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Il Diario del Superbowl

Quattordicesima parte

Preparate i fazzoletti!!! Quattordicesima ed ultima parte del “diario” statunitense”…

Ciao,

Annunziato.

Le ventitrè… Entro in un’automobile con Phil, Robby e Michele e immediatamente Robby mi rende edotto su quanto occorsogli. La prima cosa è stata che Mischer, il nostro regista, dopo numerose raccomandazioni di utilizzare un certo tipo di regia per l’esibizione di Paul sul palco, non si attenuto a quanto richiesto. Robby è furioso. Secondo, gli è stato detto che il dvd che Paul ha richiesto per vederlo potrebbe non essere disponibile. Mi dice inoltre che è estremamente adirato con Don (e con David Hill che gli era vicino) per il nervosismo causato dal personale della sicurezza negli studi della FOX la sera precedente (e del quale David Hill si è accollato la responsabilità) e di averli rampognati aspramente. Ho già vissuto questa situazione e so che in questi momenti che apprezzo il fatto di avere Robby dalla mia. Mi mostra il dvd e si sforza di guardare avanti. Lo lascio, sapendo che tutto questo avrà una fine.

Mezzanotte e un quarto… Siamo tutti quanti abbastanza esausti. Domattina andremo via, ma dobbiamo fare un’ultima cosa… festeggiare. In circa quindici minuti vado nella mia stanza, preparo le valigie e scendo nella Grill room del nostro albergo. Paul sta parlando in piedi ad un Bill Clinton dimagritissimo. Sono tutti presenti e l’umore è alle stelle. C’è un lettore dvd che ci aspetta per vedere l’esibizione. Una buona notizia: Robby è riuscito ad averlo da Mischer.

Mezzanotte e mezzo… Mike ci accompagna ai tavoli, incoraggiandoci a fiondarci sulle pizze, sulla polenta, sulla pasta… Mi getto nella mischia. Io e Barry riusciamo a trovare comunque una sedia per iniziare a discutere della fase successiva. Vorrebbe cominciare gli incontri, le telefonate di consultazione e placca pertanto me e Robby per discutere della pianificazione del nuovo tour.

L’una meno un quarto… Mentre Wix sta per andarsene – il suo volo è uno dei primi a partire – Barrie blocca Robby per mostrare il dvd. Non vuole che Wix lo perda. Paul afferra una sedia per mettersi davanti al televisore, mentre il resto della band siede ai suoi lati e la maggior parte di noi è in piedi, accalcata nella stanza ed entusiasta di vedere i frutti del nostro lavoro collettivo. È il momento della verità. La seconda volta dovrebbe essere quella buona. Paul ride, la band canticchia e tutti urlano. Missione compiuta. Il nastro finisce e nonostante manchino le inquadrature di Mischer che hanno impensierito Robby, Paul inneggia alla squadra. Ringrazia tutti quanti, loda la tenacia e la qualità della nostra squadra di “trincea”, la creatività del tecnico delle luci Roy Bernett (che credo abbia avuto il suo momento migliore al Superbowl XXXIX) e la festa ha inizio.

L’una e un quarto… Paul si dirige verso il pianista e il bassista che rappresentano il nostro intrattenimento per la serata e canticchia un paio di standard. La festa continua. Seguitano anche la conversazioni e man mano gli invitati iniziano a scemare. Robby ed io decidiamo di restare fino alla fine – non ne sappiamo il perché – ma alla fine riusciamo a chiudere la stanza. Forse la settimana è stata così intensa che abbiamo deciso che questa avrebbe rappresentato la nostra vittoria – essere gli ultimi ad andarsene.

L’una e mezzo… Noto che Haefeli è seduto, scrive e ogni tanto passeggia nervosamente. Sta ancora lavorando. Redige alcune domande per John Hammel, che dovrebbe porgerle a Paul (probabilmente davanti ad una telecamera) per il suo “dietro le quinte”. Chiede il mio aiuto. Non riesco a resistere e alle due del mattino circa, mi ritrovo ancora a scrivere. Funziona, perché circa venti minuti dopo Mark sostiene di avere le domande che voleva porre. Consegna a John il foglio e il nostro lavoro è davvero terminato.

Le tre meno un quarto… Paul porge i suoi saluti finali e, fedeli al nostro patto, io e Robby, con Michele, lasciamo la stanza e andiamo a dormire. È stato un lungo giorno. Uno di quelli che non dimenticheremo mai.

Lunedì 7 febbraio, otto e mezzo… Vengo svegliato dalla mia suoneria.

Le nove e mezzo… Chiamo Mike per chiedergli di farmi sapere quando Paul andrà via. Voglio ancora chiedergli qualcosa sulle note che ha redatto per difendere Heather. Mike mi assicura che glielo chiederà e gli dico che sarò disponibile al cellulare ancora un paio d’ore. Ho un volo per New York da prendere.

Le dieci e mezzo… Lascio l’albergo per andare all’aeroporto, insieme al resto del gruppo newyorchese (Bill e Haefeli). Chiamo John per fargli sapere se ha visto o ha parlato con Paul per discutere su quanto hanno scritto i quotidiani britannici con lui.

Mezzogiorno meno un quarto… Arrivo all’aeroporto e mentre scendiamo dall’auto ricevo una chiamata. Riesco a parlare con Paul. È fondamentale per me fargli sapere quel che è successo. La telefonata dura quattro minuti ma sono sollevato sapendo che adesso Paul è al corrente di quanto accaduto. Non ricevo istruzioni da mettere subito in pratica.

Mezzogiorno e mezzo… Riesco finalmente ad incontrare il rappresentante dell’associazione dei pompieri “Uniformed Firefighters” che mi assicura che l’incontro fissato per le dodici di domani va benissimo. Do la mia conferma, faccio presenti a Vanessa i nomi di chi sarà presente, e le faccio sapere che domani sarò a New York a mezzogiorno per incontrare Paul. Il mio volo sta per imbarcarsi. Sarà un bel viaggio e mentre salgo sull’aereo penso che, sebbene sia esausto, un giorno forse rileggerò questo diario, penserò al passato e riderò.”