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Il Sarcofago di Rapolla

Finalmente riaperta la Torre dell'Orologio del Castello di Melfi, con il suo sarcofago e la sua bella fanciulla...

Era il mese di Febbraio del 2001 quando i trentennali lavori del Castello melfitano coinvolsero la Torre dell’Orologio. Veniva così preclusa al pubblico la vista di uno dei reperti più imponenti del Museo Archeologico Nazionale del Vulture Melfese.
Meta di turisti provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa, e di qualche emigrante che torna nella sua terra natia dall’America, dal 1976 il Castello ospita, in una parte dell’antico corpo centrale, una vasta gamma di manufatti dauni, per un periodo compreso tra l’VIII e il III sec. a.C. Quando nel 291 a.C. la vicina città di Orazio venne colonizzata dai Romani, il territorio limitrofo perse importanza e una delle poche testimonianze della presenza “latina” in agro melfitano è proprio il sarcofago rinvenuto a Rapolla nel 1856, opera di botteghe dell’Asia Minore e databile al II sec. d.C.
Sul coperchio della cassa è ritratta una giovane donna distesa su un giaciglio; ai suoi piedi un cagnolino di cui si sono conservate soltanto le zampe; in prossimità della testa un puttino alato che reca in una mano un festone di fiori e nell’altra una fiaccola.
Ma entrando nella Torre è possibile ammirare il sarcofago in tutta la sua interezza: girando intorno alla monumentale tomba di marmo si profila così, davanti agli occhi increduli del visitatore, una vera e propria sfilata di dei ed eroi dell’antico mondo greco…

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