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  • 13. Il sistema

    Al 68 si deve la progenitura dell’espressione globale, riferita alla Contestazione o al Rifiuto. Il nemico è il Sistema. Del globale nacque prima la contestazione e poi la sua accezione positiva o asettica. Con gli anni l’aggettivo polemico mutò in sostantivo neutrale, che allude a un processo tecnico ed economico. Spariscono i soggetti, comandano gli oggetti. La marcia si fa trend. L’indice del Capo che addita la meta, come nelle iconografie di Lenin, di Mao e di Castro, si fa indice mibtel o auditel.

  • 14. Mario Capanna

    Mario capanna fa tenerezza. Il mitico e furente agitatore rappresenta l’ala perdente del 68: perdente in senso relativo, se si considera che quell’anno di servizio nella Contestazione gli è valsa una pensione a vita, tra diritti d’autore, indennità parlamentari e celebrità diffusa. Però Capanna fa tenerezza perché se il 68 ha vinto come rivoluzione di costume, lui è rimasto all’opposizione ed è come ibernato in una giovinezza trascorsa e mai rinnegata, a cui tenta di tornare attaccandosi ai ciclici lampeggiamenti rivoltosi: ora la Pantera, ora gli eco-contestatori, ora il terzomondismo, gli antigiottini, i no global, le banlieu.

  • 15. Herbert Marcuse

    “I ribelli di oggi” scriveva Marcuse “vogliono vedere, udire, sentire cose nuove in un mdo nuovo; essi collegano la liberazione con la dissoluzione della percezione ordinaria e ordinata. Il viaggio con la droga (trip) comporta la dissoluzione dell’ego formato dalla società stabilita – una dissoluzione artificiale e di breve durata. Ma la liberazione artificiale e “privata”anticipa, sia pure in maniera distorta, l’esigenza di liberazione sociale”. Accadde invece l’opposto di quel che pensava Marcuse: la promessa di liberazione sociale è sfociata nella liberazione privata; e il ribelle che voleva cambiare il mondo se n’è costruito uno artificiale, con la droga. La rivoluzione finì in polvere…

  • 16. L’occupazione sessantottarda del 1919

    Il primo esempio di occupazione sessantottarda avvenne a Fiume mezzo secolo d’anticipo sul 68, nel 1919. Nel movimento dannunziano si ritrovano quasi tutti gli ingredienti del 68: la ribellione all’autorità e il potere all’immaginazione, l’antipolitica e l’attacco a tutti i partiti, alle convenzioni borghesi e al moderatismo senile, il giovanilismo e il radicalismo, il progetto di abitare l’utopia realizzando il sogno collettivo del paradiso in terra, la politica come festa e la rivoluzione come trasgressione ludica, il primato dell’estetica e degli artisti, la promiscuità sessuale e omosessuale, l’orgia, il libero amore e la libera droga, più venature orientali, in una mescolanza creativa di futurismo e arcaismo naturalista. Rivoluzione breve, come una vacanza dalla realtà. Uno stage trimestrale nel sogno.

  • 17. “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”

    “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” nasce con D’Annunzio fiumano che infila un fiore nel moschetto parlante di libero amore. A Fiume spuntano anche gli animalisti. Un ufficiale gira con una volpe al guinzaglio, Keller vive e parla come un’aquila, si presenta alla mensa con un pappagallo sul petto, e carica un asino sul suo velivolo. Comisso descrive Fiume come “una città in amore”, in cui “tutti si diedero a un godimento irruente”; evoca la Capri del romanzo futurista “L’isola dei baci” di Corra e martinetti, dove in un congresso omosessuale il cui motto è “raffinati di tutto il mondo unitevi” si immagina il primo gay pride. D’Annunzio, che pure rimprovera gli eccessi erotici dei legionari, non rinuncia alle sue avventure di sedicente “porco con le ali” (d’Annunzio antesignano di “Porci con le ali” di Lidia Rivera).

  • 9. Il simbolo del 68

    Il simbolo del 68 è un’intrepida ragazza dai capelli corti, issata sulle spalle dei compagni che sventola una bandiera vietnamita. E’ il santino della Rivoluzione francese e la Statua della Libertà. Quell’icona, che fece innamorare milioni di coetanei riempiendoli di passione ideale, ha una storia diversa dalla mitologia che ci è stata trasmessa. Per cominciare, non è il simbolo del maggio francese perché è una ragazza inglese. Non è poi un prototipo della rivoluzione antiborghese perché si tratta di un’aristocratica, la contessina Caroline de Benderne.

  • 10. Il parricidio

    Il ’68 fu l’apoteosi del parricidio gioioso, il progetto di liberarsi dal padre per andare incontro ai “domani che cantano”. L’esito è stato che alla perdita del padre ha corrisposto la perdita del figlio; il rifiuto del passato ha prodotto il rifiuto del futuro e il domini egocentrico del presente. Il parricidio si fece infanticidio, tra aborti, contraccettivi e denatalità. Chi elimina il padre elimina il figlio. I sessantottini vollero sentirsi figli del proprio tempo anziché dei propri padri. E al proprio tempo sacrificarono anche quello delle generazioni venture. Cominciò con l’avvento di una generazione che diventò poi una degenerazione.

  • 11. Il Mondo Nuovo

    Il 68 fu l’ultimo tentativo di sognare un mondo nuovo e l’uomo nuovo attraverso il disordine creativo. Il 68 è stato la sigla di chiusura di questa utopia che ha attraversato il Novecento, comunista, fascista e tecnologico, ovvero americano, russo-asiatico e italo-europeo. Di ognuna di quelle rivoluzioni il 68 ereditò un segno. E in più l’abbronzatura tropicale della revoluciòn cubana.

  • 12. L’egocentrismo

    L’egocentrismo generazionale e soggettivo fu l’effetto più profondo del 68. i contestatori vivevano con la convinzione che il mondo si svegliasse con loro, che la libertà nascesse da loro, che l’umanità si redimesse grazie a loro. Millenni di saperi rottamati, consolidati costumi che volavano come stracci. E a differenza delle rivoluzioni precedenti, nulla veniva rimandato a domani. La Rivoluzione Impaziente, da consumarsi preferibilmente in giornata, con effetto immediato. Nacque messianica, finì gaudente.

  • 6. L’intolleranza permissiva

    L’intolleranza permissiva è l’ideologia che ci ha lasciato in eredità il 68. Permissiva sul piano dei valori e dei doveri, dei costumi e dei linguaggi; intollerante verso chi non si riconosce nell’ondata di liberazione civica e sessuale e non accetta il suo modello ideologico. L’intolleranza permissiva è l’esatto rovescio della tolleranza repressiva, che fu il filo conduttore della Contestazione, tessuto da Marcuse. Da ragazzi scrissero “Vietato vietare”, da adulti aggiunsero: “I trasgressori saranno severamente puniti a norma dell’articolo 68″. E nacquero gli anni del conformismo e del pensiero corretto, dove l’intolleranza a norma di codice ideologico cresce insieme alla morale permissiva. Una strana fraternità. Abele diventò il mandante di Caino.