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On the Draft way: Jason Keep

A volte nella vita le persone perdono la strada giusta. Qualcuno ha avuto una seconda chance. Solo a pochi fortunati è capitato di averne una terza...

“Born again”. C’è una bellissima saga di DareDevil (scritta da Miller) intitolata così. Quando la vita di un supereroe, andata in pezzi, riparte da capo. A volte non solo i personaggi dei fumetti possono avvalersi di quel titolo, ma anche le persone comuni. Jason Keep è una di quelle, anche se i suoi 6-10 per 135 kg potrebbero far pensare diversamente…

Nato e cresciuto nell’Idaho, a Moscow, Keep ha iniziato la sua vita sportiva nel modo sbagliato. Anche lui era un All American. The problem? Era lo sport sbagliato, quello con la palla ovale. L’altro problema era il suo comportamento scolastico. Durante l’ultimo anno di HS fu cacciato dalla Moscow High, provò senza successo ad andare in un’altra scuola e finì per fare il benzinaio. In sei mesi di lavoro sulla strada che dallo Utah porta al Wyoming il tempo non sembra passare mai, però ai talenti sportivi una seconda chanche non la nega nessuno. In questo caso fu il Northern Idaho CC ad allungargli la mano.

Iniziò a guadagnarsi la ribalta e, nonostante ancora problemi fuori dal campo, il coach Hugh Watson lo reclamizzò presso le università di Division I. Finì a Oklahoma State University, ma lì iniziarono i guai. Grossi guai… in campo il minutaggio era scarso, fuori dal campo la vita era sempre la solita, con in più l’arresto per guida in stato di ebbrezza. Ma quelli erano bruscolini, il peggio stava per arrivare. Nacque sua figlia. Una delle gioie più grandi della sua vita si trasformò in una tragedia. La piccola era nata morta; e c’era anche lui quando, tornando dalla maledettissima trasferta contro Colorado, uno dei due aerei di OSU si schiantò. Lui era sull’aereo giusto, i suoi due migliori amici no…

A quel punto la vita ti da poche scelte. Keep decise di ricominciare. Lasciò OSU e si trasferì a San Diego University per giocarsi il tutto per tutto. Il motivo era semplice:

“E’ stato per gli allenatori. Nel reclutamento tutti si comportano come venditori d’auto, ma loro sono stati onesti con me, mi hanno detto: ”Noi lavoreremo con te se tu lavorerai con noi”.

Fece un anno di Redshirt, come da copione. Nel 2002 riapparve con la nuova maglia e circa 10 kg in meno di grasso superfluo. La terza chanche nella vita bisogna guadagnarsela, gli spiegò coach Holland. La vita sregolata era un ricordo, ora è sposato con la sua ragazza di sempre Sylina. In campo ha preso la squadra sulle sue spalle d’acciaio e l’ha portata a battere Gonzaga nella finale della WCC. Posto nella NCAA e MVP del torneo nel taschino. 18 punti e 9 rimbalzi in stagione e, nei momenti di crisi, la sua leadership, tanto che coach Holland ha dichiarato:

“E’ un vero uomo. Non so se allenerò mai più un giocatore così…”

Dopo il torneo NCAA (fuori al primo turno contro Stanford, non tutte le ciambelle riescono col buco…) venne il PIT. Anche qui il ragazzo si mise in luce, col suo gioco da centro vecchio stile. Lotte in vernice, gancio, rimbalzi. Ora, con più muscoli e meno grasso, è anche più veloce, nonostante la mole. La potenza non è mai mancata visto che ai tempi OSU ruppe un tabellone con una bimane! In 25 minuti chiuse con 16 punti e 7 rimbalzi. La sua squadra ha vinto il torneo e lui è finito nel “All Tournament Team”.

“Born again”, si diceva all’inizio… a volte si può rinascere anche a quasi 25 anni. A volte si rinasce anche con due tatuaggi. Uno per la piccola e uno per gli amici, che non vedrà mai più. A volte rinascono anche le persone comuni… e forse proprio per questo diventano speciali. Come i supereroi…

TeoPaz

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