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Capolavori sconosciuti

Le Gallerie dell'Accademia di Venezia raccolgono una straordinaria collezione di dipinti veneziani e non, ma molte opere di grande interesse restano "nascoste" nei depositi...

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia raccolgono una straordinaria collezione di dipinti veneziani e non dal ‘300 al ‘600: vi si conservano capolavori di Maestri quali Bellini, Giorgione, Carpaccio, Tiziano, Tintoretto, Veronese e Tiepolo. Ma, come spesso capita nei musei italiani, molte opere altrettanto interessanti, di autori ritenuti minori, o semplicemente in cattivo stato di conservazione o, ancora, ritenute per qualche motivo, meno appetibili per il pubblico, restano nascoste, spesso dimenticate, nei depositi.

Negli ultimi anni molti musei tra cui le Gallerie hanno aperto i depositi al pubblico, ma il problema, è che il pubblico spesso non lo sa.

Al secondo piano del complesso comprendente Gallerie e, ancora per poco, Accademia di Belle Arti, un lungo corridoio al quale si arriva da una splendida scala a chiocciola palladiana, anch’essa sconosciuta ai più, è adibito a esposizione di importanti opere: si tratta della Quadreria dell’Accademia, un deposito aperto al pubblico e visitabile, gratuitamente, su prenotazione, sabato e domenica.

Dai depositi e dai laboratori di restauro le opere arrivano alla Quadreria e nel caso in cui si ritengano di particolare interesse, possono arrivare per particolari allestimenti, alle Gallerie.

Questo è il caso della mostra attualmente in corso, che permetterà ai visitatori delle gallerie di ammirare, dopo i laboriosi restauri recentemente eseguiti, le Storie di Santa Caterina di Sebastiano Mazzoni. Fantasioso pittore, architetto e scenografo fiorentino, che si trasferì a Venezia negli anni quaranta del Seicento.

I due dipinti con le storie di santa Caterina, cui è affiancata, sempre del Mazzoni, una Annunciazione, esprimono appieno, con gli scorci prospettici arditi, il dinamismo compositivo, il senso teatrale delle composizioni, il particolare estro del pittore, che si definiva “doppio matto“. Le sue opere comunque rientrano, se pur in modo a volte bizzarro, nello spirito barocco del suo tempo, per il quale il fine dell’arte era sorprendere e provocare “maraviglia”.

Nei suoi dipinti si notano i caratteri appresi a Firenze, che Mazzoni continuerà a sviluppare anche dopo averla lasciata, insieme ai nuovi stimoli recepiti in laguna.

In mostra inoltre, sono esposte a confronto, la Malinconia del romano Domenico Fetti e due allegorie mitologiche del veneto Francesco Maffei a cui Mazzoni probabilmente si ispirò nel suo periodo veneziano.

Anche questi dipinti provengono dai depositi delle Gallerie e saranno, come gli altri, visibili a tutti fino al 3 ottobre.

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