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John Brisker, the meanest players in the world...

Se non gli eri simpatico era meglio girargli al largo. Però a b-ball Brisker ci sapeva giocare sul serio. Leggetevi la sua storia...

Ci sono giocatori che hanno toccato il dorato mondo della NBA solo di striscio, ma hanno storie che sembrano romanzi. Alcuni non ce l’hanno fatta per le donne, altri per le droghe, altri perché ingestibili… ecco, mettete assieme questi ingredienti, frullate bene, aggiungete un quintale di cattiveria e quello che otterrete è John Brisker, il più cattivo giocatore mai visto su un parquet professionistico.

Brisker iniziò a giocare ad Hamtramck, Michigan. Ai tempi della HS era compagno di squadra del coach di Houston Rudy Tomjanovich. Già era conosciuto come ragazzo intelligente e molto istruito, ma purtroppo la sua fama andava di pari passo con quella di violento, e persona disgustosa. Si diceva persino che portasse sempre una pistola con se. Nonostante le referenze andò nella università di Toledo dove, oltre che giocare a basket, si dilettava a suonare la tuba nella banda universitaria.

La sua carriera Pro fu breve. Swingman di 6-5 per 210 libbre, iniziò nella ABA, dove ebbe i suoi giorni migliori, coi Pittsburgh Condors nel 1969. Sul campo sapeva giocare veramente. Attaccante creativo, cercava sempre l’uno contro uno. Difesa? Va beh.. se ne fregava altamente, nel classico stile Run & Gun che andava di moda nella lega. Come media punti è il sesto giocatore della storia ABA con 26.1 per allacciata di scarpe.

I “piccoli problemi” iniziarono fuori dal campo, dove terrorizzava compagni e avversari. La dirigenza arrivò al punto da dover assoldare un giocatore di football per tenerlo sotto controllo negli allenamenti. Credete sia valso a qualcosa? In pochissimo tempo i due passarono dalle parole ai fatti. La “body guard” provò ad intimorirlo: “Adesso vado a prendere la pistola”. La raggelante risposta fu: “Ok, io vado a prendere la mia”. Istantaneo il triplice fischio di coach Jack McMahon: “L’allenamento è finito”. Senza parole.

Nella stagione 1971-72 si mise in testa di vincere la classifica marcatori. A inizio anno promise di mandare KO tutti quelli che avrebbero cercato difendere su di lui. Quando gli Utah Stars arrivarono a Pitts Willie Wise costrinse Briskers a soli 4 punti nel primo tempo. Il nostro perse la testa e iniziò ad attaccar briga con molti dei giocatori di Utah. Il 4 Novembre 1971 toccava ai Condors andare nella città dei mormoni. La dirigenza della squadra creò allora la “John Briskers Intimidation night”. Il programma, visto che nessuno della squadra dello Utah era in grado di intimidirlo, era quello di mettere a bordo ring… ops, a bordo campo, cinque tra i migliori pugili dello stato dello Utah, per tenere Briskers sotto controllo. Stranamente nulla successe quella sera.

Uno che ricorda bene Brisker è Walt Szczerbiak, il padre del giocatore dei T-Wolves. Prima di giocare in Spagna ebbe la sfortuna di fare da sparring con il nostro, nella ABA:

“Non so perché mi prese in antipatia. Era una persona malvagia. Io ero solo un rookie che cercava di giocare duro, ma lui se la prendeva con me se la sera prima aveva una brutta partita, o anche solo se aveva i ca…i girati“

Un altro episodio che lo coinvolse fu durante una partita tra Pittsburgh e Dallas. Tutti i giocatori erano terrorizzati da Brisker. Il coach degli avversari, Tom Nissalke decise di fare qualcosa: mise una taglia di 100 dollari al primo che “si fosse preso cura di lui”. Len Chappell chiese al coach di partire in quintetto. Quando l’arbitro alzò la palla a due, e tutti erano con la faccia in aria, prese Brisker a tradimento e lo stese. Ricorda coach Nissalke:

“Finì giù alla velocità delle luce”.

Nessuno disse nulla, nella lega nessuno prese provvedimenti. Chappell si intascò il suo centinaio di presidenti morti e tutto finì lì. O quasi. L’anno successivo Nissalke divenne coach a Seattle, nella NBA, e come prima mossa… prese John Briskers nella sua squadra. La prima volta che si incontrarono il nostro gli disse:

“Ehi coach, tutto ok? Mi ricordo dello scorso anno, una gran bella furbata…”

Aveva anche una memoria di ferro! In ogni caso la sua avventura nella lega non durò molto. Il primo anno viaggiò a circa 12 punti in 24 minuti. Per lui le cose cambiarono quando alla guida dei SuperSonics arrivò Bill Russell. Il grande centro ex Boston non gradiva molto i personaggi fuori controllo. Briskers in pre season iniziò a litigare con un compagno. Russell non li divise. Morale? La rissa durò il tempo che il nostro ci mise per tirare un pugno al malcapitato e farlo ricorrere ad una dentiera permanentemente. Poi guardò Russell negli occhi e iniziò ad urlare. Da quell’istante l’ex centro si convinse che John era completamente pazzo, e si rifiutò di rivolgergli la parola. In campo il talento era evidente: 12.5 punti e 4.6 rimbalzi in circa 20 minuti, ma ormai era sulla lista nera. Giocò solo 35 partite, andando dentro e fuori dalla squadra per trasferirsi alla Eastern League, una sorta di lega di sviluppo, ad “imparare a difendere”. Quando tornò pregò il coach di farlo giocare. La risposta di Russell fu perentoria:

“Stay out of my face”.

Ormai la sua carriera era arrivata al capolinea. L’anno successivo giocò solo 21 partite. 7.7 punti in 10 minuti di impiego. Era pieno di droga fino a scoppiare. Fu tagliato dai Sonics alla fine di quella stagione e non trovò mai più un contratto pro.

Quello che successe poi è avvolto nel mistero. Aprì una società di import- export (!!!) e iniziò a viaggiare in Africa. La leggenda narra che Idi Amin, dittatore ugandese e grande fan di pallacanestro, lo chiamò a lavorare per se come mercenario. Si pensa che fu ucciso quando, nel 1979, la dittatura fu rovesciata, ma nessuno trovò mai il suo corpo. Nel 1985 fu dichiarato ufficialmente morto dalle autorità ugandesi.

Ancora oggi, se chiedete a Mark Cuban, proprietario dei Mavs, vi dirà che lui fu uno dei suoi giocatori preferiti. Lui, John Brisker, “the meanest player in the world”.

TeoPaz

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