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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 24 Nov 2009 08:32:22 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>Un ponte per fuggire</title>
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	<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 17:16:21 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>quando</category><category>8 dicembre</category><category>john lennon</category><category>pearl harbour</category><category>ponte immacolata</category><category>the beatles</category><category>zampone più lungo al mondo</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/ponte.jpg" class="left" border="0" width="187" height="250" alt="" /></p>
<p>Appaiono rapidamente ed altrettanto velocemente scompaiono, lasciando pochi segni o nessuna traccia nella mente della gente. Eppure, come nel giro di una giostra che non si ferma mai, gli uomini salgono e scendono da essa gioiendo e lottando, nella vana illusione di cogliere l&#8217;attimo risolutivo che dia un senso alla loro vita.</p>
<p>L&#8217;inverno è appena cominciato. Solo qualche giorno fa era ancora estate. Tutti sognano di partire, eppure sono appena ritornati dal mare delle vacanze. Si tirano fuori maglie, sciarpe  e cappotti. Per la neve sono pronti gli sci. Scomparsi i costumi da bagno, l&#8217;infradito, l&#8217;abbronzante, gli accappatoi e gli ombrelloni. Davanti alla gelateria chiusa per ferie si è accampato il venditore di caldarroste che inonda la strada con il suo profumo autunnale ed invita a bere un buon bicchiere di rosso nella vicina trattoria. L&#8217;8 dicembre è il 342° giorno del <a href="http://wapedia.mobi/it/Calendario_Gregoriano"> <strong>calendario Gregoriano</strong></a>, il che vuol dire che mancano soltanto 23 giorni alla fine dell&#8217;anno. E tra un mese sarà ancora una volta Natale. Mamma mia come corre il tempo. E noi facciamo di tutto per non fermarlo. Lo rincorriamo.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/ponte1.jpg" class="left" border="0" width="250" height="178" alt="" /></p>
<p>Ma diamo una rapida occhiata a cosa accadde l&#8217;8 dicembre di ieri. Il 7 dicembre del 1941 c&#8217;era stato l&#8217; attacco di <a href="http://www.ibs.it/dvd/8007038050528/michael-bay/pearl-harbor.html"><strong> Pearl Harbor</strong></a>, un&#8217;operazione aeronavale che ebbe luogo il 7 dicembre 1941, quando forze giapponesi attaccarono la base navale statunitense di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. L&#8217;attacco, portato senza una preventiva dichiarazione di guerra da parte giapponese, che fu formalizzata soltanto ad attacco iniziato, causò l&#8217;intervento statunitense nella seconda guerra mondiale. L&#8217;attacco fu concepito e guidato dall&#8217;ammiraglio <strong>Isoroku Yamamoto </strong>(il quale al momento dell&#8217;attacco si trovava nella baia di Hiroshima a bordo della corazzata Nagato), che sperava di distruggere la flotta americana nel Pacifico. In effetti l&#8217;operazione fu un grande successo poiché in poco più di un&#8217;ora i 360 aerei, partiti dalle portaerei giapponesi, affondarono 4 delle 8 corazzate americane, mentre le altre furono fatte arenare o subirono gravi danni. Solo le portaerei si salvarono trovandosi in navigazione lontano dalla loro base. Questa vittoria permise al Giappone di ottenere momentaneamente il controllo del Pacifico e spianò la strada ai successivi trionfi nipponici prima che gli USA riuscissero ad armare una flotta in grado di tenere testa a quella giapponese. Un fatto del genere non poteva non provocare la reazione americana che si materializzò nella Dichiarazione di guerra all&#8217;impero giapponese che venne fatta appunto in questo giorno. A sua volta la Germania nazista proclamava guerra agli Stati Uniti. L&#8217;orrore era deciso.</p>
<p>Ma veniamo a tempi più vicini a noi. Lo sapevate che l&#8217;8 dicembre dell&#8217;anno 1970 ci fu un tentativo di colpo di stato in Italia capitanato nientepopodimeno che da un principe? Avete letto bene: un principe. <a href="http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1387&#038;biografia=Junio+Valerio+Borghese"><strong>Giunio Valerio Borghese</strong></a>. Ogni tanto se ne continua a parlare qui da noi. Una volta di destra, una volta di sinistra, il colpo di stato è sempre in agguato. Ma ormai queste cose con la caduta sia del <a href="http://www.viaggio-in-germania.de/muro-berlino.html"> <strong>Muro di Berlino</strong></a> che con la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cortina_di_ferro"> <strong>Cortina di Ferro</strong></a> non accadono più. Anche se c&#8217;è qualcuno che, ogni tanto, dice c&#8217;è un <em>cavaliere</em> che ne sogna uno&#8230;</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/lennon.jpg" class="left" border="0" width="250" height="232" alt="" /></p>
<p>Il 9 dicembre del 1980 invece accadde un episodio che me lo ricordo ancora. Venne ammazzato l&#8217;ex Beatle <a href="http://www.johnlennon.com/html/news.aspx"><strong>John Lennon</strong></a>. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_David_Chapman"> <strong>Mark David Chapman</strong></a> lo uccise all&#8217;uscita del suo albergo l&#8217;8 dicembre del 1980. Prima dell&#8217;omicidio di Lennon, Chapman, di nazionalità statunitense, era guardia giurata a <strong>Honolulu </strong>(Hawaii). Aveva trascorso un passato piuttosto movimentato; tra l&#8217;altro, era stato tossicodipendente ed era stato ricoverato in una struttura ospedaliera per malati di mente. Dichiarò di essere stato fortemente influenzato dal romanzo di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/J._D._Salinger"><strong>Salinger</strong></a> <a href="http://www.ibs.it/code/9788806296605/salinger-jerome-d/giovane-holden"> <strong>Il giovane Holden</strong></a> , al punto di decidere di seguire nella propria vita il modello antisociale rappresentato dal protagonista <strong>Holden Caulfield</strong>. Per anni fu un fan dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Beatles"> <strong>Beatles</strong></a> , e di Lennon in particolare. Nella sua ossessione, arrivò al punto di sposare una donna americana di origine giapponese che gli ricordava <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yoko_Ono"><strong>Yoko Ono</strong></a> . Col tempo si convinse che Lennon aveva tradito gli ideali della sua generazione e si sentì investito della missione di punirlo.</p>
<p>L&#8217;8 dicembre 1980, Chapman incontrò Lennon che si allontanava dalla sua residenza, il residence <em>The Dakota</em> in <em>Central Park</em> a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manhattan"><strong>Manhattan</strong> </a>. Chapman gli strinse la mano e si fece fare un autografo sulla copertina dell&#8217;ultimo album di Lennon, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Double_Fantasy"><strong>Double Fantasy</strong></a> . Quindi, rimase sul posto per 4 ore in attesa. Alle 22:50, vedendo Lennon che rientrava insieme alla moglie Yoko Ono, Chapman lo chiamò, disse: <em>&#8220;Ehi Mr. Lennon, sta per entrare nella storia!&#8221;</em> e poi gli esplose contro quattro colpi di pistola. Uno dei proiettili trapassò l&#8217;aorta. Lennon fu dichiarato morto alle 23:09. Al momento dell&#8217;omicidio, Chapman aveva con sé una copia de <strong>Il giovane Holden</strong>.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/ponte3.jpg" class="left" border="0" width="172" height="250" alt="" /></p>
<p>Chapman in seguito dichiarò di essersi recato a New York un&#8217;altra volta, in passato, con l&#8217;obiettivo di uccidere Lennon, senza riuscirci. Disse anche che le sue azioni avevano lo scopo di attirare l&#8217;attenzione. Fu accusato di omicidio e si dichiarò colpevole, ricevendo una pena di 20 anni di reclusione per omicidio di secondo grado. Nel 2000 ha rifiutato la scarcerazione sulla parola. Attualmente Chapman si trova nella prigione di Attica (a favore dei detenuti della quale, ironicamente, John Lennon aveva cantato in un brano di <em>Some Time in New York City</em>, Attica State). Chapman si dichiara un fervente cristiano, e una associazione religiosa ha chiesto la sua scarcerazione. Yoko Ono e numerosi fans di Lennon, al contrario, hanno chiesto che non venga mai scarcerato.</p>
<p>Passando a qualcosa di più allegro, sempre seguendo le opportune ed utili indicazioni della nostra Wikipedia, ricordiamo che a <a href="http://www.comune.castelnuovo-rangone.mo.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx"><strong>Castelnuovo Rangone</strong> </a>, nel modenese, si festeggia e si mangia <a href="http://www.zampone.com/superzampone/"><strong> il più grande zampone del mondo</strong> </a> così come registrato dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guinness_dei_primati"><strong>Guinness dei primati</strong></a> . Proprio al maiale sono dedicati una statua di bronzo, nella piazza centrale del paese, che è un omaggio dell’Ente Esportatore Carni Olandese all’animale simbolo dell’economia del paese, e il Superzampone, la grande festa popolare organizzata ogni anno in dicembre in cui uno zampone gigante, viene cotto e offerto gratuitamente a migliaia di persone.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/ponte4.jpg" class="left" border="0" width="250" height="200" alt="" /></p>
<p>L&#8217;8 dicembre è una data importante anche da un punto di vista religioso: è il giorno della <strong>festa della Immacolata</strong>, da qui il <em>&#8220;Ponte dell&#8217;Immacolata&#8221;</em> che quest&#8217;anno inizia venerdì 4 dicembre e termina mercoledì 9. Quattro-cinque giorni di vacanza da programmare alla faccia della crisi e della disoccupazione. Tanto si dice che dalla crisi <em>&#8220;siamo fora&#8221;</em> anche se per la<em> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Candelora"> &#8220;candelora&#8221;</a></em> c&#8217;è ancora tempo. L&#8217;<strong>Immacolata Concezione</strong> è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l&#8217;8 dicembre 1854 con la bolla <em>Ineffabilis Deus</em>, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.  Il dogma non afferma solamente che Maria è l&#8217;unica creatura ad essere nata priva del peccato originale - e ciò fin da nove mesi prima della sua nascita, e cioè al momento del suo concepimento da parte di sua madre, Sant&#8217;Anna - ma aggiunge altresì che la Madre di Dio per speciale privilegio non ha commesso nessun peccato, né mortale né veniale, in tutta la sua vita.</p>
<p>Se queste sono le basi per questo lungo ponte di vacanza non possiamo che gioirne e preparare le valigie. L&#8217;8 dicembre è una data che segna una prima tappa decisiva nell&#8217;entrata dell&#8217;inverno. Con l&#8217;arrivo della neve scivoleremo dolcemente verso Natale e il Nuovo Anno. Viaggi, ricette, rassegne, incontri e relax per tutti. Tutti insieme appassionatamente sulla giostra della vita che continua a girare contro tutti i catastrofismi. Speriamo non si fermi mai.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091123171621"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091123171621?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091123171621" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091123171621&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fun-ponte-per-fuggire"/></p>
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	<title>Conoscete il &quot;transurfing&quot;?</title>
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	<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 19:05:11 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>cosa</category><category>tra realtà e fantasia</category><category>transessualità</category><category>transgender</category><category>transurfing</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/trans1.jpg" class="left" border="0" width="176" height="250" alt="" /></p>
<p>Tutto sembra andare da una parte all&#8217;altra, transitare, andare oltre, attraversare, senza mai arrivare da qualche parte. In fondo tutta la vita, a ben pensarci, è un continuo transitare. Appariamo e scompariamo tutti sulla faccia di questa terra. Arriviamo non si sa bene dove. Transitiamo per un pò di tempo, per poi atterrare da qualche parte, non si sa bene dove.</p>
<p>L&#8217;ultima parola apparsa sulla scena di questo mondo sempre più impazzito ed imprevedibile non è quella che voi malignamente avete pensato: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Transgender"> <strong>transgender</strong></a>. Riguarda invece una tecnica potente in grado di fornire gli strumenti necessari per gestire nientedimeno che il destino di tutti noi, a nostro piacimento. Non viene promesso, però, alcun miracolo. Ci aspetta qualche entità ignota che possiede una magia molto stupefacente. La cosa ha avuto origine in Russia qualche anno fa, esattamente nel 2003 ed è stata battezzata in Rete, in Internet, in vari forum per poi passare nelle librerie dove è il termine ha assunto la forma di un libro. Tre per la precisione, i quali sono subito diventati dei <em>best sellers</em>. Mi riferisco al <a href="https://docs.google.com/Doc?docid=0AW1_iilKuOWiZGZiOTN6bTdfNDE2aGt3OGtnaHI&#038;hl=it"> <strong>&#8220;transurfing&#8221;</strong></a>. Lo stesso successo si è poi rapidamente diffuso in Germania, in Cecoslovacchia ed altri paesi. Ora è &#8230; <em>transitato</em> in Italia con il primo volume intitolato <a href="http://www.macroedizioni.it/libri/reality-transurfing-1-spazio-delle-varianti.php"> <strong>&#8220;Lo spazio delle varianti&#8221;</strong></a>.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/trans2.jpg" class="left" border="0" width="250" height="186" alt="" /></p>
<p>Secondo il  Transurfing, il modo migliore di vivere è quello che prende spunto dal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Surf"><strong>surf</strong></a>, la disciplina sportiva. Il nome è attecchito anche riferito al Web e sta appunto a significare <em>&#8220;navigare&#8221;</em>. L&#8217;idea del <em>transurfing</em> è venuta a <a href="http://www.transurfing.si/intervju_vadim_zeland.pdf"> <strong>Vadim Zeland</strong></a>, una figura di studioso avvolta ancora nel mistero. Si hanno poche informazioni di lui. Si sa che è un esperto di fisica quantistica, ha dedicato parte della sua vita alla tecnologia informatica, fino a quando non ha incontrato il <a href="http://www.transurfing.it/arriva-il-transurfing/"> <strong>Transurfing</strong></a>. Nell’unica intervista rilasciata alla stampa, Zeland dichiara di non essere assolutamente un maestro spirituale votato al proselitismo, ma solo una persona fortunata che ha reso disponibile a tutti un approccio testato personalmente. &#8220;Se solo avessi conosciuto il Transurfing venticinque anni fa – ammette – la mia vita sarebbe stata completamente diversa, più facile e corretta. Ma in questo caso non avrei potuto scrivere questi libri.&#8221;</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/trans3.jpg" class="left" border="0" width="177" height="250" alt="" /></p>
<p>Grazie a uno stile affascinante e coinvolgente, Zeland conduce il lettore in un percorso attraverso le più comuni vicende del vivere quotidiano, svelando un modo completamente nuovo di affrontarle. Il mondo che ci circonda, per sua natura vario e multiforme, è inscritto all’interno dello spazio delle varianti, la struttura metafisica che contiene tutti i possibili risvolti di un evento, passato, presente e futuro. Le varianti che si sono realizzate, a scapito di altre, sono le manifestazioni della realtà così come ci si presenta, ma dato che le varianti sono infinite, teoricamente non c’è nessun limite alle possibili svolte che un evento può prendere. Come comportarsi quindi all’interno di questo mondo dalle infinite possibilità?</p>
<p>Il  transurfer è colui che scivola senza sforzo tra le onde del quotidiano e cavalca la vita con leggerezza, senza sprofondarvi dentro. Libero da legami di dipendenza e consapevole di ogni cosa che fa, il transurfer non attribuisce mai troppa importanza agli eventi, che in questo modo perdono la loro connotazione positiva o negativa e non hanno più il potere di influire sulla sua esistenza. Attento a non disperdere la propria energia lottando inutilmente contro i pendoli – strutture mentali vincolanti che si rafforzano in modo proporzionale alla risonanza che le persone danno loro – il transurfer preferisce essere spettatore attivo invece che attore, assumendo in questo modo una prospettiva più distante, rilassata e obiettiva.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/trans4.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Metafora perfetta del Transurfing è il principio alla base dell’:<a href="http//it.wikipedia.org/wiki/Aikido"> <strong>aikido</strong></a>. In quest’ antica disciplina chi viene preso di mira non si oppone all’attacco, ma accompagna l’avversario nei suoi movimenti, sfruttandone la forza a proprio vantaggio. Nel Transurfing non c’è posto per l’opposizione diretta alla realtà, ma solo per un sapiente utilizzo dell’energia nella direzione a noi più favorevole.  <strong>Lo Spazio delle Varianti</strong>, il primo volume della trilogia, è disponibile nelle librerie italiane da pochi giorni. Nell’arco del 2010 saranno pubblicati i successivi due volumi: <strong>Il fruscio delle stelle del mattino</strong> e <strong>Avanti nel passato</strong>. In Russia, i libri di Vadim Zeland hanno venduto oltre 1 milione di copie. Se volete un assaggio di questo libro lo potete leggere gratuitamente a questo <a href="http://www.macroedizioni.it/pdf/transurfing_spazio_varianti_ESTRATTO_OMAGGIO.pdf">  <strong>link</strong></a> messo gentilmente e disposizione dell&#8217;Editore italiano  <a href="http://www.macroedizioni.it/"><strong>Macroedizioni</strong></a>.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091119190511"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091119190511?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091119190511" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091119190511&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fconoscete-il-transurfing"/></p>
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	<description>Tutto sembra andare da una parte all&amp;#8217;altra, transitare, andare oltre, attraversare, senza mai arrivare da qualche parte. In fondo tutta la vita, a ben pensarci, è un continuo transitare.[...]</description>
	
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	<title>Studiare la salute</title>
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	<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 12:57:59 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>perch_</category><category>come respirare</category><category>comportamento nutrizionale</category><category>corretta nutrizione</category><category>evitare epidemie</category><category>studiare la salute</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/mangiare.jpg" class="left" border="0" width="220" height="250" alt="" /></p>
<p>Perché nelle prime, il terreno non era favorevole all’insediamento dei microbi. Quando un posto è ben protetto, il nemico risulta impotente. Ecco perché, invece di concentrarsi sulla malattia, è tanto più importante iniziare a studiare la salute: le leggi che ne assicurano il mantenimento, i fattori di cui essa è il risultato: <strong>la respirazione, la nutrizione, il comportamento</strong>. Queste cose devono essere insegnate a tutti. È qui che inizia la vera medicina. </p>
<p>Studiare la salute. Ecco quello che dovremmo fare tutti, ogni giorno. Nessuno ce lo insegna, nessuno ne parla e tantomeno ne scrive. Tutti corrono dal dottore, affollano i pronto soccorsi degli ospedali, corrono in farmacia ma non si prendono cura di studiare le condizioni della propria salute. <strong>Respirazione, nutrizione, comportamento </strong>sono alla base di questo studio che mi sembra faccia poco parte della nostra cultura, la cultura mediterranea e latina che ha fatto nei secoli e tuttora ha alla sua base il famoso <em>&#8220;carpe diem&#8221;</em>:  <strong><em> Se respiro lo faccio perchè devo mangiare; se mangio è perchè non voglio morire; se mi comporto così è perchè so fare soltanto così. </em></strong>Ecco la sintesi di come dalle nostre parti si studia e si ha cura della propria salute.</p>
<p>Tutti sappiamo per esperienza quanto sia importante respirare, ma in realtà quanto conosciamo la nostra <strong>respirazione</strong>? Per esempio, come respiriamo durante la nostra giornata? Come funziona l&#8217;atto respiratorio? Che cosa succede al nostro respiro quando proviamo uno spavento? Come respiriamo quando facciamo dell&#8217;attività fisica? Attraverso la respirazione apportiamo ossigeno al nostro corpo ed espelliamo le sostanze tossiche che abbiamo prodotto. Sia il corpo sia la mente, per ben funzionare, hanno bisogno di ossigeno. Ma attenzione, l&#8217;ossigeno non può essere immagazzinato, deve essere rifornito continuamente ed in modo regolare, per questo dobbiamo poter respirare bene! Possiamo affermare che per produrre e mantenere costante l&#8217;energia di base di cui nostro corpo ha bisogno, ci serve ossigeno che assumiamo con la respirazione. Solo così tutti i nostri organi, compreso il cervello e l&#8217;insieme di tutte le cellule, possono vivere. Quindi che facciamo? Fumiamo le nostre sigarette e quelle degli altri; respiriamo a pieni polmoni i fumi del traffico; sprechiamo il respiro senza sapere la differenza tra espirazione ed inspirazione.  Spesso ci capita di sentirci stanchi, svogliati, intorpiditi o, come sovente diciamo, ci sentiamo &#8220;stressati&#8221;. Quando un&#8217;emozione è esagerata rispetto allo stimolo esterno, significa che nel corpo e nella mente non c&#8217;è sufficiente ossigeno. E&#8217; l&#8217;ossigeno che premette al cervello di lavorare e se scarseggia il sangue deve affluire più velocemente. Nel frattempo si perde lucidità ed il nostro umore ne risente. Inoltre, a causa di un&#8217;inadeguata respirazione, nel sangue stesso ristagnano pericolose tossine che danneggiano le nostre funzioni vitali. In questo stato, siamo fragili fisicamente e vulnerabili emotivamente.</p>
<p>E che dire poi della <strong>nutrizione</strong>? In una società moderna come la nostra sembra che mangiare sia l&#8217;unica attività a cui dedicare i nostri pensieri. Siamo letteralmente bombardati da messaggi che hanno al loro centro il cibo. In tutte le sue forme. E&#8217; vero che il cibo è cultura, rappresenta le radici, le tradizioni e la storia di un popolo. Ma è anche altrettanto vero che in un mondo globalizzato come il nostro non ci appartiene più soltanto il cibo che fu dei nostri padri e dei nostri nonni, delle nostre vallate, dei mille paesi e paesini, dalle Alpi alla Sicilia. Siamo stati invasi da altri gusti, altre tradizioni, altri consumi che mentre sollecitano il nostro gusto ingrossano i nostri tessuti, ne sfiancano la linea e ne appesantiscono i volumi. Basta dare uno sguardo ai contenitori della spazzatura per rendersi conto dell&#8217;enorme spreco che facciamo di cibi e prodotti. Ed uno sguardo anche a chi questi contenitori riempie. Per ogni manifestazione pubblica o privata che viene organizzata la prima cosa a cui si pensa è dove/cosa/quando si mangia. Pochi giorni fa ho visto da qualche parte, in occasione della festa del patrono d&#8217;Italia San Francesco, l&#8217;annuncio che gli amici ed i fedeli della parrocchia e del Santo avrebbero organizzato oltre alle cerimonie religiose anche una sagra della &#8220;pasta e fagioli con le cotiche&#8221;! Straordinaria sintesi laico-religiosa-nutrizionale. Ma allora è vero che <a href="http://www.ibs.it/code/9788848119696/zzz1k1456/siamo-quello-che-mangiamo.html"><strong>noi siamo quello che mangiamo? </strong></a></p>
<p>Il terzo fattore a cui fa capo uno studio della buona salute a questo punto scaturisce in maniera quanto mai naturale: il <strong>comportamento</strong>. Se ogni qualvolta mangiamo scarichiamo a tavola sui piatti che abbiamo davanti tutta la nostra condizione di <em>stress</em> ci troveremo inevitabilmente a sconvolgere tutti gli equilibri psico fisici di cui il nostro organismo ha bisogno. Merende e merendine, ricette e specialità, pizzerie e trattorie, ristoranti e ristoratori, antipasti e dessert, cucina orientale o mediterranea, tutto concorre a creare squilibri, appetiti, abitudini quanto mai difficili poi a sdradicare. I peccati della gola si accompagnano a quelli della mente, quelli della mente tradiscono quelli dello spirito e fanno fuori la salute. Nella società contemporanea tutti abbiamo bisogno di maggiore consapevolezza e responsabilità nella gestione della nostra vita. Non tanto e non solo perchè la salute è nostra e perchè una cattiva salute genererà malanni pericolosi, che saranno soltanto nostri, ma anche perchè una popolazione in cattiva salute significa vivere in un paese malato. </p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091119125759"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091119125759?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091119125759" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091119125759&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fstudiare-la-salute"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Perché nelle prime, il terreno non era favorevole all’insediamento dei microbi. Quando un posto è ben protetto, il nemico risulta impotente. Ecco perché, invece di concentrarsi sulla malattia, è[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il grande gioco della pandemia</title>
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	<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 22:24:36 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>biblioscienze</category><category>enza</category><category>epidemia influenzale. the great game</category><category>influenza</category><category>la spagnola</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/the_great_flu.jpg" class="left" border="0" width="250" height="156" alt="" /></p>
<p>L&#8217;influenza suina entra nel mondo dei videogiochi per computer. All&#8217;università di Erasmus, a Rotterdam, il dipartimento di virologia ha creato è messo online <a href="http://www.thegreatflu.com/">  <strong>&#8220;The Great Flu&#8221;</strong></a>, chiaramente ispirato alle vicende mediche dell&#8217; influenza A. Chi decide di giocare veste i panni del direttore del <strong>World Pandemic Control</strong>, una specie di <em>Organizzazione mondiale della Sanità</em>` virtuale, che ha il compito di far fronte ad una potenziale pandemia, gestendo al meglio le risorse umane e finanziarie. Prima di tutto, però, bisogna scegliere quale virus affrontare, decidendo così il livello di difficoltà, in quanto ogni virus ha la sua pericolosità. Lo si può vedere anche su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=aDqkoosl-Ig"> <strong>YouTube</strong></a>.</p>
<p>Fatto questo, si entra nel vivo dell&#8217;azione. Inizialmente, il giocatore riceverà una serie di dati: numero delle persone infette, di decessi e il momento d&#8217;inizio della malattia. Spetterà poi a lui arginare il contagio, mettendo in atto diverse misure: come l&#8217; istituzione di squadre di medici, la chiusura di luoghi sensibili come scuole od aeroporti o l&#8217;autorizzazione alla ricerca di un vaccino. Ogni azione avrà un costo, che andrà sottratto dal budget (quello iniziale è di 2 miliardi di Euro) e provocherà una diversa risposta della stampa internazionale. Questa sarà presente con aggiornamenti giornalistici sulla situazione. Nel caso tali contromosse falliscano, il protagonista vedrà la malattia diventare pandemia. Il risultato sarà catastrofico e saranno colpite tutte le 20 macro regioni in cui è divisa la Terra. I morti saranno decine di milioni. Oltre all&#8217;aspetto ludico, <strong>&#8220;The Great Flu</strong>&#8221; offre utili informazioni scientifiche: il game presenta anche degli inserti, creati dei virologi olandesi, che informano gli utenti sugli ultimi progressi della ricerca scientifica. </p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/enza.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Come si vede realtà e fantasia si fondono e si confondono creando scenari possibili sia alla fantasia che alla realtà. E fu realtà quella che  si riferisce a <a href="http://www.amazon.com/Living-with-Enza-ebook/dp/B0023ZLNNS"> <strong>&#8220;Enza&#8221;</strong></a>, il nome non di una donna bensì quello il titolo di un libro che è uscito da pochi giorni in Inghilterra. Sta per <strong>&#8220;influenza&#8221;</strong>, quella che fece davvero milioni di morti all&#8217;inizio del secolo scorso. Nella primavera del 1918 un gran numero di soldati nelle trincee in Francia si ammalarono. I soldati avevano mal di gola, mal di testa e perdita di appetito. Sebbene la malattia sembrasse in principio molto contagiosa, il recupero sembrava veloce all&#8217;inizio. I medici dissero che sarebbe passata con tre giorni di febbre. Non seppero però identificare la malattia e pensarono che fosse influenza. I soldati la denominarono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Influenza_spagnola"><strong> &#8220;la spagnola&#8221;</strong></a>. Ma non c&#8217;erano prove che avesse avuto origine in Spagna. Non a caso nella penisola iberica la chiamarono <em>&#8220;la francese&#8221;</em>. Altri dissero che il morbo era cominciato sui campi  di battaglia del Medio Oriente, altri in Cina e in India. Uno studio recente ha accertato che la malattia venne diffusa sul fronte occidentale da un gruppo di soldati USA dal Kansas.</p>
<p>Nei mesi successivi i soldati continuarono ad essere colpiti dal virus con vari decessi. Nell&#8217;estate del 1918 i simtomi si accentuarono. Un quinto dei decessi furono dovuti a complicazioni polmonari e bronchiali con setticemia. Molti furono i decessi. Altri soldati svilupparono sintomi di cianosi eliotropica. Le vittime diventavano di colore blu e morivano in pochi giorni. La seconda ondata di epidemia fu micidiale. In un settore del fronte di guerra occidentale più di 70.000 soldati americani vennero ospedalizzati ed un terzo di essi morirono per mancanza di trattamenti. Verso la fine dell&#8217;estate il virus raggiunse l&#8217;esercito tedesco. Già la popolazione civile era stata colpita dall&#8217;epidemia con oltre 400.000 decessi.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/epidemia.jpg" class="left" border="0" width="177" height="250" alt="" /></p>
<p>I primi casi che si ebbero in Gran Bretagna scoppiarono a Glasgow nel mese di maggio del 1918. In pochi mesi si diffuse in tutto il paese e morirono oltre duecentomila persone. Il più alto numero di decessi dall&#8217;epidemia di colera del 1849. In questo paese vennero usati i più strani sistemi per far fronte all&#8217;epidemia. Le strade venivano inondate di liquidi chimici e la gente portava mascherine. In alcune fabbriche venne abolito il divieto di fumare perchè si riteneva che il fumo uccidesse i virus dell&#8217;influenza. Altri si riempivano lo stomaco  di <em>porridge</em> con l&#8217;idea che questo alimento fosse una difesa contro il virus. Tutto inutile. Gli USA anche vennero colpiti e morirono circa 500.000 persone ai primi di dicembre dello stesso anno. Il paese che ebbe il più alto numero di decessi fu l&#8217;India. Alcuni storici hanno accertato che tra il mese di giugno del 1918 e luglio morirono circa 16 milioni di persone a causa del virus. E&#8217; stato accertato che in tutto il mondo i morti furono circa 70 milioni. Nella sola India morirono tante persone quante ne morirono in tutta la prima guerra mondiale.</p>
<p>Il libro documenta in maniera ineccepibile tutto quanto ho sintetizzato. Devo dire che questo <a href="http://www.amazon.com/gp/search/ref=a9_sc_1?rh=i:stripbooks,k:pandemic&#038;keywords=pandemic&#038;ie=UTF8&#038;qid=1258322121"> <strong>non è l&#8217;unico libro</strong></a> ad essere uscito sia in Inghilterra che negli USA, o anche in Italia, sin da quando si è diffusa l&#8217;epidemia o pandemia che sia. I documenti abbondano e gli editori sembrano cavalcare alla meglio il fenomeno con grande cassa e risonanza. Non so dire se questo è un bene o un male. La gente vuole sapere, essere informata, conoscere le cose per come comportarsi. Certamente sapere per prevenire è un bene della conoscenza. Ma i rischi dell&#8217;altra faccia della medaglia sono facilmente intuibili. Da che mondo è modo l&#8217;uomo ha sempre speculato sull&#8217;uomo. Questo è un fatto inevitabile e deprecabile quanto volete e c&#8217;è ben poco da prevedere. Vogliamo tutti sperare soltanto che se speculazione ci deve essere i cittadini vogliono essere sicuri che almeno lo Stato, quello vero con le sue leggi, i suoi uffici, giudici, tribunali e polizia siano tutti all&#8217;erta per indagare, proteggere, punire chi sulla pelle dei malati specula con o senza pandemia.   </p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091115222436"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091115222436?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091115222436" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091115222436&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fil-grande-gioco-della-pandemia"/></p>
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	<title>Listmania: una lista per non morire</title>
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	<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 18:53:31 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>biblioweb</category><category>anobii</category><category>listmania</category><category>mania delle liste</category><category>umberto eco</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/eco_02.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /><br />
Per l&#8217;acquirente che va a quel sito, con l&#8217;intenzione di fare acquisti, se digita il riferimento del suo libro e decide di aprire una lista scopre quali sono i libri o i prodotti affini, chi li ha acquistato e gli eventuali commenti. Man mano che aggiunge altri elementi, la lista si allunga. Si intrecciano i contatti fino a formare una vera e propria banca dati che può essere facilmente consultata. Libri, film e musica e quant&#8217;altro si possono condividere con grande piacere sia dei clienti che incontrano amici con gusti simili che del venditore il quale si vede aumentare la possibilità di vendite. E&#8217; l&#8217;uovo di colombo: divertente e funzionale.</p>
<p>Non so quanto questa idea delle liste abbia spinto il nostro grande semiologo e scrittore <a href="http://www.umbertoeco.it/"> <strong>Umberto Eco</strong></a> ad organizzare una mostra a Parigi al <strong>Louvre</strong> con la relativa pubblicazione di un libro in titolato <a href="http://search.barnesandnoble.com/The-Infinity-of-Lists/Umberto-Eco/e/9780847832965"> <strong>&#8220;L&#8217;infinità delle liste&#8221;</strong></a>. A suo parere la <strong>listmania</strong> ha un posto importante nella storia della cultura. Si tratta di elencare in forma di liste le cose che i poeti, gli scrittori e gli artisti hanno elencato nelle loro opere. Fare una cosa del genere non è una operazione banale. Si tratta di trasformare l&#8217;idea di infinito in qualcosa di comprensibile creando ordine là dove l&#8217;ordine non c&#8217;è e ce n&#8217;è invece bisogno. Gli uomini si confrontano ogni giorno con l&#8217;infinito. Anzi l&#8217;aiutano a costruire non solo estendendolo ma anche rendendolo più incomprensibile. Da qui nasce allora il bisogno delle liste, dei cataloghi, delle raccolte nei musei, nelle gallerie e nelle biblioteche per mezzo di enciclopedie e dizionari.</p>
<p>Un esempio banale potrebbe essere quello di sapere quante donne <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Don_Giovanni"> <strong>Don Giovanni</strong></a> conobbe. Una lista ne accerterebbe esattamente 2063, così come ne ha scritto, lasciandone traccia, <a href="http://www.liberliber.it/biblioteca/d/da_ponte/"> <strong>il librettista di Mozart </strong></a><strong>Lorenzo da Ponte</strong>. Ci sono ovviamente innumerevoli altre liste come quelle della spesa, dei testamenti, dei menu e di tante altre manifestazioni umane. Non sono da meno la lista dei libri che sto da tempo organizzando su <a href="http://www.anobii.com/galloway"> <strong>aNobii</strong></a>. Si tratta però non solo di mettere in bell&#8217;ordine i libri quanto di classificarli taggandoli, valutarli col sistema stelle, indicare l&#8217;inizio e la fine della lettura, il luogo di acquisto e la finale recensione. Fatto questo si può anche controllare chi dei membri del sito possiede quel libro ed eventualmente aprire con questi un contatto ed una discussione a due o di gruppo.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/Louvre_at_night_centered.jpg" class="left" border="0" width="250" height="167" alt="" /></p>
<p>Chi crea liste del genere si trova ad essere una specie di custode che cerca di imporre un ordine in luoghi dove regna il caos. E Dio solo sa che caos c&#8217;è anche dalle parti della mia mansarda biblioeteca. Il che può voler dire mettere ordine nella cultura così come questa si crea. E&#8217; un fatto che in tutta la storia delle culture del mondo si trovano liste: santi, eserciti, piante medicinali, francobolli, titoli di tesori, elenchi di libri. E&#8217; vero che sono i ragionieri a fare le liste i quali con esse vivono. Ma ci sono liste anche nei libri di <strong>Omero</strong>, <strong>James Joyce</strong> e <strong>Thomas Mann</strong>. Nell&#8217; <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ulisse_%28Joyce%29"> <strong>Ulisse di Joyce</strong></a>, ad esempio, il protagonista <strong>Leopold Bloom</strong> apre i suoi cassetti fisici e mentali con tutte le cose che ci trova. Queste non sono altro che liste che ci parlano di Bloom. Oppure prendete <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Omero"> <strong>Omero</strong></a> quando nell&#8217;<strong>Iliade</strong> cerca di descrivere la grandezza dell&#8217;esercito greco. Usa dapprima delle similitudini nella descrizione che ne fa paragonandolo a grandi foreste che si stendono su per la montagna e se ne vedono le luci delle armi brillare al sole come stelle del firmamento. Il poeta chiede aiuto alla Musa e questa gli dà l&#8217;idea di elencare i nomi dei generali e delle navi.</p>
<p>Liste del genere, inserite nella narrazione, sembrano danneggiare la forma poetica. Ma in effetti sono presenti in tutte le culture primitive con lo scopo di descrivere l&#8217;universo nella sua interezza. Un&#8217;idea questa predominante nel Rinascimento e nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barocco"> <strong>Barocco</strong></a>, ma anche nel periodo cosi detto postmoderno.  Ma ci si chiede: a che serve fare fare elenchi del genere se ad esempio Omero sa bene che quando comincia a fare liste non potrà mai completare l&#8217;elenco? Egli pur sapendo bene che non può farlo cerca di esprimere ciò che non può essere comunque espresso. La gente ci prova sempre a fare una cosa del genere. Gli uomini sono stati sempre affascinati dall&#8217;idea che esprime lo spazio infinito con le sue stelle e le sue galassie. Come ci sentiamo quando osserviamo il cielo? L&#8217;uomo sa bene che non potrà mai descrivere ciò che vede. Ciò nonostante tentiamo sempre di fare una descrizione del cielo. Anzi dei cieli, facendo liste di ciò che in esso vediamo. La stessa cosa fanno gli innamorati. Pur non avendo più parole per descrivere il loro amore ne inventano delle nuove ed  impreviste.</p>
<p>C&#8217;è poi un&#8217;altra ragione per la quale gli uomini amano fare liste. Iniziarne una ci dà l&#8217;illusione di fermare la morte. Una lista per sua definizione non finisce mai perciò va oltre la fine, quale può essere, appunto, la morte. Nella mostra che Umberto Eco sta allestendo al <a href="http://heritage-key.com/blogs/bija-knowles/lists-louvre-umberto-eco-curates-mille-e-tre-exhibition"> <strong>Louvre</strong></a> verranno esposti anche quadri, immagini e disegni che riproducono aspetti di natura morta. Tutti i lavori esposti avranno cornici e pertanto saranno <em>&#8220;finiti&#8221;</em> nel loro messaggio. Questo sembra contraddire l&#8217;idea di lista. Il che non è esatto, perchè in un quadro incorniciato possiamo <em>&#8220;aprire&#8221;</em> la cornice, abbattere i suoi &#8220;confini&#8221; e vedere realmente le cose come sono, anche al di là di ciò che sta a destra e a sinistra, in alto o in basso. Il che significa che la lista si apre e continua all&#8217;infinito.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/louvregalleries.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" /></p>
<p>Queste liste sono importanti per Eco specialmente perchè esse trovano il loro ambiente naturale in un luogo quale è un museo, il museo del Louvre in particolare. Una passione come un&#8217;altra, come quella del calcio o dei francobolli. Non è facilmente spiegabile o definibile. E&#8217; sin dai tempi di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele"> <strong>Aristotile</strong></a> che cerchiamo di definire le cose basandole sulla loro essenza. Il che non sempre è possibile. L&#8217;uomo, ad esempio come definirlo? Ci sono voluti 80 anni ai naturalisti per arrivare ad una definizione di un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Platypus"> <strong>&#8220;platypus&#8221;</strong></a>, un animale molto difficile da definire nella sua essenza. Vive sott&#8217;acqua e sulla terra. Fa le uova eppure è un mammifero. Ma questa definizione non è altro che una lista di caratteristiche.</p>
<p>E&#8217; vero che con altri tipi di animali è possibile dare delle definizioni, ma ciò renderebbe l&#8217;animale più interessante? Pensiamo ad una tigre che la scienza descrive come predatore. Ma una mamma come descriverebbe al proprio figlioletto una tigre? La tigre è grande, forte, a strisce. Soltanto un chimico definirebbe l&#8217;acqua H20. L&#8217;acqua invece è liquida e trasparente, si beve e ci possiamo lavare con essa. La lista è il segno di una società molto avanzata perchè essa ci mette di fronte a definizioni essenziali, primitive.</p>
<p>Sembra allora che dovremmo smettere di definire le cose in questa maniera. Il progresso dovrebbe basarsi soltanto sulla conta e sull&#8217;elenco delle cose. Il che potrebbe essere un fatto liberatorio. Il <strong>Barocco</strong> fiorì in un&#8217;epoca di liste allorquando ci si rese conto che tutte le definizioni scolastiche non erano più valide. La gente cercava di guardare al mondo da una prospettiva diversa. <strong>Galileo</strong> scoprì nuovi elementi della luna. Nell&#8217;arte si stabilirono nuove definizioni distruggendo quelle vecchie e vennero introdotti nuovi argomenti. Ad esempio i dipinti della pittura barocca olandese possono essere come elenchi di liste. Tutte quelle nature morte con tutta quella frutta ed immagini di ricchi interni non sono altro che liste di curiosità, anche anarchiche così come si presentano. Il che vuol dire che l&#8217;ordine e l&#8217;anarchia procedono insieme nell&#8217;idea di liste.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/google_01.jpg" class="left" border="0" width="148" height="250" alt="" /></p>
<p>Questo fatto sembrerebbe una contraddizione ma non lo è. La domanda che scaturisce da queste considerazioni sarebbe quella di considerare <strong>Internet</strong> e  <strong>Google</strong> l&#8217;idea perfetta di liste. Ma nel caso di Google le due cose convergono. Secondo quanto afferma convinto Umberto Eco è vero che Google crea delle liste, ma esse non sono mai le stesse. Il che significa che questo tipo di conoscenza può essere quanto mai pericoloso per i giovani. Non tanto per chi ha una certa età e ha ricevuto una educazione in un modo diverso. Ma per i giovani può essere una tragedia. Se una lista non è mai la stessa, viene a mancare anche la capacità di scegliere, selezionare, discriminare. L&#8217;istruzione e l&#8217;educazione dovrebbero saper tornare a quello che erano al tempo del Rinascimento. I maestri insegnavano in termini più pratici che teorici. Mostrare un oggetto da così come può apparire a come deve sembrare. Come mescolare i colori, ad esempio e così via. Allo stesso modo si dovrebbe fare con Internet. L&#8217;insegnante dovrebbe dire: scegliete un argomento, sia esso un episodio di storia o la vita delle formiche. Cercate 25 pagine web diverse, confrontatele e decidete quale di esse garantisce una migliore informazione. Se dieci pagine danno lo stesso risultato vuol dire che l&#8217;informazione offerta è corretta. Ma, attenzione, può anche essere che qualche sito ha copiato gli errori di un altro sito.</p>
<p>Eco dichiara che la sua biblioteca che ammonta a più di 50.000 volumi. Quando la sua segretaria gli ha chiesto se poteva catalogarla lui ha detto di no perchè i suoi interessi variano continuamente e di conseguenza i volumi aumentano di continuo. Il che testimonia dei suoi cambiamenti di gusto e di personalità. Senza una catalogazione egli è costretto a ricordare i suoi libri. E&#8217; un piacere percorrere i circa settanta metri di parete che si formano con i suoi libri di letteratura. Essere un uomo di cultura non significa ricordare la data della morte di Napoleone bensì sapere come trovarla in due minuti. Ovviamente al giorno d&#8217;oggi con Internet  le cose stanno diversamente. Ma abbiamo già visto quali sono poi i problemi. Nel suo nuovo libro Umberto Eco include anche una bella lista del filosofo francese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roland_Barthes"> <strong>Roland Barthes</strong></a>. Egli elenca le cose che ama e quelle che non ama. Ama l&#8217;insalata, il formaggio, le spezie. Non ama le donne in pantaloni lunghi, i ciclisti, i gerani le fragole e l&#8217;arpa. Alla domanda su cosa egli ama o non ama il furbo ed erudito Umberto Eco risponde che sarebbe uno sciocco a rispondere a questa domanda. A 13 anni era affascinato da Stendhal, a 15 da Thomas Mann, a 16 amava Chopin. D&#8217;allora cerca di scoprire il resto. In questo momento Chopin è in testa di nuovo nei suoi gusti. Quando si interagisce con le cose della vita tutto cambia continuamente. Se si è un idiota nulla cambia. E, lui, lo sappiamo bene, idiota non è lo è affatto.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091114185331"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091114185331?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091114185331" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091114185331&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Flistmania-una-lista-per-non-morire"/></p>
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	<title>Di che pandemia siete?</title>
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	<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 10:30:11 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11/di-che-pandemia-siete#comments</comments>
    <category>biblioscienze</category><category>endemia</category><category>epidemia</category><category>in evidenza</category><category>influenza a</category><category>pandemia</category><category>panico influenzale</category><category>pecunia non olet</category><category>speculazione influenzale</category><category>vaccino anti-influenza</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/pandemia1.gif" class="left" border="0" width="250" height="237" alt="" /></p>
<p><strong>Pan</strong> (tutto) e <strong>Demos</strong> (popolo-comune) sono le radici di questa voce che fa rima con <strong>epidemia</strong>. Quest&#8217;ultima si differenzia dalla sorella <strong>pandemia</strong> per avere come prefisso <em>epì </em>(sopra). Ma, a quanto mi sembra di capire, si equivalgono perchè sia l&#8217;una che l&#8217;altra fregano la gente. A dire il vero ci sarebbe un altro termine, (la terza sorella!), che ha in comune la parola <strong>&#8220;demos&#8221;</strong> che come ho detto significa <em>&#8220;comune-popolo&#8221;</em>. Scusate il casino linguistico ma ho tutta l&#8217;intenzione di scrivere un post che alleggerisca la tensione creatasi in questi giorni. Dicevo di un terzo termine che è appunto: <strong>endemia</strong>. In questo caso abbiamo il prefisso <em>&#8220;in&#8221;</em> che sta, come si intuisce, per <em>&#8220;dentro&#8221;</em>.</p>
<p>Facciamo allora luce completa sul significato dopo di avere chiesto aiuto alla sempre provvidenziale etimologia. I tre termini fanno riferimento alla diffusione di una malattia tra la popolazione: per <strong>endemia</strong> si intende una malattia contagiosa costantemente presente in un determinato territorio o popolazione (per esempio la malaria nelle regioni tropicali) e il cui numero di casi non sia soggetto a grosse variazioni temporali. Per <strong>epidemia</strong> si intende invece una malattia con una diffusione delimitata nello spazio e nel tempo, che colpisce un numero di individui nettamente superiore a quanto ci si sarebbe atteso in quel periodo di tempo e in quella zona; può originarsi da un improvviso e insolito sviluppo di una malattia endemica, o dalla diffusione di una malattia infettiva importata da un altro territorio. Quando un&#8217;epidemia presenta un&#8217;ampissima diffusione e si propaga contemporaneamente in diversi Paesi e continenti di parla di <strong>pandemia</strong>: è il caso dell&#8217;attuale influenza A.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/pandemia_01.jpg" class="left" border="0" width="432" height="312" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>E così abbiamo il quadro completo da una angolazione strettamente linguistica. A questo punto la vostra guida-bibliomane dovrebbe fermarsi perchè non possiede gli strumenti di conoscenza necessari per procedere. In altre parole, non sono un medico, uno scienziato e nemmeno un infermiere. Anzi, ora che mi ricordo, infermiere lo sono stato in gioventù. Infatti, nell&#8217;altro secolo e nell&#8217;altro millennio , negli anni sessanta per la precisione, quando presi la decisione di studiare la lingua inglese. Me ne andai in Inghilterra a studiare la lingua del posto. Per mantenermi dovetti trovarmi un lavoro e così diventai infermiere in un ospedale a nord di Londra. Un infermiere speciale, però, in quanto mi occupavo di malati mentali.</p>
<p>E&#8217; vero, feci un corso di studio per sei mesi. Divenni <em>&#8220;student nurse&#8221;</em>, facevo qualche puntura, qualche lavaggio, terapie fisiche e mentali. Ma non di più. Non sono mai entrato in un laboratorio, non ho mai conosciuto <em>microbi, batteri, virus</em> e altri soggetti scientifici simili. Per questa ragione non posso dire di sapere distinguere un microbo da un batterio e se vedo un virus magari lo scambio per una farfalla. Detto questo ho detto tutto. E vi confesso che adesso non so dove andare a parare con questo post. So, comunque, una cosa e cioè che tra endemia, epidemia e pandemia ho la sensazione che ci stanno prendendo in giro. Mi spiego.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/pandemia7.jpg" class="left" border="0" width="180" height="180" alt="" /></p>
<p>Ho fatto un pò di ricerca sul Web aiutandomi anche con la conoscenza delle lingue. Ho scoperto che non solo gli articoli ma anche i libri su questo tema abbondano. Ne escono decine alla settimana in tutte le lingue e, a quanto sembra, si vendono anche. Non è solo la sete di conoscenza a farli diffondere, bensì anche quella della sopravvivenza. Infuria il <em>fai da te</em>. Il che se da una parte è un bene perchè c&#8217;è piena libertà di conoscenza e informazione e non si affollano gli ospedali, dall&#8217;altra parte può essere pericoloso perchè il medico di famiglia non va mai e poi mai by-passato. </p>
<p>Questa estate mentre ero a Londra sui giornali c&#8217;erano titoli cubitali su questa influenza pandemica. Si leggeva di gruppi di turisti e studenti che cancellavano prenotazioni, gente che girava con la mascherina, si ipotizzavano chiusure di frontiere e sbarramenti ai &#8220;check-points&#8221;. Io e mia moglie temavamo quasi di non poter più rientrare in patria. La <em>British Airway</em>s avrebbe potuto non accettarci a bordo, a Napoli ci avrebbero rispediti indietro a Londra. Ricevemmo anche delle telefonate da amici che avevano in programma un viaggio di studio in Inghilterra e avevano cancellato. Per fortuna eccoci qui sani e vegeti a parlare ancora di questa vera e propria epidemia di panico che continua ad infuriare ormai da diversi mesi.</p>
<p>Ciò detto ho appreso, anche assistendo ad accesi dibattiti in TV, che molti sentono <em>puzza di bruciato</em> in questo affare delle <em>tre parole sorelle</em> di cui ho parlato innanzi. Il bruciato diffonde virus che nessuna mascherina può fermare. E&#8217; un virus che si annida nella mente di chi sospetta che c&#8217;entra non solo la salute della gente ma anche il profumo dei soldi. I latini, lo ricordo bene, solevano dire, da quei realisti che erano <em>&#8220;pecunia non olet&#8221;</em>. E qui mi sa tanto che l&#8217;internazionale della <em>&#8220;pecunia&#8221;</em> c&#8217;entra e come! Tra i tanti documenti che ho pescato in rete ve ne segnalo soltanto due in argomento. Uno parla apertamente di <a href="http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/pandemia-3-la-riscossa.php"> <strong>&#8220;elementi demenziali  della messinscena virale planetaria&#8221;</strong></a>. Un altro è un libro che dice tutto sui <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__l-influenza-suina-a-h1n1-e-i-pericoli-della-vaccinazione-antinfluenzale.php"> <strong>rischi della vaccinazione</strong></a>. Ma vi assicuro che la bibliografia a livello mondiale è quanto mai ricca. C&#8217;è una forte dose di scetticismo in giro. Il che non significa affatto sottovalutare i rischi che le tre sorelle possono diffondere. Questo è il senso di questo post: non aumentare la psicosi, la paura, il panico.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/medicine.jpg" class="left" border="0" width="180" height="180" alt="" /></p>
<p>I pericoli sono quelli di sempre, nè più e nè meno. Una volta con i polli, poi i maiali, poi le mucche, i piccioni. Non ricordo se ci sono stati dentro anche i tacchini e altri animali terrestri o volatili. Spero che ne siano fuori i conigli, gli agnellini, le anitre. Per quanto concerne i pesci ricordo che ci fu un tempo in cui si parlò del mercurio nei loro corpi acquatici, in particolare nello stoccafisso e nel baccalà. Vuol dire che confermerò la mia decisione e diventate vegetariano. Perbacco! ora mi ricordo. Anche la frutta e la verdura sono a rischio. Non ho mica dimenticato Chernobyl. Ricordate quando ci dissero che eravamo tutti minacciati da quelle micidiali polveri che viaggiavano per i cieli e che potevano arrivare da quella che era l&#8217;Unione Sovietica fino alla parti nostre? Oddio, quello fu davvero un disastro che fece vittime innocenti che ancora oggi da molte parti soffrono. Ma, come sempre, fu un disastro annunciato nel senso che gli uomini disavventure del genere se le cercano.</p>
<p>In questo ultimo caso delle <em>&#8220;tre sorelle&#8221;</em> ancora una volta è possibile che gli uomini, con tutta la loro malafede e cattiveria che li distinguono, possano approfittare degli altri compagni di viaggio su questa terra non solo per trarne vantaggio economico, ma addirittura per eliminarli fisicamente. Il male non si diffonde solamente a causa di un virus, un microbo o un batterio, ma anche perchè si diffonde paura, panico e condizionamenti di ogni tipo, per fini perversi che non hanno nulla a che fare con la salute della gente. </p>
<p>Qui si tratta di capire quanto incidono gli interessi economici e commerciali dei grandi gruppi internazionali produttori di farmaci e vaccini di vario tipo. Diffondere panico e paura è un&#8217;arte antica che più di una volta nella storia dell&#8217;umanità ha generato grosse fortune per chi sa speculare sulla pelle di chi sta male. Ma a lungo andare ha anche causato grandi sofferenze all&#8217;intera umanità, la quale come si sa è composta da una maggioranza fatta di così detti <em>&#8220;poveri cristi&#8221;</em>. Perciò stiamo in guardia, e attenti a non cadere in questa trappola che tutti credono sia &#8220;mortale&#8221; ma che invece è possibile sia soltanto un ennesimo <em>&#8220;bidone mediatico&#8221;</em> sulla nostra pelle.</p>
 
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	<title>&quot;I fuochi di Pompei&quot;</title>
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	<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 18:47:08 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>bibliostoria</category><category>basilica pompei</category><category>distruzione pompei</category><category>mary beard</category><category>monte vesuvio</category><category>pompei ruins</category><category>scavi di pompei</category><category>valle del sarno</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/sarnoebene202.jpg" class="left" border="0" width="432" height="112" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Lo <a href ="http://www.hup.harvard.edu/catalog/BEAPOM.html"> <strong>studio della Beard </strong></a> risponde alle domande di chi ama la storia come solo un libro scritto da un inglese sa fare, sia da parte di chi visita Pompei per la prima o per l&#8217;ennesima volta. C&#8217;è sempre qualcosa di nuovo da imparare, sapere, vedere in un mondo come questo di Pompei. Anche per chi vive a pochi chilometri di distanza, come il sottoscritto, questa città con il suo ambiente circostante esercita un fascino indescrivibile. </p>
<p>Ogni qualvolta, infatti, che mi accade di osservare la vallata nella quale l&#8217;antica e moderna città si distende ai piedi del <strong>Vesuvio</strong>, e che il <strong>fiume Sarno</strong> l&#8217;attraversa tutta, il paesaggio mi appare sempre nuovo e diverso. Mi sembra che sia sempre la prima volta. Come l&#8217;occhio di una telecamera: lo sguardo dal <strong>monte Chiunzi</strong> verso Pompei, da destra verso la vetta del <strong>monte Alvano</strong>. Ai piedi di questo l&#8217;antica<a href="http://www.dainst.org/index_7902_it.html"> <strong>piana di Sarno</strong></a>, sua dirimpettaia, famosa e disgraziata cittadina delle frane del 5 maggio 1998. L&#8217;occhio si fissa su <a href="http://www.anisn.it/geologia2000/GP_Leopardi.html"> <strong>&#8220;sterminator Vesevo&#8221;</strong></a>, ai cui piedi appare Pompei, per poi posarsi sul golfo di Castellammare.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/vesuvius.jpeg" class="left" border="0" width="164" height="250" alt="" /></p>
<p>Da questa visuale del monte Chiunzi, nelle giornate chiare, si può chiaramente distinguere la cima del campanile della moderna città cristiana, la <a href="http://www.pompeionline.net/pompeibasilica.htm"> <strong>moderna Basilica della Madonna di Pompei</strong></a>. Uno scenario incomparabile per bellezza, mistero e suggestioni della storia. Una vallata quanto mai ricca e fertile, parte importante di quella che fu la <strong>Campania Felix</strong> dei Romani. Pompei ha la sua centralità in questa valle che è diventata una delle valli più densamente abitate del pianeta. Essa vanta, purtroppo, anche il corso del fiume più inquinato d&#8217;Europa, l&#8217;antico, glorioso e pescoso Sarno ridotto ormai ad un quanto mai triste e malinconico rivolo adibito ad forma di scarichi liquidi urbani e industriali altamente inquinanti.</p>
<p>Per una studiosa come la Beard, con l&#8217;occhio straniero, ma fine ed esperto, uno scenario del genere costituisce davvero un pozzo senza fine pieno di miracoli e di tesori della storia. A partire dall&#8217;introduzione del libro la scrittrice offre ai lettori il piacere di una panoramica su quanto oggi sappiamo veramente di questa città. Scene di quotidianità quali quelle del pane nei forni, i piatti per mangiare dipinti a mano, i contenitori frigo, il cane da guardia pietrificato nel tempo, gli scheletri con le ossa che rivelano mali di ieri e di oggi. La studiosa spiega termini e nomi di cancelli, strade, i numeri delle case, le date degli scavi effettuati, il tutto viene magistralmente collegato alla realtà turistica di oggi, tenendo bene a mente che la città non fu ciò che appare oggi a distanza di due millenni.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/beard2.jpeg" class="left" border="0" width="250" height="170" alt="" /></p>
<p>La scrittrice non si limita a descrivere, pone anche delle domande alle quali è possibile dare domande contrastanti come ad esempio: Pompei cadde in declino in seguito alla rivoluzione che ne scaturì dopo il terremoto del 62? Perchè la città rimase in perenne ricostruzione per quasi 20 anni? La linea costiera ebbe a soffrirne, come ne soffrì <a href="http://www.comune.ercolano.na.it/erc/internet/s=0OikJZ2O/deliveryweb?dwid=93"> <strong>Ercolano?</strong></a>Beard mette anche in evidenza ciò che effettivamente noi sappiamo da un punto di vista archeologico ed topografico e quanta di questa evidenza è andata perduta nel secolo 18 durante i primi scavi, oppure a causa del turismo, dei bombardanenti alleati del 1943 e non ultimo il degrado del tempo.</p>
<p>Nel primo capitolo, <em>&#8220;Vivere in una città antica&#8221;</em>, la Beard si occupa della storia della città. In particolare tratta la fase prima della eruzione del 79. La Campania aveva delle marcate connotazioni etrusche e greche sin dal sesto secolo a. C. La zona era multilingue a giudicare dalle scritture latine in caratteri greci. Pompei e le città vicine erano alleate di Roma sin dal terzo secolo a.C. Dopo la sconfitta di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_di_Corinto"> <strong>Corinto</strong></a> da parte di Mummio nell&#8217;anno 146 venne offerta a Pompei una specie di trofeo alla cui base c&#8217;era una iscrizione in lingua osca, la lingua originaria della regione. </p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/beard3a.jpg" class="left" border="0" width="250" height="175" alt="" /></p>
<p>La parte più antica della città, che era circondata da mura, si trova nella parte a sud ovest e fu qui che vennero costruite grandi case lungo il muro occidentale con una vista sulla costa. Una parete interna alla casa incorpora una colonna estrusca del sesto secolo e fa da santuario. Altrove si vedono dei rielievi in terracotta risalenti ad un santuario usati come decorazione ad una parete di un giardino. La grande <a href="http://marcheo.napolibeniculturali.it/percorso/nel-museo/P_RA4"> <strong>casa del Fauno</strong></a>, che già nel 79 aveva duecento anni, aveva un pavimento di mosaico raffigurante scene di storia greca:  Alessandro il Grande che sconfigge Dario. L&#8217;architettura e le decorazioni del Foro, come anche gli edifici pubblici della città, sono chiaramente legate alla realtà di Roma.</p>
<p>Nel secondo capitolo <em>&#8220;Vita di strada&#8221;</em> la scrittrice fa notare che nel sottofondo del romanzo della riscoperta di Pompei c&#8217;è una città sporca che produce oltre sei milioni di chili di feci umane e di urina ogni anno. Un graffito ammonisce i passanti di <em>&#8220;tenerlo dentro da queste parti&#8221;</em>. Un chiaro invito a non sporcare. La studiosa descrive le strade, le insegne dei negozi, una ventina di punti di vendita in un&#8217;area di circa 600 metri intorno ad una fontana. Mette addirittura in evidenza uno studio delle strade a senso unico esistenti nella città. La scrittrice fa davvero rivivere gli abitanti, i mercati, i colori, le lezioni delle scuole, i mendicanti, i commercianti, i pubblici ufficiali. Non solo statue, quindi.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/beard4_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="168" alt="" /></p>
<p>Il terzo capitolo si apre con una ricostruzione degli ultimi giorni di Pompei così come venne fatta da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Bulwer-Lytton"><strong>Bulwer-Lytton</strong> </a>nel 1834 della  <a href=" http://www.pompeionline.net/pompeii/edifici2/poeta.htm"> <strong>Casa del Poeta Tragico</strong></a>, una raccolta del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Satyricon_%28Petronio%29"> <strong>Satyricon </strong></a>di <strong>Petronio</strong>. In questo modo l&#8217;autrice riporta in vita l&#8217;ingresso, l&#8217;atrio, il cibo e le stesse case. Descrive i vari stili delle case, parla degli affitti, dei modi di mangiare, dormire, dei mobili, delle lampade, dei giardini, dell&#8217;acqua, dei bagni, dell&#8217;attrezzatura domestica.</p>
<p>Il capitolo quarto si occupa di <em>&#8220;Pitture e Decorazioni&#8221;</em>. Viene esaminata la casa dei cosi detti &#8220;pittori al lavoro&#8221;, dei colori ritrovati nella stanza: il nero, il bianco, il blu, il giallo, il rosso, il verde e l&#8217;arancione, gli stili, i progetti, i temi e i disegni, gli schemi che sono poi stati ritrovati sulle colonne e sulla pareti delle case pompeiane. Nel mentre essa critica l&#8217;imposizione dello sviluppo cronologico dei cosi detti <em>Quattro stili</em>, Beard mette in guardia a distinguere tra gli stili, quei pochi che restano del primo e del secondo stile. Mette anche in evidenza il legame che intercorre tra un uso della stanza e le sue decorazioni. Alcuni dipinti alle pareti ci danno la possibilità di comprendere meglio la mitologia antica. Altri ci danno l&#8217;illusione di una veduta, altri ancora vengono ripetuti sia in forma di mosaico che in pitture. Devono evocare evidentemente altri capolavori altrove. La scrittrice fa anche delle osservazioni sull&#8217;impatto moderno e sulla nostra percezione incompleta delle pitture che sono state tolte dalle pareti nel 18 secolo e messe in cornici. Lei ci invita anche a vedere nella sua giusta luce la bellezza dei dipinti di Villa dei Misteri che a suo parere hanno subito un restauro aggressivo.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/beard5.jpg" class="left" border="0" width="187" height="250" alt="" /></p>
<p>Il quinto capitolo tratta della vita di ogni giorno a Pompei: <em>&#8220;Come guadagnarsi da vivere: panettiere, banchiere e venditore di garum&#8221;</em>. Quest&#8217;ultima attività era evidentemente redditizia se la casa di un produttore di una salsa di questo genere poteva vantare un atrio a mosaico. Beard in questa parte del libro tratta di uva, olive, raccolto di cereali, produzione, stoccaggio, schiavi, agricoltura, pecore, bestiame da mercato, pesi e misure, industria leggera. Non parla molto delle attività del porto locale che pure era molto attivo e del commercio con l&#8217;esterno. Risulta che a quel tempo a Pompei fiorisse anche il commercio del marmo che proveniva dalla Grecia. Gli scalpellini scultori greci erano in grande richiesta perchè noti per la loro bravura. A dimostrazione di quello che dice l&#8217;autrice fa una lunga lista di reperti archeologici provenienti da <a href="http://www.pompeiiinpictures.com/pompeiiinpictures/RV/villa%20regina%20boscoreale%20p1.htm"> <strong>Villa Regina</strong></a> vicino Boscoreale. Sono presenti numerosi attrezzi da lavoro così come sono stati evidenziati da dipinti, insegne di negozi, annunci pubblicitari e graffiti di vario genere, oltre che dai lavori di un architetto, un fornaio e un allevatore di maiali. Nella cucina di un panettiere, nota col nome di <a href="http://www.archart.it/archart/italia/campania/Pompei/Pompei%20-%20Casti%20Amanti/foto-casti06.html"> <strong>&#8220;La casa dei casti amanti&#8221;</strong></a> un uccello ed un cinghiale erano in cottura quando ci fu l&#8217;eruzione. Un&#8217;ampia sala da pranzo probabilmente serviva da ristorante e una stanza vicina alla cucina fungeva da stalla per cavalli e asini ai quali veniva dato da mangiare fagioli e avena.</p>
<p>Il sesto capitolo è dedicato all&#8217;amministrazione della città. Una storia quanto mai affascinante. Tratta di elezioni, manifesti, consiglieri comunali, assemblee. Gli elettori erano probabilmemte 2500. Erano esclusi gli schiavi, le donne e i bambini. Il governo locale affittava a possedeva immobili. Gli eletti avevano l&#8217;autorità di far erigere statue seguendo la tradizione che i soldi avevano sempre una certa importanza per fare una cosa del genere.</p>
<p>  <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/fauno.jpg" class="left" border="0" width="250" height="174" alt="" /></p>
<p>Il settimo capitolo si occupa dei piaceri del corpo: cibo, vino, sesso e bagni. Si comincia con la descrizione di una gabbia per un ghiro ma Beard non fa nessuna citazione in merito anche se l&#8217;oggetto suscitò grande ammirazione nei visitatori al Museo Reale di Portici. Compare di nuovo la festa di <a href="http://www.activitaly.it/subura/romaoggi/cucinaromana/trimalcione.htm"> <strong>Trimalcione</strong></a> insieme al servizio d&#8217;argento della <a href="http://www.marketplace.it/pompeiruins/cmen.htm"><strong>Casa di Menandro</strong></a>  nella cerimonia di un pasto. La drogheria di Pompei includeva pane, olio, vino, salsicce, lardo, formaggio, bietole, cavoli, verdura, mostarda, menta, cipolle, l&#8217;aglio, il porro, pesciolini, maiale, e forse vitello. C&#8217;erano circa 200 bar e ristoranti alcuni dei quali erano negozi di verdura. Alcuni graffiti stanno ad indicare i luoghi dei bordelli e dei bar. Non è sicuro se di bordelli ce ne fosse uno solo oppure 35 quanti erano appunto i bar. I bagni pubblici hanno anche un posto importante in questo libro. Ne parla Celso che ci abitò al tempo di Tiberio. Da notare che erano molto sporchi ed era facile prendere infezioni.</p>
<p>Il capitolo ottavo si occupa dei giochi e dei divertimenti. C&#8217;erano <a href="http://www.pompeionline.net/pompeii/theatres.htm"> <strong>due teatri</strong></a> fissi in città. Potevano contenere uno 5000 posti a sedere l&#8217;altro 2000. Beard si chiede se la grande scenografia teatrale non sia stato un modello per la spettacolare pittura pompeiana. Molti degli intrattenimenti a Pompei avevano a che fare con la vita di teatro, inclusi il mimo e la pantomima, con attori maschi e femmine. Ci sono due ritratti di un famoso attore della città, <strong>Caio Norbano Sorex</strong>. Fino a 20.000 persone potevano assistere a spettacoli nell&#8217;anfiteatro i quali erano preceduti da lunghe e fastose processioni per i poveri combattenti che andavano a morire.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/statuetta.jpg" class="left" border="0" width="142" height="250" alt="" /></p>
<p><em>&#8220;Una città piena di dei&#8221;</em> è il titolo del nono capitolo il quale, a dire il vero, non dice molto sull&#8217;argomento, più di quanto già non si sappia. L&#8217;autrice, comunque, dice poco sulla varietà di statue private presenti nella città. Il capitolo si apre con un riferimento alla vecchia statua in bronzo di <strong>Apollo</strong> dalla <a href="http://www.archart.it/archart/italia/campania/Pompei/Pompei%20-%20Giulio%20Polibio/foto-GPolibio041.html"> <strong>Casa di Giulio Polibio</strong></a>. Viene detto che la statua aveva anche un vassoio in mano. Beard in questo capitolo copre anche altre categorie quali le divinità che si vedono nelle pitture murarie, le statuette di lararia, immagini di dei portati dall&#8217;estero e una grande testa di Giove dal tempio di Giove, Giunone e Minerva nel foro. La <a href="http://marcheo.napolibeniculturali.it/itinerari-tematici/galleria-di-immagini/RA47"><strong>statuetta di avorio di Lakshmi</strong></a> fu un souvenir di viaggio? Questo capitolo, anche se piuttosto approssimato, contiene un&#8217;ampia gamma di evidenza dal tempio di Iside che probabilmente aveva lo scopo di riscoprire nella città il culto romano della divinità di Iside.</p>
<p>L&#8217;ultimo capitolo è intitolato <em>&#8220;Epilogo: la città dei morti&#8221;</em> è molto breve. Si sarebbe potuto dire monco se pensiamo al grande cimitero alla periferia di Porta Ercolano, ai suoi numerosi abitanti e all&#8217;impatto di quel cimitero sui turisti. A conclusione del volume la Beard cerca di dare delle risposte anche a quelle domande che spesso i turisti e gli studenti in particolare fanno: qual&#8217;era la popolazione di Pompei? La risposta della Beard è che in città vivevano circa 12.000 abitanti, mentre nel circondario vivevano circa 24.000. Quanti furono i morti? Forse 2000 ma ne sono stati accertati 1100. Quando fu riscoperta Pompei? Nell&#8217;antichità non venne abbandonata. Dopo l&#8217;eruzione molti ritornarono per vedere cosa potevano salvare o ritrovare. Quanto distava Pompei da Roma? 240 km. Qual&#8217;era la cultura dei Pompeiani? Sono stati trovati in città circa 10.000 di tutti i tipi a partire da contratti, insegne, etichette di vini ed altri testi scritti in latino, greco, osco e perfino ebraico. Si arguisce quindi che molta gente era in grado di leggere per fare cose quali scegliere vini, lavorare, comunicare per iscritto. Che valore aveva il danaro? Una coppa un boccale di vino costava da 1 a 4 asses che era una moneta in rame.</p>
<p>Un libro questo della Beard che descrive Pompei come mai è stato fatto prima in tutti i suoi dettagli. Una città quanto mai viva e pulsante, anche a distanza di millenni. Quando la si visita oggi, con una guida del genere, la senti realmente vera. Quasi da vivere. Anzi, rivivere. Come un Pompeiano del XXI secolo.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091112184708"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091112184708?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091112184708" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091112184708&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fi-fuochi-di-pompei"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Lo  studio della Beard  risponde alle domande di chi ama la storia come solo un libro scritto da un inglese sa fare, sia da parte di chi visita Pompei per la prima o per l&amp;#8217;ennesima volta.[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>La filosofia non salva la vita</title>
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	<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 19:46:29 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>letture_di_una_vita</category><category>la morte dei filosofi</category><category>morte e filosofia</category><category>simon critchley</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/book_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p><a href="http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=184"> <strong>Eraclito</strong></a> pensava che ogni cosa fosse in una condizione di continuo divenire. Morì, secondo quanto si dice, annegato in un vortice di liquido di vacca. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Bacone"> <strong>Francesco Bacone</strong></a>, il padre della filosofia empirica inglese finì per mano della sua stessa filosofia. Morì mentre stava tentando di osservare gli effetti del congelamento di un pollo, in una fredda giornata di inverno. Aveva riempito il pennuto di ghiaccio e si beccò una polomonite mortale. Secondo l&#8217;autore di questo libro ogni filosofo muore così come è vissuto e così abbiamo modo di comprendere anche la sua filosofia.</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Simon_Critchley"> <strong>Simon Critchley</strong></a> nello scrivere questo libro, da buon filosofo quale lui stesso è, basa il suo ragionamento sull&#8217;affermazione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Tullio_Cicerone"> <strong>Cicerone</strong></a> secondo il quale <em>&#8220;filosofare significa imparare a morire&#8221;</em>. Non a caso Critchley è professore di Filosofia alla <a href="http://www.necronauts.org/"> <strong>New School for Social Research</strong></a> a New York. Autore di diversi studi ha scritto questo suo libro su di una collina che guarda su Los Angeles, pensiamo in attenta concentrazione filosofica. Per comprendere il significato della vita il filosofo deve cercare di capire la morte ed il suo significato. Il che non significa che lo debba per forza trovare. Può anche scoprire che di significati, secondo il filosofo che la pensa così, non ce ne siano affatto. Critchley ritiene che non è possibile separare lo spirito della filosofia dal corpo del filosofo. Egli afferma che <em>&#8220;la storia della filosofia la si può intendere come la storia dei filosofi che procedono per esempi da ricordare, spesso nobili e virtuosi, ma qualche volta umili e addirittura comici&#8221;</em>. La maniera in cui un filosofo muore umanizza sia l&#8217;una che l&#8217;altro e ci fa capire che tutto sommato poi i filosofi non sono affatto tanto lontani da noi gente comune. Che <em>&#8220;filosofi&#8221;</em> non siamo affatto.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/diogene.jpg" class="left" border="0" width="250" height="206" alt="" /></p>
<p>Il libro contiene poco meno di duecento riferimenti a pensatori passati a miglior vita ognuno di essi esposti in altrettanti aneddoti. Il pregio principale del libro è che non lo si deve leggere dalla prima all&#8217;ultima pagina e tutto insieme. Lo si può aprire a caso e leggere di qualche filosofo spesso in non più di due pagine di testo. Gli esempi da riportare sarebbero tanti. Basta ricordarne qualcuno. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diogene"> <strong>Diogene</strong></a>, uno che disdegnava i piaceri della carne, si dice che abbia commesso suicidio trattenendo il respiro, autosoffocandosi, quindi. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Julien_Offray_de_La_Mettrie"> <strong>Julien Offray de la Mettrie</strong></a>, ateista ed edonista, morì dopo di avere festeggiato mangiando una grande quantità di patate tartufate. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ludwig_Wittgenstein"> <strong>Ludwig Wittgenstein</strong></a> considerò la vita e la morte come realtà senza tempo. Morì il giorno dopo il suo compleanno. Un amico gli aveva regalato una coperta elettrica. <em>&#8220;Tanti auguri&#8221;</em> gli disse. In inglese <em>&#8220;many happy returns&#8221; - &#8220;tanti felici ritorni&#8221; </em>- letteralmente. Al che lui rispose <em>&#8220;Non ci saranno ritorni&#8221;.</em></p>
<p>Critchley racconta poi di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Voltaire"> <strong>Voltaire</strong></a> il quale, dopo di avere denunciato per decenni la Chiesa Cattolica di Roma, annunciò sul letto di morte che voleva morire da cattolico. Il parroco che lo assisteva stupito dalla richiesta gli chiese ripetutamente <em>&#8220;credi nella divinità di Cristo?&#8221;</em>. Voltaire rispose: <em>&#8220;In nome di Dio non mi parli più di quell&#8217;uomo e mi lasci morire in pace&#8221;.</em></p>
<p>Questo libro all&#8217;apparenza sembra un libro leggero. Non lo è affatto. L&#8217;autore viene segnalato oltre come essere professore di filosofia anche a capo di una organizzazione internazionale denominata <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/International_Necronautical_Society"> <strong>&#8220;International Necronautical Society&#8221;</strong></a>, un gruppo di avanguardia nella cui pagina web si afferma che il suo intento fondamentale è la <em>&#8220;inautenticità&#8221;</em>. Il suo scopo è lo studio della morte. Il sito vuole essere uno spazio che <em>&#8220;intendiamo definire, colonizzare ed eventualmente abitare&#8221;</em>. Sembrerebbe un&#8217;autentica follia se non fosse un fatto che il prof. Critchley è anche autore di numerosi altri libri e può esibire in questo suo volume sui filosofi una bibliografia di una decina di pagine.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/filosofia.jpg" class="left" border="0" width="250" height="212" alt="" /></p>
<p>Secondo quanto dice poi Critchley la filosofia occidentale è stata vista sempre come derivata principalmente da quella greca, il che, secondo lui è sbagliato. Egli afferma che le sue origini sono anche arabe, persiane, indiane, cinesi e molte altre ancora. La filosofia, egli sostiene, ha abbandonato la sua ragione originaria quella cioè di trasmettere saggezza e aiutarci ad essere felici. La filosofia ha cercato inoltre di imitare la scienza nella sua costante ricerca delle idee perfette e della verità assoluta. A poco a poco è venuta ad astrarsi dalla vita di tutti i giorni lasciandoci in preda alla paura di ciò che egli chiama <em>&#8220;terror of annihilation&#8221;</em>. Per calmarci, egli dice, ci sono infinite sofisterie in giro come la New Age e tutta una letteratura del <em>&#8220;fai da te&#8221;</em> oltre alla fiflosofia dell&#8217;accumulo sconsiderato di danaro e proprietà.</p>
<p>Fin qui tutto bene. Ma a questo punto possiamo domandare a Critchley qual&#8217;è il principio organizzatore di tutta la saggezza che abbiamo perduto nelle morti dei filosofi? <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Immanuel_Kant"> <strong>Kant</strong></a> morì di malattia di stomaco. Come si giustifica allora la sua &#8220;Critica della ragion pura&#8221;? Le sue ultime parole non furono molte. Una sola. Quella che sussurrò al suo discepolo quando gli diede un pò d&#8217;acqua mescolata con vino. <em>&#8220;Sufficit&#8221;</em> sussurrò. Ma ciò che Kant voleva dire era che egli aveva vissuto a sufficienza per definire le sue teorie sulla metafisica o sulla epistemologia oppure semplicemente che egli non voleva più acqua?</p>
<p>Alcuni filosofi di cui Critchley parla possono addirittura non essere mai vissuti. Lui stesso dice che ci sono filosofi nel suo libro della cui morte non si sa nulla e non si conoscono le loro ultime parole. D&#8217;altra parte egli molto spesso non riesce a dare nessuna connessione tra le opere dei filosofi che ha preso in considerazione, la loro morte e le loro idee. Ma non importa. Non tutto ciò che egli scrive in molti casi è apocrifo oppure è stato detto dai loro discepoli. Dalle loro opere vengono fuori soltanto le metafore. Il libro, comunque, è piacevole a leggersi, c&#8217;è molto da apprendere inclusa la previsione che egli avanza sulla sua morte. <em>&#8220;Fuga&#8221;</em>, anzi egli dice letteralmente: <em>&#8220;exit&#8221;</em> inseguito da un orso. Un libro questo, tutto sommato utile a pensare come sarà l&#8217;exit di ognuno di noi quando sarà il momento. Il più tardi possibile, s&#8217;intende.</p>
 
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	<description>Eraclito pensava che ogni cosa fosse in una condizione di continuo divenire. Morì, secondo quanto si dice, annegato in un vortice di liquido di vacca.  Francesco Bacone, il padre della filosofia[...]</description>
	
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	<title>E&#039; vero che Internet ha ucciso il romanzo?</title>
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	<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 17:49:32 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>biblioscrittura</category><category>fine del romanzo</category><category>romanzo elettronico</category><category>scrivere storie</category><category>storia di obama</category><category>storia di silvio berlusconi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>  <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/vero1_04.jpg" class="left" border="0" width="432" height="288" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Ogni fatto di vita ha un suo inevitabile inizio, uno sviluppo ed una conclusione. All&#8217;interno di questo semplice e genuino intreccio si dipana la vicenda dei singoli e di ogni comunità. Così è da millenni, sin dai tempi della Bibbia ed anche prima. Ma oggi qualcosa sta accadendo a questo intreccio semplice eppure quanto mai complesso che si è venuto a creare nel corso del tempo. L&#8217;informazione che ogni mattina riceviamo come una qualsiasi altra merce la consumiamo in maniera sempre più rapida, stimolante e sfuggente. Resta ben poco in noi di quanto leggiamo sulla pagina dello schermo sul quale leggiamo. Subito si dissolve per passare poi alla pagina siccessiva. Le parole che descrivono i modi nei quali comunichiamo li conosciamo tutti ormai, sopratutto i bambini: <em>click, tweet, e-mail, twitter, skim, browse, scan, blog, text </em>&#8230; sono parole che fanno parte del linguaggio digitale contemporaneo. Siamo sempre all&#8217;erta per ricevere ed intercettare nuovi messaggi su cellulare, blackberry, portatile che sia. Una patologia che qualcuno in inglese l&#8217;ha riassunta con l&#8217;acronimo C.P.A. <a href="http://www.lindastone.net/"> <strong>Continuous Partial Attention</strong>, <strong>Attenzione Continua Perenne</strong></a>. Un bombardamento mediatico dal quale non si scappa.</p>
<p>Tutto ciò cambia sia il modo di scrivere che quello di leggere. E&#8217; solo un susseguirsi di attimi informativi, brandelli che difficilmente si riesce a mettere insieme per formare il mosaico del contesto della notizia. Sia essa in forma di vicenda, storia, fatto. Questa come quella di una qualsiasi storia deve necessariamente avere un principio, uno sviluppo, una conclusione. Se si trasmettono e si ricevono solamente pezzi, frammenti, brandelli di informazione, si riceverà una percezione falsata e parziale di quella che è la realtà. Ecco spiegata la ragione per la quale molti di noi oggi incontrano difficoltà a penetrare nel tessuto narrativo di un romanzo. C&#8217;è bisogno di concentrazione, contemplazione, oggettivazione di quanto si legge. La parola stampata sulla carta ha un valore di permanenza. La pagina tradizionale invita al ritorno, alla pausa, alla ricerca visuale e immaginaria di quanto si legge. La parola sullo schermo del <em>desktop</em> o, peggio, del <em>blackberry</em>, è volatile, veloce, mutevole e sfuggente come una particella, una molecola. E&#8217; più una apparizione che una realtà. E&#8217; empre più difficile che possa rimanere e fermarsi nella mente del lettore.</p>
<p>  <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/yahoo_timecapsule_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="244" alt="" /></p>
<p>La storia, allora, non ha la possibilità di distendersi nella mente del lettore, in modo da permanere per resistere come ricordo. L&#8217;ambiente in cui deve trovare spazio deve essere accogliente altrimenti non rimane nulla di quanto si è letto. E&#8217; di pochi mesi la notizia che il <a href="http://www.multimediarchitecture.it/settimanale/attualit%C3%A0/2009/FUTURE_STORYTELLING.htm"> <strong>MIT</strong></a> ha creato un apposito laboratorio per la protezione e la conservazione del racconto tradizionale. Sembrerebbe un&#8217;idea eccentrica ma non lo è affatto. Si pensi, infatti, che il raccontare storie è la culla della civiltà. Nel momento in cui entriamo in contatto con gli altri cominciamo a creare delle storie. E questo fatto, che è una possibilità importante, ci aiuta a dare senso al mondo, perchè entriamo nella mente di qualcun altro. Ad una certa età si raccontano storie per dare vita a piccoli musei della memoria. Non importa se queste sono vere o false. Un storia, scritta o orale, appartiene ad ogni cultura. Ma per seguirla si ha bisogno di tempo e di concentrazione. Una vera storia non si limita a trasmettere una informazione. Invita il lettore o l&#8217;ascoltatore a fare da testimone dell&#8217;evento narrato.</p>
<p>Una storia ci introduce a situazioni, persone e problemi che possono andare al di là della nostra esperienza, in maniera contemplativa e graduale. In un certo qual modo è la più antica e migliore realtà virtuale che sia mai stata creata. Internet, mentre comunica tante informazioni in maniera così efficace, non <em>&#8220;crea&#8221;</em> narrazioni, storie, racconti. Che cosa è in fondo un blog se non un contenitore, una scatola di sapone, buono a tutti gli usi? <em>Facebook</em> certamente è un buon posto a disposizione di tutti per raccontare storie. Ma non per le storie in sè. La tradizionale narrativa di ampio respiro esiste ancora sul grande e piccolo schermo, ma il lettore elettronico lo sta lentamente pilotando altrove. In rete non si trovano storie che vanno al di là delle mille parole.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/vero3_02.jpg" class="left" border="0" width="250" height="228" alt="" /></p>
<p>Nel frattempo che accade ai giovani? A scuola come studiano? Certamente non più quelle decine e decine di pagine di storia, filosofia e letteratura da leggere, sottolineare e sintetizzare per poi elaborare e ricreare in classe oralmente o per iscritto. Il sapere è frammentato in domande e risposte, il più delle volte pletoriche ed effimere, legate all&#8217;attualità, solo uno spuntino di una cultura che resta di assaggio temporaneo e di cui ben poco rimane. La trama è scomparsa, il grosso tessuto narrativo e discorsivo è scomparso. Eppure continua ad esserci fame e sete di storie da leggere e narrare che diano forma e significato all&#8217;esperienza collettiva ed individuale. <strong>Barak Obama</strong> è stato eletto Presidente degli USA in gran parte perchè aveva una sua storia personale alle spalle, un filo narrativo che ha inizio nelle Hawai e finisce alla Casa Bianca, passando per il Kenya e Chicago.</p>
<p>Le storie che attirano sempre gli uomini sono quelle che da brevi notizie si trasformano in narrazioni che hanno un inizio, uno sviluppo ed una conclusione. Una delle ragioni per le quali si può comprendere il successo di un uomo come l&#8217;attuale Presidente del Consiglio italiano <strong>Silvio Berlusconi </strong>va ritrovata sostanzialmente nella narrazione dei fatti della sua vita. La sua popolarità, al di là di qualsiasi valutazione di ordine politico ed ideologico, va trovata nei fatti della sua vita passata, nelle sue problematiche pubbliche e private del presente, il tutto proiettato verso un futuro che non riguarda soltanto la sua vita di uomo pubblico e privato ma anche quello di una intera nazione. E non sembri un paradosso o una forzatura quanto si è detto. La storia degli uomini ruota sempre intorno alle vicende di una persona, siano uomini semplici o difficili, oscuri o famosi.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/vero4_01.jpg" class="left" border="0" width="180" height="166" alt="" /></p>
<p>Le storie degli altri ci attirano sempre, specialmente se sono persone che appaiono improvvisamente sulla scena della comunicazione contemporanea.<br />
Magari in maniera del tutto inaspettata, provenienti da qualsiasi settore sociale. Abbiamo bisogno, quindi, che tutta la tecnologia che ci circonda oggi sappia modulare velocità e facilità di trasmissione delle storie in maniera nuova e creativa, assecondando i nuovi bisogni e le diverse esigenze di chi legge, scrive e trasmette. E&#8217; di questi giorni un esperimento in tal senso tentato in Giappone dove, da diversi mesi, è in atto quella che è stata definita l&#8217;esplosione del &#8220;<em>romanzo a pollice&#8221;</em>, <a href="http://blog.metrolingua.com/2009/03/keitai-shosetsu-cell-phone-novels.html"> <strong>keitai shosetsu</strong></a>, racconti saghe di libri che possono essere scaricati sul telefonino e letti una pagina per volta.</p>
<p>Questi racconti telefonici sono scritti in un linguaggio tipico della rete, con simboli e brandelli di testo. Ma sono storie con protagonisti, con un inizio ed una fine. Sono diventati estrememente popolari. A fare le spese di questa popolarità sono le vendite dei libri tradizionali decisamente in calo. Una prova provata questa che il bisogno del racconto tradizionale non è venuto meno, è ancora presente, innervato, per così dire, nella natura degli uomini. Tutto sta a farlo convivere con le nuove forme della tecnologia. La parola continua ad essere il principio di tutto. Sta scritto nella <em>Bibbia</em> e questa, si sa, non fu scritta con un <em>&#8220;twitter&#8221;</em>.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/girlwatchingTV_000.jpg" class="left" border="0" width="250" height="186" alt="" /></p>
<p>Alle donne in genere, e a mia moglie in particolare, piacciono le storie, comunque siano esse scritte o narrate. Una volta che ha iniziato a leggere un libro nessuno potrà mai staccarla da quelle pagine. La stessa cosa accade quando si incolla davanti alla TV per un racconto, un film o una commedia. Deve necessariamente vedere <em>&#8220;come va a finire&#8221;</em>. Sta in questo il fascino della narrativa che, sia detto in tutta franchezza, a me non è mai andata a genio. Non ve l&#8217;aspettavate eh! questa confessione di chi ha scritto un articolo tutto impostato sulla difesa della storia, sia essa un racconto, una novella, un romanzo.</p>
<p>Ma questo è il fascino della scrittura, non solo del racconto o della narrativa: non si sa mai &#8220;come va a finire&#8221;. Avevo cominciato  a scrivere in difesa di questo genere comunicativo che è la narrativa prendendo spunto da un recente articolo di un giornale inglese. Ma poi mi sono accorto che il vero genere da salvaguardare non è soltanto quello della narrativa, bensì quello della scrittura. Tutti i tipi di scrittura. Da quella tradizionale fatta con la penna, a quella fatta dal vecchio ed antico compositore a mano nella tipografia di gutenberghiana memoria quale fu quella di mio padre, un secolo ed un millennio fa, passando per la superata, ma ancora in vita macchina da scrivere, semplice oppure elettronica, arrivando a quella sul laptop o al Blackberry.Tutti abbiamo bisogno di scrivere, per comunicare, per leggere, per stare insieme.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091109174932"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091109174932?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091109174932" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091109174932&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fe-vero-che-internet-ha-ucciso-il-romanzo"/></p>
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	<description>Ogni fatto di vita ha un suo inevitabile inizio, uno sviluppo ed una conclusione. All&amp;#8217;interno di questo semplice e genuino intreccio si dipana la vicenda dei singoli e di ogni comunità.[...]</description>
	
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	<item>
	<title>Una scrittrice di sei anni</title>
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	<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 19:52:57 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>chi</category><category>elena desserich</category><category>hot topic</category><category>sconfiggere il cancro</category><category>scrittrice a sei anni</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/elena1.jpg" class="left" border="0" width="432" height="324" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>La piccola <strong>Elena</strong> era consapevole di dover morire nonostante la sua età. Così pensò bene di lasciare nascosti tanti piccoli messaggi, alcuni in forma di biglietti dedicati ai suoi genitori e alla sorellina. In essi diceva loro quanto li amava. Voleva che li trovassero dopo la sua morte, affinché la ricordassero con lo stesso amore di quando era viva. I messaggi sono centinaia, ritrovati nei posti più imprevedibili: tra le pagine dei libri, negli armadi, nelle borse, nei vestiti, nei cassetti. I biglietti-messaggi sono stati ora raccolti dai genitori, Keith e Brooke, e pubblicati in un libro: <a href="http://www.amazon.com/Notes-Left-Behind-Brooke-Desserich/dp/0061886394"> <strong>Notes left behind</strong></a>. Hanno scritto anche loro un diario che racconta la sofferenza di quei giorni.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/elena2.jpg" class="left" border="0" width="180" height="180" alt="" /></p>
<p><em>&#8220;Abbiamo trovato i primi bigliettini qualche giorno dopo la sua morte&#8221;</em> - racconta il papà, che lavora per un&#8217;impresa di costruzioni. <em>&#8220;Da allora sono venuti fuori continuamente e ora ne abbiamo tre scatole piene. Li abbiamo trovati anche tra le decorazioni natalizie&#8221;</em>. Alla piccola Elena fu diagnosticato il male nel 2006. I medici le diedero non più di 135 giorni di vita. Da allora Keith e Grace cercarono in tutti i modi di rendere piacevole la vita di Elena e della sorellina Gracie, che allora aveva 4 anni. <em>&#8220;Volevamo proteggerla, così non le abbiamo mai detto che poteva non farcela&#8221;</em> - ha detto la mamma. &#8220;<em>Ci siamo preoccupati solo di farla stare bene, di essere una famiglia unita e di darle tutto ciò che voleva&#8221;</em>. In uno dei biglietti c&#8217;è un cuore e la frase <em>&#8220;Vi amo mamma e papà&#8221;</em>. In un altro ancora un cuore con all&#8217;interno un disegno (i ritratti dei due genitori e le due bambine) e la frase <em>&#8220;Vi amo mamma papà e Gracie&#8221;</em>.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/elena3.jpg" class="left" border="0" width="180" height="155" alt="" /></p>
<p>Elena sapeva che ogni giorno di vita sarebbe stato un dono da non sciupare. Così decise di fare una lista di cose che doveva fare: nuotare con i delfini, guidare l&#8217;auto, andare a cavallo, dipingere e tante altre cose. Il suo sogno di artista annunciata si avverò quando uno dei suoi disegni venne affisso accanto ad uno dei suoi artisti preferiti: Pablo Picasso al Museo d&#8217;Arte di Cincinnati. Il disegno era dedicato a tutti, dice il padre, e venne intitolato <em>&#8220;Vi amo&#8221;</em>. Elena, che è deceduta nel mese di agosto del 2007, ha lasciato anche un altro libretto per la sua sorellina Gracie:<em> &#8220;Come sopravvivere all&#8217;asilo nido&#8221;</em>. Volle anche fare col suo papà un ultimo ballo due giorni prima di andarsene.</p>
<p>Nove mesi è durata la battaglia che la famiglia ha combattuto contro la malattia. I genitori tennero un loro diario raccogliendo le loro impressioni e loro idee anche per informare gli altri membri della famiglia e gli amici su come la malattia stava evolvendo. <a href="http://www.notesleftbehind.com/"> <strong>Online </strong></a> tante persone hanno potuto leggere quanto stava succedendo in quella casa, in quella famiglia, a quella piccola creatura che lottava col male. Molti ne trassero aiuto e conforto. I genitori hanno trasformato i messaggi, gli appunti e quant&#8217;altro pertinente alla triste vicenda di Elena in questo libro per raccogliere danaro per una fondazione che si impegni nella lotta e nella cura dei tumori cerebrali nei bambini.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/elena4.jpg" class="left" border="0" width="250" height="224" alt="" /></p>
<p><strong>Elena Desserich</strong> da grande avrebbe voluto fare la maestra. Ma non ne ebbe il tempo. Il suo sogno non ha potuto realizzarsi. Ha voluto comunque lo stesso lasciare dietro di sè una lezione, un progetto di vita per gli altri. Con il suo libro potrà realizzare quanto desiderava: insegnare, anche se non è più tra noi. La sua esperienza del male che l&#8217;ha distrutta sarà di insegnamento a tanti altri bambini che possono trovarsi nelle stesse condizioni. Il libro racconta la storia di una umiltà e di una ispirazione. Da quando le fu diagnosticato il male Elena aveva messo insieme una serie di desideri da appagare e questi stessi desideri hanno convinto i suoi genitori della necessità di creare una fondazione che possa dare un aiuto ad altri bambini affetti da quel terribile male. Su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mo4l7i9y910"> <strong>youtube</strong></a> è possibile vedere il filmato della vicenda. Sul sito dedicato al <a href="http://www.notesleftbehind.com/"><strong> libro</strong></a> si può interagire con la fondazione che anch&#8217;essa ha il suo <a href="http://www.thecurestartsnow.org/desserich/"> <strong>indirizzo</strong></a>.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091107195257"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091107195257?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091107195257" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091107195257&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Funa-scrittrice-di-sei-anni"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>La piccola Elena era consapevole di dover morire nonostante la sua età. Così pensò bene di lasciare nascosti tanti piccoli messaggi, alcuni in forma di biglietti dedicati ai suoi genitori e alla[...]</description>
	
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