<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
    xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
    xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
    xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
>

<channel>
    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
    <generator>http://lightpress.org/</generator>
    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>L&#039;Italiano nuovo</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/litaliano-nuovo</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/litaliano-nuovo</guid>
	<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 20:17:06 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/litaliano-nuovo#comments</comments>
    <category>letture_di_una_vita</category><category>ippolito nievo</category><category>italia 150</category><category>risorgimento italiano</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/ippolito_nievo.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" /></p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ippolito_Nievo"><strong>Ippolito Nievo</strong></a>, nella stesura del suo romanzo <strong>&#8220;Le confessioni di un Italiano&#8221;</strong>, si configura come l’educatore giovane, quel giovane che educa con la generosità e la verginità delle sue speranze. Nel libro si incrociano due passioni amorose che costituiscono il perno del libro: Carlino e la Pisana, Licillo e Clara. La passione per l’Italia, sveglia dal lungo sonno, formano una cosa sola. Il romanzo ha la sua unità in una sorta di accento giovanile, da ventenne che scrive e si mette alla prova, che anima di sè patriottismo, moralità e amore. La trama del romanzo è comunque piuttosto complicata, piena di svolte che assumono forma di impreviste sorprese. Tutto contornato da una folla di personaggi e comparse, in un continuo cambiamento di sfondi e di ambienti, con una grande varietà di toni. A volte sembra quasi un racconto paesano e familiare, altre volte diventa avventuroso e pittoresco. Tutto questo si spiega con la giovane età dello scrittore il quale si è assunto un grande impegno, forse al di là delle sue capacità che si sarebbero senz’altro manifestate se non avesse finito così tragicamente e prematuramente i suoi giorni.</p>
<p>Non tutti i critici hanno apprezzato questo romanzo trovandolo privo di equilibrio e trascinato verso una fine stanca alla quale nessuno dei personaggi arriva integro. Eppure ciò nonostante il romanzo è un’alta testimonianza del nostro ottocento letterario, un tentativo di uscire dai legacci del romanzo storico e di avviarsi verso forme più moderne di narrativa . Questi sono anni in cui in Francia Stendhal e Flaubert avevavo manifestato tutto il loro genio nella scrittura del romanzo. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benedetto_Croce"><strong> Benedetto Croce</strong></a>, da quel critico severo e giusto che era, ebbe a dire che se il <strong>Nievo </strong>si ricongiunge al <strong>Manzoni</strong> per l’arte del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_promessi_sposi"><strong>romanzo storico</strong></a>, per un altro aspetto egli ne è il continuatore, anche in forma di innovatore. Nievo, infatti, a suo parere, elabora e propone una concezione della vita e un ideale morale che differisce da quello manzoniano perchè sorge sopra altri presupposti storici e con altro indirizzo di pensiero.</p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/ippo.jpg" class="left" border="0" width="190" height="250" alt="" /></p>
<p>Le <strong>“Confessioni di un Italiano”</strong> ebbero successo non solo presso un pubblico di lettori semplici ma anche quello spocchioso ed irritabile di critici che sembrano saperla lunga su letterati ed artisti. Questi signori non mancano mai nel nostro Paese. La maggiore singolarità del romanzo consiste nel fatto che possiede diverse caratteristiche: può essere considerato un romanzo storico ma anche autobiografico. Ha passione patriottica e lirica in chiave intimistica con una certa trasfigurazione giovanile. Le vicende di Carlino e la Pisana, di Licillo e Clara non sono viste soltanto da un ristretto angolo paesano ma scorazzando in lungo ed in largo per la penisola, arrivando persino nelle nebbie di Londra. Venne scritto prima che l’autore partisse con la spedizione dei Mille. Se si considera la sua età e la complessità della narrazione che lui, così giovane, si era assunta, si possono comprendere e giustificare le numerose imperfezioni ed i momenti di discontinuità narrativa.</p>
<p>Nella notte fra il 4 ed il 5 marzo del 1861 il veliero che portava il nome di <a href="http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788889756829/la-tragica-morte-di-ippolito-nievo-il-naufragio-doloso-del-piroscafo-ercole.html"><strong>“Ercole”</strong></a>, partito da Palermo e diretto a Napoli, scomparve misteriosamente durante un naufragio al largo di Ischia. Tutti i passeggieri scomparvero in mare. Tra di loro c’era un giovane colonnello dell’intendenza militare dell’<strong>esercito di Garibaldi</strong>: Ippolito Nievo. Non aveva ancora compiuto trent’anni. Il mare napoletano divenne la sua tomba e fece finire nel mistero la vita di un giovane scrittore che se avesse avuto la possibilità di continuare a scrivere sarebbe certamente diventato un grande della letteratura italiana.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110210201706"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110210201706?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110210201706" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110210201706&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2011%2F02%2Flitaliano-nuovo"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Ippolito Nievo, nella stesura del suo romanzo &amp;#8220;Le confessioni di un Italiano&amp;#8221;, si configura come l’educatore giovane, quel giovane che educa con la generosità e la verginità[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La stanza dei libri strani</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/la-stanza-dei-libri-strani</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/la-stanza-dei-libri-strani</guid>
	<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 18:48:22 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/la-stanza-dei-libri-strani#comments</comments>
    <category>bibliofilia</category><category>bibliofollie</category><category>libri strani</category><category>scrittura creativa</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/libri_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" /></p>
<p>Devo confessare che mi sono molto divertito a scrivere questo post che riguarda libri dai titoli alquanto strani, su argomenti eccentrici, scritti chiaramente da scrittori a dir poco originali. Stranezze letterarie che in fondo rispecchiano quelle della vita in generale e della vita di ogni uomo in particolare. L’idea di stranezza ha una lunga fila di sinonimi: anomalia, anormalità, stramberia, diversità, novità, stravaganza, assurdità, curiosità, buffo, capriccio, insensatezza, bizzarria, singolarità, originalità,incomprensibilità, eccentricità, atipicità, misteriosità, irregolarità, strampaleria, pazzia, chiacchiera, leggerezza, sciocchezza, stupidaggine, eccezione, eresia, impossibilità, oscurità. Come non essere d’accordo se prendiamo in esame alcuni titoli di libri che qui appresso vi presento. Li ho ricavati da uno spazio virtuale che un <a href="http://www.abebooks.it/libri/stanza-libri-strani/"> <strong>bel sito dedicato ai libri</strong></a> ha chiamato <strong>“La stanza dei libri strani”</strong>. </p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/cani.jpg" class="left" border="0" width="250" height="221" alt="" /></p>
<p><strong>“Un anno di vita da cani”</strong> di <strong>Davide Cervellin</strong> è il primo libro che ho scelto. L’autore ha un rapporto particolare con i cani.  A causa della retinite pigmentosa, ha perso progressivamente la vista, divenendo cieco all’età di sedici anni. Imprenditore di successo è appassionato di tecnologie informatiche. Membro dell’osservatorio permanente per l’integrazione scolastica delle persone in situazione di handicap del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca. E’ iscritto all’albo dei giornalisti e collabora con alcuni quotidiani sulle tematiche sociosanitarie e agricole. In questo tempo dove troppe cose non vanno, dove si ha la sensazione di peggiorare giorno dopo giorno, a <strong>Davide Cervellin</strong> capita per lavoro di girare l&#8217;Italia, incontrare molta gente, conoscere fatti e, nella pausa di un pranzo o di una cena, di concedersi un po&#8217; di distensione scoprendo nella gioia del convivio spunti per la soluzione di qualche problema o, ancora, la possibilità di stabilire relazioni utili per dipanare la matassa sempre più ingarbugliata della vita. Quando, per rilassarsi, fa invece le sue passeggiate pressoché quotidiane tra le cinque e le sette di mattina con Roy, il suo fedele e bravo Labrador cane guida, oltre a riconciliarsi col mondo respirando libertà, ha l&#8217;opportunità, forse perché poco distratto, di riflettere sugli avvenimenti e di riordinare i pensieri che poi mette nero su bianco prima di cominciare la giornata lavorativa. Riflessioni su cose vissute, su idee e pensieri di questo tempo, confrontate di tanto in tanto con i modi di essere o di pensare di qualche decina di anni fa, un periodo che per la maggior parte di noi sembra ormai un&#8217;epoca lontana, dimenticata, con la quale abbiamo poco a che fare. C&#8217;è però un elemento che avvicina i due mondi, ed è il piacere della tavola e alcuni piatti che una volta erano poveri e oggi sono d&#8217;elite, ma che sempre, un tempo per la fame e oggi perché non sono consueti, regalano emozioni e piacere. </p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/caccole.jpg" class="left" border="0" width="161" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>“L’antica arte di mettersi le dita nel naso”</strong>. Dal piacere della compagnia dei cani a quello di fare le caccole il passo può sembrare lungo. Ma tant’è. C’è chi anche sugli escrementi che produce il naso degli uomini ha trovato lo spunto per scriverci sopra. Sembra che scaccolarsi sia un’arte che addirittura fa bene praticare. Un’arte attiva praticata nel corso dei secoli, visibile ovunque, a cominciare da luoghi sacri come le chiese ed il parlamento, per finire nei circoli e nelle università. Vi risparmio i riferimenti a come queste caccole vengono prodotte. Ognuno di noi ne conosce la tecnica ed i luoghi di produzione. Quasi tutti lo fanno, nessuno lo ammette. Invece diciamolo: dietro questo vizietto si nasconde un intero mondo, senza confini geografici e senza barriere sociali. Un esempio perfetto di globalità e democrazia! Un libro dissacrante e carico di ironia in cui troverete: una breve storia dello scaccolamento, le tecniche dalla A alla Z, i possibili problemi, i più importanti case history, lo scaccolamento nell&#8217;arte, nella musica e nella poesia. <strong>Roland Flicket</strong>, un autorevole esperto di caccole a livello mondiale, ha concepito questa comoda guida proprio per tutti coloro che amano scaccolarsi. Già tradotta in sei lingue, L’antica arte di mettersi le dita nel naso ripercorre la storia delle caccole attraverso i secoli, traccia lo sviluppo di questa pratica e fornisce diversi consigli su ogni fase della tecnica: estrazione, appallottolamento e lancio. Se non avete ancora scoperto le gioie di quest’arte, questo volume completo vi introdurrà in una nuova realtà con esempi e descrizioni dettagliate, se invece siete scaccolatori convinti, i consigli e i suggerimenti dispensati dal professor Flicket, frutto della sua lunga esperienza, vi aiuteranno a perfezionare la vostra tecnica rendendo questa attività ancora più piacevole. Ecco alcuni esempi di caccole: Caccola nostalgica: È quella che mangiavi durante l’infanzia e che ti viene in mente ogni volta che mangi qualcosa di un po salato. Caccola suicida: Quella che si butta in piccoli pezzi nel vuoto quando starnutisci. Caccola trapezista: Quella che rimane appesa a un filo mentre tossisci e non riesci a staccarla. Caccola smarrita: È quella che si confonde e finisce in gola prima di essere sputata. Caccola atomica: Quella che tirano fuori i giocatori di calcio chiudendosi una narice. Caccola esibizionista: È quella che non puoi farne a meno di notare dopo che hai strombettato nel fazzoletto e assomiglia al pistacchio&#8230;</p>
<p>  <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/candida.jpg" class="left" border="0" width="170" height="250" alt="" /></p>
<p>&#8220;La rivoluzione candida&#8221;. Questo libro può sembrare un testo strano ma in fondo non lo è. Avreste mai pensato di scrivere una storia sociale della lavatrice? Ebbene c’è qualcuno che l’ha fatto. In un percorso che si snoda tra stabilimenti industriali - Candy e Zanussi, in primo luogo - e abitazioni - che progressivamente divengono spazi più efficienti, intimi e confortevoli -, la storia &#8220;sociale&#8221; dell&#8217;oggetto lavatrice è una storia complessa e ricca di spunti di analisi. Visti dall&#8217;oblò di una lavatrice, infatti, i complessi nodi problematici del processo di costruzione della nuova identità del paese, nel passaggio cruciale del secondo dopoguerra, appaiono inevitabilmente connessi con le profonde trasformazioni della quotidianità, dei gesti e della cultura materiale, così come degli ideali e dei valori del privato e della domesticità. L’autore di questo libro è una donna che si è laureata in Storia proprio con una tesi intitolata “Per una storia sociale della lavatrice in Italia, 1945-1970”.<a href="http://www.sissco.it/index.php?id=1231&#038;tx_wfqbe_pi1[idsocio]=778"> <strong>Enrica Asquer</strong></a> è membro della Società Italiana delle Storiche, fa parte della commissione scientifica della Scuola Estiva Sis. Collabora come cultrice della materia alla cattedra di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Studi Storici e Geografici dell’Università degli studi di Firenze. Un merito affatto minimo quello di avere scritto un libro del genere. Mi ha fatto emergere dal passato un mondo di ricordi di come mia madre faceva il bucato un secolo ed un millennio fa: cenere e acqua bollente per l’ammollo del bucato in un grande<em> “cupiello”</em> di legno. Il tutto ricoperto da uno spesso telo. Nell’ammollo venivano messe delle foglie di lauro per dare una piacevole fragranza ai panni che poi sventolavano al sole e al vento del cortile. E che dire poi di quegli antichi lavatoi pubblici di periferia nei quali donne prosperose e nerborute, dalle ampie gonne e dalle guance rosee sbattevano sulle grandi pietre i panni del bucato dopo di averli insaponati e sciacquati nelle limpide e fredde acque del fiume. Altri tempi! Quelli di un mondo perduto visto sfumare attraverso l’oblò deformante della lavatrice.</p>
<p> <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/formiche.jpg" class="left" border="0" width="170" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>“Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano”</strong>. Un libro cult per tutti gli amanti della battuta, un viaggio lungo oltre un decennio attraverso tutte, ma proprio tutte le battute apparse nelle molteplici edizioni precedenti. Si tratta, infatti, del formicaio tutto intero con migliaia di battute, freddure e citazioni da film e libri raccolti e organizzati da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gino_e_Michele"><strong>Gino &#038; Michele </strong></a>coadiuvati dall&#8217;autore televisivo Matteo Molinari. Completano il volume un ricco apparato composto da indice degli autori e delle battute organizzato per argomenti. Gli autori<strong> Luigi Vignali</strong> e <strong>Michele Mozzati</strong> sono milanesi, si sono conosciuti a metà degli anni Sessanta. L&#8217;interesse comune nei confronti del comico inteso come genere, li ha portati a coltivare l&#8217;hobby del cabaret, attività che i due hanno poi concretizzato in professionismo alla fine degli anni settanta, diventando autori satirici e comici. Il loro sodalizio non si è mai interrotto da allora e ha portato a numerosi successi nel campo dell&#8217;editoria, del giornalismo, dello spettacolo. Sono oltre una decina le edizioni di questo libro che è sempre richiesto ed aggiornato. Sono stati anche imitati e per questa ragione qualcuno ha avuto modo di sostituire alla formiche i … bit!</p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/ancheibit.jpg" class="left" border="0" width="176" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>“Anche i bit nel loro piccolo si incazzano”</strong>. Si scopre così che anche i bit, come le formiche, si incazzano. <strong>Claudio Gasparini</strong>, infatti, scrive che “nell&#8217;informatica ci sono alcune leggi che non sono scritte ma sono il frutto di anni di esperienza e di notti insonni a tentare di riparare i disastri creati dai PC. Conoscere queste leggi facilita la vita e fa risparmiare gastriti e incazzature memorabili. Una delle prime leggi che devi conoscere è la seguente: la prima volta non funziona mai e sicuramente anche la seconda volta. Qualunque sia il tema della tua ricerca, se ha a che fare con l&#8217;informatica, la prima volta nulla andrà per il verso giusto. E di solito tutto procederà senza problemi fino alle ore 17 del venerdì. Allora tutto andrà male allo stesso tempo, ma con l&#8217;aria di andare bene. E tutti i piani di emergenza predisposti con la massima lungimiranza e cura, visto che allora serviranno, ovviamente non funzioneranno.&#8221; Ecco alcuni &#8220;incazzamenti&#8221;: La vita e&#8217; una chat con se stessi e con qualcun altro, in genere anonimo. Il software è come il sesso: è meglio quando è gratis. Ho fatto l&#8217;amore con Control. Domani provo con Alt Gr. L&#8217;intelligenza è l&#8217;unica cosa che non si puo&#8217; aumentare con il silicone. Altrimenti sarebbe Intelligenza Artificiale. </p>
<p> <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/salame.jpg" class="left" border="0" width="149" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>“I racconti del salame”</strong>. Lo sapevate che tutti sono in grado di inventare e raccontare. Anche il … salame! Le pagine di questo libro sono trattate con un apposito liquido anti-grasso che vi permetterà di sfogliarlo con le mani unte. Più che una raccolta di racconti è un buffet letterario, un antipasto culturale, un panino artistico. Un piccolo manipolo di italiani, ispirandosi a questo straordinario insaccato, che da sempre tiene unito il paese, ha scritto quest&#8217;opera immortale, tra Tolstoj e l&#8217;autobiografia di <strong>Albano Carrisi</strong>. Molti sentimenti dell&#8217;uomo si concentrano nel salame: l&#8217;amore, la passione, l&#8217;ambizione e il desiderio di superare i propri limiti. Il salame è un faro che illumina la via, ci guida verso il terzo millennio e fa felici tutti tranne forse il maiale. Il volume raccoglie le storie scritte dagli ascoltatori della trasmissione di Radio 2 &#8220;Il ruggito del coniglio&#8221; in occasione del premio letterario &#8220;I racconti del salame&#8221;. Ma, mi chiedo: se il salame tra le tante sue virtù ha anche quella di far scrivere racconti che poi vengono anche pubblicati, mi chiedo perchè mai si dice: <strong>“sei proprio un salame!”</strong>.</p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/zidane.jpg" class="left" border="0" width="146" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>“Che cosa ho detto veramente a Zidane”</strong>. Berlino 9 luglio 2006: manca una manciata di minuti alla fine dei tempi supplementari della finale della Coppa del Mondo tra Italia e Francia, quando si consuma il Fattaccio. Con una testata che passerà alla Storia il capitano francese, <strong>Zinédine Zidane</strong>, incorna <strong>Marco Materazzi</strong>, il difensore contrale azzurro, e lo abbatte. Da quel momento in tutto il mondo la fantasia collettiva del pubblico si è scatenata per cercare di capire quello che è successo. Cosa ha detto veramente Materazzi a Zizou per provocare quella reazione? Cosa avrebbe voluto dirgli ancora? Quali sono gli inquietanti segreti che si nascondono dietro i suoi tatuaggi? Quali le vere motivazioni della sentenza della Fifa? Le risposte a questi scottanti quesiti, formulate a livello planetario e raccolte dentro e fuori Internet, ce le fornisce Materazzi stesso in questo libro esilarante ed esplosivo. In tutto sono raccolte 249 frasi che Materazzi avrebbe potuto dire al suo avversario prima di ricevere la testata punita con l&#8217;espulsione. Si va da <em>&#8220;Ehi, ma dov&#8217;è esattamente lo sterno?&#8221;</em> a <em>&#8220;Zinedine, che mi combini? Non avete ancora perso&#8230; e già ti sei strappato i capelli!&#8221;</em>, passando per <em>&#8221;&#8217;Adesso ti dico come va a finire Lost&#8221;</em> o <em>&#8220;Mi ha detto Simona Ventura di chiederti se vuoi fare la prossima edizione de L&#8217;isola dei famosi&#8221;</em>, sino a <em>&#8220;Da quando è morto Foucault, la filosofia francese fa schifo&#8221;</em>, e così via. </p>
<p>   <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/gay.jpg" class="left" border="0" width="168" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>“Come diventare gay in cinque settimane”.</strong> Perché mai si dovrebbe desiderare di diventare gay? Innanzi tutto perché non c&#8217;è un buon motivo per desiderare di essere etero, a parte una patologica assenza di fantasia. Poi perché essere eterosessuale è fuori moda. E infine perché bastano cinque settimane e un po&#8217; di buona volontà per scoprire l&#8217;altra sponda che, nella maggior parte dei casi, non è poi così lontana. Se siete sicuri di non essere gay, se siete certi di non conoscerne, questo manuale metterà alla prova le vostre sicurezze e vi dischiuderà orizzonti sconosciuti. Seguendo le gesta di Bruce e di Diana. Dal cambio del guardaroba alla ricerca del partner, fino al momento della dichiarazione in famiglia, scoprirete con piacevole stupore che davvero un nuovo mondo è possibile.<strong> Claudia Mori</strong> ha scritto del libro questa recensione: <em>“E&#8217; lampante come la luce del sole: essere gay è di gran moda e guai a chi non lo crede o non ci prova! Ed invero, per i più reticenti..consiglio la lettura dettagliata di questo meraviglioso libro che vi svelerà usi e costumi per diventare in cinque settimane, gay o lesbiche doc o quasi. Diana e Bruce sono i due protagonisti che colgono l&#8217; occasione di vivere questa trasformazione passo dopo passo. Alquanto capace l&#8217; autrice che evidenzia con verità ed ironia i consigli, le raccomandazioni e i divieti posti  ai due coraggiosi protagonisti durante il loro  percorso di cambiamento. Il salto di qualità. In queste cinque settimane, i due si dedicheranno all&#8217;abbigliamento con particolare attenzione per Bruce all&#8217;abbinamento dei colori, perchè per un gay doc, il colore &#8220;blu&#8221; non esiste ma esistono almeno venti sfumature di &#8220;blu&#8221;, mentre Diane scoprirà che le lesbiche sono &#8220;socialmente ancora, tuttora, non collocate, come una rana che non sa su che ninfea saltare&#8221;. Seguirà poi l&#8217;attenzione all&#8217;attività professionale e all&#8217;arte della seduzione Gay e per chiudere in comitiva&#8230;si dedicheranno al coming-out, ovvero il rendere partecipi  amici e faamiliari. Punto cruciale della totale e serena trasformazione! Quanti meravigliosi spunti offre la lettura: le sfumature del cambiamento che si riflettono sui gusti, i comportamenti, la seduzione, le relazioni sociali e private, l&#8217; affetto sincero o ipocrita, l&#8217; affermazione della propria nuova identità! Un&#8217; escamotage per dire che &#8220;Essere gay non è una scelta.. non si può scegliere di diventare gay, come non si può desiderare di diventare etero&#8221;.  L&#8217; identità sessuale è un sentire interiore talmente forte da combattere e vincere sulla paura o sulla vergogna. Ricercare e risolvere nel profondo se stessi è un&#8217; esigenza necessaria e importante per vivere sereni nell&#8217; ambito privato e nell&#8217; ambito sociale. A tal proposito, ringrazio il Cantautore Povia che con il suo brano &#8220;luca era gay&#8221; ha cantato al mondo la libertà mentale di essere ciò che veramente si è, al di là di ogni confusione provocata, di ogni stortura subita. Ringrazio Povia che ha cantato al mondo il trionfo dell&#8217; amore.”<br />
</em></p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/stipsi.jpg" class="left" border="0" width="177" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>“Chi non la fa aspetti!”</strong>. L’autore che firma questo libro la dice lunga sul tema che si prefigge di esaminare: davvero esilarante. Si chiama <strong>Andrej Dekkorpo</strong>. La stitichezza è un problema che sempre più spesso affligge i Paesi a elevato sviluppo tecnologico, e che riguarda più del 20% della popolazione occidentale. Mangiamo troppo e male: e le sedute sulla tazza del water si fanno sempre più lunghe e improduttive. Questo libro affronta ­ tra il serio e il faceto ­ lo spinoso argomento, suggerendo diverse soluzioni per questo disturbo così diffuso e spesso sottovalutato: un utile vademecum da tenere sempre a portata di mano. E&#8217; proprio il caso di dire che chi non la fa, è costretto ad aspettare. C&#8217;è gente che è costretta ad aspettare a tutte le ore, ed anche invano. Prova e riprova, siedi, ti spremi, leggi e preghi. Ti alzi, cammini ed imprechi. Mangi e rimangi, di tutto: kiwi, prugne, fresche e secche, verdura, pere. Bevi e ribevi, cammini e ricammini. Ti massaggi la pancia. Ti risiedi e fai pressione, niente da fare. Allora pensi che l&#8217;altezza del water non è giusta. I turchi hanno la soluzione perchè cercano di farla accoccolati, a vivo. E decidi di farti un cesso alla turca. La pressione degli sfinteri anali sicuramente provocherà lo svuotamento. Allora vai a trovare un posto nascosto in giardino, dietro al muro. Scavi un buco e ti accovacci cominciando a premere, per evacuare. Mentre stai in pressione si avvicina un cane. Si ferma, deposita e se ne va, alla faccia tua. Passa un gatto che, come si sa, opera in maniera diversa dal suo amico/nemico: scava, evacua e copre. Ed io continuo a restare qui, piegato in due, in attesa. Signori: questa è la stipsi. Ci hanno scritto su un libro esilarante. Ma credo che ci sia ben poco da ridere. Circa 20 milioni di persone in Italia soffrono di stitichezza! </p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110209184822"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110209184822?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110209184822" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110209184822&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2011%2F02%2Fla-stanza-dei-libri-strani"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Devo confessare che mi sono molto divertito a scrivere questo post che riguarda libri dai titoli alquanto strani, su argomenti eccentrici, scritti chiaramente da scrittori a dir poco originali.[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Ora come allora?</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/ora-come-allora</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/ora-come-allora</guid>
	<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 20:30:56 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/ora-come-allora#comments</comments>
    <category>bibliostoria</category><category>alessandro sallusti</category><category>italia 150</category><category>risorgimento</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/italiaunita.jpg" class="left" border="0" width="204" height="250" alt="" /></p>
<p>Questi sono gli interrogativi che quasi tutti si pongono in questi giorni man mano che si avvicina la data del <a href="http://www.corriere.it/politica/11_gennaio_20/unita-italia-celebrazioni-repubblica_18ee4574-2493-11e0-8269-00144f02aabc.shtml"><strong> 17 marzo</strong></a>  allorquando il Presidente della Repubblica, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Napolitano"><strong>Giorgio Napolitano</strong></a>, sarà al Pantheon per rendere omaggio a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Emanuele_II_d'Italia"><strong>Vittorio Emanuele</strong> </a> che proprio il 17 marzo del 1861 proclamò il Regno d’Italia.<strong> <em>“È stato il primo capo dello Stato italiano</em></strong>, spiega <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuliano_Amato"><strong>Giuliano Amato</strong></a>, presidente del comitato dei garanti per le celebrazioni dell’Unità, <strong><em>ed è per questo che Napolitano andrà quel giorno al Pantheon, non c’è nulla a che vedere con i suoi successori”. </em></strong>Già da <a href="http://www.corriere.it/unita-italia-150/11_gennaio_21/festa-nazionale-marzo_8f5ab9f0-2541-11e0-9e30-00144f02aabc.shtml"><strong> questa dichiarazione</strong></a> credo si possa intuire come la coscienza del passato sia stata poco digerita e metabolizzata facendola diventare storia comune, comunque storia di un popolo che aspirava, allora come oggi, a diventare nazione. Ma tant’è, se rileggendo in maniera equilibrata e corretta la storia del Risorgimento, si scopre che c’è il rischio che<em> “ora è come allora”</em>. Questa lettura mette in evidenza molte affinità tra quello che fu il Risorgimento e ciò che è il presente sotto gli occhi di tutti noi. </p>
<p> <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/Vittoriano.jpg" class="left" border="0" width="250" height="157" alt="" /></p>
<p><strong><em>“Molte cose di ieri ci ricordano l’oggi, e viceversa. L’antagonismo e le innegabili differenze, culturali prima ancora che sociali ed economiche, tra il Nord ed il Sud. Una predisposizione quasi antropologica degli Italiani, mai completamente superata, alla divisione, alle fazioni, al particolarismo; ma al contempo una fortissima tensione all’unificazione e all’orgoglio nazionale. Un alternante sentimento patriottico, ora effimero e traballante ora saldo e caparbiamante rivendicato. Lo storico scollamento tra l’elite intellettuale e la sociatà di massa. L’imprescindibile funzione politica di equilibrio svolta dai moderati e le aspirazioni liberali spesso ridotte a illusioni. Le necessarie rivendicazioni degli spiriti laici e gli inviolabili sentimenti degli animi cattolici. La presenza del Vaticano, ineliminata e ineminabile, ora sentita come ingerenza politica ora come garanzia morale. E sopratutto le difficoltà e le contraddizioni, a volte disastrose e paralizzanti ma sempre superate con grandi prove di carattere e creatività, di un popolo unico e straordinario il quale, ben più che da 150 anni, condivide storia, lingua, arte, cultura e civiltà. Quella del Risorgimento è stata una storia tragica, epica, eroica ma anche violenta, a volte grottesca o persino meschina. Una Storia di cui essere orgogliosi e  a volte di cui vergognarsi. Ma è la storia che ha fatto l’Italia e gli Italiani, che ha fatto il Paese così com’è e noi come siamo. Il Risorgimento, segnando per l’Italia sia la realizzazione di uno Stato nazionale unitario sia la formazione di una coscienza nazionale “politica” e non più soltanto culturale, ha consegnato - a tutti noi - un senso di appartenenza, ma sopratutto un destino comune. Che negli ultimi 150 anni ha significato uno spirito di coesione e di solidarietà indispensabile per affrontare i problemi e le sfide. Ieri come oggi.”<br />
</em></strong></p>
<p>  <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/150.jpg" class="left" border="0" width="244" height="250" alt="" /></p>
<p>Questa lunga citazione l’ho tratta di peso dalla presentazione che<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Sallusti"> <strong>Alessandro Sallusti </strong> </a>ha fatto allla pubblicazione a fascicoli intitolata<strong> “Italia Unita: il Risorgimento e le sue storie”</strong> in edicola in questi giorni in abbinamento al <a href="http://www.ilgiornale.it/italia_unita/ecco_eroi_dellunita_in_omaggio_giornale/ilgiornale-omaggio-unita-italia/05-02-2011/articolostampa-id=504072-page=1-comments=1"> <strong>quotidiano </strong></a>che lo stesso Sallusti dirige. L’esigenza di dare un <strong>“carattere”</strong> a quella che dovrebbe essere l’identità di un popolo quando diventa nazione ha spinto la redazione dell’opera a proporre, a mò di introduzione, una citazione di<a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/un-romantico-risorgimento"> <strong>Massimo d’Azeglio</strong></a>, tratta da <a href="http://www.letteraturaitaliana.net/autori/massimo_taparelli_dazeglio.html"><strong> “I miei ricordi”</strong></a>. Questa decisione la dice lunga sulla importanza di questa parola nella radiografia di una popolazione. Essa dice:<em> “&#8230; e questa forza di volontà, questa persuasione, è quella preziosa dote che con un solo vocabolo si chiama carattere, onde, per dirla in una parola sola, il primo bisogno d’Italia è che si formino gli Italiani che sappiano adempiere al loro dovere: quindi che si formino alti e forti caratteri. E pur troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto”. </em></p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/imieiricordi.jpg" class="left" border="0" width="169" height="250" alt="" /></p>
<p>Ma guarda! Siamo ad appena due anni dopo la proclamazione dell’unità allorquando il D’Azeglio cominciò la stesura dei “Ricordi” e già questo<strong> “carattere”</strong> degli Italiani era latitante come ancora oggi. D’Azeglio aveva allora 65 anni e, oltre che afflitto da una serie di lutti familiari, era profondamente deluso per l&#8217;andamento della vita civile nell&#8217;Italia appena unificata. Lui, gentiluomo piemontese che aveva accompagnato da posizioni monarchiche e moderate tutto il processo risorgimentale, dopo la morte di Cavour era stato di fatto emarginato dalla vita politica nazionale. La decisione di scrivere le memorie nasce da una condizione spirituale di distaccata amarezza. E tuttavia l&#8217;intento civile che aveva animato la sua azione continua ad alimentare anche l&#8217;attività del memorialista. Ne risulta il ritratto di un uomo combattuto tra il vecchio e il nuovo, che mira anzitutto a trasmettere alle nuove generazioni un messaggio di severità e coerenza morali che poi determinano, appunto, il carattere. A distanza di un secolo e mezzo <strong>“il polo opposto”</strong> sembra ancora segnare la direzione che il popolo italiano persegue. Non a caso questa nostra epoca sembra essere l’epoca non solo dei <strong>“poli contrapposti”</strong>, ma anche di <strong>“posizioni multipolari”</strong>. Segni quanto mai evidenti di mancanza di severità e di coerenza, soltanto con le quali un carattere vero può essere costruito.</p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/primato.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Dando uno sguardo al piano dell’opera, già edita dalla <a href="http://www.shopping24.ilsole24ore.com/sh4/catalog/Product.jsp?PRODID=SH2462236072"> <strong>Giunti</strong></a> in forma di volume, si vede che le premesse dell’Unità italiana hanno radici profonde nel secolo 18° quando vennero gettate le basi per un mondo nuovo che sembra nascere dalla rivoluzione francese e che si periodizza tra il 1796 e il 1815. Ad esso fanno seguito il crepuscolo napoleonico tra il 1815 ed il 1821 e il trionfo della Restaurazione tra il 1820-1831. Seguono poi i tre famosi anni in cui il pensiero cercò di trasformarsi in azione e che vide l’iniziazione politica di Giuseppe Mazzini, la nascita della Giovine Italia e il sorgere del partito dei moderati che si dovettero confrontare con la rivoluzione. Negli anni che seguirono tra il 1834 ed il 1847 i moderati riuscirono a far nascere il loro spazio, mentre i cattolici si mossero con il “Primato” di Gioberti e la grande illusione di un papa liberale. Negli anni tra 1848 e 1849 ci fu una vera e propria “primavera dei popoli” che aprì nuovi orizzonti verso l’idea federalista di Mazzini, la delusione dell’intellettuale Carlo Cattaneo, i primi passi dello stato liberale piemontese. Il Conte di Cavour al governo divenne il nuovo vangelo del liberalismo. Tra gli anni 1855 e 1861 si giocò poi il prezzo dell’Unità e subito dopo cominciò l’autunno del Risorgimento. </p>
<p> <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/giardinoallitaliana3.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" /></p>
<p>La vicenda dell&#8217; <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/fratellanze-inglesi-e-unita-ditalia"><strong> Italia Unita</strong></a> è sopratutto la storia di una vicenda politica che purtroppo ha poco di unità sociale e culturale. Il risultato del Risorgimento sarà il farsi dell&#8217;Italia come Stato ma il suo successivo autunno segna anche il destino degli Italiani come popolo ancora tutto “work in progress”. La narrazione di questa<strong> <em>“storia all’italiana”</em> </strong>scorre lungo un duplice filo di eventi e problemi, imprevisti e prevedibili i primi, antichi ed irrisolti i secondi. L&#8217;itinerario storico-politico che l&#8217;Italia compie per giungere all&#8217;unificazione non sembra affatto concluso. Le questioni che dovrà affrontare nel lungo cammino sono sempre molte e sotto gli occhi di tutti. Il nostro primo Risorgimento è stato un&#8217;impresa collettiva che ha visto gli italiani combattere per l&#8217;indipendenza della nazione e per liberarsi da secoli di servitù a potenze straniere: un&#8217;indipendenza conquistata in nome della libertà. Ma questa storia non è da intendersi come un monolitico percorso dall&#8217;esito scontato e sopratutto concluso. Restano sospese una pluralità di storie che determinano un processo di unificazione mancato nelle menti piuttosto che nei cuori. Esse segnano tuttora il persistere di differenze e di squilibri che la classe politica non sa e non vuole risolvere. E di tutto ciò ne paghiamo ancora le conseguenze.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110208203056"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110208203056?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110208203056" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110208203056&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2011%2F02%2Fora-come-allora"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Questi sono gli interrogativi che quasi tutti si pongono in questi giorni man mano che si avvicina la data del  17 marzo  allorquando il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sarà al[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Intelligenze scomode</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/intelligenze-scomode</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/intelligenze-scomode</guid>
	<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 20:48:43 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/intelligenze-scomode#comments</comments>
    <category>cosa</category><category>ezra pound</category><category>intelligenze scomode</category><category>italia 150</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/intelligenza.jpg" class="left" border="0" width="195" height="250" alt="" /></p>
<p>Ci sono diverse definizioni di intelligenza. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein"><strong> Einstein </strong></a>ha detto che<em> “il vero segno dell’intelligenza non è la conoscenza bensì l’immaginazione”</em>. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Socrate"><strong> Socrate</strong></a> aveva già detto prima: <em>“Io so che sono intelligente, perchè so di non sapere nulla”</em>. Per secoli scrittori, scienziati e analisti di vario genere hanno cercato non solo di definire l’intelligenza ma anche di misurarla scientificamente. E’ sempre utile sapere perchè e come ci sono cervelli più brillanti di altri. Perchè e come queste persone che sono ritenute più intelligenti sono in grado di conservare e gestire meglio la memoria. Fino a che punto i neuroni di queste persone intelligenti sono in grado di stabilire un maggior numero di connessioni di altri comuni mortali in maniera da mettere insieme anche idee opposte e contrastanti, oltre che del tutto nuove. Com’è e cos’è che fa scattare la scintilla dell’ispirazione dietro l’idea della bomba atomica? Che cos’è che accende il famoso <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/entertainment/7045009.stm"> <strong> “wit” </strong></a> di <strong>Oscar Wilde?  </strong></p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/pound.jpg" class="left" border="0" width="185" height="250" alt="" /></p>
<p>Ci sono diversi tipi di intelligenza, lo sappiamo tutti: analitica, linguistica, emotiva, matematica, musicale, esistenziale, interpersonale … Nessuno può dire se queste diverse forme di intelligenza sono legate oppure sono indipendenti l’una dall’altra. Tanto meno, penso che non si possa definire con facilità cosa siano quelle intelligenze definite <em>“scomode”</em>. Forse queste possono essere incluse tra quelle che vengono chiamate<em> “intelligenze emozionali”</em>, menti che in grado di suscitare delle forti e contrastanti emozioni in situazioni contigenti quali quelle politiche, letterarie, sociali. Queste emozioni nascono da <a href="http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=806"> <strong> “pensieri scomodi”</strong></a>, inquietanti, controcorrente, non conformisti, anche reazionari ma, allo stesso tempo, stimolanti. </p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/cantos.jpg" class="left" border="0" width="168" height="250" alt="" /></p>
<p>In occasione dei festeggiamenti dei<a href="Può l’intelligenza essere scomoda? Una domanda alla quale non è facile rispondere. Bisogna, infatti, conoscere prima le risposte ad altre possibili domande che suscita questo interrogativo."> <strong>150 anni dell’Unità d’Italia </strong></a> sta per partire un ciclo di conferenze dedicate alle  <strong>“Intelligenze Scomode del Novecento”</strong>.  La manifestazione coincide, non a caso, con l&#8217;anno nel quale l&#8217;Italia celebra il 150° anniversario della propria <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia"> <strong>Unità Nazionale</strong></a>. Osserva il Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano, <a href="http://www.ares.mi.it/index.php?pagina=primo_piano&#038;e=512"><strong> Novo Umberto Maerna</strong></a>: <em>“Vogliamo dare voce, risalto e spazio a intellettuali e pensatori che hanno segnato profondamente il Ventesimo Secolo, caratterizzato dagli orrori totalitari ma anche da slanci e idee che hanno reso l&#8217;Italia protagonista nel mondo. Il lascito di questi pensatori è fondato sulla rilevanza da assegnare ai valori realmente fondanti di un popolo e di una comunità: la Tradizione, l&#8217;Identità, l&#8217;Appartenenza. Le cosiddette <a href="http://www.ares.mi.it/uploads/anteprima/intelligenze_scomode_def_030211_111833.pdf">  <strong>“Intelligenze Scomode”</strong></a></em> - conclude Maerna - <em>ci aiuteranno a essere Italiani più consapevoli e fieri del grande patrimonio, ideale e culturale, che ha segnato la nostra evoluzione storica”</em>. </p>
<p> <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/tradizione.jpg" class="left" border="0" width="250" height="166" alt="" /></p>
<p>La prima <em>“intelligenza scomoda”</em> prevista nel ciclo è quella di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ezra_Pound"> <strong>Ezra Pound</strong></a>, autore del poema epico <a href="http://www.garzantilibri.it/default.php?CPID=1910&#038;page=visu_libro"> <strong>“I Cantos”</strong></a>, ritenuto tra un poeta tra più importanti poeti del secolo scorso. Esemplare la sua vita tormentata. Per essere stato vicino al fascismo, e soprattutto alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Sociale_Italiana"><strong> Repubblica Sociale Italiana</strong></a>, fu chiuso dai suoi concittadini americani in una gabbia, come una bestia, in un campo di concentramento a Pisa e poi confinato per tredici anni in un manicomio criminale negli Stati Uniti. Questa idea di curare le dissidenze come una forma di disturbo mentale non è stata adottata prima nell&#8217;Unione Sovietica, ma in America. Non accettandosi l&#8217;idea che il più grande poeta americano fosse simpatizzante del fascismo, lo si è fatto passare per matto. Eppure nonostante questo Pound resta uno dei più grandi poeti di tutti i tempi. <strong>“Tradizione, Identità, Appartenenza” </strong>sembrano essere idee ed emozioni ragionevolmente alla base di questi <strong>“pensieri scomodi” </strong>che anche in una occasione così significativa per il nostro Paese, quale quella della celebrazione dell’Unità, possono avere la loro importanza. </p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110203204843"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110203204843?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110203204843" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110203204843&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2011%2F02%2Fintelligenze-scomode"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Ci sono diverse definizioni di intelligenza.  Einstein ha detto che “il vero segno dell’intelligenza non è la conoscenza bensì l’immaginazione”.  Socrate aveva già detto prima: “Io so che[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Stereotipi d&#039;Italia</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/stereotipi-ditalia</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/stereotipi-ditalia</guid>
	<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 12:58:37 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/02/stereotipi-ditalia#comments</comments>
    <category>cosa</category><category>identità italiana</category><category>italia 150</category><category>stereotipi italiani</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/identit1.jpg" class="left" border="0" width="240" height="250" alt="" /></p>
<p>Ciò che va sotto il nome di identità non può non essere che la convergenza di due punti di vista essenziali: uno che sta ad indicare la capacità di vedersi <em>“dentro”</em> e l’altra di accettare la visione ed i punti di vista provenienti dall’<em> “esterno”</em>. I due procedimenti dovrebbero provocare quella che viene comunemente chiamata <em>“presa di coscienza”</em>. I due momenti valgono, quindi, sia per una comunità quanto per un individuo. Ci sono, ovviamente, vari sistemi per studiare i comportamenti sia dei singoli che delle comunità. Uno dei più diffusi e tradizionali sono <ahref ="http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_22/severgnini-stereotipi-differenze_48325aa0-c60b-11df-89af-00144f02aabe.shtml?fr=correlati"><strong> gli stereotipi</strong>, dal greco<em> “stereòs”</em> <em>“fermo, solido”</em>. Già l’etimo proclama l’inaffidabilità dello strumento. Non esiste su questa terra, nè tanto meno nell’universo, qualcosa che sta sempre <em>“ferma”</em> o <em>“solida”</em>. Come potrebbero esserlo gli uomini e le comunità che essi formano? Ma gli stereotipi, i clichès, i modi di dire, i motti, gli slogan possono essere utili momenti di indagine per riassumere concetti che spesso sono troppo lunghi e difficili da spiegare ed interpretare. Se ne trovano in tutti i tempi e in tutte le letterature. Su popoli e individui, eventi e situazioni. La Bibbia ne è piena. Possono essere utili purchè non diventino <a href="http://www.corriere.it/gallery/cronache/09-2010/mappe_europa/1/mappe-pregiudizio_12c1e7bc-c57c-11df-b273-00144f02aabe.shtml#1"> <strong>pregiudizi </strong></a>dai quali è bene guardarsi perchè sono quasi sempre fuorvianti e metodologicamente scorretti. </p>
<p> <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/identit2.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" /></p>
<p>Gli  stereotipi che si riferiscono agli <a href="http://www.italica.rai.it/principali/lingua/culture/luoghi_com.htm"><strong> italiani </strong></a>sono innumerevoli. Si sono accumulati nel corso dei secoli. Essi vanno ben oltre i ristretti limiti temporali dei 150 anni per<strong> l’Unità</strong> del nostro <strong>Bel Paese</strong>. A proposito: questa espressione è appunto un bell’esempio di stereotipo di cui spesso ci vantiamo. Oltre a dare il nome ad un famoso tipo di formaggio è anche un verso del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Canzoniere_(Petrarca)"> <strong>Canzoniere</strong></a> di <strong>Francesco Petrarca (sonetto CXLV)</strong>. In questo <strong>“Bel Paese” </strong>vivono, ma spesso convivono soltanto, persone che sono rumorose, indisciplinate, passionali, furbe, brillanti, geniali, pigri, inaffidabili … Insomma, un popolo di <em>“santi, poeti e navigatori”</em>, per dirla con un altro clichès. Si trovano a vivere in un paese di straordinaria bellezza, ricco di grandi tesori artistici accumulati nel corso di secoli, tanti e addirittura troppi. Un popolo che ama vivere, felice, gioioso, canterino quanto mai, sia in forma leggera che classica. Ma spesso impossibile da contenere, restio all’ordine, alla disciplina, all’organizzazione. </p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/identit3.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>“All’italiana”</strong>, appunto, è un altro modo di dire che ci viene sbattuto in faccia e che spesso ce lo noi stessi ci rinfacciamo mentre cerchiamo di ostacolare il solito furbo che salta la coda. Un tentativo come un altro di educare che però può essere pagato a caro prezzo. Magari con qualche pistolettata o coltellata. Essere lasciati lì a terra, dissanguati sul marciapiede, dopo di avere tentato di risolvere una lite per precedenza, non è un caso raro. Come anche quello di finire in coma, e poi al cimitero, per avere messo involontariamente sotto l’auto un cagnolino e finire così i propri giorni. Una cosa del genere può anche accadere per un complimento dato ad una donna. Le magnifiche donne italiane, di grande attrazione in gioventù, ma che poi con l’età diventano inguardabili ed insopportabili. Gli stereotipi degli americani, o meglio degli italo-americani, nei confronti della propria madre patria e dei loro compatrioti sono quanto mai esemplari. Molti di essi immaginano che l’Italia non sia cambiata nel tempo. La ricordano ancora come la descrivevano i loro padri e nonni. Arrivano in Italia e scoprono un Paese differente, in visita ai loro cugini e nipoti. Scoprono che l’America sta qua. Non sono poche le attrici e le show girls che hanno messo qui le tende in pianta stabile, dando un addio agli States. E non sono soltanto americani, ma anche francesi, inglesi, tedeschi e via discorrendo. Scoprono che tutto sommato il Bel Paese non è poi tanto male da restarci. E’ facile da denigrare, ma loro non ci credono. Tanto lo fanno ogni giorno gli stessi nativi. Non c’è bisogno che lo facciano loro. Scoprono così che l’Italia, con le sue frustrazioni e fustigazioni, è uno dei paesi più sviluppati dell’occidente. Certamente uno dei più vivibili, se non da un punto di vista sociale, almeno da un punto di vista umano. Non si spiega altrimenti perchè tanti esseri umani, provenienti dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo, vogliano stabilirsi qui da noi.  </p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/spiegel.jpg" class="left" border="0" width="188" height="250" alt="" /></p>
<p>Con la sua conformazione fisica, la nostra penisola si stende in questo storico mare e sembra quasi tendersi verso quei paesi che su di esso si affacciano. Per questa ragione spesso, con un altro stereotipo l’Italia è stata definita <a href="http://www.iltempo.it/interni_esteri/2010/08/20/1191881-italia_ventre_molle_dell_europa.shtml">  <strong>“il ventre molle dell’Europa”</strong></a>. L’invasione migratoria verso lo stivale italiano crea problemi che vanno affrontati con poco romanticismo, ma con molto realismo. Se apparteniamo ad una realtà europea è bene che l’Europa faccia sentire alta e forte la sua voce, sopratutto la sua azione con fatti concreti. La verità è anche il fatto che l’Italia, da un punto di vista storico, ha sempre amato gli stranieri. Forse, è vero, più i ricchi che i poveri stranieri. Gli austriaci, gli svizzeri, i tedeschi si sono sempre affacciati sul nostro territorio sia come turisti che come dominatori. Hanno amato il nostro clima, le nostre spiagge, il nostro cibo, i vini, lo stile di vita. Sin dai tempi dei Romani le nostre terre facevano gola ai Goti che, lo sappiamo bene, di civile non avevavno nemmeno il nome. Milioni di questi visitatori scendono ogni anno lungo lo stivale, un tempo a piedi o a cavallo, oggi in auto anche se sempre meno, sempre di più con comodi voli a poco prezzo. Noi Italiani li tolleriamo, li accettiamo, spesso li coccoliamo, additandoli ad esempio. Quasi sempre questi turisti visitatori diventano “italianate”, all’italiana, appunto, in carattere, stile ed apparenza. Ma questa volta in senso quanto mai positivo, come solo gli Italiani sanno fare. Con <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2006/10/271413.shtml"> <strong> “sprezzatura” </strong></a>tutta italiana, in grande, unico, inimitabile <em>“italian style”</em>. </p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/unfit_01.jpg" class="left" border="0" width="189" height="250" alt="" /></p>
<p>Eppure gli italiani sono pronti a dire che all’estero, anzi <em>“nei paesi civili”</em>, le <em>“cose”</em> vanno in maniera diversa. Qui da noi ogni cosa che va male, la politica, l’amministrazione, la circolazione e via di discorrendo, è destinata ad andare così, perchè i nostri politici, i nostri  amministratori sono ladri, incapaci, opportunisti. Affermano ad ogni elezione e dopo ogni sconfitta di qualsisi tipo che prima o poi se ne andranno all’estero, lasciando questo Paese di m&#8230; che non li merita. Ma poi sempre qui restano. Sanno benissimo che come si sta qui in questa Patria italiana non si sta da nessuna parte al mondo. Gli stranieri nei loro paesi stanno peggio. I Francesi sono arroganti, con la puzza al naso. Il loro vino fa schifo e fa la concorrenza al nostro che è molto migliore. Agli Inglesi piacciono gli odori forti ed i colori violenti che non hanno in patria insieme ai i rumori assordanti, il fracasso. Possono da noi finalmente usare il bidet, visto che non lo trova dalle loro parti. Tutti questi fratelli europei amano l’Italia perchè è  <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2008/10/scuorno"><strong>“un paradiso popolato da diavoli”</strong> </a>e qui possono fare tutto ciò che non potrebbero mai fare in patria. L’Italia è il paese adatto per liberarsi dalle proprie frustrazioni represse in patria. Agli Italiani, dopo tutto, la cosa interessa relativamente. Per essi ciò che conta e che: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Guicciardini"> <strong>“franza o spagna purchè se magna”</strong></a>.  E così rincorrono e convivono con i i loro antichi dominatori, usando fieri accenni di nazionalismo tutto anti-italiano di maniera, quanto mai fittizio ed occasionale. Volete una prova di quanto ho detto? Quanti hanno detto in questi ultimi quindici anni berlusconiani di volersene andare all’estero per la vergogna di avere un simile premier? Basta ricordare il nostro grande semiologo <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2010/06/siamo-tutti-apocalittici-e-integrati-del-web"><strong>Umberto Eco</strong></a>? E’ sempre qui tra noi, rimasto insieme a tanti altri. In fondo questi anti-italiani di maniera sanno che <em>“le cose che vanno male” </em>si trovano in tutti i <em>“paesi civili”</em>. Non serve andare via per fare un dispetto al Cavaliere il quale, tutto sommato, i suoi compatrioti, anzi i suoi <em>“compaesani”</em>, li conosce bene. Essi stessi, infatti, lo hanno generato e sono sempre essi che se lo devono sorbire. Tutto il mondo così diventa <em>“Bel Paese”</em>. Se le cose stanno così nulla potrà cambiare. Nemmeno loro! </p>
<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/bibliofilia/fotto12.jpg" class="left" border="0" width="168" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>P.S. Avevo appena finito di scrivere questo post quando sono venuto a sapere dell’imminente uscita di due altri libri sugli Italiani. Se ne parla in un articolo apparso su un noto <a href="http://affaritaliani.libero.it/coffeebreak/fottere111110.html"> <strong>giornale online</strong></a> che qui rilancio. Non a caso tutto parte da un altro stereotipo sugli Italiani:<em> “Italiani brava gente”</em>. Questa frase ha dato luogo ad un  film e alcuni libri diventati poi famosi. L’autore di questo articolo questa volta però pone lo stereotipo come domanda alla quale risponde con una spuntita e lacerante risposta: “No, tutti imbroglioni!”. Non c’è male come conclusione di questo articolo scritto da un cittadino Italiano come me, certamente indegno di questa identità. Ma non ci posso fare niente. Sono nato Italiano e come tale finirò i miei giorni. Alla faccia di tutte le altre identità del globo. In questi libri si parla di <a href="http://www.amazon.it/questione-morale-I-fili/dp/8860303699"> <strong>questione morale</strong></a> e come <a href="http://www.amazon.it/fotto-LItalia-Paese-fondato-fregatura/dp/8862201370/ref=sr_1_1?s=books&#038;ie=UTF8&#038;qid=1296221713&#038;sr=1-1"> <strong>fottere</strong></a> il prossimo. Argomenti, come si vede abbastanza in tema. Ma non abbiate timore. <em>“Chi è senza peccato scagli la prima pietra”</em>. L’invito lo rivolgo volentieri non solo a tutti i miei compatrioti ma anche a tutti coloro i quali in lingua inglese vengono definiti  <em>“fellowmen” - “compagni di viaggio”.</em></strong></p>
<p>    </ahref></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110203125837"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110203125837?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110203125837" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110203125837&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2011%2F02%2Fstereotipi-ditalia"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Ciò che va sotto il nome di identità non può non essere che la convergenza di due punti di vista essenziali: uno che sta ad indicare la capacità di vedersi “dentro” e l’altra di accettare la[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Chi sono gli Italiani</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/chi-sono-gli-italiani</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/chi-sono-gli-italiani</guid>
	<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 21:57:34 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/chi-sono-gli-italiani#comments</comments>
    <category>chi</category><category>identità italiana</category><category>italia 150</category><category>stato nazione</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/barzini.jpg" class="left" border="0" width="166" height="250" alt="" /></p>
<p>Che cos’è che fa l’<a href="http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=184"> <strong> identità di una nazione </strong></a>capace di amarsi e di detestarsi con la stessa forza? Il nostro Paese è davvero un <em>“Paese dove sono accampati gli Italiani?”</em>, come ci definì <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ennio_Flaiano"><strong>Ennio Flaiano</strong> </a> in un suo implacabile aforisma? Oppure, ancora peggio: “<em>La nazionalità italiana non è una nazionalità ma una professione”?</em>. Non si contano i libri, i trattati e gli studi sulla <a href="http://www.identitaitaliana.org/"><strong>identità italiana </strong></a>alla quale anche questo modesto <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia"><strong>bibliomane</strong></a> appartiene. Un <a href="http://www.vivereinarmonia.it/edicola/il-numero-di-gennaio-2011.aspx"> <strong>diffuso mensile</strong></a> in occasione delle celebrazioni in corso dei 150 anni dell’Unità  d’Italia ha approntato un dossier sulla nostra identità di popolo, nazione e stato, parlando di  <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/risorgimento+fascismo.0099244"><strong>nuovo Risorgimento</strong></a>. Lingua, cultura, lavoro, salute, partiti, scuola, sport, la vita di ogni giorno. Una storia comune a cavallo non di 150 anni ma di ben due millenni. Un periodo di tempo che sembrerebbe sufficiente a cementare il senso di unità e di identità di un popolo che diventa nazione, in una collettività capace se non di amarsi, ma almeno di non detestarsi. Tutto ciò sarebbe senz’altro possibile se gli anni trascorsi uniti fossero duemila. Invece, sono stati soltanto 150 e perciò sembrano ancora pochi per chiamarsi uno <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stato-nazione"> <strong>Stato Nazione</strong></a>. Quali sono, allora, le ragioni di divisioni e che cosa ci tiene ancora uniti?</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/severgnini.jpg" class="left" border="0" width="187" height="250" alt="" /></p>
<p>Gli <a href="http://www.ibs.it/code/9788817027472/barzini-luigi/italiani-virt-ugrave-e-vizi.html"><strong>Italiani</strong></a> non sono allora una razza, ma una somma che diventa mescolanza di diversi popoli e diverse identità. Questi <em>“popoli”</em> tendono a pensare a se stessi, sopratutto come romani, napoletani, siciliani, fiorentini, milanesi, torinesi, calabresi e via dicendo. In effetti il legame che intercorre tra città come Torino e Bari, oppure Napoli e Trieste è davvero molto esile. Le nostre venti Regioni sono molto diverse tra di loro e il regionalismo sembra essere l’unico collante che li tiene uniti ad una capitale, Roma, che ha solo 150 anni di vita. Alle spalle di questa situazione, nel 1859, c’erano altre realtà spaziali, <strong>sette Stati</strong> diversi, sull’attuale territorio. Per la precisione: <strong>Regno di Sardegna, Ducato di Parma, Ducato di Modena, Lombardo Veneto, Granducato di Toscana, Stato Pontificio, Regno delle due Sicilie</strong>. Nel 1870, prima della <strong>presa di Porta Pia</strong>, c’era lo <strong>Stato Pontificio</strong> e <strong>Il Regno d’Italia</strong>. </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/24.jpg" class="left" border="0" width="168" height="250" alt="" /></p>
<p>La realtà di oggi poggia su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regioni_d'Italia"><strong>20 Regioni</strong></a>. L’Unità fu il risultato di una paziente opera di tessitura geopolitica e gli artefici dell’unità ne furono ben consapevoli. La frase: <em>“Abbiamo fatta l’Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani”</em>, spesso attribuita al<a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/lunita-del-bel-paese"> <strong>Conte di Cavour</strong></a>, appartiene invece a <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/un-romantico-risorgimento"><strong>Massimo D’Azeglio</strong></a>. E’ ancora attuale ed emerge in molte situazioni difficili in cui sono forti i contlitti e le tensioni sia sociali che politiche. Molto spesso gli Italiani fanno notevoli sforzi verso l’unità, com’è il caso, ad esempio, di occasioni popolari fortemente sentite ma che sono riportabili ad attività effimere quali ad esempio le partite di aclcio o le competizioni sportive. Ma anche musical e occasioni canore, come il <strong>festival di San Remo</strong>, non mancano. Questo patriottismo distorto emerge anche quando sono all’estero di fronte ad una tavola imbandita di piatti conditi di vino e di gelati. La passione e l’ardore nazionalistici diventano un affare di stato, con occasioni di conflitto non solo individuale ma anche di mercato e di produttività. </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/demaurolaculturadegliitaliani.jpg" class="left" border="0" width="187" height="250" alt="" /></p>
<p>C’è da dire, comunque, che il fatto positivo di questi atteggiamenti di presunto nazionalismo evidenzia la nostra mancanza di belligeranza conflittuale con gli altri. Non a caso l’Italia è il Paese meno guerrafondaio del globo, anche se è uno dei paesi che vende e produce le migliori armi al mondo. La nostra Costituzione aborre di fatto la guerra. Non a caso abbiamo un Ministero della Difesa invece che della guerra. Contraddizioni che lasciano pensare e mettono in evidenza l’aspetto sottilmente ipocrita della nostra visione del vivere. Se è ipocrita un atteggiamento esistenziale di questo genere, l’altra faccia della medaglia evidenzia il fatto che gli Italiani sono maestri nell’arte che va sotto il nome del <strong>compromesso</strong>, vale a dire la volontà di non estremizzare le situazioni. Tutto può essere risolto in maniera pacifica, ma anche (l’altro risvolto della medaglia!) con una possibile corruzione di una o delle due parti.  </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/aprile.jpg" class="left" border="0" width="153" height="250" alt="" /></p>
<p>Un altro aspetto della <a href="http://www.chiarelettere.it/dettaglio/64620/siamo_italiani_litalianita_e_litaliologia"><strong>“italianità”</strong></a> negativa è quella che va sotto il nome di <strong>“campanilismo”</strong> nel grande mosaico della debole identità italiana. Il campanile è una metafora che ricorda le <em>“radici”</em> di una persona, come di una comunità. Sentimento quanto mai importante. Significativo che queste radici si diffondessero equamente su tutto il territorio nazionale. Il che non accade, purtroppo, come abbiamo modo di verificare in diverse occasioni. Per dirne una decisiva: quando assistiamo alla stesura del bilancio dello stato e il povero Ministro dell’Economia cerca di distribuire equamente le finanze del Paese. Si scatena una vera e propria bagarre politica che non risparmia nessuno dei nostri rappresentanti parlamentari di tutti i partiti, siano essi di governo o di opposizione. L’interesse locale prevale su quello nazionale. Tutto viene pesato in termini di voti, di interessi locali, di corruttele e compromessi variamente colorati. Paesi contro province, province contro regioni, regioni contro lo stato centrale, contro Roma ladrona centralizzata e sprecona. </p>
<p>Qui si conclude questo mio primo intervento sulla  <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia"><strong>identità italiana</strong></a> che questa Guida ha approntato in occasione dei primi 150 anni dell’Unità Italiana. Man mano mi occuperò del carattere, delle abitudini, della famiglia, della lingua, della cultura, della politica e di quant’altro può concorrere a definire l’identità di uno Stato, quale quello italiano in occasione dei suoi 150 anni di vita. Festeggiamenti che si spera possano condurre a creare davvero quella realtà possibile che va sotto il nome di Stato Nazione.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110125215734"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110125215734?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110125215734" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110125215734&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fchi-sono-gli-italiani"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Che cos’è che fa l’  identità di una nazione capace di amarsi e di detestarsi con la stessa forza? Il nostro Paese è davvero un “Paese dove sono accampati gli Italiani?”, come ci definì[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Un romantico Risorgimento</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/un-romantico-risorgimento</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/un-romantico-risorgimento</guid>
	<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 18:11:02 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/un-romantico-risorgimento#comments</comments>
    <category>bibliostoria</category><category>italia 150</category><category>polemica classico romantica</category><category>romanticismo italiano</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/risorgimento.jpg" class="left" border="0" width="240" height="250" alt="" /></p>
<p>Ogni cosa ebbe inizio dopo il collasso dell’<a href="http://www.libercogitatio.org/storia/epoca-napoleonica-cronologia.html"> <strong>egemonia napoleonica</strong></a> in Europa ai primi del secolo. L’Austria riprese il suo controllo sui vari stati della penisola. Ma il regime di Napoleone aveva gettato i semi per una nuova realtà che aveva nel pensiero dell’unità il suo nucleo centrale. L’idea della libertà aveva conquistato i cuori e le menti sia degli artisti che dei politici. Queste idee vennero espresse nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Romanticismo"><strong>movimento romantico</strong></a> che prese forma, forza e consistenza letteraria e politica nei primi decenni, estendendosi fin verso la metà del secolo. <strong>Ugo Foscolo, Alessandro Manzoni</strong> e <strong>Giacomo Leopardi</strong> furono i più importanti esponenti di questo movimento con il loro rifiuto ad accettare l’adesione alle forme classiche, con l’affermazione di idee patriottiche, cristiane e umanitarie, in continua ricerca della verità. Caratteristiche queste che poi si affermeranno nelle varie forme di scrittura e di azione politica per oltre un secolo. </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/romanticismo.jpg" class="left" border="0" width="242" height="250" alt="" /></p>
<p>Fu<a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/quante-italie"> <strong>Vittorio Alfieri</strong></a> per primo a collegarsi alle idee del movimento romantico con i suoi scritti. Classico nella forma e per temperamento, egli scrisse durante gli ultimi anni del vecchio regime. Fu uno dei primi a ritenere che la tradizione aveva un peso troppo oppressivo sulle arti, sulla mente e sui cuori degli Italiani. Le sue idee vennero abbracciate da<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ugo_Foscolo"> <strong>Ugo Foscolo</strong></a>. Alcuni studiosi hanno messo in evidenza il suo<a href="http://www.homolaicus.com/letteratura/romanticismo.htm"> <strong>pre-romanticismo </strong></a>per avere rigettato la trappola del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neoclassicismo"><strong>neo-classicismo</strong></a> nella forma epistolaria della sua famosa opera che va sotto il nome di <a href="http://www.italialibri.net/opere/ultimeletteredijo.html"><strong>“Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis”</strong></a> pubblicata nel 1807. Sia in Alfieri che in Foscolo si possono trovare forme e contenuti in stile classico e romantico. Il tutto però caratterizzato da un tocco quanto mai personale. Il che costituiva di certo una grossa novità rispetto alla tradizione del passato.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/alfieri.gif" class="left" border="0" width="189" height="250" alt="" /></p>
<p>La poesia di Foscolo anticipò quella che verrà chiamata la <a href="http://members.fortunecity.it/straccia/la_sensibilita_romantica.htm"><strong>“sensibilità romantica”</strong></a> che s’era già diffusa in Europa ma che in Italia si affermò tardi e precisamente nel 1816 con la pubblicazione da parte di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Madame_de_Sta%C3%ABl"><strong>Mme de Stael</strong></a> del suo saggio <strong>“&#8221;De l&#8217;esprit des traductions&#8221;</strong> uscito nella rivista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giornalismo_italiano_nel_Risorgimento"><strong>“Biblioteca Italiana”</strong></a>. Nel suo articolo la <strong>de Stael</strong> spingeva gli Italiani a liberarsi della loro soggezione al tradizionalismo che li portava a tradurre le opere letterarie proveneinti dai paesi stranieri, in particolare dal nord Europa, dai Francesi, Tedeschi e Inglesi. Ovviamente queste idee suscitarono grande scandalo qui da noi. Le sue idee vennero considerate come un oltraggio alla dignità nazionale. Ben presto, però, molti si resero conto che la scrittrice franco-svizzera aveva detto la verità. Tra le reazioni positive famosa è <a href="http://www.classicitaliani.it/ottocent/berchet_semiseria.htm"><strong>“La Lettera Semiseria di Crisostomo”</strong></a> del 1816 scritta da<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Berchet"><strong> Giovanni Berchet</strong></a>. In questa finta epistola l’autore affermava che la vera poesia doveva essere rivolta al popolo, sia che questi fosse colto o no. In pratica la lettera aveva la forma di un moderno <em>“manifesto”</em>, un documento che, di fatto, segnò l’inizio del <strong>Romanticismo italiano</strong>.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/foscolo.jpg" class="left" border="0" width="201" height="250" alt="" /></p>
<p>Nel 1818 venne fondata la rivista letteraria <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giornalismo_italiano_nel_Risorgimento"><strong>“Il Conciliatore”</strong></a> che si fece portavoce degli scritti di scrittori quali l’abbate <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ludovico_di_Breme"><strong>Ludovico di Breme </strong></a>e <a href="http://www.parodos.it/letteratura/breve/62.htm"><strong>Ermete Visconti</strong></a>. Di Breme scese a difesa della De Stael consigliando i poeti e gli scrittori italiani a modernizzare i loro scritti. Il Visconti definì teoricamente i termini del Romanticismo nel suo scritto <strong>“Idee Elementari sulla Poesia Romantica” </strong>dell’anno 1818. Il governo austriaco, ovviamente, non vide di buon occhio la rivista e autoritariamente la chiuse. Alcuni suoi collaboratori come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Pellico"><strong>Silvio Pellico</strong></a>, autore di opere come <strong>“Francesca da Rimini”</strong> (1815) e poi <strong>“Le mie Prigioni”</strong> (1832) venne imprigionato, ma rimase sempre un convinto romantico indipendentista.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/manzoni1.jpg" class="left" border="0" width="188" height="250" alt="" /></p>
<p>Altra grande figura di questo periodo fu senza dubbio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Manzoni"><strong>Alessandro Manzoni</strong></a> il quale ebbe modo anche lui di entrare nel dibattito classico-romantico. Nella sua prefazione al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Conte_di_Carmagnola"><strong>“Conte di Carmagnola”</strong></a>, un’opera teatrale del 1820, egli denunciò le classiche unità di tempo, luogo e azione. Tre anni dopo, il romanziere <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_d'Azeglio"><strong>Massimo D’Azeglio</strong></a>, in una lettera delineò i caratteri del Romanticismo e spinse l’opera del Manzoni in prima linea. Egli si fece sostenitore della modernità, innovazione, e rilevanza della forma poetica. Arrivò perfino ad affermare che la poesia romantica aveva il compito di andare alla ricerca della verità. La sua era, di fatto, una missione storica verso l’affermazione del progresso e l’unificazione dell’Italia. Manzoni fece sua questa idea nel romanzo <strong>“I Promessi Sposi”</strong>  uscito nel 1821 con il titolo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_promessi_sposi"><strong>“Fermo e Lucia”</strong></a>. In esso egli si opponeva agli ideali classici in letteratura, mettendo invece in luce le vite della gente comune. In questo caso, i cittadini di Milano sotto la dominazione spagnola nel 17° secolo. Un messaggio politico ai suoi contemporanei.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/leopardi.jpg" class="left" border="0" width="204" height="250" alt="" /></p>
<p>Con il suo romanzo Manzoni si assegnò il compito, mai affrontato prima da nessun scrittore italiano, di creare un’opera letterara che rappresentasse l’intera nazione italiana nella sua vera lingua. Quasi mezzo secolo prima, quindi, Manzoni riusciva a dare Unità ad un popolo che non era ancora unito, bensì formato da tanti e diversi stati, con i loro diversi dialetti, governanti, prìncipi e dominatori. Nella sua seconda versione dei “Promessi Sposi”, uscita nel 1827, corregge la forma linguistica della sua opera precedente perchè artificiale e formale e realizza un lavoro che, da un punto di vista linguistico, indipendentemente dal contenuto, può essere paragonato alla Divina Commedia di Dante. Gli ideali romantici del Manzoni vennero ad essere poi riaffermati da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Leopardi"><strong>Giacomo Leopardi</strong></a> il quale in vita non ebbe modo di farsi conoscere dai suoi connazionali. Oggi è universalmente considerato uno dei più grandi poeti italiani di tutti i tempi. I suoi<strong> “Canti”</strong> (1831), spesso più tristi e malinconici di tanti poeti che lo avevano preceduto, insieme ai suoi pensieri racchiusi nel <strong>“Zibaldone”</strong>, pubblicati verso la fine del secolo, caratterizzano lo spirito e le idee romantiche della letteratura italiana preunitaria. A cavallo dell’Unità vanno segnalati poi scrittori romantici come<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ippolito_Nievo"> <strong>Ippolito Nievo</strong></a> con le sue <strong>“Confessioni di un italiano”</strong> (1867) il quale continuò a scrivere sulla linea personale del Foscolo. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Gioberti"><strong>Vincenzo Gioberti</strong></a>, con il suo trattato<strong> “Primato Morale e Civile degli italiani”</strong> (1843), sostenne con convinzione l’Unità d’Italia basata sulla forza storica di Roma e quella del potere militare del Piemonte. Proprio nei giorni della dichiarazione del Regno d’Italia (1861), <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Verdi"><strong>Giuseppe Verdi</strong></a> scrisse la sua opera <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_forza_del_destino"><strong>“La Forza del Destino”</strong></a>. In questa <em>“forza”</em> romantica si realizzò un’idea unitaria che oggi, a distanza di 150 anni, mai nessuno potrà infrangere o tanto meno riportare indietro nel tempo. Checchè ne dicano i moderni pseudo-scissionisti, indipendentisti o federalisti che siano. Indietro non si torna. La <strong>“Storia”</strong> e il <strong>“Destino” </strong>hanno chiuso la porta.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110122181102"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110122181102?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110122181102" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110122181102&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fun-romantico-risorgimento"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Ogni cosa ebbe inizio dopo il collasso dell’ egemonia napoleonica in Europa ai primi del secolo. L’Austria riprese il suo controllo sui vari stati della penisola. Ma il regime di Napoleone aveva[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Fratellanze inglesi e Unità d&#039;Italia</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/fratellanze-inglesi-e-unita-ditalia</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/fratellanze-inglesi-e-unita-ditalia</guid>
	<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 18:47:08 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/fratellanze-inglesi-e-unita-ditalia#comments</comments>
    <category>bibliostoria</category><category>giuseppe mazzini</category><category>italia 150</category><category>preraffaeliti</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/raffaeliti.jpg" class="left" border="0" width="187" height="250" alt="" /></p>
<p>La firma con la quale essi erano soliti siglare, sia gli scritti che le opere pittoriche, ricorda molte abbreviazioni che ancora oggi hanno un fervore politico e rivoluzionario. Come, ad esempio, le famigerate moderne<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Brigate_Rosse"><strong> “B.R”</strong></a>, accompagnate dal triste simbolo della <strong>“stella rossa”</strong>. <a href="http://www.victorianweb.org/painting/prb/1.html"> <strong>“PRB”</strong></a> era, invece, l’acronimo di questa organizzazione  che non aveva alcunchè di criminale, ma stava ad identificare la segreta natura della loro <em>“fratellanza”</em>. La sigla veniva usata come provocazione e sfida all’dentificazione contro la decadenza artistica e culturale del tempo. Un periodo storico in cui l’arte, a loro parere, era decaduta e scaduta sin dai tempi del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Raffaello_Sanzio"><strong></strong></a>grande Raffello. Per questa ragione il gruppo di artisti ed intellettuali è diventato poi famoso con il nome di <a href="http://www.figlieluna.altervista.org/immagini/Preraffaelliti/index.htm"><strong>“Pre-Raphael-Brotherhood”</strong></a>. Tra i fondatori e animatori si annoverano ben quattro fratelli che portano nome e cognome italiano, i Rossetti: <strong>Maria Francesca Rossetti, Dante Gabriel Rossetti, William Michael Rossetti, Christina Rossetti. </strong></p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/rossetti2.gif" class="left" border="0" width="177" height="250" alt="" /></p>
<p>Il loro genitore <strong>Gabriele Rossetti</strong>era nato in Abruzzo, figlio di Nicola e Maria Francesca Pietrocola,  il 18 febbraio1783. Improvvisatore di versi di tono arcadico-anacreontico, sotto <strong>Giuseppe Bonaparte</strong> e <strong>Gioacchino Murat</strong> fu poeta del Teatro San Carlo di Napoli, per il quale compose alcuni libretti d&#8217;opera. Si dedicò anche alla poesia civile e a quella sacra. Ottenne in seguito la carica di conservatore dei marmi e dei bronzi antichi del museo di Napoli. Per il suo appoggio agli insorti dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Moti_del_1820-1821"><strong>moti liberali</strong></a> del 1820,  Gabriele fu costretto all&#8217;esilio. Fu a Malta nel 1821 e da qui si spostò a Londra nel 1824, dove trascorse il resto della sua vita. Divenne professore di lingua e letteratura italiana presso il King&#8217;s College di Londra (1831) e mantenne l&#8217;incarico fino al 1847.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/ofelia_01.jpg" class="left" border="0" width="178" height="250" alt="" /></p>
<p>In una bellissima edizione delle sue memorie, che gelosamente conservo, pubblicate in inglese col titolo di <strong>“Some Reminiscences”</strong>, edita dalla casa editrice londinese <a href="http://www.marywardbooks.com/books/The-Pre-Raphaelites-and-Their-World-by-William-Michael-Rossetti/MW001742929.htm"><strong> Folio Society</strong></a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/William_Michael_Rossetti"><strong>William Michael Rossetti</strong></a>, terzogenito della stirpe di Gabriele, racconta la storia della sua famiglia, del mondo dei Pre-Raffaeliti, delle conoscenze e delle relazioni che egli ebbe modo di avere nel corso della sua lunga esistenza. La scrittrice <a href="http://www.angelathirlwell.co.uk/Pages/AngelaBio.htm"><strong>Angela Thirlwell</strong></a>, che ha curato l’edizione, ha scritto nella sua prefazione al libro, che i tre fratelli e la sorella Rossetti crebbero in un ambiente anticonvenzionale del periodo Vittoriano inglese. A casa si parlava sia italiano che inglese. Il padre, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gabriele_Rossetti"><strong>Gabriele Rossetti</strong></a>, era un rifugiato politico proveniente da Napoli, un riformatore, un attivista politico, profondo studioso di <strong>Dante</strong>, tanto da dare a suo figlio questo nome. La madre, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frances_Polidori"><strong>Frances Polidori</strong></a>, era per metà inglese e metà italiana, figlia di <strong>Gaetano Polidori </strong>il quale era emigrato a Londra nel 1790. Fu medico personale di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lord_Byron"><strong>Lord Byron</strong></a> e autore della prima storia di vampiri in lingua inglese. </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/rossetti3.jpg" class="left" border="0" width="218" height="250" alt="" /></p>
<p>In questo ambiente crebbero i Rossetti, tra intellettuali, dissidenti e attivisti politici non solo italiani. Quando parla del padre, William Michael così si esprime:<em> “Mio padre era un poeta e un costituzionalista, un rifugiato politico in Inghilterra che si procurava da vivere insegnando l’italiano. Ebbe modo di scrivere molto di letteratura ma non riusciva a tirare avanti con questa attività&#8230; Mio padre era nato sotto un sistema feudale, quello napoletano, dispotico e borbonico di Napoleone. In gioventù aveva potuto sperimentare il regime Napoleonico meno rigido ma pur sempre dispotico. La restaurazione borbonica portò una costituzione approvata dal sovrano, il quale però ben presto la sconfessò sopprimendola. Il che costò a Rossetti ed altri costituzionalisti l’esilio per tutta la vita.”</em> Nello stesso periodo di cui scrive <strong>William Michael Rossetti </strong>sono presenti molti altri attivisti e rifugiati politici italiani a Londra. Ricordiamo tra questi  <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/litalia-di-mazzini-a-londra"> <strong>Giuseppe Mazzini </strong></a>di cui mi sono occupato in un apposito post. </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/mazzini_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="166" alt="" /></p>
<p>La vita di questi fuoriusciti ed attivisti politici non era affatto facile a quel tempo. Una vita di stenti e di grandi sacrifici per il nobile ideale di vedere la propria Patria, l’Italia, unita. Certamente non paragonabile affatto alla vita che tanti attivisti politici, diventati terroristi e criminali impuniti, hanno fatto e continuano a fare, dopo avere compiuto stragi di cui, in questo Bel Paese, tutti, in tempi recenti, siamo stati testimoni e vittime. A tale proposito va ricordato che <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/litalia-di-mazzini-a-londra"><strong>Giuseppe Mazzini</strong></a> durante la sua permanenza a Londra, tra le tante difficoltà contro le quali si trovò a lottare, fu quella dell’accusa di essere un<a href="http://www.pri.it/Febbraio%202005/MastelloneMazzini.htm"><strong> “assassin”</strong></a>, rivoltagli dall’allora Ministro degli Esteri inglese <a href="http://books.google.it/books?id=o5nDpB8HMrEC&#038;pg=PA76&#038;lpg=PA76&#038;dq=lord+aberdeen+mazzini&#038;source=bl&#038;ots=4hyQ4D5qoT&#038;sig=Jo61l8Oa79ZxiiOlvvyl1E6attQ&#038;hl=it&#038;ei=JH84TfGjHcimhAeW7tjICg&#038;sa=X&#038;oi=book_result&#038;ct=result&#038;resnum=3&#038;ved=0CC0Q6AEwAg#v=onepage&#038;q=lord%20aberdeen%20mazzini&#038;f=false"><strong>Lord Aberdeen</strong></a> e dal Ministro degli Interni <strong>Sir James Graham</strong>. L’offesa gli venne rivolta allorquando il governo inglese dovette giustificarsi di fronte all’opinione pubblica dopo che  si venne a sapere il fatto che le autorità britanniche tenevano sotto controllo il patriota italiano <strong>Giuseppe Mazzini </strong>aprendogli la posta privata. Oggi sarebbe stato intercettato e spiato in maniera elettronica. Un episodio che suscitò grande scalpore e la dice lunga sul modo di intendere la libertà, anche da parte degli ultra liberali inglesi. Va ricordato che per l’occasione Mazzini fu difeso da personaggi come<a href="http://books.google.it/books?id=VRnDwTz-jycC&#038;pg=PA250&#038;lpg=PA250&#038;dq=thomas+carlyle+mazzini&#038;source=bl&#038;ots=i1FofDnt0V&#038;sig=5tqTBej3WR-FxwpVYoBYiwKHSXM&#038;hl=it&#038;ei=lH84Ta6VFIOqhAeF-MiKCg&#038;sa=X&#038;oi=book_result&#038;ct=result&#038;resnum=1&#038;ved=0CBcQ6AEwAA#v=onepage&#038;q=thomas%20carlyle%20mazzini&#038;f=false"><strong> Thomas Carlyle</strong></a> e <a href="http://books.google.it/books?id=DcHjl9WjDVUC&#038;pg=PA55&#038;lpg=PA55&#038;dq=charles+dickens+mazzini&#038;source=bl&#038;ots=g9KS3iPLAG&#038;sig=JjiusKQjTEL8T7zznzT4vMvLSL4&#038;hl=it&#038;ei=0n84TfrzLcHPhAf5yZHVCg&#038;sa=X&#038;oi=book_result&#038;ct=result&#038;resnum=1&#038;ved=0CBoQ6AEwAA#v=onepage&#038;q=charles%20dickens%20mazzini&#038;f=false"><strong>Charles Dickens</strong></a>. Cose che possono accadere anche nella civilissima Inghilterra quando sono in ballo e in discussione quei principi di libertà e democrazia visti però in chiave utilitaristica.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110120184708"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110120184708?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110120184708" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110120184708&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2011%2F01%2Ffratellanze-inglesi-e-unita-ditalia"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>La firma con la quale essi erano soliti siglare, sia gli scritti che le opere pittoriche, ricorda molte abbreviazioni che ancora oggi hanno un fervore politico e rivoluzionario. Come, ad esempio, le[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il cervello: istruzioni per l&#039;uso</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/il-cervello-istruzioni-per-luso</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/il-cervello-istruzioni-per-luso</guid>
	<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 20:30:17 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/il-cervello-istruzioni-per-luso#comments</comments>
    <category>biblioscienze</category><category>cervello umano</category><category>metafore alvano</category><category>scienze cognitive</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/cervello.jpg" class="left" border="0" width="165" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>Alvano era il mio<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alter_ego"> <strong>alter-ego</strong></a> in quei giorni. Ero alla ricerca di regole che indicassero con precisione come funziona il cervello umano. Esattamente quelle stesse regole che l’autore di <a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833920474"> <strong>questo libro</strong></a> crede di avere isolato per comprendere come questo complesso meccanismo chiamato cervello opera. Anche io, insieme ad altri giovani studenti provenienti da tutta Europa, cercavamo di capire lavorando direttamente sull’obbiettivo: migliaia di pazienti affidati alle nostre cure. Medici, infermieri professionali, impiegati, studenti e semplici lavoratori inseriti in una realtà operativa che, vista a distanza di tanto tempo, sembra quasi il contesto di un romanzo allucinante. Un posto questo di cui sto parlando, diventato <em> “derelict place”</em>, quindi dichiarato<em> “scomparso”</em>, come se non fosse mai esistito. <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2010/06/sogno-di-una-notte-di-mezza-estate-2"><strong> Il brano che segue</strong></a> è un estratto da un libro che la questa Guida ha pubblicato qualche anno fa.</strong></p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/Harperbury.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" /></p>
<p><em>“Già la domanda ha in sé la risposta. Voglio dire: se chiedo il perché di qualcosa è proprio perché ho bisogno di una risposta che non posseggo. Se alla domanda del perché della mia vita non riesco a trovare una risposta, mi sarà ancora più impossibile dare una risposta al perché di una vita fisica e mentale anormale, cioè diversa, deviata dalla norma, dalle abitudini, dalla realtà scientifica, da quella morale, politica, religiosa, sociale. Mi sto chiedendo, e lo chiedo a te, lettore, perché esiste questa deviazione dalla norma che è la malattia fisica e mentale. Oddio, il termine ‘malattia’ è ragionevolmente improprio ma aiuta, almeno, a dare un metodo al nostro ragionamento. Alvano era finito in un manicomio del tipo di quelli che, al tempo, nella letteratura medica veniva classificato come “mental deficiency hospital”. </em></p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/brain_03.jpg" class="left" border="0" width="250" height="192" alt="" /></p>
<p><em>Qui è bene andare direttamente al cuore del problema che ruota intorno alla domanda: perché? Perché la maggior parte di questi pazienti hanno un cervello imperfettamente sviluppato sin dalla nascita? Solamente pochi di essi hanno un cervello normale che viene poi in seguito danneggiato per varie ragioni. Tutti, comunque, sono destinati a rimanere in questa condizione per tutta la vita. Non potranno mai migliorare, sono destinati anzi a peggiorare. Secondo statistiche recenti, su cento bambini, cinque presentano queste deficienze. C’è tutta una gamma di variabili sia per quanto riguarda la classificazione dei tipi di patologie che i sistemi d’accertamento del livello mentale, come ad esempio l’intelligenza, il temperamento, la salute fisica, l’ambiente, il lavoro, la scuola e molti altri. Le cause di queste condizioni possono essere diverse: fattori ereditari trasmessi attraverso le cellule sessuali dei genitori; influenze negative esterne traumatiche come ferite o malattie contratte dopo il concepimento; oppure una combinazione di entrambi. Quello che si intendeva, allora, in psichiatria col termine di “deficienza mentale” lo si intende ancora oggi anche se i termini sono mutati. Chiamatela come volete, questa esistenza da deficienti, cretini, imbecilli, idioti, ritardati, subnormali resta ancora senza una ragione, senza una risposta alla domanda iniziale.</em></p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/mentalhealthnursing.jpg" class="left" border="0" width="200" height="250" alt="" /></p>
<p><em>Alvano se la pose dopo il primo giorno di lavoro in quel posto. Aveva ricevuto il battesimo di lavoro, per così dire, nel reparto più infame di tutto l’ospedale: “Ward M6”. Avrebbe imparato col tempo che essere di servizio lì era come essere puniti. Ci entravi fresco di voglia di lavorare, dopo una colazione all’inglese nella sala da pranzo dello “staff block”. Ne uscivi che puzzavi di escrementi dalla testa ai piedi. Sessanta pazienti, sessanta incontinenti, sessanta bagni. Sessanta barbe da fare, un solo rasoio elettrico, tante gillette. Sessanta terapie, sessanta diete. Un infermiere di servizio anziano, responsabile del reparto. Uno staff nurse diplomato, uno studente infermiere, due assistenti ordinari. Due pazienti lavoratori aiutanti. Ogni reparto aveva più o meno questo tipo di struttura e di gestione. La cucina era centralizzata anche se era possibile usare strutture del reparto. Visite mediche in reparto o in infermeria. Visite ispettive sia di mattino che di pomeriggio. I pasti arrivavano dalle cucine centrali. Le prescrizioni mediche, le terapie occupazionali e quelle ambulatoriali venivano effettuate due volte al giorno.<br />
</em></p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/harperavenue.jpg" class="left" border="0" width="250" height="167" alt="" /></p>
<p><em>Ogni reparto era dotato di un salone, di un dormitorio, di TV e di servizi di lavanderia locale o centrale. Telefono interno ed esterno via centralino. Tre erano i turni di lavoro: 07.00-13.30; 13.30-20.00; 20.00-07.00. Un giorno libero, un giorno lungo di servizio a settimana. Ogni sei settimane, un fine settimana libero, un fine settimana di servizio. Ogni sei settimane si cambiava turno di mattina o di pomeriggio. C’era chi preferiva lavorare di notte e guadagnava di più. Quattro notti di servizio a settimana. Tre, se durante il weekend. Due o tre giorni liberi. Quattro settimane di vacanze pagate l’anno. Turni di straordinario possibili e ben pagati. I reparti erano circa una trentina. Maschi e femmine alloggiati in villette separate, cottages, e aree distinte. Una comunità autonoma e indipendente dalla città che distava circa dieci minuti in autobus pubblico. Un esempio di gestione sanitaria avanzata che non dava, comunque, una risposta alla domanda che Alvano si era posto quel primo giorno di lavoro. Quella notte non era riuscito a dormire nonostante la doccia ed un bagno. Aveva nelle narici quel puzzo che lo avrebbe accompagnato per molto tempo. Perché quegli esseri umani non avevano avuto un cervello normale? Perché  erano stati condannati a restare fuori della sfera di comprensione della condizione umana? Ma siamo proprio sicuri che avrebbero poi avuto la possibilità di capire quello che noi non abbiamo ancora capito? Siamo proprio sicuri che Peter, quando prendeva in mano il carbone coke dal camino acceso e tentava di mangiarselo, eludendo la vigilanza dell’infermiere, non sapeva quello che faceva? Lui non aveva alcuna percezione del dolore. Lui si divertiva, ci giocava col fuoco, è il caso di dire. La pelle si bruciava e si staccava, d’accordo, ma lui rideva, e noi poveri infermieri finivamo davanti al superintendente per omesso servizio ed assistenza. E poi dovevi spiegare ai genitori, durante la visita del weekend come era successo, perché Peter non era stato sotto controllo, quali le terapie in atto, perché il lucchetto della grata del camino non era chiuso, perché non erano stati avvisati prima, perché lo avevano fasciato in quel modo… tanti perché ai quali bisognava trovare una risposta che fosse plausibile, chiara, responsabile.<br />
</em></p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/golf_green1.jpg" class="left" border="0" width="250" height="166" alt="" /></p>
<p><em>Ma il perché originario restava inevaso. Nessuno provava a darti una risposta. Nemmeno quello scienziato del dottor Shapiro sapeva dartela. Eppure lui aveva la parola facile. Il cervello umano lo conosceva come le sue tasche, come le buche del vicino campo di golf nel quale andava a giocare spesso coi noi studenti infermieri. Prima di battere il colpo con la mazza contro la pallina verso la buca successiva, a volte si fermava col braccio a mezz’aria e diceva: “Vedete, giovanotti. Il cervello è fatto di tante buche che devono essere riempite, ogni momento, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Chi le riempie in un modo, chi in un altro. Non puoi sfuggire. Se poi improvvisamente ti accorgi che non ce ne sono più di buche, allora vuol dire che la partita è finita”. Una volta, qualcuno tra di noi che seguivamo le sue lezioni, gli chiese:“Ma perché dobbiamo giocare?”. -“Non hai scelta, amico mio. O continui a giocare oppure ti tolgono la mazza oltre che le palline!”. E rideva, rideva, rideva. Per rispetto e per timore, ridevamo anche noi, ma non avevamo capito il senso. Ancora oggi Alvano continua a chiedersi il significato di quella battuta. Lui, Shapiro, ormai la partita l’ha finita da tempo. Qualcuno gli ha tolto sia la mazza che le palline e lo ha visto vagare per i campi di golf del cielo sempre verdi, alla ricerca delle buche…”</em></p>
<p><strong>Fin qui l’esperienza del cervello di Alvano e del sottoscritto. A distanza di quasi mezzo secolo questo interessante libro dello scienziato John Medina cerca di spiegare in chiave moderna i misteri del nostro cervello. Non so quanto potrà essere utile a chi intende sapere qualcosa di più e sopratutto vuole fare del cervello stesso un buon e se possibile migliore uso. Fatica vana, a mio modesto parere. Il cervello dell’uomo resta un misterioso segreto inspiegabile e il buon dottore Shapiro lo sapeva bene&#8230;<br />
  </strong></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110118203017"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110118203017?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110118203017" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110118203017&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fil-cervello-istruzioni-per-luso"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Alvano era il mio alter-ego in quei giorni. Ero alla ricerca di regole che indicassero con precisione come funziona il cervello umano. Esattamente quelle stesse regole che l’autore di  questo libro[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>L&#039;Italia di Mazzini a Londra</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/litalia-di-mazzini-a-londra</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/litalia-di-mazzini-a-londra</guid>
	<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 17:46:30 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2011/01/litalia-di-mazzini-a-londra#comments</comments>
    <category>bibliostoria</category><category>giuseppe mazzini</category><category>italia 150</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/mazzini.jpg" class="left" border="0" width="180" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>Giuseppe Mazzini </strong>(1805-1872) nacque a Genova e morì a Pisa dopo di avere trascorso gran parte della sua vita in esilio a Londra. Prima di sbarcare in Inghilterra visse a Marsiglia nel 1831 dove ebbe modo di fondare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovine_Italia"><strong>La Giovine Italia</strong></a>, una organizzazione politica il cui motto era <strong>“Dio e Popolo”</strong>. I suoi principi erano quelli di unire i vari stati e regni della penisola in una sola repubblica. Mazzini auspicava anche la formazione degli Stati Uniti d’Europa che considerava la logica conseguenza dell’unità d’Italia. Mazzini arrivò a Londra agli inizi del 1837 dove si guadagnò da vivere a fatica scrivendo su alcuni giornali. Si stabilì nella zona di <a href="http://www.bbc.co.uk/london/content/articles/2005/05/26/italian_community_feature.shtml"> <strong>Clerkenwell</strong></a>, un quartiere di Londra che era divenuto famoso col nome di <strong>“Little Italy”</strong> a causa della presenza di numerosi italiani, in gran parte rifugiati politici. Mazzini aprì una piccola scuola gratuita per bambini a Hatton Garden nel 1841. Fu grazie al suo impegno che venne costuita anche la chiesa italiana di Saint Peter a Clerkenwell, che è ancora da quelle parti. Mazzini aumentò notevolmente i contatti con gli emigrati italiani che condividevano le sue idee politiche. Nel 1840 diede vita anche ad una associazione di lavoratori la cui sede è stata funzionante fino a pochi anni fa. Venne infatti chiusa nel 2008. </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/clerkenwell.jpg" class="left" border="0" width="198" height="250" alt="" /></p>
<p>Gli impegni civili non lo distrassero dai suoi studi. Continuò durante tutta la sua permanenza sul suolo inglese a scrivere producendo articoli e saggi letterari su autori quali <strong>Dante, Goethe, Foscolo, Byron, Carlyle</strong> e sul <strong>Romanticismo inglese</strong>. Fu anche giornalista corrispondente di diversi giornali liberali del continente, quali il parigino <strong>Le Monde</strong> e lo svizzero <strong>Helvetie</strong>. Pubblicò articoli sulla situazione politica e sociale inglese e sulla classe operaia. Collaborò attivamente alla <a href="http://www.tesionline.it/consult/anteprima.jsp?idt=29070"> <strong>rivista di John Stuart Mill “London &#038; Westminster Review”</strong></a>, il <strong>“Monthly Chronicle”</strong>, le riviste <strong>“British and Foreign Affairs”</strong>, <strong>“Tait’s Edinburgh Magazine”</strong>, e il radicale <strong>“People’s Journal”</strong>. In quest’ultimo pubblicò una serie di importanti saggi intitolati <a href="http://books.google.it/books?id=g4bNQUhCxRgC&#038;printsec=frontcover&#038;dq=pensieri+sulla+democrazia+in+europa+mazzini&#038;source=bl&#038;ots=t2BPGqIQLS&#038;sig=6hHeteEKjinjhgUIiE455hSMVtY&#038;hl=it&#038;ei=K3w0Taf3Do33sgbkrM2DCg&#038;sa=X&#038;oi=book_result&#038;ct=result&#038;resnum=1&#038;ved=0CBsQ6AEwAA#v=onepage&#038;q&#038;f=false"><strong>“Pensieri sulla Democrazia in Europa”</strong></a> nei quali egli tracciò le origini utilitaristiche dei vari movimenti utopistici del tempo.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/duties.jpg" class="left" border="0" width="153" height="250" alt="" /></p>
<p>Quando scoppiarono le <a href="http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/r/r085.htm"> <strong>rivolte del 1848 </strong></a>in Europa egli ritornò in Italia dove potè assistere al tentativo insurrezionale di milano prendendo parte come triumviro alla breve vita della <a href="http://cronologia.leonardo.it/storia/a1849a.htm"><strong> Repubblica Romana</strong></a>. Subito dopo la caduta di quest’ultima fece ritorno a Londra continuando la sua azione di sensibilizzazione presso gli inglesi delle condizioni in cui versava l’Italia. Aiutò anche numerosi tentativi insurrezionali in patria, ma si scontrò sempre con quei moderati i quali cercavano di legare l’Italia alla monarchia dei Savoia. Nel 1860 pubblicò la sua opera principale  <a href="http://cronologia.leonardo.it/storia/a1849a.htm"> <strong>“I Doveri dell’Uomo”</strong></a> un cui egli delineò il suo pensiero in campo economico, sociale e politico. In questo libro egli spingeva la classe operaia ad abbandonare le dottrine materialistiche come il Marxismo e seguire invece i comandamenti cristiani nei confronti di Dio, il popolo e la nazione. Negli anni che vanno dal 1860 al 1868 strinse una forte amicizia con il poeta <a href="http://www.zam.it/biografia_Algernon%20C._Swinburne"> <strong>A. C. Swinburne</strong></a>, il romanziere <a href="http://www.readbookonline.net/readOnLine/18484/">  <strong>George Meredith</strong></a> i quali usarono Mazzini e l’Italia come tema per i loro scritti. In particolare <strong>Swinburne </strong>scrisse una poesia panegirico in suo onore col titolo <a href="http://www.jstor.org/pss/2915845"> <strong>“Ode to Mazzini”</strong></a> (1857) e l’altro famoso poeta <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Browning"><strong>Robert Browning</strong></a> scrisse la poesia <a href="http://www.readbookonline.net/readOnLine/2841/"> <strong>“The Italian in England”</strong></a>. Produzioni poetiche le quali sensibilizzarono gli scrittori inglesi e l’opinione pubblica per la situazione politica italiana.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/giovine.png" class="left" border="0" width="178" height="250" alt="" /></p>
<p>Con il passare del tempo e con l’intensificarsi della sua azione politica e sociale cominiciarono a nascere sospetti nei suoi confronti. Le autorità locali arrivarono persino a violare la sua corrispondenza con la’utorizzazione del ministero degli interni nella persona del titolare del tempo Sir James Graham. Mazzini era in contatto epistolare segreto con i rivoluzionari in patria. Nel 1848 i suoi sogni sembrarono avverarsi quando si seppe degli scoppi rivoluzionari in Europa. Quando seppe che la rivolta era scoppiata a Milano e a Messina, Mazzini decise di rientrare in Italia. Egli conosceva bene i capi della rivolta e voleva congiungersi ad essi. Nel 1849 venne nominato a far parte del del governo provvisorio in Toscana e a prendere parte nella sfortunata Repubblica Romana che ebbe vita breve anche se intensa. Le rivoluzioni degli anni 1848/49 misero fine alla fase rivoluzionaria del Risorgimento e segnò l’inizio del riallineamento delle forze politiche in Italia e altrove in Europa. Mentre Mazzini continuò ad essere tenuto in grande considerazione i nazionalisti Italiani si appoggiarono alla leadership monarchica favorita da Cavour e da Vittorio Emanuele Re del Piemonte e Sardegna. Nel 1861 il Regno d’Italia venne proclamato a Torino, capitale del Piemonte e della Sardegna, con rappresentanti in parlamento provenienti da tutti Italia tranne Venezia e Roma. Il disilluso Mazzini non accettò mai l’idea di una Italia unita sotto la monarchia e continuò ad operare per una repubblica democratica fino alla sua morte nel 1872.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110117174630"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110117174630?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110117174630" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110117174630&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2011%2F01%2Flitalia-di-mazzini-a-londra"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Giuseppe Mazzini (1805-1872) nacque a Genova e morì a Pisa dopo di avere trascorso gran parte della sua vita in esilio a Londra. Prima di sbarcare in Inghilterra visse a Marsiglia nel 1831 dove ebbe[...]</description>
	
	</item>
    

</channel>
</rss>

