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Il Diario del Superbowl

Dodicesima parte

Dodicesima parte del “Diario”…

Ciao,

Annunziato.

Domenica 6 febbraio, otto e mezzo del mattino… Vengo svegliato, fortunatamente o meno, da una chiamata che m’informa di alcuni strascichi londinesi riguardanti la lettera aperta scritta da Paul nei confronti dei mezzi d’informazione. La lettera svela i retroscena di alcuni episodi accaduti nel corso degli anni, che hanno fatto sì che la gente credesse che Heather avesse il controllo assoluto su Paul. Questa lettera, scritta da Paul e pubblicata nel sito di Heather, la difende. Parlo con il nostro giornalista britannico Stuart Bell e informo la squadra della questione. Concordiamo tutti, la lettera è così eloquente che non abbisogna di repliche.

Le dieci e un quarto… Faccio colazione con Lee, Mike, Michele e Robby. Sono preoccupato, e mi domando come fare per dirimere la questione con Paul. Decidiamo di aspettare qualche ora per parlargliene. In fondo deve solo esibirsi su un palco davanti a 144. 4 milioni di spettatori statunitensi. Ma quella decisione, anche fosse quella esatta, peserà su di me per tutto il giorno. Non mi piace nascondere le cose alla gente.

Le undici… Due van sono già partiti dal compound. Torniamo là per provare finché non ci chiameranno per andare allo stadio. Continuiamo a discutere le notizie dell’ultima ora e a dedicarci ai dettagli dell’ultimo minuto.

Le dodici e un quarto… Arriviamo al compound. Immediatamente riunisco Barrie, Robby, Mitch e un membro del personale della sicurezza di Charles per un secondo aggiornamento circa l’intervista di Bradshaw. Tracciamo il percorso che condurrà Paul allo stadio. Quello suggeritoci non è accettabile. Cerchiamo di correggere, di ottenere l’autorizzazione per l’utilizzo di un’automobilina da golf dentro lo stadio, chiediamo di essere informati circa il personale per la sicurezza presente nell’“ingresso pubblico” (ci viene annunciato che saremo supportati da diciassette agenti del servizio segreto (prendere nota)), ed evidenzio nuovamente i contenuti dell’intervista, la sistemazione, la situazione dei monitor e dei microfoni con l’aiuto di David Hill, il presidente di FOX Sports. Sembra sia tutto in ordine; ce ne andiamo per ritornare al compound.

L’una e un quarto… Paul arriva al compound e si dirige subito al suo camper. Il sole sta splendendo. È il giorno più caldo della settimana. Ottima notizia.

Le due del pomeriggio… Paul esce ed inizia le prove. Impeccabile. Si può sentire l’elettricità nell’aria.

Le tre… Dopo aver provato Paul ritorna al camper.

Le quattro… La prima squadra – composta da Robby, Barrie, Michele e Bill Bernstein – lascia il compound per dirigersi verso il luogo dove si terrà l’intervista con Bradshaw ed essere pronti a qualsiasi richiesta.

Le quattro e un quarto… Paul esce dal camper, chiamandomi affinché venga informato su quello che succede. Abbiamo pochi minuti: dico quindi a Paul che dovremmo essere pronti alle cinque meno venti circa. Annuisce, raccoglie i vestiti, si prepara; io intanto aspetto fuori con gli uomini della sicurezza, John e Mike.

Le quattro e trentacinque… Ricevo una telefonata da parte di Robby. Riesco a sentirlo a malapena, ma mi dice i trovarsi in una “situazione preoccupante”. Si è scatenato il pandemonio lungo il percorso che conduce agli studi della FOX. Mi trovo vicino a Charles. Lo informo. Robby mi domanda quando partiremo e io rispondo che saremo lì nel giro di dieci minuti. Pare che Charles non possa fare niente. Sento Barrie urlare dietro me, mentre proprio in quel momento Paul esce fuori del suo camper. Grido nel telefono (anche se non sono sicuro che Robby mi possa sentire) “Stiamo registrando”.

Le quattro e cinquanta… Perfetto. Il bus ci porta all’ingresso alla base dello stadio. Come promessoci dalla sicurezza riusciamo a salire su un’automobilina per il golf, che ci trasporta attraverso lo stadio, ci fa oltrepassare una banda, salutare i fan e gli addetti al terreno. L’ascensore al primo piano ci sta aspettando e l’area vicina allo stesso è sgombra. Ci viene detto di dirigerci verso una camera a noi riservata (che era esattamente quello che avevamo richiesto) ubicata alla nostra sinistra. Siamo dentro i tempi stabiliti. Le porte dell’ascensore si aprono e la confusione arriva ai massimi livelli. Il pandemonio. I fan sono ovunque e Paul viene subito trasportato nella sala trucco. Vige l’anarchia totale, il caos. Guardo Robby e Barrie, facendo affidamento sul responsabile del personale della sicurezza, che ci assicura di avere abbastanza personale per scortarci fino agli studi. Il suo atteggiamento a questo proposito è intransigente, anche se nessuno segue i suoi ordini. Siamo in preda a caos, confusione e fans urlanti che scandiscono ad alta voce “Paul, Paul, Paul”. Incredibile, siamo totalmente allo sbando. Non appena facciamo per dirigerci verso gli studi come concordato, qualcuno – per ragioni a noi sconosciute – ci riconduce dentro l’ascensore. La folla rumoreggia. Qualcuno ha deciso di farci salire di un piano, dov’è tutto tranquillo, e da lì andare agli studi. Ma non appena l’ascensore si chiude Paul esplode, facendosi carico della situazione. Addita il responsabile del personale di sicurezza della Fox, che sembra avere il controllo – magari ha solo la voce più alta – e riusciamo ad uscire dall’ascensore ed essere condotti senza problemi agli studi televisivi. Solo una parola mi viene in mente – Merda.”