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  • La lingua dell'utopia

    L’idea del “paradiso perduto” (l’Eden di biblica memoria) rincorre tutta la parabola umana: rispetto a una barriera c’è sempre qualcosa di meglio. Oltre il mare Atlantide, oltre i deserti il regno del Prete Gianni, oltre le Ande Eldorado, oltre nel passato l’Età dell’oro, oltre nel futuro una società perfetta e comunitaria... tutte ipostasi che riempiono il vuoto fra un Paradiso perduto e una Terra Promessa. L’utopia vive un’aporia di fondo: il suo è uno statuto ancipite. Essa idoleggia il passato ma guarda al futuro, rinnova la sua fedeltà alla natura ma crea artifici, si cala nel flusso storico ma tende a un’atemporale aconflittualità.

  • “Freegans”: cacciatori dei rifiuti

    La nuova spesa? Si fa nel pattume. In Usa nasce il movimento contro gli sprechi. Non solo i barboni rovistano nei cassonetti per mettere insieme una cena. Da un po' di tempo in America, più di recente in Gran Bretagna, lo fanno anche avvocati, commercialisti e professori. I “freegan”, così si chiamano i cacciatori di rifiuti, non sono mossi da necessità. Frugano nelle discariche per una convinzione ideologica: combattere gli sprechi della nostra società. E già i supermercati tremano.

  • "Latinorum & Inglesorum"

    Quando don Abbondio si rifiutò di sposarlo, Renzo Tramaglino sentì puzza di bruciato e chiese spiegazioni. Il parroco gli sciorinò una sfilza di impedimenti in latino e Renzo (pur furibondo contro l’ignoto «latinorum») non poté controbattere. La stessa cosa sarebbe accaduta se si fosse rivolto ad un avvocato. Pensate cosa gli avrebbe detto Azzeccagarbugli. Ne è passata di acqua sotto i ponti dall’illuminante e classico contributo del Manzoni ad un eterno aspetto del potere: la prevaricazione di chi sa su chi non sa, l’uso distorto della scienza come potere sull’ignorante. Ma le cose oggi, nella nostra età digitale non sono poi cambiate più di tanto. Non sto qui a ricordarvi le varie terminologie latine ancora in uso per confondere le idee al prossimo che è sempre ritenuto ignorante. Anzi oggi, direi che c’è un’aggravante: il “latinorum” si affianca all’ “inglesorum”. Legislatori, politici, medici, avvocati non sanno sottrarsi al fascino di usare il potere attraverso la lingua.

  • "The inside trader": chi è costui?

    Un potente manager texano e un oscuro tipografo newyorkese. Sono loro, negli USA i primi accusati nella storia dell'"insider trading". Nel 1963 Charles F Fogarty, vicepresidente esecutivo della multinazionale petrolifera Texas Gulf, guadagna 125.000 dollari operando sui titoli della propria società, grazie a una informazione non ancora di dominio pubblico: la scoperta di un giacimento di petrolio nello stato dell'Ontario.

  • L'esilarante bibliolinguismo del 2006

    Un articolo esilarante sulla situazione linguistica in Italia. Tra pochi giorni nascerà il 2006 e tanti sono i neologismi di cui si parla in questo libro. Certamente ce ne saranno di più, ma è la coincidenza che impressiona. Caterina Soffici, responsabile culturale de "Il Giornale", ha scritto un pezzo brillante che vi proponiamo insieme al libro che va ad aggiungersi, come ogni anno, alla lunga lista di dizionari sulle parole nuove che gli editori, non solo in Italia, sfornano a getto continuo, inseguendo le follie delle parole che, come fuochi d'artifizio, illuminano e spesso, incendiano le pagine del mondo.

  • Traduttore, Traditore?

    Una conversazione molto interessante per rispondere ad un'antica domanda. Quando si traduce si tradisce oppure no? Mondializzazione o no, la cultura ha sempre circolato aldilà delle barriere linguistiche, portata da testi scritti e orali oltre i confini degli stati, dando forma a una semiosfera transnazionale molto prima si iniziasse a parlare di globalizzazione, come ad esempio quando Goethe parlava di weltliterature già ai tempi della nascita delle moderne letterature nazionali. Viaggiano dunque i testi, viaggiano i significati, viaggiano le culture in un territorio senza confini stabiliti, in cui uno dei mezzi di trasporto più importanti è la traduzione, la conversione di parole, frasi, sintassi, da una lingua ad un’altra. Ma cosa leggiamo quando leggiamo un testo tradotto? Una copia dell’originale o qualcos’altro? La traduzione è un’attività pratica, ermeneutica, un dominio riservato ai soli poeti?

  • Quali sintomi onomaturgici avvertite?

    Non avrei mai pensato che i sintomi delle malattie viaggiano come i treni, e con questi sintomi viaggiano le parole che ad essi si riferiscono. In effetti, a pensarci bene, il linguaggio, tutti i linguaggi dell’esistenza umana, seguono percorsi che portano alla nascita di nuovi termini che diventano tecnici e specifici nel momento in cui descrivono situazioni nuove e diverse. Nascono a tale scopo rapporti e confronti con il nostro modo di vedere oggi e quello degli antichi, mettendo in evidenza differenze tra vecchi e nuovi modi di parlare, sia all’interno della stessa lingua che in rapporto alle altre lingue. E’ il caso della lingua dei medici, i più indicati a leggere sintomi ed individuare terapie nella rincorsa dei malanni che affliggono noi pazienti.

  • Le nuove parole inglesi dell'anno del Signore 2005

    Le parole sono come i fiori: nascono, fioriscono, inondano i prati del mondo coi loro colori e profumi, spargono intorno petali e semi, si diffondono al vento, generando nuove idee e pensieri, aprendo diversi sentieri della mente e del cuore. Tutti li raccolgono, li conservano, li usano, poi li dimenticano, li gettano e li abbandonano. Ma essi restano nei ricordi sotto varie e diverse forme, e poi ritornano sotto altre spoglie, mutate e antiche, ma sempre nuove e diverse. Le parole della lingua inglese sono le più mobili, le più flessibili, le più volatili perchè imprevedibili nella loro origine e nel loro destino. Provate a cliccare su ognuna di esse e scoprirete mondi nuovi e differenti da quelli che avete mai conosciuto.

  • Dal “melting pot” al “cultural mosaic”: l’anglo-americano

    Si può viaggiare da una costa all’altra degli USA, dalle Montagne Rocciose al Mississippi, superando le grandi foreste e le sterminate praterie, dentro e fuori dalle piccole e grandi città, senza imbattersi in una benché piccola insegna stradale o un antico riferimento storico scritto, ed avere sempre la possibilità di gustare le risonanze dell’ambiente umano e culturale e della lingua parlata. Ciò che si ottiene è il ritratto naturale di uno degli aspetti più profondi e nascosti di questo grande Paese.

  • La sbornia delle lingue nell'Unione Europea

    Ho sempre sostenuto l'importanza del bilinguismo, anzi del plurilinguismo. La conoscenza di più lingue, infatti, allarga la mente e permette l'accesso ad altre culture, mettendo in discussione la propria, accettando quella degli altri e confrontandosi con essi. Ho sempre contrastato il predominio della lingua inglese pur non condividendo gli estremismi linguistici marxisti e leninisti degli anni sessanta di chi considerava l'inglese la lingua dei capitalisti. Ma quello che sta capitando in Europa, a proposito delle lingue, mi rende molto dubbioso sul futuro linguistico non solo dell'Unione, ma anche del pianeta.