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La lunga strada di E - Rob

A volte le storie di personaggi che non si conoscono, ne hanno nulla in comune, si assomigliano come fossero riflesse in uno specchio. La differenza è in una breve frase: "Never give up"

Anni ’60. I Beatles esordiscono sulla scena internazionale. Il celebre quartetto di Liverpool – Ringo Starr, Lennon, McCartney e Harrison – spopola tra i giovani. Pete Best, meglio conosciuto come il 5° Beatles, invece è a casa sua, a piangersi addosso per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Stando alle cronache Best era il più carismatico, il più bello e brillante con le ragazze.

Anno 2000. Final Four. Michigan State batte i Florida Gators e vince il campionato universitario. In quel momento un quartetto di giocatori provenienti da Filnt, nel Michigan, diventa leggenda, e rimanendo impresso nella storia del college basket come “the Flintstones”. Ma – come i leggendari Beatles – c’era un quinto elemento di quel gruppo, che non era presente in quella gloriosa finale, ed il suo nome è Eddie Robinson

“Never give up!”

Il consiglio che E-Rob diede ad un giovane tifoso durante una chiacchierata di qualche anno fa sul sito di nba.com. Mai mollare. Questo è quello che differenzia Pete Best dal giocatore attualmente ai Bulls. Per questo uno è famoso per il suo talento e l’altro è rimasto solo un nome scritto sulla sabbia.

Eddie B. Robinson jr. nasce a Filnt, una città dormitorio alle porte di Detroit. Cresce nei ghetti, da dove non è facile uscire. Quando aveva 10 anni rimane senza i genitori. Da quel giorno in poi la sua famiglia è la sola sorella DeQuala, di quattro anni maggiore. Difficile trovare la via per un ragazzino così giovane, senza nessuno che gliela mostri. Ricorda lui:

“E’ stato difficile per me crescere. Eravamo solo io e mia sorella.L’unica cosa che abbiamo cercato di fare era sopravvivere. Non ho giocato a basket alla HS e non andavo neanche a scuola. Non c’era nessuno a spingermi a farlo”

C’erano gli amici, però. Quelli con cui condivideva il blacktop tutti i giorni che Dio accendeva la sfera nel cielo. Mateen Cleaves, Morris Peterson e Charlie Bell. Amici veri, compagni di vita, oltre che di b-ball, cresciuti nella stessa zona di Eddie. Ancora oggi sorride se ripensa a quei tempi:

“Ho giocato con loro molte volte, crescendo. Io ero il più bravo di tutti, chiedeteglielo pure, vi daranno la stessa risposta. Ci siamo divertiti nella squadra AAU (quella che raduna i migliori ragazzi della zona per farli giocare in tornei amatoriali, spesso sponsorizzati da case di abbigliamento sportivo che vogliono tenere sott’occhio i talenti – n.d.T). Loro però erano indirizzati nella giusta direzione, io no.”

Quando il terzetto, insieme ad Andre Hutson, è partito per Michigan State, Robinson era a casa sua. Capì che il basket era stato il biglietto da visita dei suoi amici per lasciare il ghetto e finalmente una persona nella sua vita gli diede l’indicazione per la giusta strada:

“Il coach della mia squadra AAU – Raoymond Jones – mi chiese se il college era qualcosa che mi interessasse. Io dissi di si”

Iniziò a lavorare duro sul suo gioco, conscio che un giorno avrebbe pagato. Senza aver praticamente frequentato una High school e non avendo mai conseguito il diploma, si iscrisse al GED e al Trinity Valley Community College – lo stesso in cui comparì, ma senza mai giocare, Shawn Kemp - per rimettersi in sesto. Cambiò junior college l’anno successivo, trasferendosi in Kansas, dove lasciò grande impressione per l’impegno e le doti atletiche.

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