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Nenè, il piccolo rookie di Denver

Conosciamo meglio Nenè Hilario, il ragazzo brasiliano che sta entusiasmando i Nuggets

Io l’ho letto, ma ancora non ci credo…

Como você está se preparando para a sua participação no Jogo dos Calouros?

R: Boa tarde. Eu estou me…

Non tutti conosceranno il portoghese, ma questo è l’inizio della Confcall di Nenè Hilario del 30 Gennaio 2003. Le prime parole pronunciate da questo ragazzo brasiliano di neanche 21 anni sono state: “BUONA SERA!”. Questo è il punto di partenza per vedere l’educazione e l’umiltà di questo giocatore.

Come molti altra ragazzi ha iniziato a giocare grazie al fisico sviluppato, raccomandato da un insegnante delle scuole medie. E come tutti i personaggi esotici non poteva mancare la classica leggenda metropolitana. A raccontarla è Nivaldo Meneghelli, il suo primo coach nelle giovanili di Sao Carlos, in Brasile:

“Gli dissi di schiacciare il pallone con tutta la sua forza a canestro. Vorrei non averglielo mai detto… ruppe il canestro!!”

Tutto questo a neanche 15 anni… sic!

All’inizio in molti erano scettici sul suo possibile impatto nella lega Pro. Di sicuro non si dubitava del suo potenziale fisico, ma c’era più di un dubbio sull’adattamento alla nuova vita e al nuovo pianeta cestistico. Come molti altri giocatori del passato, la sua chiamata, fatta dai NYK, è stata accolta con un boato di fischi! Il pubblico medio non conosceva le potenzialità di questo ragazzo, e nemmemo il fatto che non si sarebbe fermato lì, ma il suo viaggio sarebbe proseguito fino a Denver.

Fin da quando si è presentato coi Nuggets ha mostrato le sue doti. 211 cm veri, fisico d’acciaio, un’apertura di braccia alare, grande umiltà e voglia di lavorare. E’ molto sottovalutato come passatore e spesso tende a cadere in problemi di falli. Però, anche in questo caso, dimostra la sua intelligenza:

“All’inizio è stata dura adattarsi al concetto “tu sei il rookie, tutti i falli sono tuoi”, ma poi mi sono adeguato.

Anche in queste parole si capisce l’umiltà con la quale si è introdotto nella lega, dimostrando coi fatti e non con le chiacchiere quello che sapeva fare… ok, non con le chiacchiere anche perchè ha avuto qualche “piccolo problemino” con la lingua inglese. Dettagli. Ormai sembra che siano superati, anche se all’inizio aveva sempre il traduttore attaccato al… borsone! Anche in allenamento, fino a quando coach Bzdelik ha deciso che ne aveva le tasche piene. Pronti, via e cartellino rosso all’interprete, almeno sul campo. Lì doveva capire e farsi capire…

La crescita non c’è stata solo fuori dal campo, ma anche sul terreno di gioco. Ormai stabilmente in quintetto, doppia cifra tranquilla in punti e più di 6 rimbalzi a partita. E non è finita qua, il bagaglio tecnico si sta ampliando, visto che sta lavorando per aggiungere, alle impressionanti doti fisiche, anche un tiro dai 4-5 metri che potrebbe aprirgli molte più soluzioni offensive. E non è estraneo a questi miglioramenti anche Juwan Howard. L’ex wolverine ha preso Hilario sotto la sua ala, insegnandogli a stare nella lega e lavorando duro con lui in allenamento.

Come ultetiore prova della sua faccia pulita e della sua intelligenza, è stato scelto come testimonial per la campagna che la NBA ha fatto contro l’AIDS. Anche qui un segnale di fiducia per un ragazzo che è fiero delle sue origini, che si ritiene un buon viatico pubblicitario per il suo paese, per sviluppare il basket in una terra prettamente calcistica. Oltre a queste doti anche la simpatia non gli difetta. Quando gli chiesero chi era per lui il “rookie of the year” per questa stagione, nell’intervista del 9 Aprile, rispose ridendo:

“Io sono l’unico candidato. Se non fossi io, nessun altro dovrebbe esserlo!

Ormai la stagione è finita e il prossimo apppuntamento per lui sono le… vacanze! I provini pre draft, poi la Summer League, poi la nazionale, poi 82 partite NBA… adesso il suo sogno è un bel volo per casa sua, in Brasile, per tornare dalla sua famiglia.

“Boa tarde para ti tambèm, Nenè”. Ti aspettiamo il prossimo anno…

TeoPaz

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