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  • 17. “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”

    “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” nasce con D’Annunzio fiumano che infila un fiore nel moschetto parlante di libero amore. A Fiume spuntano anche gli animalisti. Un ufficiale gira con una volpe al guinzaglio, Keller vive e parla come un’aquila, si presenta alla mensa con un pappagallo sul petto, e carica un asino sul suo velivolo. Comisso descrive Fiume come “una città in amore”, in cui “tutti si diedero a un godimento irruente”; evoca la Capri del romanzo futurista “L’isola dei baci” di Corra e martinetti, dove in un congresso omosessuale il cui motto è “raffinati di tutto il mondo unitevi” si immagina il primo gay pride. D’Annunzio, che pure rimprovera gli eccessi erotici dei legionari, non rinuncia alle sue avventure di sedicente “porco con le ali” (d’Annunzio antesignano di “Porci con le ali” di Lidia Rivera).

  • 16. L’occupazione sessantottarda del 1919

    Il primo esempio di occupazione sessantottarda avvenne a Fiume mezzo secolo d’anticipo sul 68, nel 1919. Nel movimento dannunziano si ritrovano quasi tutti gli ingredienti del 68: la ribellione all’autorità e il potere all’immaginazione, l’antipolitica e l’attacco a tutti i partiti, alle convenzioni borghesi e al moderatismo senile, il giovanilismo e il radicalismo, il progetto di abitare l’utopia realizzando il sogno collettivo del paradiso in terra, la politica come festa e la rivoluzione come trasgressione ludica, il primato dell’estetica e degli artisti, la promiscuità sessuale e omosessuale, l’orgia, il libero amore e la libera droga, più venature orientali, in una mescolanza creativa di futurismo e arcaismo naturalista. Rivoluzione breve, come una vacanza dalla realtà. Uno stage trimestrale nel sogno.

  • 15. Herbert Marcuse

    “I ribelli di oggi” scriveva Marcuse “vogliono vedere, udire, sentire cose nuove in un mdo nuovo; essi collegano la liberazione con la dissoluzione della percezione ordinaria e ordinata. Il viaggio con la droga (trip) comporta la dissoluzione dell’ego formato dalla società stabilita – una dissoluzione artificiale e di breve durata. Ma la liberazione artificiale e “privata”anticipa, sia pure in maniera distorta, l’esigenza di liberazione sociale”. Accadde invece l’opposto di quel che pensava Marcuse: la promessa di liberazione sociale è sfociata nella liberazione privata; e il ribelle che voleva cambiare il mondo se n’è costruito uno artificiale, con la droga. La rivoluzione finì in polvere…

  • 14. Mario Capanna

    Mario capanna fa tenerezza. Il mitico e furente agitatore rappresenta l’ala perdente del 68: perdente in senso relativo, se si considera che quell’anno di servizio nella Contestazione gli è valsa una pensione a vita, tra diritti d’autore, indennità parlamentari e celebrità diffusa. Però Capanna fa tenerezza perché se il 68 ha vinto come rivoluzione di costume, lui è rimasto all’opposizione ed è come ibernato in una giovinezza trascorsa e mai rinnegata, a cui tenta di tornare attaccandosi ai ciclici lampeggiamenti rivoltosi: ora la Pantera, ora gli eco-contestatori, ora il terzomondismo, gli antigiottini, i no global, le banlieu.

  • 13. Il sistema

    Al 68 si deve la progenitura dell’espressione globale, riferita alla Contestazione o al Rifiuto. Il nemico è il Sistema. Del globale nacque prima la contestazione e poi la sua accezione positiva o asettica. Con gli anni l’aggettivo polemico mutò in sostantivo neutrale, che allude a un processo tecnico ed economico. Spariscono i soggetti, comandano gli oggetti. La marcia si fa trend. L’indice del Capo che addita la meta, come nelle iconografie di Lenin, di Mao e di Castro, si fa indice mibtel o auditel.

  • 12. L’egocentrismo

    L’egocentrismo generazionale e soggettivo fu l’effetto più profondo del 68. i contestatori vivevano con la convinzione che il mondo si svegliasse con loro, che la libertà nascesse da loro, che l’umanità si redimesse grazie a loro. Millenni di saperi rottamati, consolidati costumi che volavano come stracci. E a differenza delle rivoluzioni precedenti, nulla veniva rimandato a domani. La Rivoluzione Impaziente, da consumarsi preferibilmente in giornata, con effetto immediato. Nacque messianica, finì gaudente.

  • 11. Il Mondo Nuovo

    Il 68 fu l’ultimo tentativo di sognare un mondo nuovo e l’uomo nuovo attraverso il disordine creativo. Il 68 è stato la sigla di chiusura di questa utopia che ha attraversato il Novecento, comunista, fascista e tecnologico, ovvero americano, russo-asiatico e italo-europeo. Di ognuna di quelle rivoluzioni il 68 ereditò un segno. E in più l’abbronzatura tropicale della revoluciòn cubana.

  • 10. Il parricidio

    Il ’68 fu l’apoteosi del parricidio gioioso, il progetto di liberarsi dal padre per andare incontro ai “domani che cantano”. L’esito è stato che alla perdita del padre ha corrisposto la perdita del figlio; il rifiuto del passato ha prodotto il rifiuto del futuro e il domini egocentrico del presente. Il parricidio si fece infanticidio, tra aborti, contraccettivi e denatalità. Chi elimina il padre elimina il figlio. I sessantottini vollero sentirsi figli del proprio tempo anziché dei propri padri. E al proprio tempo sacrificarono anche quello delle generazioni venture. Cominciò con l’avvento di una generazione che diventò poi una degenerazione.

  • 9. Il simbolo del 68

    Il simbolo del 68 è un’intrepida ragazza dai capelli corti, issata sulle spalle dei compagni che sventola una bandiera vietnamita. E’ il santino della Rivoluzione francese e la Statua della Libertà. Quell’icona, che fece innamorare milioni di coetanei riempiendoli di passione ideale, ha una storia diversa dalla mitologia che ci è stata trasmessa. Per cominciare, non è il simbolo del maggio francese perché è una ragazza inglese. Non è poi un prototipo della rivoluzione antiborghese perché si tratta di un’aristocratica, la contessina Caroline de Benderne.

  • 8. Il disordine creativo

    L’anno maledetto che dura da quaranta. Il 68 non è un avvenimento. Non fu una guerra, non fu una rivoluzione, non ha rovesciato il potere. Non ci furono morti né prigionieri. Il 68 fu il virus di un’epoca riassunto nella superstizione di una cifra. Quel numero è il codice di accesso di una mentalità. Il 68 non designa un evento, di per sé vago e modesto, ma sintetizza un clima e un passaggio. Come esistono i non luoghi, ci sono pure i non eventi. Dopo il 68 i padroni sono rimasti padroni, anche se hanno cambiato metodi e stili. I potenti sono rimasti potenti. I politici sono rimasti una casta, con i suoi privilegi e intrighi. Comandano sempre più le elite dei tecnocrati, che non devono nemmeno rispondere agli elettori. I ricchi sono sempre più ricchi, i poveri non sono sempre più poveri ma il divario tra loro si allarga. Il comunismo è crollato, il sistema capitalistico si è fatto globale. La rivoluzione sognata dal 68 non ha rovesciato gli assetti di potere, i rapporti di classe, ma i valori e i costumi.