Ultimi interventi

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  • Perchè dobbiamo scrivere ogni giorno

    "Better to write for yourself and have no public, than to write for the public and have no self." - "Meglio scrivere per se stessi e non avere un pubblico piuttosto che scrivere per un pubblico e non essere se stessi". Così ha scritto Cyril Connolly (1903 - 1974) critico e scrittore inglese. Voi che ne pensate? Nel frattempo che ci pensate vi dico io perchè cerco di scrivere ogni giorno. Ciò che dice il critico inglese è, come tutte le affermazioni categoriche, vero solo a metà.

  • La perduta arte della corrispondenza

    In passato le lettere erano il miglior mezzo di comunicazione. Era attraverso carte e penna che si raccontavano le proprie esperienze, si condividevano gioie e dolori della vita quotidiana. Si badi bene, un passato non tanto lontano, tutto sommato. Diciamo fino ad una ventina di anni fa. A poco a poco la comunicazione elettronica e online ha cancellato l'antica arte di scrivere lettere.

  • La vita è una biografia romanzata

    T. S. Eliot ebbe a dire che "human kind cannot bear too much reality". Gli uomini, è vero, hanno bisogno di andare oltre la realtà. Ecco perchè scrivono e leggono racconti e romanzi. Hanno bisogno di "fiction", come dicono gli inglesi: la finzione. Dal latino "fingere", creare, qualunque cosa inventata, una persona, una condizione, un fatto, un evento, un luogo. Un termine che oggi nel mondo contemporaneo tocca tutti i mezzi della comunicazione, dai libri ai giornali, dal cinema alla TV, dal teatro alla Rete. La ragione è semplice ...

  • Elogio della parola scritta

    Un invito alla lettura vede il libro quale indispensabile momento di formazione individuale e ineludibile strumento per la costituzione di un sapere argomentato. Non intendo qui demonizzare i nuovi media. Non solo sarebbe antistorico, ma sicuramente non sortirebbe nessun effetto visto la globale pervasività , vorremmo in compagnia delle riflessioni di tanti autorevoli intellettuali richiamare l’attenzione di tutti i bibliomani e non sul "sapere che stiamo perdendo" da quando la televisione e tutti i suoi figli derivati che si ritrovano nel “social networking” assurge imperiosamente a divenire prima maestra in questa fase della nostra civiltà. Il sapere che stiamo perdendo è figlio della parola scritta, che ha costituito l’essenza della nostra civiltà fino ai nostri giorni, un sapere dialogico, astratto, costruttore di concetti, e produttore di pensiero argomentato.

  • Milioni di scimmie sulla ruota del blog

    Ieri ho parlato dei tormenti di una guida/blogger. Oggi ho deciso di spiegarmi le ragioni di questi tormenti perché, tutto sommato, scopro di essere in buona compagnia. L’immagine che ho proposto ieri era quella di tante scimmie che ridevano liete e giocose davanti ai computers. La didascalia parlava chiaro: “abbiamo bisogno ancora di molte scimmie” disposte a fare fare blogging. Solo in apparenza una provocazione se si pensa che ormai ammontano a centinaia di milioni i blog nel mondo. In effetti tutti coloro i quali gestiscono uno spazio del genere sembrano comportarsi proprio come tante scimmie che si trovano a far girare sempre più velocemente la ruota del mulino dei moderni mezzi di comunicazione. Possiamo riassumere la situazione in due semplici considerazioni.

  • I tormenti di una guida

    Un vero blogger, come una vera guida, prima di scrivere al mondo scrive a se stesso e con se stesso cerca di intendersi. Cosa tutt’altro che facile, azione quasi sempre difficile e tormentata. I pensieri sono sempre là che ti aspettano in un angolo del tuo cervello, si accumulano, ti tormentano, sempre pronti a fare domande, a generarsi, trasformarsi e trasformarti, in qualsiasi momento della giornata, qualunque cosa tu faccia, ovunque tu vada. Se leggi, se scrivi, se vedi la TV, ascolti la radio. Oppure vai ad un funerale, come oggi. Lui è steso là dentro, il prete recita i suoi versi, l’organo suona la solita musica e tu sei preso dai pensieri. I soliti? Anche nuovi, diversi da quelli che tu hai pensato la volta scorsa all’ultimo funerale. Ma questi, se possono essere pensieri tenebrosi, non sono da meno quelli che ti vengono se viaggi in treno.

  • Le parole sono le “puttane” di tutti

    Le parole sono le "puttane" di tutti che il copy-writer rende vergini. Nell'epoca del tutto e del contrario di tutto; dove ogni idea è già obsoleta ancor prima di essere vista, sentita o letta, il solo modo per comunicare bene, è saper comunicare! Questo libro si legge tutto di un fiato per diverse ragioni. La prima perché riguarda la scrittura fatta da altri, la seconda perché dietro il nome del protagonista si cela un vero ex-primo ministro, anzi ex-primo ministro di attualità uscito di scena da poco, terza perché in esso si ritrovano tutte le moderne tecniche di scrittura e di comunicazione, e poi per ultimo è un buon thriller con un colpo di scena finale quanto mai attuale. La “scrittura fatta da altri”, altrimenti detta in inglese “ghostwriting” è una tipica attività moderna, ma forse non tanto, se si pensa al lavoro che facevano un tempo gli amanuensi i quali quasi certamente non si limitavano solo a copiare o registrare parole e scritti altrui, ma certamente scrivevano anche per altri. Erano i così detti “ghost-writers”, “scrittori fantasmi”.In rete ci sono diverse agenzie di scrittura che fanno lavori di questo tipo, spesso denominato “editing” moderni schiavi della penna che per vivere scrivono, inventano, rielaborano pensieri altrui, oppure addirittura danno pensieri a chi non ne ha affatto.

  • L’urlo del bibliomane: dimenticate la scrittura!

    Un bibliomane che si rispetti è un irregolare dei libri in assoluto, nel senso che tutto ciò che trova scritto, stampato su carta, o in bits e bytes, lo legge, lo conserva, lo distrugge, lo dimentica, lo incolla per poi scollarlo, lo deforma, lo infila, lo sfila e rifila dappertutto, quando meno te lo aspetti lo ripropone deformato, dopo averlo presentato in anteprima. Tutte le parole che avevano un senso prima, nelle sue mani si deformano e si induriscono, si sciolgono e si diluiscono, da mute diventano sonore, da colorate si scolorano, da luminose si oscurano, da infuocate si raffreddano. Magma che si spegne e diventa cenere, per poi improvvisamente ricomparire, in altra forma, con diversi sensi ed opposte idee. Leggere, tagliare, cucire, incollare, conservare, distruggere ecco quello che faccio, anche senza saperlo e senza rendermene conto. Tempo fa, non so quando, né come, né dove ho conservato il testo che segue, l’ho copiato, adesso l’ho tirato fuori e ve lo presento. Non posso dirvi chi l’ha scritto, ma non conta. Importa ciò che dice.

  • Una novità assoluta: un intero libro scritto di sms

    Guardate bene la foto che appare a corredo di questo post. E’ quella di un nuovo scrittore che ha scritto un libro il cui titolo sta facendo il giro delle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Secondo me passerà alla storia della scrittura creativa o quantomeno di quella tecnologicamente avanzata. Roba da non crederci. 'The Last Messages', questo è il nome dello scritto. Racconta la storia di un importante funzionario di una compagnia finlandese che si occupa di informatica e che, una volta licenziatosi dal proprio posto di lavoro, inizia a viaggiare per tutta l'Europa e l'India, mantenendosi in contatto con i propri amici solamente usando sms. I circa 1000 messaggi contribuiscono così a riempire le più di 300 pagine di libro, scritto dall'autore finlandese Hannu Luntiala, non nuovo per la verità, a esperimenti simili. Come da tradizione, ovviamente, i testi dei messaggi sono zeppi del gergo e delle abbreviazioni più comunemente usate. Non voglio nemmeno immaginare la fatica che dovrebbe fare un eventuale traduttore...

  • Un anno é fatto di 365 delusioni

    Sono trascorsi già una ventina di giorni del nuovo anno. Se l'anno per definizione è "un periodo fatto di trecentosessantacinque delusioni" allora possiamo cominciare a contare con chi, cinicamente, ma con grande realismo, ha lanciato agli uomini una definizione del genere. Parliamo di Ambrose Bierce un giornalista e scrittore dell'Ohio nato nel 1842, autore di un famoso "Dizionario del diavolo", che posseggo in lingua inglese da diversi anni, per le splendide edizioni della Folio Society. Ambrose scomparve sui campi di battaglia della guerra civile americana dopo di avere vissuto in maniera avventurosa la sua esistenza terrena. Ed in maniera altrettanto misteriosa scomparve dalla scena della vita. Il suo "Dizionario" è tutto intessuto di battute fulminanti, spesso provocatorie, sempre pronte a cogliere quella zizzania che avvelena l'anima degli uomini. In realtà il suo essere diavolo è più ironia che perversione, impregnata di una robusta dose di pessimismo. Come quando alla voce "aiutare" dice: "Crearsi un ingrato" oppure alla definizione di "cultura" così si esprime: "Tipo di ignoranza che caratterizza lo studioso".