo di direzione, è posizionato a poppa, e serve, appunto, per governare, ossia mantenere e cambiare la rotta, ed è formato da una pala ed una barra, il tutto bloccato sulla poppa con dei perni, agugliotti, sistemati in appositi fori, detti femminelle. A metà barca troviamo, sistemata sull’asse longitudinale dell’imbarcazione, la deriva, sistemata nella scassa della deriva che è l’apposito alloggiamento ad essa dedicato. La deriva, nella maggior parte dei casi è mobile, è sarà immersa nell’acqua o tirata su, nel suo alloggiamento, con un movimento basculante od a baionetta. La deriva è quello di stabilizzare il movimento dello scafo, minimizzando il potenziale movimento laterale della nave.

Come tutti sanno, nella navigazione a vela, la propulsione del mezzo è affidata al vento ed alla velatura di cui l’imbarcazione è attrezzata. La vela è collegata, per un lato, ad un palo verticale, detto albero, bloccato alla scafo, tramite la scassa dell’albero e da cavi d’acciaio chiamate sartie, quelle sui due lati, e strallo, quello ancorato a prua.

Per far si che l’albero non abbia troppo a soffrire per flessioni laterali, le sartie vengono aiutate, nel loro lavoro, dalle crocette.

L’esempio più classico di vele, installate su di un’imbarcazione, sono le due vele, di forma triangolare, con quello che viene chiamato fiocco a proravia, ossia più verso prora, e con la randa a poppavia, ossia più verso la poppa, dell’albero. Altro elemento, bloccato, con la trozza, in maniera perpendicolare all’albero, è il boma, a cui viene agganciata la randa. Al boma viene impedito ogni movimento verticale tramite una cima che parte dal vang o piede dell’albero. La velatura segue il vento, grazie a delle cime dette scotte, che si muovono per mezzo di carrucole dette bozzelli. Le stesse vele vengono alzate ed ammainate con le drizze, cime che sono bloccate alle vele per mezzo di grilli ed all’albero per mezzo di gallocce.

Le parti costituenti le vele, hanno gli stessi nomi sia per la randa che per il fiocco. Il lato di prua si chiama caduta prodiera, il lato di poppa balumina e quello inferiore viene detto base. Nella randa, nella parte detta balumina, quindi la sua zona di poppa, sono presenti delle tasche nelle quali sono infilate delle stecche per far si che la vela, sottoposta alla forza del vento, non si deformi. Il fiocco, invece, nella sua caduta prodiera, presenta un orlo che alloggia un cavetto d’acciaio o ralinga, che a fiocco alzato, essendo parallelo allo strallo, consente alla vela interessata di mettersi in forza. Relativamente alla randa troviamo, invece, nella sua caduta prodiera e nella sua base, altre ralinghe che sono inserite in canalette create sulla parte di poppa dell’albero e sulla faccia superiore del boma.

La parte inferiore delle vele, a proravia, che sono bloccate alla base dello strallo per il fiocco ed alla trozza per la randa, si chiama punto od angolo di mura. La parte inferiore, a poppavia, dove per il fiocco vengono legate le scotte e per la randa viene fissata la tesabase, una piccola cima utilizzata appositamente, si chiama angolo di scotta. L’angolo di penna o di drizza è, invece, il vertice superiore delle vele, dove viene bloccata la drizza.

Una volta esaminata la barca, siamo pronti ora per prepararci a veleggiare. Precisiamo che, prima di iniziare a navigare, ci sono delle procedure da effettuare, che devono avvenire prima di mettere in acqua l’imbarcazione e senza, quindi, salire a bordo, per evitare di rovinare il fondo.

Quindi, abbiamo detto che dobbiamo fare una serie di controlli che prevedono l’ispezione della barca stessa e della sua attrezzatura. Controlliamo la chiusura degli svuotatoi, le vele e le loro tasche con le relative stecche, le ralinghe, deriva, timone, le condizioni di tutte le cime ed il bloccaggio delle sartie e dello strallo. Altro controllo, importante, è verificare sempre le condizioni delle cinghie che posizionate lungo il fondo della barca, consentono di bloccare i piedi quando, per compensare l’inclinazione dello scafo, ci si sporge dallo scafo.

Dopo i primi controlli, passiamo alla randa, inserendo la base della vela nella scanalatura del boma, iniziando dal punto di scotta, sempre, naturalmente, dopo aver fissato il boma nella trozza e fissato il punto di mura. Blocchiamo poi il punto di scotta al tesabase e lo mettiamo in forza. Sistemiamo le stecche nelle apposite tasche della balumina della randa ed agganciamo il grillo della drizza al punto di penna.

Subito dopo passiamo la scotta della randa nei bozzelli ed assicuriamoci che non sia attorcigliata (incattivata). Dopo di che passiamo al fiocco. Per armarlo, ancoriamo il punto di mura alla base dello strallo e fissiamo la drizza alla penna del fiocco. Poi al punto di scotta del fiocco leghiamo, con un nodo, le due scotte, facendole passare nei bozzelli e se, nel caso, fossero assenti, nei due golfari o ponticelli che sono ubicati sui lati di dritta e di sinistra dell’imbarcazione.

Ora siamo pronti per mettere in acqua la nostra barca. Non alziamo ancora le vele a terra. Al limite, potremo alzare il fiocco che sventolerà come una bandiera, essendo libero dal boma.

A questo punto si può mettere in acqua la barca. A vele ancora in posizione di riposo e con l’aiuto di un amico o compagno, che si sistemerà di fronte a noi, per impedire il ribaltamento, regoliamo le cinghie per la nostra statura. Infilando i piedi nelle cinghie, sporgiamoci fuori bordo. La tensione sarà quella giusta quando tutto il nostro tronco sarà fuori bordo fino al sedere. Infine, mettendoci prua al vento, alziamo le vele. Per fare questo in maniera semplice, basta fissare una lo strallo tramite una cima alla banchina od ad una boa. In questo modo, il vento, agendo sulle vele, metterà in maniera automatica la prora al vento.

Siamo ora pronti a veleggiare, avendo l’accortezza di alzare per intero la randa, mollando il vang, ed aiutando il boma a completare l’ultimo tratto. Attenzione che la ralinga della caduta prodiera sia perfettamente inserita nella scanalatura dell’albero. Tendiamo la drizza e leghiamola alla galloccia. Se siamo prora al vento e la scotta della randa, come detto prima, è completamente libera nei suoi movimenti, la vela sbatterà senza gonfiarsi (in gergo, fileggerà).

Tendiamo bene la drizza, controlliamo che le due scotte siano in chiaro nei bozzelli e passiamo ora al timone, abbassando la pala e la deriva in base al tipo di fondale nel quale ci troviamo.

Ed ora possiamo veleggiare verso nuove avventure.

Al rientro, per disarmare, basta seguire le stesse procedure della partenza ma al contrario.Boma

BomaDerivaDeriveLinea di galleggiamentoRandaRollafioccoTimoneAlberi e veleVele al ventoVele