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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Fri, 10 Jul 2009 07:13:49 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>Libri e scrittori proibiti</title>
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	<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 14:51:25 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>bibliofilia</category><category>concilio vaticano ii</category><category>libri proibiti</category><category>patente di lettura</category><category>scrittori proibiti</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/indexi.jpg" class="left" border="0" width="432" height="291" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p><strong>La comunicazione umana</strong>, nel momento in cui la parola si adagia sulla pagina, si &#8220;materializza&#8221; diventando un fatto concreto sia di comprensione che di condivisione. Ovviamente non sempre questo processo si realizza senza conflitti o contrasti. E&#8217; nella logica della <strong>condizione umana</strong> che le parole, le idee ed i pensieri possano nascere non senza suscitare reazioni e contrapposizioni. Ognuno è libero di dire ciò che vuole. Allo stesso modo si è liberi di respingere ciò che viene pensato, detto o scritto. E&#8217; a questo punto che sorge  il conflitto delle parole, dei pensieri e quindi dei libri che si possono e non si possono pensare, leggere e scrivere. </p>
<p>Se infiniti sono stati i libri scritti amati ed osannati nel corso della storia umana, altrettanto infiniti quei libri che sono stati combattuti, osteggiati, denunciati, ignorati o distrutti. Il pensiero umano, si sa bene, può essere illuminante e/o distruttivo nella sua capacità espressiva e comunicativa. E quale modo migliore c&#8217;è se non mettere per iscritto il proprio pensiero e comunicarlo agli altri per mezzo di un libro?  Se ogni uomo è capace di esprimere i suoi pensieri, se questi pensieri possono essere stampati e scritti, allora la vita di ogni uomo può essere rinchiusa tra le pagine di un libro. E se gli uomini vengono perseguitati, imprigionati, eliminati, anche fisicamente, perchè ritenuti colpevoli di qualcosa, allora anche i libri possono seguire la stessa sorte. Al giorno d&#8217;oggi ci sono ancora numerosi casi di uomini e donne che scrivono ciò che pensano e, per una ragione od un&#8217;altra, (ma c&#8217;entra sempre il pensiero e le sue parole!), vengono respinti, perseguitati, condannati o addirittura uccisi. </p>
<p><strong>Ogni libro è un uomo, ogni uomo è un libro</strong>: libri e uomini che nel corso dei secoli hanno creato problemi a chi, per motivi politici o religiosi, voleva e vuole gestire la condizione umana in termini di forza. Ecco un limitato elenco di scrittori condannati per i loro libri e le loro idee. Il primo gruppo è cosmopolita, il secondo è italiano: </p>
<p><strong>@ </strong><strong>Francesco Bacone, Honoré de Balzac, Henri Bergson, George Berkeley, Cartesio, D&#8217;Alembert, Daniel Defoe, Denis Diderot, Alexandre Dumas (padre) e Alexandre Dumas (figlio), Gustave Flaubert, Thomas Hobbes, Victor Hugo, David Hume, Immanuel Kant, Jean de La Fontaine, John Locke, Montaigne, Montesquieu, Blaise Pascal, Pierre-Joseph Proudhon, Jean-Jacques Rousseau, George Sand, Spinoza, Stendhal, Voltaire, Émile Zola, Simone de Beauvoir, André Gide, Jean-Paul Sartre.</strong> </p>
<p><strong>@</strong> <strong>Vittorio Alfieri, Pietro Aretino, Cesare Beccaria, Giordano Bruno, Benedetto Croce, Gabriele D&#8217;Annunzio, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Giovanni Gentile, Francesco Guicciardini, Giacomo Leopardi, Ada Negri, Adeodato Ressi, Girolamo Savonarola, Luigi Settembrini, Niccolò Tommaseo e Pietro Verri, Alberto Moravia. </strong></p>
<p>Questi sono solo alcuni degli scrittori e scrittrici messi all&#8217;Indice dalla Chiesa Cattolica nel famoso <a href="http://www.italialibri.net/dossier/censura/indexlibrorum.html">  <strong>INDEX LIBRORUM PROHIBITORUM</strong></a>. L&#8217;Indice dei libri proibiti fu un elenco di pubblicazioni proibite dalla Chiesa Cattolica, creato nel 1558 per opera della Congregazione della Sacra Romana e Universale Inquisizione (o Sant&#8217;Uffizio), sotto <strong>Paolo IV</strong>. Ebbe diverse versioni e fu soppresso solo nel 1966 con la fine dell&#8217;inquisizione romana, sostituita dalla congregazione per la dottrina della fede. </p>
<p>Senza addentrarci nella ultra-centenaria storia di questa <strong>&#8220;vergogna&#8221; culturale</strong>, che per fortuna la Chiesa Cattolica ha messo fine con il <a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm"> <strong>Concilio Vaticano II</strong> </a> del 1969, non possiamo fare a meno di ricordare che tuttora infuria la <strong>caccia alle parole e ai pensieri stampati in forma di libri</strong> di circa 700 scrittori perseguitati per le loro idee in circa cento paesi su questo pianeta. E non è esclusa l&#8217;Italia. <a href="http://www.internationalpen.org.uk/go/news/international-pen-case-list-january-june-2008-now-available "><strong>The International PEN Writers</strong></a>. </p>
<p>Come si vede, parlare della storia del libro significa parlare della storia dell&#8217;uomo. I libri, come gli uomini, inseguono lo stesso destino, fatto di successi, illuminazioni, conquiste, ma anche di terrore, sangue e follia.<br />
<a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-7226-961-9/benito-la-mantia-e/libri-proibiti.html">  <strong>I libri proibiti </strong> </a> non sono altro che il simbolo dell&#8217; <strong>&#8220;uomo proibito&#8221; </strong> a se stesso ed agli altri suoi amici uomini, compagni di viaggio e di letture. </p>
<p>Meno male che oggi, per leggere un libro non abbiamo più bisogno di <a href="http://www.libreriarcano.com/files_pdf/Gli_Indici_dei_Libri_Proibiti.pdf"> <strong>patenti di lettura</strong> </a> come un tempo il <strong>Santo Uffizio </strong>faceva un tempo dando a chi, secondo loro, ne aveva la competenza, il compito di decidere cosa leggere. C&#8217;è ancora chi vorrebbe ancora oggi dare queste &#8220;patenti&#8221; di lettura, sia per motivi religiosi che politici. E&#8217; compito di ogni bibliomane far sì che cose del genere non si verifichino mai in nome del libero pensiero e del libero libro.</p>
 
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	<title>Le biblioteche del bibliomane</title>
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	<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 20:42:18 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>bibliofilia</category><category>biblioteche del mondo</category><category>biblioteche per bibliomani</category><category>world libraries</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/strahov.jpg" class="left" border="0" width="432" height="330" alt="" /><br clear="both" /><br />
Quando le lettere a stampa erano messe insieme a mano nella composizione, le righe allineate nel tipometro, le forme dei caratteri legate con lo spago, inchiostrate e poi impresse per essere stampate. Insomma la così detta   <a href="http://www.gutenberg-secrets.com/0701-0.htm"> <strong>ars componendi</strong> </a> che con quella di oggi  <a href=" http://www.dgttv.net/tutto-sull-elettronica-digitale/stampa-digitale"> <strong>digitale ed elettronica </strong></a> , ha ben poco a che fare. </p>
<p>I luoghi della memoria scorrono nella mente e vanno dalla piccola ma fornita libreria paterna a quella del convento dove si studiava e si giocava, alla <strong>Biblioteca Nazionale di Napoli</strong> a quella del seminario <strong>dell&#8217;Istituto Universitario Orientale</strong>  fino ad arrivare a quel grande salone del <a href="http://www.bl.uk/index.shtml"> <strong>del British Museum di Londra</strong></a> oppure della  <a href="http://www.nypl.org/index.html"> <strong>Public Library di New York</strong></a>. E di tante altre che non ho potuto visitare ma che fanno parte lo stesso della memoria virtuale di un bibliobilo/bibliomane. Veri e propri regni magici, simili a quelli fatti di castelli fantastici per chi ama le storie ed i racconti di fantasia, come quella della biblioteca della scuola di <a href="http://www.hswcw.com/library.php"> <strong>Harry Potter</strong></a>. Le biblioteche sono i luoghi dedicati alla memoria degli uomini. Chi non ha libri non ha memoria. </p>
<p>E&#8217; riduttivo dire: visito una biblioteca. Un luogo del genere non può essere soltanto &#8220;visto e visitato&#8221; come un comune monumento. La biblioteca è un posto che va vissuto, goduto, posseduto. Bisogna sentire il profumo del posto, l&#8217;odore della carta e della pelle dei libri, il sapore del tempo passato, i silenzi del tempo trascorso. Si deve saper godere di quegli spazi lungo i quali si allineano scaffali dopo scaffali, quadri, arredi, stucchi, mobili e mappamondi preziosi, statue, affreschi &#8230; Tu senti che da quelle alte mura fatte di libri traspirano voci di uomini che si parlano, ci interrogano al nostro passaggio. Ci chiedono da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo, cosa succede là fuori nel mondo. Ci invitano a fermarci, discutere, riflettere. </p>
<p>Sono milioni e milioni i libri che aspettano di essere aperti, riletti, discussi. Tanti argomenti lasciati in sospeso, tanti problemi insoluti, tanti errori commessi, tante decisioni ancora da prendere, tanti giudizi sbagliati, da rivedere, rivalutare, riconsiderare. Ci invitano a fermarci, a riflettere, a condividere. Ma noi, riluttanti e impotenti, procediamo. Sono tante queste biblioteche, non c&#8217;è tempo per tutte. Possiamo soltanto ammirare quegli spazi preziosi e godere di quella ospitalità impareggiabile che ci offrono. Come queste, che potete visitare  <a href="http://curiousexpeditions.org/?p=78 "> <strong>qui al link</strong></a>. D&#8217;accordo, <strong>biblioteche virtuali</strong>, ma sempre raggiungibili, quando si vuole. Basta prendere un treno, un aereo, un&#8217;auto e in poche ore immergersi in quell&#8217;atmosfera irreale che solo una biblioteca sa trasmettere a chi pensa i libri. Buona visita e mi raccomando: ascoltate le voci &#8230;<br />
  <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/BRITISHLIBRARYLONDON.jpg" class="left" border="0" width="432" height="291" alt="" /><br clear="both" /></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090705204218"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090705204218?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090705204218" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090705204218&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F07%2Fle-biblioteche-del-bibliomane"/></p>
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	<title>Attenzione ai  &quot;Nuovi Mostri&quot;</title>
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	<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 09:52:56 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>letture_di_una_vita</category><category>catastrofismo</category><category>nuovi mostri</category><category>oliviero beha</category><category>ottimismo della ragione</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/inuovimostri203x316_01.jpg" class="left" border="0" width="277" height="432" alt="" /><br />
Per l&#8217;acquisto sono stato ingannato dalla lettura superficiale di una <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/06/I-nuovi-mostri-Oliviero-Beha.shtml?uuid=5dc34dfe-61ab-11de-9575-32a4fea0782f&#038;DocRulesView=Libero"> <strong>recensione</strong> </a> apparsa su quell&#8217;<em>autorevole</em> giornale rosa ( quello italiano, non quello inglese! ) e dall&#8217;apparizione dell&#8217;autore sulla TV7. Faccio il &#8220;mea culpa&#8221;, nel senso che sto cercando di capire che panni l&#8217;autore abbia voluto vestire nello scrivere un libro del genere. Sembrerebbe di capire che per lui questo Paese è rimasto senza &#8220;intellettuali&#8221;, che l&#8217;opinione pubblica è una &#8220;mummia&#8221; e che la nostra giovane Repubblica sia &#8220;svenuta&#8221;. </p>
<p>Tutto perchè sono scomparsi i <strong>&#8220;maestri&#8221;</strong> nel senso classico del termine. Vi risparmio i nomi dei possibili &#8220;maestri&#8221;. Ognuno si sceglie, in situazioni del genere, il maestro che più gli si aggrada. Ammesso e non concesso che su questa terra, e durante il nostro viaggio terreno, ci possano essere davvero dei buoni &#8220;maestri&#8221;. Ma non sono solo questi ad essere latitanti. Scomparsi sono anche i veri giornalisti. E questo è troppo per <strong>Oliviero Beha</strong>, l&#8217;autore. E&#8217; a questo punto che nasce l&#8217;incubo di &#8220;nuovi mostri&#8221;. Ancora al momento poco definibili o riconoscibili, generati da un <a href="http://cartome.org/panopticon1.htm"> <strong>&#8220;gigantesco Panopticon&#8221;</strong> </a> quale è diventato il sistema dei media italiano che costringe chi scrive e chi legge, chi milita e chi simpatizza a &#8220;coniugare il senso di appartenenza con la coscienza&#8221;. </p>
<p>In altre parole, <strong>siamo tutti pilotati</strong>. In genere, nelle mie modeste letture, e nella mia modestissima carriera di osservatore, non mi faccio influenzare da ipotesi di lavoro catastrofiste, altrimenti che lavoro è? Decido di non fare nulla, se immagino che le cose andranno male. Non faccio proprio niente. Mi siedo e faccio fare agli altri. Tanto è certo che, comunque, sbaglieranno. Ho sempre praticato <strong>&#8220;ottimismo della volontà&#8221;</strong> opponendolo al <strong>&#8220;pessimismo della ragione&#8221;</strong>. E non per mera contrapposizione, ma perchè soltanto in un giusto, per quanto possibile, umano equilibrio tra le due posizioni, l&#8217;uomo riesce a fare qualcosa. Consapevoli come bisogna essere sempre che la volontà è &#8220;figlia&#8221; dell&#8217;ottimismo, del fare e della immaginazione. La ragione &#8220;madre&#8221; di tutti i dubbi, i limiti e le disavventure che il genere umano possa concepire. </p>
<p>Per l&#8217;autore del libro ci sono solo colpevoli in questo Bel Paese. Tutti stiamo facendo la pennichella. Un sonnellino che ci porterà prima o poi al coma. Se non ci siamo già. Il che vuol dire che tutto ciò che si è fatto, si sta facendo e si farà, è sbagliato. Ci vogliono veri intellettuali, veri giornalisti che siano <em>&#8220;partigiani di valori scomparsi &#8230; imprescindibili per dare una svolta alla peggiore Italia del dopoguerra&#8221;. (pag. 253)</em> Finalmente ancora una volta il pessimismo della ragione la vincerà su tutti gli  ottimismi di chi si crede di potere fare senza mai sbagliare. </p>
<p>Mi accorgo adesso di avere compreso perchè all&#8217;inizio questo libro non lo capivo. Sono 280 pagine di catastrofismo descritto a <a href="http://www.chiarelettere.it/">  <strong>&#8220;chiare lettere&#8221;</strong>  </a> e senza sconti. L&#8217;ho detto all&#8217;inizio. Il libro l&#8217;ho pagato fino all&#8217;ultimo centesimo. Oggi mi rivedrò alla TV con piacere il film di <strong>Dino Risi</strong> con il grande Alberto Sordi <strong>&#8220;I nuovi mostri&#8221;</strong>, una mitragliata, quella sì, sui mali nostrani. Antichi, eterni e continuamente rinnovati da chi questi &#8220;mostri&#8221;  di volta in volta li &#8220;rigenera&#8221; e con essi si diverte e vive. Come nel caso dei <strong>&#8220;nuovi mostri&#8221; di &#8220;Striscia la notizia&#8221;.</strong></p>
 
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	<item>
	<title>La Luna, quaranta anni fa</title>
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	<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 21:03:23 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>bibliostoria</category><category>conquista della luna</category><category>esplorazione spazio</category><category>in evidenza</category><category>j f kennedy</category><category>neil armstrong</category><category>tito stagno</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/life_01.jpeg" class="left" border="0" width="327" height="432" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>40 anni fa <a href="http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/july/21/newsid_2635000/2635845.stm">  <strong>Neil Armstrong </strong> </a> mise piede su quello stesso pianeta che guardo questa sera qui in Costa d&#8217;Amalfi dove mi trovo a scrivere tra i monti e il mare. Quasi una Luna piena. Le stesse macchie sul suo volto antico di quando ero bambino e mi sembrava che piangesse. La stessa domanda di <a href=" http://www.leopardi.it/canti23.php "> <strong>Giacomo Leopardi</strong> </a>   &#8220;Che fai tu Luna in ciel, dimmi che fai?&#8221;.  Guardo quella faccia e penso a cosa pensò, anzi disse, <strong>Neil Armstrong </strong>ponendovi piede il giorno 20 luglio del 1969, quaranta anni fa, appunto. <strong>&#8220;Un passo da gigante per l&#8217;intera umanità&#8221;. </strong></p>
<p>E ripenso a <strong>Giacomo</strong> e a cosa avrebbe detto vedendo quello che noi vedemmo quel giorno. Per secoli gli uomini avevano sognato, fantasticato, dipinto leggende e miti intorno alla vergine <strong>Diana</strong>, solitaria e intatta, lassù, a illuminare il buio della notte alleviando i pericoli e le paure. Accompagnatrice dei viandanti e degli innamorati, la Luna ha dato vita da sempre a un immenso territorio dell&#8217;immaginario: poeti e filosofi, pittori e musicisti, hanno tratteggiato le fattezze di questa protagonista del più straordinario universo mitologico di tutte le civiltà umane. Giusto quattrocento anni fa, <strong>Galilei </strong>puntò per la prima volta un cannocchiale su quella che gli antichi chiamavano &#8220;la faccia della dea luna&#8221;, riconoscendone la natura di corpo celeste tanto simile e pur tanto diverso dalla terra, alla quale è legata da un eterno movimento intorno a sole. Gli scienziati sognano anche loro, e Galilei adorava, leggeva e postillava l&#8217;<strong>Orlando furioso </strong>dell&#8217;Ariosto, con quella storia magnifica del senno del paladino impazzito per amore e gelosia, che vola fra i mari e <strong>le montagne della Luna</strong>, in attesa che <strong>Astolfo</strong> lo recuperi, conservato in un&#8217;ampollina, salendo sulla Luna con un cavallo volante, l&#8217;Ippogrifo. </p>
<p>  <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/footprint.jpeg" class="left" border="0" width="430" height="432" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Mia moglie, (allora non ancora tale), fece scrivere ad una sua alunna un tema in cui diceva che era meglio risolvere tanti altri gravi problemi qui in Terra invece di andare fino in là. E quelle acute osservazioni (sic!), lei sostiene oggi, raccolsero la giusta approvazione della collega che lesse quel compito. Io ho i miei dubbi. Allora ne ero entusiasta e ancora lo sono oggi. Ma la mia signora non si intendeva di politica. Pensava a studiare e si pagava le spese all&#8217;università, dando lezioni private. Io mi ritenevo impegnato in politica. In piena <strong>atmosfera sessantottina</strong>, parteggiavo apertamente per gli Americani anche a rischio di avere qualche manganellata all&#8217;università che era tutta rossa. </p>
<p>Ero da poco tornato dall&#8217;Inghilterra e incontravo non poche difficoltà in quel seminario universitario dove <strong>erano tutti maoisti-marxisti-rossi-leninisti</strong>. Ricordo che boicottavano le trasmissioni con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=NuSL-_HPcg4"> <strong>Tito Stagno</strong> </a> in studio della RAI via satellite in lingua inglese. Quella lingua che essi consideravano la <strong>lingua dei capitalisti</strong>. Loro parteggiavano apertamente per i Russi/rossi, e dicevano che ben presto anche i <strong>Cinesi</strong> avrebbero avuto i loro <strong>Spunik</strong> con i relativi astronauti in orbita. Sembrano cose dell&#8217;altro mondo quelle che sto dicendo. Ed invece sono fatti della storia di quel mondo, il mondo diviso in due, politicamente, ideologicamente, economicamente e culturalmente. Il mondo di soli 40 anni fa.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/irwin.jpeg" class="left" border="0" width="432" height="401" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>Ma quell&#8217;avventura fu il successo di un programma spaziale iniziato da<a href=" http://www.whitehouse.gov/about/presidents/JohnFKennedy/ "> <strong>J. F. Kennedy</strong></a> negli anni sessanta e concluso con <strong>Apollo 17 </strong>che decollò dalla Luna il 14 dicenbre del 1972. In tre anni mezzo 12 astronauti americani passeggiarono da quelle parti, guidarono macchine ed intrattennero milioni di telespettatori in tutto il mondo. Una pantomina spettacolare andata in onda a 236 mila miglia di distanza. Uno spettacolo mai più andato in diretta. E&#8217; vero che altri show simili sono andati in onda, ma in forma di tragedia, come quella del <strong>Challenger </strong>del 1986 e del <strong>Columbia </strong>del 2003. Ma quello dell&#8217;<strong>Apollo</strong> aveva visto la luce all&#8217;ombra della <strong>&#8220;Guerra Fredda&#8221;</strong>. I Russi/rossi avevano avuto il loro<a href=" http://history.nasa.gov/sputnik/ "> <strong>Sputnik</strong></a> qualche anno prima e sembrava che dovessero dominare non solo il mondo ma anche i suoi spazi. A questa idea, che suonava una chiara minaccia, la Nazione americana reagì sull&#8217;onda dell&#8217;ottimismo della volontà e della tecnica. Fu anche la reazione simbolica di un popolo con una diversa mentalità. Il <strong>presidente Kennedy </strong>ebbe a dire: <em>&#8220;Scegliamo di andare sulla luna in questo decennio e fare altre cose, non perchè queste cose sono facili, ma perchè sono difficili&#8221;</em>. E le cose erano difficili davvero. Ma sulla Luna ci andarono, esplorarono e ritornarono. </p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090703210323"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090703210323?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090703210323" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090703210323&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F07%2Fla-luna-quaranta-anni-fa"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>40 anni fa   Neil Armstrong   mise piede su quello stesso pianeta che guardo questa sera qui in Costa d&amp;#8217;Amalfi dove mi trovo a scrivere tra i monti e il mare. Quasi una Luna piena. Le stesse[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>&quot;A World, A Heaven, The Eternity&quot; in una poesia di William Blake</title>
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	<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 14:23:23 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>biblioinglese</category><category>auguries of innocence</category><category>poesia inglese</category><category>to see a world</category><category>william blake</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/WmBlake.jpg" class="left" border="0" width="227" height="250" alt="" /><br />
Oppure quando, in giardino, è steso a terra a giocare, coglie tra le sue mani un fiore e lo guarda incantato, sorridendo agli angeli che sono scesi giù in terra a salutarlo. Il granello di sabbia è come l&#8217;infinito di quel cielo diventato fiore, paradiso da cui proviene e sa di dover ritornare. C&#8217;è una invisibile interconnessione tra quegli elementi celesti e terreni che forma un tutt&#8217;uno agli occhi del fanciullo in grado di cogliere e discernere la complessità dell&#8217;intera creazione, osservandone la parte più minuscola in natura. </p>
<p>Un granello di sabbia, una foglia, un fiore, per cogliere l&#8217;intero ciclo della vita. Senza essere disturbato dalle diversità, dai contrasti, e dalla loro complessità. Solo un granello, un fiore, un cielo. E&#8217; tutta l&#8217;intera storia della natura e della sua vita che scorre nelle sue mani e sotto i suoi occhi. Il battito di ali di una farfalla, il ronzio di un&#8217;ape, il vagare silenzioso di una formica&#8230;</p>
<p> <a href="http://spazioinwind.libero.it/shanna/arte3.htm/"> <strong>To see a World in a Grain of Sand<br />
And a Heaven in a Wild Flower,<br />
Hold Infinity in the palm of your hand<br />
And Eternity in an hour. </strong></a></p>
<p><em><strong>Vedere il mondo in un granello di sabbia<br />
E un paradiso in un fiore selvaggio,<br />
Tenere nel palmo della mano l&#8217;infinito<br />
E l&#8217;eternità in un&#8217;ora. </strong></em></p>
<p>Sapere, potere e voler cogliere l&#8217;attimo della creazione nella sua rivelazione, in serena contemplazione, costituisce forse l&#8217;essenza del&#8217;infinito. Tutto è connesso. Ma è tutto ancora da scoprire. Ed è detto in questi quattro magici versi del poema che, come una sinfonia, si muove verso la scoperta del mondo. Quei versi sono anche il prologo, la promessa che la scoperta non sarà vana, perchè soltanto attraverso la visione delle semplici piccole cose della natura, si potranno dominare le grandi cose. </p>
<p>Non sarà mai troppo tardi riconquistare lo spirito della meraviglia con la quale tutti siamo nati, poveri o ricchi, bianchi o neri, ignoranti o intellettuali. Forse i poveri saranno più fortunati perchè meno oberati dal fardello delle cose inutili. Quante volte i nostri figli e nipoti li abbiamo sentiti esclamare: &#8220;Guarda papà, vedi nonno, senti mamma: una coccinella! Una farfalla! Posso prendere quella pietra colorata, quel fiorellino rosso? Hai sentito quel cinguettìo&#8230;&#8221;. Il candore genuino dell&#8217;innocenza sembra quasi fermare il tempo ed annullare lo spazio. L&#8217;infinito si presenta inaspettato nella sua semplicità. <strong>A World, a Heaven, The Eternity,</strong> per quel Bimbo, l&#8217;Uomo: figlio dell&#8217;Universo.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090703142323"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090703142323?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090703142323" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090703142323&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F07%2Fa-world-a-heaven-the-eternity-in-una-poesia-di-william-blake"/></p>
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	<description>Oppure quando, in giardino, è steso a terra a giocare, coglie tra le sue mani un fiore e lo guarda incantato, sorridendo agli angeli che sono scesi giù in terra a salutarlo. Il granello di sabbia è[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Il potere della parola</title>
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	<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 14:48:17 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>bibliolinguistica</category><category>alberto manguel</category><category>in principio era il verbo</category><category>potere della parola</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/words_02.jpg" class="left" border="0" width="125" height="180" alt="" /><br />
Niente è mutato, eppure tutto è cambiato. L’intera esistenza è lì a dimostrazione dei poteri della parola. Possiamo anche spingerci oltre. Perché pensate che le persone parlino, il più delle volte? Per esercitare il loro potere. Anche quando sembra che diano delle spiegazioni, delle informazioni, spesso non lo fanno realmente per spiegare o informare; parlando o scrivendo, vogliono soprattutto produrre certi effetti: farsi degli alleati, suscitare la collera, l’odio, oppure sopire la diffidenza. E voi, con quale scopo usate la parola? Vi lascio riflettere su tutto questo…&#8221;.  <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/__libri/_maestri_spirituali/_aivanhov/">  <strong>(O. M. Aivanov)</strong></a></p>
<p>Leggendo queste parole sulla <strong>potenza della parola </strong>mi rendo conto di che forza gli uomini vengono dotati sin da quando vengono al mondo. A partire dal primo vagito fino all&#8217;ultimo saluto al mondo, l&#8217;uomo ha la possibilità di affermare se stesso in un modo che solo a lui è stato concesso. Nessun altro essere vivente, infatti, è capace di articolare suoni in maniera significativa, di trasformarli in parole, di trascriverle, registrarle, trasmetterle. Esperienza unica quella della comunicazione umana. Non è un caso che all&#8217;origine di tutto sia la Parola.</p>
<p><em>&#8220;In principio era il Verbo,e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Così si esprime chi della Parola è stato uno dei migliori interpreti:  <a href="http://www.labibbia.org/pls/bibbiaol/GestBibbia.Ricerca?Libro=Giovanni&#038;Capitolo=1">  <strong>Giovanni (Gv 1, 1-18)</strong></a>. La parola come principio, il principio come Dio, Dio come vita, la vita come luce. Senza luce ci sono le tenebre, senza le parole c&#8217;è il silenzio. Spesso mi sorprendo a pensare a chi, per una ragione o per un&#8217;altra, non può sentire o articolare parola. Come può essere duro il mondo a chi non sa come si scelgono i suoni che accendono il pensiero, nè sa come riceverli per poi trasmetterli ai suoi simili. Come può essere oscura e coperta di tenebre la mente di chi non ha gli occhi per vedere la luce che è vita della parola. </p>
<p>Vedere, sentire, parlare costuisce un unico, inarrestabile ed irrepetibile processo per mezzo del quale ognuno di noi incorntra il senso del Verbo. Tutta la nostra vita non è altro che un lungo o breve viaggio in questa direzione: viaggiamo per mezzo della parola, verso quei territori dai quali proveniamo e siamo destinati a ritornare. </p>
<p>Lo facciamo con le parole. Esse diventano lingua ed ogni lingua è il nostro comune denominatore. Quando la lingua si presentò ai nostri antenati dovette certamente apparire come un consapevole sistema per comunicare, uno strumento adatto a condividere una possibile comune rappresentazione del mondo. Essi avevano bisogno di comuni segni di riferimento, condivisi e gestibili per sopravvivere alle tenebre. </p>
<p>Nel terzo millennio avanti Cristo, probabile inizio della scrittura, gli uomini cercarono non di leggere sillabe e suoni bensì di trasmettere la realtà così come essa appariva ai loro occhi costruendovi, per così dire, delle &#8220;storie&#8221;. In fondo queste storie non sono altro che una trascrizione della propria esperienza del mondo, così come la facciamo in noi stessi e la trasmettiamo agli altri. Ecco perchè, poi nel tempo, ogni parola detta, scritta o letta, possiede in se stessa la forza e la capacità di narrare una storia. </p>
<p>Badate bene, anche poche parole possono racchiudere intere storie, non dette, ma lasciate immaginare da chi le ascolta o le legge. Un esempio su tutti basta a chiarire quanto voglio dire: <strong>&#8220;M&#8217;illumino d&#8217;immenso&#8221;</strong>, il famoso frammento polisemantico di <strong>Ungaretti </strong>dà adito a una molteplicità di interpretazioni. In questo caso le parole denotano suoni, ricordi, sensazioni, immagini, situazioni, personali sì, ma universali. Come universale era il Verbo alle origini. Il che ci fa immaginare una primitiva unità nella comunicazione che solamente con la &#8220;caduta&#8221; dell&#8217;uomo è diventata &#8220;parola&#8221;. Come tale, la parola ha una sua finitezza, per così dire, e per vivere abbisogna di altre parole che possano incontrarsi e rinnovarsi rigenerandosi in nome ed in ricordo di un originario, primordiale, unitario Verbo. </p>
<p>Il fascino delle parole è stato ben descritto in un libro recente di <a href="http://www.alberto.manguel.com/"> <strong>Alberto Manguel </strong> </a>  <a href="http://www.amazon.com/City-Words-CBC-Massey-Lecture/dp/0887847633"><strong>&#8220;The City of Words&#8221;</strong></a>. Il grande scrittore di origine argentina, ma vero cittadino intellettuale libero del mondo, cerca di dare delle plausibili risposte ad antichi interrogativi come: &#8221; In che modo la lingua caratterizza la nostra immaginazione del mondo? Come le storie fatte di parole ci aiutano a percepire noi stessi e gli altri? Le storie fatte di parole danno una identità alla società? Questa identità è vera o falsa? Le storie e le parole possono aiutarci a cambiare noi stessi e il mondo?&#8221;. Interrogativi decisivi che sfidano la nostra intelligenza e ci invitano a riflettere su come usare al meglio le parole e le storie che leggiamo e scriviamo ogni giorno.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090702144817"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090702144817?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090702144817" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090702144817&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F07%2Fil-potere-della-parola"/></p>
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	<description>Niente è mutato, eppure tutto è cambiato. L’intera esistenza è lì a dimostrazione dei poteri della parola. Possiamo anche spingerci oltre. Perché pensate che le persone parlino, il più delle[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>&quot;Carpe Diem&quot; - &quot;Cogli l&#039;attimo&quot;</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/06/carpe-diem-cogli-lattimo</link>
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	<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 13:59:08 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>biblioinglese</category><category>carpe diem</category><category>english summer school</category><category>poesia inglese moderna</category><category>roger mcgough</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>  <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/roger.jpg" class="left" border="0" width="250" height="169" alt="" /><br />
Di questo noi uomini siamo fatti e se ne fanno continuamente portavoce poeti e scrittori. Ma anche uomini comuni, così come possono, nella loro quotidiana lotta per l&#8217;esistenza. Tutta tesa al significato dell&#8217;essere. Tutti ricordano <strong>John Keating</strong>, quello straordinario professore di Inglese nel film del 1989    <a href="http://www.imdb.com/title/tt0097165/"><strong>Dead Poets Society</strong></a>. Le sue terribili parole che scioccarono ed esaltarono i suoi studenti, anche tragicamente per uno di essi:  <em>&#8220;Siamo cibo per i vermi, signori! Lo vogliate o no, ognuno di noi in questa aula uno di questi giorni smetterà di respirare, si raffredderà e morirà&#8221;.</em> La salvezza sembra allora <strong>&#8220;cogli l&#8217;attimo&#8221;</strong>, che fugge e giammai ritornerà. Ma è bene inquadrare le due parole di <strong>Orazio</strong> nel loro contesto che è il seguente:</p>
<p><strong>Carminum I, 11 </p>
<p> 1 Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi</p>
<p> 2 finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios</p>
<p> 3 temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,</p>
<p> 4 seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,</p>
<p> 5 quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare</p>
<p> 6 Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi</p>
<p> 7 spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida</p>
<p> 8 aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.<br />
</strong><br />
 &#8212;-</p>
<p><em><strong>1. Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te </p>
<p>2. quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri, </p>
<p>3. o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:</p>
<p>4. se molti inverni Giove ancor ti conceda</p>
<p>5. o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde</p>
<p>6. del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino </p>
<p>7. – breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo</p>
<p>8. e fugge il tempo geloso: carpe diem, non pensare a domani.</p>
<p></strong></em></p>
<p><strong>Leuconoe</strong>, una delle sue donne, lo consola bevendo. Proprio lei, il cui nome significa <strong>&#8220;dalla chiara mente&#8221;</strong>. Ma si capisce bene che con la mente poco lucida non si può dare una risposta alle domande che ti pone la vita.  Ogni artista, poeta o scrittore, come del resto ogni comune essere umano, elabora una sua propria condotta, sia per difendersi che per attaccare, per vivere o per sopravvivere. </p>
<p>In una poesia, scritta dal poeta inglese <a href=" http://www.rogermcgough.org.uk/"> <strong>Roger McGough</strong> </a> nella sua recente raccolta di poesie intitolata significativamente <a href="http://www.amazon.co.uk/That-Awkward-Age-Roger-McGough/dp/0670918229/"> <strong>That Awkward Age</strong></a>, il tema del <strong>&#8220;Carpe Diem&#8221; </strong>viene ripreso in quanto presente in <strong>&#8220;quella strana età tra la nascita e la morte&#8221;</strong>. Vale a dire lo spazio della vita, l&#8217;attimo, il giorno, il momento, appunto. Perchè, tutto considerato, la vita è tale. Un napoletano direbbe: <strong>&#8220;N&#8217;affacciata &#8216;e fenesta&#8221;</strong>.</p>
<p>Ecco il testo della poesia di McGough. L&#8217;ho tradotta liberamente. Avrò il piacere di incontrare  il Poeta alla <a href=" http://www.mcsummerschool.org.uk/events.asp?cid=38 /"> <strong>Summer School di Marlborough</strong></a> nei prossimi giorni.</p>
<p><strong>On reaching sixty, I decided<br />
to live every day as if it were my last.<br />
But it didn&#8217;t last.</p>
<p><em>A sessant&#8217;anni ho deciso<br />
di vivere ogni giorno come l&#8217;ultimo.<br />
Ma non è durata a lungo. </em></p>
<p>After three days of lying in bed<br />
in a darkened room, I tore off the oxygen mask,<br />
opened the curtains and sacked the nurse.</p>
<p><em>Dopo tre giorni a letto<br />
in una stanza buia, mi sono tolto l&#8217;ossigeno,<br />
ho tirato le tende e mandata via l&#8217;infermiera. </em></p>
<p>There was more to life, surely,<br />
than worrying about when it would end.<br />
And how. The secret was Carpe Diem.</p>
<p><em>C&#8217;era ancora molto da vivere, certo,<br />
piuttosto che starmene lì ad aspettare la fine,<br />
come e quando. Il segreto era Carpe Diem.</em></p>
<p>So out I went to seize the day.<br />
To catch the unawares and hug it.<br />
To bathe in its light, to enjoy every minute.</p>
<p><em>Così uscii per cogliere l&#8217;attimo.<br />
Afferrare l&#8217;impossibile e carezzarlo.<br />
Immergermi nella sua luce, godere ogni minuto.</em></p>
<p>But the day kept me at arm&#8217;s length.<br />
Didn&#8217;t want to be touched<br />
Bobbed and weaved until it dwindled away.</p>
<p><em>Ma il giorno mi sfuggiva di mano.<br />
Non voleva essere toccato<br />
Scivolava ed ondeggiava fino a svanire.</em></p>
<p>At 1 a.m. I ended up in the bar of the Carpe Diem<br />
drunk and counting the cost. Another day wasted.<br />
Another chance lost.</p>
<p><em>All&#8217;una di notte sono finito al bar del Carpe Diem<br />
ubriaco e sfinito. Un altro giorno perso.<br />
Un&#8217;altra opportunità svanita. </em></p>
<p>Then who would walk in, looking the worse for wear<br />
but the nurse. We hugged then staggered back home.<br />
She drew the curtain. We climbed into bed.</p>
<p><em>Ed ecco chi ti vedo entrare in cerca del peggio,<br />
l&#8217;infermiera. Ci siamo abbracciati e siamo andati a casa barcollando.<br />
Ha tirato le tende e siamo saltati nel letto. </em><br />
 </strong><br />
Durante le tre settimane di svolgimento di una <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/06/una-summer-school-allinglese/"> <strong>Summer School all&#8217;inglese </strong> </a> si ha la possibilità di vivere attimi irrepetibili che restano nella memoria e nell&#8217;esperienza di chi vi ha preso parte. L&#8217;incontro con il <strong>Poeta Roger McGough</strong> permetterà a chi vi prenderà parte di comprendere quanto sia importante <strong>cogliere l&#8217;attimo del mondo</strong> che è là fuori e che si riflette nel mondo di ciascuno ed ognuno di noi. Nella sua raccolta McGough trascrive momenti e sensazioni fatti di meraviglie e di realtà, di suggestioni e di illusioni, tutte vissute in quella <strong>&#8220;awkward age&#8221;</strong> che va dalla nascita alla morte. Una età davvero <strong>&#8220;strana</strong>&#8220;, quella dell&#8217;attimo della vita vista nell&#8217;eternità del mondo.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090630135908"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090630135908?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090630135908" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090630135908&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fcarpe-diem-cogli-lattimo"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Di questo noi uomini siamo fatti e se ne fanno continuamente portavoce poeti e scrittori. Ma anche uomini comuni, così come possono, nella loro quotidiana lotta per l&amp;#8217;esistenza. Tutta tesa[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Un gioco con i libri per Bibliomani</title>
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	<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 15:57:58 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/06/un-gioco-con-i-libri-per-bibliomani#comments</comments>
    <category>bibliofilia</category><category>caterina soffici</category><category>facebook</category><category>letture libri</category><category>titoli dei libri</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/books_01.jpg" class="left" border="0" width="180" height="135" alt="" /> </p>
<p>Da questo punto di vista <a href="http://www.facebook.com/home.php/">  <strong>Facebook </strong> </a>svolge un compito davvero importante nel soddisfare i bisogni di chi in rete vuole comunicare con gli altri in maniera veloce e significativa, conservando, registrando e scambiando testi, immagini, video e link con gli altri. </p>
<p>Nella posta dei <strong>&#8220;facebookers&#8221;</strong> di questi ultimi giorni gira un testo scritto dal <a href="http://rhymersclub.altervista.org/fulignati.html#Nota Bio-Bibliografica Dimitri Fulignati/"> <strong>presidente dell&#8217;associazione culturale &#8220;Rhymer&#8217;s Club&#8221;</strong></a>, che si definisce &#8220;giovane poeta viaggiatore&#8221;. Un poeta, uno scrittore, certamente un bibliomane se, a quanto pare, con i libri ha inventato un giochino abbastanza interessante. Ne ha parlato anche  <a href="http://www.facebook.com/people/Caterina-Soffici/1527377310 Caterina Soffici/"> <strong>Caterina Soffici </strong> </a> responsabile delle pagine culturali de <strong>&#8220;Il Giornale&#8221;</strong> in uno degli ultimi numeri. </p>
<p>Lo schema è semplice: scegli dei libri e rispondi alle domande utilizzando esclusivamente i titoli delle opere. Copiare le domande in una nota e rispondere con titoli di libri appropriati, in maniera da creare contesti significativi. <strong>Dimitri</strong> dà le sue risposte che vi riporto qui di seguito. <strong>Le mie seguono dopo</strong>. Il gioco è, comunque, ampliabile nel senso che le risposte possono essere mutiple. Più se ne danno, più il gioco diventa interessante. Almeno a me così pare. </p>
<p>Io ci ho provato ma dato il gran numero di libri che un bibliomane in genere possiede c&#8217;è bisogno di averli tutti sotto mano per trovare il posto giusto dove incasellare il titolo del libro. Provateci anche voi e buon divertimento. Un modo come un altro per dare senso ai libri e a chi li legge. Badate che la cosa non è facile come può sembrare &#8230;</p>
<p><strong>1. Sei maschio o femmina?</p>
<p>SE QUESTO E&#8217; UN UOMO (P.Levi)</p>
<p>2. Descriviti:</p>
<p>ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO (M.Proust)</p>
<p>3. Cosa provano le persone quando stanno con te?</p>
<p>ESSERE E TEMPO (M.Heidegger)</p>
<p>4. Descrivi la tua relazione precedente:</p>
<p>I FIORI DEL MALE (C.Baudelaire)</p>
<p>5. Descrivi la tua relazione corrente:</p>
<p>IL TRENO A VELA (D.Fulignati)</p>
<p>6. Dove vorresti trovarti?</p>
<p>SULLA STRADA (J.Kerouac)</p>
<p>7. Come ti senti nei riguardi dell&#8217;amore?</p>
<p>COMPAGNO DI SBRONZE (C.Bukowski)</p>
<p>8. Com&#8217;è la tua vita?</p>
<p>L&#8217;UCCELLO CHE GIRAVA LE VITI DEL MONDO (H.Murakami)</p>
<p>9. Che cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio?</p>
<p>ORIENTARSI CON LE STELLE (R.Carver)</p>
<p>10. Di&#8217; qualcosa di saggio&#8230;</p>
<p>LA SCIMMIA PENSA, LA SCIMMIA FA. QUANDO LA REALTA&#8217; SUPERA LA FANTASIA. (C.Palhaniuk)</p>
<p>11. Una musica:</p>
<p>LA DANZA IMMOBILE  (M.Scorza)</p>
<p>12. Chi o cosa temi?</p>
<p>CRITICA DELLA RAGION PURA (I.Kant)</p>
<p>13. Un rimpianto:</p>
<p>RICERCHE FILOSOFICHE (L.Wittgenstein)</p>
<p>14. Un consiglio per chi è più giovane:</p>
<p>UNA STAGIONE ALL&#8217;INFERNO (A.Rimbaud)</p>
<p>15.  Da evitare accuratamente:</p>
<p>LA NAUSEA (J.P.Sartre)</p>
<p>Dimitri</strong></p>
<p>&#8212;- </p>
<p><strong>1. Sei maschio o femmina?</p>
<p>&#8220;L&#8217;uomo senza qualità&#8221;  (Musil)</p>
<p>2. Descriviti:</p>
<p>&#8220;Uno, nessuno e centomila&#8221; (Pirandello)</p>
<p>3. Cosa provano le persone quando stanno con te? </p>
<p>&#8220;L&#8217;insostenibile leggererezza dell&#8217;essere&#8221; (Kundera)</p>
<p>4. Descrivi la tua relazione precedente:</p>
<p>&#8220;L&#8217;educazione sentimentale&#8221; (Flaubert)</p>
<p>5. Descrivi la tua relazione corrente:</p>
<p>&#8220;Guerra e pace&#8221; (Tolstoy)</p>
<p>6. Dove vorresti trovarti?</p>
<p>&#8220;L&#8217;isola volante&#8221; (Pontiggia)</p>
<p>&#8220;Utopia&#8221; (More) </p>
<p>7. Come ti senti nei riguardi dell&#8217;amore?</p>
<p>&#8220;La bella estate&#8221; (Pavese)</p>
<p>8. Com&#8217;è la tua vita?</p>
<p>&#8220;Alla ricerca del tempo perduto&#8221; (Proust)</p>
<p>9. Che cosa chiederesti se avessi a disposizione un solo desiderio?</p>
<p> &#8220;Una stagione all&#8217;inferno&#8221; (Rimbaud)</p>
<p>10. Di&#8217; qualcosa di saggio&#8230;</p>
<p>&#8220;Credo in un solo oblìo&#8221; (Rezza)</p>
<p>11. Una musica:</p>
<p> &#8220;Il Canzoniere&#8221; (Petrarca)</p>
<p>12. Chi o cosa temi?</p>
<p>&#8221; Il morbo di Gutenberg&#8221; (Giancaspro)<br />
&#8220;Il giorno del giudizio&#8221; (Belli)</p>
<p>13. Un rimpianto:</p>
<p> &#8220;Addio alle armi&#8221; (Hemigway)</p>
<p>14. Un consiglio per chi è più giovane:</p>
<p>&#8220;Tutta la vita è un risolvere problemi&#8221; (Popper) </p>
<p>15 Da evitare accuratamente:</p>
<p> &#8220;Il silenzio degli innocenti&#8221; (Harris)</p>
<p> <a href="http://www.facebook.com/antonio.gallo?ref=name /"> <strong>Galloway</strong></a></strong></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090628155758"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090628155758?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090628155758" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090628155758&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fun-gioco-con-i-libri-per-bibliomani"/></p>
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	<description>Da questo punto di vista   Facebook  svolge un compito davvero importante nel soddisfare i bisogni di chi in rete vuole comunicare con gli altri in maniera veloce e significativa, conservando,[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Nella terra delle lingue inventate</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/06/nella-terra-delle-lingue-inventate</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/06/nella-terra-delle-lingue-inventate</guid>
	<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 13:58:33 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/06/nella-terra-delle-lingue-inventate#comments</comments>
    <category>bibliolinguistica</category><category>arika okrent</category><category>imparare le lingue</category><category>lingua esperanto</category><category>lingue artificiali</category><category>lingue inventate</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/inventedlanguages_01.jpeg" class="left" border="0" width="165" height="250" alt="" /><br />
E&#8217; vero che noi ragazzi avevamo studiato il <strong>greco</strong> e il <strong>latino</strong> e che non sarebbe stato mai possibile parlare con un greco o un latino in quelle lingue che ci facevano soffrire al ginnasio e al liceo. Ma erano idiomi che, se ci guardavamo intorno, li ritrovavi in un modo od un altro presenti, almeno virtualmente, su carte e monumenti. L&#8217; <a href="http://www.esperanto.it/"> <strong>Esperanto</strong></a>, di certo, non l&#8217;avresti visto nè scritto nè sentito a voce in nessun posto. Eppure il fascino rimaneva. Ed era dovuto al fatto che l&#8217;idea nasceva dalla possibilità, oltre che dalla volontà, di inventare un sistema che andasse oltre tutte le lingue e sistemi linguistici esistenti. Per creare una sola, unica umanità. Un pò come la lingua <a href="http://www.kli.org/"><strong>&#8220;Klingon&#8221;</strong> </a> in <strong>&#8220;Star Trek&#8221; </strong>quando sentivamo domande del genere <strong>&#8220;tlhIngan Hol Dajatlh&#8217;a'?&#8221;</strong>, che voleva dire <strong>&#8220;Parli Klingon?&#8221;</strong> e si voleva intendere far parte di una piccola <strong>comunità di extra terrestri</strong> in opposizione alla condizione di terrestri.</p>
<p>L<strong>&#8216;Esperanto</strong>, invece, aveva l&#8217;ardire di <strong>unificare l&#8217;intera umanità</strong> eliminando differenze di ogni genere, promuovendo la pace, dimenticando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Babele/"> <strong>Babele</strong></a>. Un&#8217;azione del genere l&#8217;avrebbe potuto svolgere la straodinaria diffusione che ha avuo la <strong>lingua Inglese</strong>, il che purtroppo non è stato. In effetti neanche questa lingua è riuscita ad unificare gli esseri umani. Ha avuto, è vero, una potente forza di aggregazione culturale oltre che tecnologica e commerciale. Ma i conflitti razziali e le differenze linguistiche permangono tra i popoli. </p>
<p>Molti sono stati i tentativi di creare <strong>lingue artificiali</strong> che potessero abbattere questa barriere. Risultano essere oltre 500 le lingue, infatti, chiamate e pensate a svolgere una funzione del genere. In appendice a questo libro di cui mi sto occupando, se ne citano alcune come queste di cui non avevo mai sentito parlare prima: <a href="http://209.85.129.132/search?q=cache:RhcazbV96YAJ:www.testiecontesti.it/Le%2520lingue%2520inventate.rtf+lingue+inventate&#038;cd=4&#038;hl=it&#038;ct=clnk&#038;gl=it&#038;client=opera/"> <strong>Europal, Simplo, Geoglot, Volapük, Ulla, Novial, Ehmay Ghee Chah, Basic English,Tutonish.</strong></a></p>
<p>L&#8217;idea delle lingue artificiali nasce dal razionalismo scientifico del XVII secolo. Venivano rivolte numerose critiche alle <strong>lingue naturali </strong>in quanto considerate irregolari, piene di modi di dire senza senso, con parole che avevano più significati, mentre altre non erano in grado di descrivere concetti comuni. Non sarebbe meglio, essi pensarono, se si potesse creare una lingua da zero, basandola su principi logici? Molti ci provarono e l&#8217;autrice di questo libro lo spiega bene, quando ci parla di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Wilkins/">  <strong>John Wilkins</strong> </a>, un membro della <strong>Royal Society</strong> che pubblicò nel 1668 uno studio intitolato <strong>&#8220;Una Lingua Filosofica&#8221;</strong>. Il tentativo era quello di cercare di classificare l&#8217;intero scibile umano. Una cosa ancora oggi auspicabile. Un&#8217;idea simile fu quella basata sulla logica matematica moderna negli anni &#8216;60, una lingua nota col nome di <strong>&#8220;Loglan&#8221;</strong> ed il relativo prosieguo chiamato <strong>&#8220;Lojban&#8221;</strong>, una lingua progettata per verificare l&#8217;ipotesi di <strong>Sapi-Whorf</strong>, vale a dire quella che affermava che la struttura di una lingua naturale influenza il modo in cui i suoi parlanti immaginano il mondo.</p>
<p>Un altro tipo di lingua artificiale fu quello che scaturì da una atteggiamento più pragmatico tenuto nel secolo XIX. Si voleva creare lingue che fossero facili da apprendere, in modo da facilitare la comunicazione tra gli uomini. L&#8217;Esperanto è il classico esempio. Ma ce ne sono altre dozzine di questo tipo. Una terza classe di invenzioni linguistiche c&#8217;è stato nel XX secolo quando vennero immaginate lingue basate su simboli pittorici. Come ad esempio la <strong>&#8220;Blisssymbolics&#8221;</strong>, tentativi con i quali si cercò di fare a meno della tirannia delle parole. Ancora un quarto tipo fu il risultato dell&#8217;impulso artistico e linguistico a creare una lingua che fosse allo stesso tempo complessa e completa. Esempi sono le lingue <strong>&#8220;Quenya&#8221; </strong> e <strong>&#8220;Sindarin&#8221; </strong>nella famosa triologia del  <strong>&#8220;Signore degli Anelli&#8221;</strong> con le sue undici lingue inventate dal grande <a href="http://www.tolkiensociety.org/"> <strong>J R R Tolkien</strong></a>. Questo interesse a voler creare lingue artificiali continua ancora oggi sulla Rete, su blog e forum aperti allo scopo, specializzati in <strong>&#8220;conlangs&#8221; </strong>vale a dire in &#8220;constructed languages&#8221; o <strong>&#8220;artlangs&#8221;</strong> &#8220;artistic/artificial languages&#8221;. </p>
<p><strong>Arika Okrent</strong> narra con grande abilità di storie che parlano di lingue inventate, ma non solo di queste. Scrive anche, ad esempio, di una importante lingua naturale come l&#8217; <a href="http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/Religioni/lingua-ebraismo.html/"> <strong>Ebraico</strong></a>. Una lingua che in effetti fu ricreata nel XX secolo alcuni millenni dopo che era scomparsa come lingua parlata. Il libro focalizza la sua attenzione sia sugli uomini che sulle culture che parlano queste lingue create/inventate e poi defunte in maniera da attirare l&#8217;attenzione e l&#8217;interesse non solo degli specialisti ma anche di chi vuole chiedersi il significato del prorpio dire in termini di parole scritte o orali. </p>
<p><a href="http://www.amazon.com/Land-Invented-Languages-Esperanto-Dreamers/dp/0385527888/"> <strong>Arika Okrent, In the Land of Invented Languages</strong></a><br />
the Spiegel &#038; Grau imprint by Random House, New York, May 2009;<br />
hardback, 341pp, including index; publisher&#8217;s list price $26.00;<br />
ISBN13: 978-0-385-52788-0; ISBN10: 0385527888.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090627135833"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090627135833?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090627135833" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090627135833&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F06%2Fnella-terra-delle-lingue-inventate"/></p>
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	<description>E&amp;#8217; vero che noi ragazzi avevamo studiato il greco e il latino e che non sarebbe stato mai possibile parlare con un greco o un latino in quelle lingue che ci facevano soffrire al ginnasio e al[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Una &quot;Summer School&quot; all&#039;inglese</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/06/una-summer-school-allinglese</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/06/una-summer-school-allinglese</guid>
	<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 10:15:52 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/06/una-summer-school-allinglese#comments</comments>
    <category>biblioinglese</category><category>english summer school</category><category>marlborough college</category><category>studiare inglese</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/marlboro1.jpg" class="left" border="0" width="432" height="324" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>La nostra esperienza di docenti ed organizzatori iniziò dapprima con scuole private sulla costa meridionale inglese. Avevo un carissimo amico inglese, purtroppo scomparso, di origine indiana, che viveva nella bella e storica città della battaglia di <strong>Hastings</strong>, che mi faceva da guida e consulente. Proprio sulla Manica, di fronte a Calais sulla costa francese.</p>
<p>Città come <a href="http://www.visit1066country.com/"> <strong>Hastings</strong></a>, Eastbourne e <a href="http://it.visitbrighton.com/"> <strong>Brighton</strong></a>, sulla costa meridionale del <strong>Sussex</strong>, furono le nostre prime mete preferite. Ma poi ci accorgemmo che in queste scuole private si creavano gruppi allargati di giovani, e non giovani connazionali i quali, venuti in Inghilterra con l&#8217;intenzione di imparare la lingua, la letteratura e la civiltà in due o tre settimane, (sic!), scoprivano che in quei luoghi, i nativi, cioè gli Inglesi, erano quanto mai rari e si ritrovavano con altri connazionali che parlavano la propria lingua, colorita da tutti i dialetti della penisola. </p>
<p>Ancora oggi grosse multinazionali organizzano viaggi di studio e soggiorni estivi del genere, sia in terra inglese che oltre mare. Corsi che si rivelano una chiara fregatura in quanto gli organizzatori non fanno altro che convogliare grandi gruppi omogenei di giovani studenti mandati dai genitori allo sbaraglio, nella pia illusione di imparare <strong>la lingua di Shakespeare</strong> in poche settimane. Scoprono però, a caro prezzo, che in una &#8220;summer school&#8221; del genere si parla soltanto l&#8217;italiano e che i nativi, appunto, sono spariti. </p>
<p>Decidemmo allora di fare altre scelte che si rivelarono felici sia per i luoghi che per le istituzioni e la relativa qualità. Siamo stati all&#8217; <strong>Università di Edinburgo </strong> , all&#8217; <a href="http://www.lboro.ac.uk//"> <strong>Università della Tecnologia di Loughborough</strong></a>, ed in rinomati colleges come quello della  <a href="http://www.tisc.co.uk/"> <strong>Taunton School</strong> </a> e ultimo quello di <strong>Marlborough College</strong> dove ritorneremo (senza nessuna appendice!) per due settimane di studio nel mese prossimo.</p>
<p>Partecipare ad una <strong>scuola estiva</strong>, come solo gli inglesi sanno organizzare, è un&#8217;esperienza unica nel suo genere. Oltre ad imparare la lingua si conosce la vera indole di un popolo fatto di gente comune e di accademici che decidono di incontrarsi e confrontarsi durante l&#8217;estate, prendendo parte a corsi i più imprevisti ed imprevedivili: dalla storia egiziana al tennis, dall&#8217;osservazione degli uccelli allo yoga, dalle medicine alternative al ballo latino-americano, dalla poesia al ciclismo ed alla scrittura creativa. Ed ovviamente <strong>corsi di lingua</strong>, <strong>letteratura e informatica</strong> a vari livelli. Anche altre lingue moderne come il tedesco, il francese e il cinese hanno la loro parte. Insomma c&#8217;è di tutto per tutti, giovani e vecchi, abili e disabili, uomini e donne. </p>
<p>C&#8217;è anche la <strong>&#8220;greche&#8221;</strong>, il nido per i neonati: i genitori consegnano i loro figli per frequentare in tutta calma i corsi sia al mattino che nel pomeriggio. Non mancano le attività serali per concludere giornate di studio, svago e intrattenimento serio, e anche serioso, tutto svolto su un grande campus, con servizi di cucina e accoglienza da fare invidia al migliore albergo. Socializzare è la parola chiave per questi eventi. Durante i nostri soggiorni negli anni abbiamo avuto la possibilità di insegnare ai &#8220;nativi&#8221; inglesi argomenti confacenti alla nostra cultura e tradizioni. Abbiamo organizzato corsi di italiano in tandem, mentre mia moglie ha svolto un affollato corso di cucina italiana. Esperienze indimenticabili e personali.  </p>
<p>Il <a href="http://www.marlboroughcollege.org/"> <strong>Marlborough College</strong></a> è uno dei più prestigiosi college privati inglesi. Aperto tutto l&#8217;anno, ha una lunga e gloriosa tradizione culturale. Sforna giovani studenti per le università di <strong>Oxford </strong>e <strong>Cambridge</strong> e per gli <strong>States</strong>. I costi degli studi sono elevati ed i posti limitati. Nei mesi in cui la scuola è chiusa, tradizionalmente il college si trasforma in una <strong>Summer School</strong>. Quest&#8217;anno festeggia il 35° anno. Tre sono le fasce di età dei partecipanti: giovani che vanno dai 10 ai 12 anni, dai 13 ai 16, e poi gli adulti. Ognuno ha la possibilità di trovare <strong>&#8220;food for thoughts&#8221; </strong>come si suole dire. Centinaia sono i corsi, per livelli ed interesse gli inglesi non si risparmiano davvero quando vogliono investire le loro preziose sterline in qualcosa che sia <strong>&#8220;cibo per la mente&#8221;</strong>.</p>
<p>Il nostro <strong>&#8220;food for thought</strong>&#8221; sarà un corso sulle residenze di campagna inglesi, le così dette  <a href="http://www.amazon.co.uk/Life-English-Country-House-Architectural/dp/0300058705/"><strong>Country Houses</strong></a>. <em>Tutoring</em> al mattino, seguito da escursioni sul posto. Cinque visite guidate da un vero esperto del campo. Il primo giorno studieremo una residenza medioevale <strong>Westwood Manor</strong>, Bradford on Avon. Il giorno dopo sarà la volta di una residenza Tudor, la <strong>Great Elizabethan Prodigy House</strong>, a Wilton House. Conosceremo poi <strong>Inigo Jones e il New Style</strong>; <strong>Vanbrugh, Hawksmoor e il barocco Inglese.</strong> Il giorno successivo ci occuperemo dell&#8217;Inghilterra del <strong>Palladio</strong> e visiteremo <strong>Lydiard Park</strong> vicino <strong>Swindon</strong>. L&#8217;ultimo giorno entreremo nel <strong>19° secolo</strong> ed esamineremo il ritorno dei classici greci e gotici, e la nascita delle nuove arti e mestieri con una visita guidata a <strong>Rodmarton House</strong> vicino <strong>Cirencester</strong>. Una settimana davvero defatigante. Speriamo che il tempo ci assista.</p>
<p>La seconda settimana sarà una settimana di tutt&#8217;altro tenore. Ci occuperemo della nostra salute, sia nel corpo che nella mente. <a href="http://www.mcsummerschool.org.uk/course.asp?course=199/"><strong>Yoga &#038; Health</strong> </a>  è stata la nostra scelta. Una esperta tutor ci coinvolgerà nella cura di noi stessi in un gruppo che si prevede affollato, circa una ventina di studenti di tutte le età. Abbiamo già ricevuto il programma e abbiamo dovuto fornire dettagliate informazioni sulle nostre condizioni di salute ed eventuali problemi. L&#8217;insegnamento sarà personalizzato, ma sono previste sedute comuni di gruppo.</p>
<p>Dimenticavo di dire che l&#8217;insegnamento sarà tenuto interamente in inglese, che i partecipanti saranno inglesi, anche se a volte capitano stranieri come olandesi e tedeschi, sempre fluenti in lingua. Durante le tre settimane i partecipanti alloggeranno in camere singole all&#8217;interno del grande ed attrezzato campus. Il che significa che c&#8217;è una chiesa, un teatro, la piscina, ogni sorta di campo per le attività fisiche, una vasta biblioteca, un pub, ed una grande sala pranzo capace di servire fino a cinquecento persone. Tra le attività serali quest&#8217;anno è prevista la rappresentazione di un&#8217;opera di <strong>Shakespeare</strong>, <strong>&#8220;Il Mercante di Venezia&#8221;</strong>, una serata dedicata alla <strong>musica lirica</strong>, una serata dedicata al <strong>Jazz </strong>ed una conferenza-conversazione con <strong>Roger McGough</strong>, uno dei più importanti poeti contemporanei inglesi viventi, un atteso concerto della <strong>famosa pianista e percussionista sorda</strong><a href="http://www.evelyn.co.uk/"> <strong>Evelyn Glennie</strong></a>. Tre settimane di una <strong>&#8220;summer school&#8221; inglese </strong>che difficilmente saranno dimenticate. Sarà una vera goduria, specialmente al pensiero che non avremo nessun studente bambino, giovane o adulto da &#8230; accudire e &#8230; imbeccare in lingua inglese!</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20090625101552"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20090625101552?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20090625101552" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20090625101552&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F06%2Funa-summer-school-allinglese"/></p>
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