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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Sun, 08 Nov 2009 19:23:28 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>Una scrittrice di sei anni</title>
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	<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 19:52:57 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>chi</category><category>elena desserich</category><category>hot topic</category><category>sconfiggere il cancro</category><category>scrittrice a sei anni</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/elena1.jpg" class="left" border="0" width="432" height="324" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p>La piccola <strong>Elena</strong> era consapevole di dover morire nonostante la sua età. Così pensò bene di lasciare nascosti tanti piccoli messaggi, alcuni in forma di biglietti dedicati ai suoi genitori e alla sorellina. In essi diceva loro quanto li amava. Voleva che li trovassero dopo la sua morte, affinché la ricordassero con lo stesso amore di quando era viva. I messaggi sono centinaia, ritrovati nei posti più imprevedibili: tra le pagine dei libri, negli armadi, nelle borse, nei vestiti, nei cassetti. I biglietti-messaggi sono stati ora raccolti dai genitori, Keith e Brooke, e pubblicati in un libro: <a href="http://www.amazon.com/Notes-Left-Behind-Brooke-Desserich/dp/0061886394"> <strong>Notes left behind</strong></a>. Hanno scritto anche loro un diario che racconta la sofferenza di quei giorni.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/elena2.jpg" class="left" border="0" width="180" height="180" alt="" /></p>
<p><em>&#8220;Abbiamo trovato i primi bigliettini qualche giorno dopo la sua morte&#8221;</em> - racconta il papà, che lavora per un&#8217;impresa di costruzioni. <em>&#8220;Da allora sono venuti fuori continuamente e ora ne abbiamo tre scatole piene. Li abbiamo trovati anche tra le decorazioni natalizie&#8221;</em>. Alla piccola Elena fu diagnosticato il male nel 2006. I medici le diedero non più di 135 giorni di vita. Da allora Keith e Grace cercarono in tutti i modi di rendere piacevole la vita di Elena e della sorellina Gracie, che allora aveva 4 anni. <em>&#8220;Volevamo proteggerla, così non le abbiamo mai detto che poteva non farcela&#8221;</em> - ha detto la mamma. &#8220;<em>Ci siamo preoccupati solo di farla stare bene, di essere una famiglia unita e di darle tutto ciò che voleva&#8221;</em>. In uno dei biglietti c&#8217;è un cuore e la frase <em>&#8220;Vi amo mamma e papà&#8221;</em>. In un altro ancora un cuore con all&#8217;interno un disegno (i ritratti dei due genitori e le due bambine) e la frase <em>&#8220;Vi amo mamma papà e Gracie&#8221;</em>.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/elena3.jpg" class="left" border="0" width="180" height="155" alt="" /></p>
<p>Elena sapeva che ogni giorno di vita sarebbe stato un dono da non sciupare. Così decise di fare una lista di cose che doveva fare: nuotare con i delfini, guidare l&#8217;auto, andare a cavallo, dipingere e tante altre cose. Il suo sogno di artista annunciata si avverò quando uno dei suoi disegni venne affisso accanto ad uno dei suoi artisti preferiti: Pablo Picasso al Museo d&#8217;Arte di Cincinnati. Il disegno era dedicato a tutti, dice il padre, e venne intitolato <em>&#8220;Vi amo&#8221;</em>. Elena, che è deceduta nel mese di agosto del 2007, ha lasciato anche un altro libretto per la sua sorellina Gracie:<em> &#8220;Come sopravvivere all&#8217;asilo nido&#8221;</em>. Volle anche fare col suo papà un ultimo ballo due giorni prima di andarsene.</p>
<p>Nove mesi è durata la battaglia che la famiglia ha combattuto contro la malattia. I genitori tennero un loro diario raccogliendo le loro impressioni e loro idee anche per informare gli altri membri della famiglia e gli amici su come la malattia stava evolvendo. <a href="http://www.notesleftbehind.com/"> <strong>Online </strong></a> tante persone hanno potuto leggere quanto stava succedendo in quella casa, in quella famiglia, a quella piccola creatura che lottava col male. Molti ne trassero aiuto e conforto. I genitori hanno trasformato i messaggi, gli appunti e quant&#8217;altro pertinente alla triste vicenda di Elena in questo libro per raccogliere danaro per una fondazione che si impegni nella lotta e nella cura dei tumori cerebrali nei bambini.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/elena4.jpg" class="left" border="0" width="250" height="224" alt="" /></p>
<p><strong>Elena Desserich</strong> da grande avrebbe voluto fare la maestra. Ma non ne ebbe il tempo. Il suo sogno non ha potuto realizzarsi. Ha voluto comunque lo stesso lasciare dietro di sè una lezione, un progetto di vita per gli altri. Con il suo libro potrà realizzare quanto desiderava: insegnare, anche se non è più tra noi. La sua esperienza del male che l&#8217;ha distrutta sarà di insegnamento a tanti altri bambini che possono trovarsi nelle stesse condizioni. Il libro racconta la storia di una umiltà e di una ispirazione. Da quando le fu diagnosticato il male Elena aveva messo insieme una serie di desideri da appagare e questi stessi desideri hanno convinto i suoi genitori della necessità di creare una fondazione che possa dare un aiuto ad altri bambini affetti da quel terribile male. Su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=mo4l7i9y910"> <strong>youtube</strong></a> è possibile vedere il filmato della vicenda. Sul sito dedicato al <a href="http://www.notesleftbehind.com/"><strong> libro</strong></a> si può interagire con la fondazione che anch&#8217;essa ha il suo <a href="http://www.thecurestartsnow.org/desserich/"> <strong>indirizzo</strong></a>.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091107195257"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091107195257?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091107195257" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091107195257&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Funa-scrittrice-di-sei-anni"/></p>
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	<description>La piccola Elena era consapevole di dover morire nonostante la sua età. Così pensò bene di lasciare nascosti tanti piccoli messaggi, alcuni in forma di biglietti dedicati ai suoi genitori e alla[...]</description>
	
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	<title>Wikipedia: l&#039;Enciclopedia degli sconosciuti</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11/wikipedia-lenciclopedia-degli-sconosciuti</link>
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	<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 19:50:20 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>biblioweb</category><category>enciclopedia britannica</category><category>enciclopedia treccani</category><category>enciclopedia virtuale</category><category>enciclopedia wikipedia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/wikipediarevolution_01.jpg" class="left" border="0" width="188" height="250" alt="" /></p>
<p>Una enciclopedia di questo genere ha dato vita ad un nuovo modo non solo di leggere e consultare una enciclopedia ma anche di scrivere e gestire il sapere. Ha destabilizzato tutte le enciclopedie cartacee precedenti costruite sui congrui profitti dei collaboratori, mentre invece quelli di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale"> <strong>Wikipedia</strong></a> sono tutti contributi di volontari anonimi. L&#8217;autore di questo libro è stato un suo amministratore con accesso alla struttura tecnica del sito per circa quattro anni. Nel suo libro egli mette in evidenza il fatto che Wikipedia non è solo una enciclopedia, ma anche un sito costituito da un grande gruppo globale di scrittori. Il suo successo straordinario è dovuto essenzialmente al fatto che è una comunità aperta. Per questa ragione non è tanto un fenomeno tecnologico quanto uno sociologico.</p>
<p>Negli anni settanta ricordo di avere acquistato a tante, piccole infinite rate la prestigiosa <a href="http://www.britannica.com/"> <strong>Encyclopedia Britannica</strong></a>. Una cinquantina di volumi, venti dei quali adibiti a dizionario, gli altri a soggetto. A questi poi si sono aggiunti, nel corso del tempo, due volumi annuali di aggiornamento, uno dedicato alle scienze ed alla tecnica, l&#8217;altro alla cultura. Mi ritrovo allora con una intera parete della mia mansarda studio arredata da un centinaio di bellissimi volumi tutti rilegati in pelle, che ogni tanto spolvero, sfoglio e consulto illudendo me stesso della loro uilità, bellezza e completezza. Tutto in lingua inglese, per ovvie ragioni professionali.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/britannica_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Una voce interiore spesso mi chiede quante volte quei volumi mi sono stati davvero utili in tutta la carriera. Ed io non so rispondere. Certo, quei volumi li hanno usati anche mia moglie e mio figlio, sempre per ragioni linguistico-professionali. Ma poi sono finiti lassù e ancora aspettano una definitiva sistemazione. Temo che l&#8217;intera opera ormai non andrà al di là di un fine meramente ornamentale. Insomma: uno <em>&#8220;show-off&#8221;</em>. A poco alla volta quei volumi sono diventati reperti da museo. E&#8217; un fatto forse amaro quanto volete, ma tutto quel <em>&#8220;sapere&#8221;</em> che solo qualche anno fa mi è costato, e costava, milioni di lire, oggi lo puoi facilmente avere sul tuo computer per pochissimi dollari-euro non solo in cd ma anche <em>online</em> con un semplice <em>account</em> al sito. In questi giorni ho letto anche della crisi che sta attraversando la nostra prestigiosa ed autorevole <a href="http://www.treccani.it/portale/opencms/Portale/homePage.html"> <strong>Enciclopedia Treccani</strong></a>, alla ricerca ansiosa di una identità, ma sopratutto di lettori che possano essere anche clienti e acquirenti. Ma nè la <strong>Britannica</strong> nè la<strong> Treccani </strong>si sono resi conto che ormai il loro destino sembra essere segnato. La <em>realtà virtuale</em> le ha seppellite nella <em>realtà cartacea</em>. Questo libro sulla nuova enciclopedia virtuale Wikipedia lo dimostra impietosamente.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/treccani_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="241" alt="" /></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/Wikipedia-Revolution-Nobodies-Greatest-Encyclopedia/dp/1401303714"> <strong>The Wikipedia Revolution</strong></a> più che un libro di uno storico è un egregio lavoro giornalistico svolto su di un fenomeno che è nato come per partogenesi, sfuggendo dalle mani dei suoi stessi inventori. E&#8217; il primo serio tentativo di scrivere la storia di questo evento culturale virtuale da un punto di vista interno al fatto, come un devoto fedele della creatura che lui stesso ha concorso a creare. Il libro racconta le tante facce della storia di Wikipedia: quella del software, quella del co-fondatore <strong>Larry Sanger</strong>, il ruolo che hanno avuto <strong>Usenet, Hypercard, Slashdot</strong> e <strong>MeatballWiki</strong> durante i primi tempi della sua creazione. Non manca poi nel libro uno sguardo alle varie culture coinvolte come quella giapponese, cinese, tedesca e nelle altre lingue in cui Wikipedia è stata trascritta. Il volume si raccomanda da sè specialmente per chi ama la rete, lavora e crede in essa, non tanto nell&#8217;enciclopedia. Una storia affascinante che parte dal sito di Wikipedia ma si estende a tutto il Web. Gli storici di questo ultimo considerano ormai <strong>Wikipedia</strong> un fatto tanto importante quanto lo è <strong>Gutenberg</strong> nella storia della stampa. Sia l&#8217;uno che l&#8217;altra hanno concorso in maniera straordinaria alla diffusione della conoscenza.</p>
<p>Wikipedia è venuta a svilupparsi in questi pochi anni per mezzo della interazione tra programmatori indipendenti. Tutto ebbe inizio con la creazione di <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/09/la-rivoluzione-del-web-semantico."> <strong>Tim Berners-Lee</strong></a> di quello che chiamiamo il <em>World Wide Web</em> nel 1990. Cinque anni dopo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ward_Cunningham"> <strong>Ward Cunningham</strong></a> creò il software <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/WikiWikiWeb"> <strong>WikiWikiWeb</strong></a>. Questo software permette di creare, scrivere ed editare pagine web salvando ogni pagina che si compone.<strong> Ben Kovitz</strong> lo fa conoscere a <strong>Jimmy Wales</strong> e <strong>Larry Sanger</strong>, i co-creatori della prima versione dell&#8217;enciclopedia che si chiamava <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nupedia"> <strong>Nupedia</strong></a>. Nel 2001 <strong>Jimmy Wales</strong> usa il software per creare Wikipedia. In meno di un mese il sistema dimostra di funzionare meglio di Nupedia. Il programmatore tedesco <strong>Magnus Manske </strong>migliora il software introducendo una pagina bianca per l&#8217;articolo mentre è aperta la discussione.</p>
<p>Da questo momento è tutto un procedere veloce verso quella che è diventata una specie di cantiere aperto della scrittura a cui tutti possono partecipare liberamente. Quella che era l&#8217;antica <em>&#8220;forma del sapere&#8221;</em>, che quando ero piccolo vedevo crescere sui banchi della composizione a mano nella tipografia gutenberghiana di mio padre soltanto alla metà degli anni cinquanta, ora la vedo, come per magia, apparire e scomparire, crescere e correggersi sullo schermo del mio portatile, ovunque io mi trovi: E&#8217; una cosa davvero sconvolgente. Spero ne converrete tutti voi con i quali ho il piacere di condividere l&#8217;amore e la passione per la pagina scritta e stampata.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/wikipedia_01.jpg" class="left" border="0" width="250" height="197" alt="" /></p>
<p>Ciò che mi colpito nelle pagine di questo libro sono i brani che l&#8217;autore ha dedicato allo studio delle varie culture coinvolte nel progetto. Quella spagnola è la più idealista. L&#8217;autore dice che quando prospettò l&#8217;idea di introdurre in Wikipedia spagnola degli annunci pubblicitari cliccabili in maniera da generare le entrate,  gli spagnoli dimostrarono tutta la loro natura idealistica ribellandosi. Decidono così di staccarsi dal progetto e traducono l&#8217;enciclopedia in una nuova chiamandola <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Portada"> <strong>Enciclopedia Libre</strong></a>. E&#8217; il rigetto della pubblicità. Una decisione questa che non ha fatto bene all&#8217;edizione spagnola dell&#8217;enciclopedia.</p>
<p> La <a href="http://wapedia.mobi/it/Wikipedia_in_giapponese"> <strong>cultura Wikipediale giapponese</strong></a> è unica, è in effetti la più educata. Non ci sono guerre di correzioni per così dire. Tutti gli autori restano anonimi, non si registrano e quindi non è possibile attaccare qualcuno per quanto ha scritto visto e considerato che questo qualcuno non esiste. La versione tedesca è la più rigorosa. Gli articoli vengono pubblicati solo dopo di essere stati visti da un supervisore che controlla errori, sviste e vandalismi. La versione tedesca è quella che risulta essere più affidabile circa i contenuti. <a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Hauptseite"> <strong>L&#8217;edizione tedesca</strong></a> è convenzionata anche con enti statali. La versione cinese ha sei diversi stili di lettere. Quest&#8217;ultimo tipo di software verrà impiegato anche per le versioni in cirillico, latino e arabo.</p>
<p>La copertura culturale di Wikipedia a livello mondiale è sorprendente. Ci sono Wikipedia in 255 diverse lingue, alcune molto prolifiche. La versione in esperanto, lanciata nel 2008, ha 95.000 articoli; quella catalana 106.000; la sanscrita 4000. L&#8217;inglese la fa da padrone, ovviamente. Da segnalare il caso della  edizione gallese. Hanno discusso e litigato per oltre due anni circa duecento editors e non si sono ancora decisi a farla funzionare come si deve. </p>
<p>Verso la fine del libro l&#8217;autore si pone alcune domande sul futuro di Wikipedia: la stesura della Wikipedia inglese è finita oppure no? Con oltre due milioni di articoli davvero non si sente il bisogno di scriverne altri. Il problema che ora si pone ai cittadini di questo pianeta virtuale che è Wikipedia è la continuità e il matenimento di quanto hanno ottenuto. Il pensiero è opportuno rivolgerlo a prodotti collaterali come libri, università ed altri derivati.</p>
<p>Wikipedia deve molto del suo successo a quella che in inglese si chiama <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nerd"> <strong>&#8220;nerdy culture&#8221;</strong></a> vale a dire cultura che include i nostrani <em>&#8220;secchioni&#8221;</em>, tipi intellettuali individualisti, teste pensanti forse che pensano troppo, che fanno i tuttologi e che fino a qualche anno fa sproloquiavano in <em>Usenet</em>. Man mano però che la tecnologia multimediale si è affinata la razza si è evoluta verso una purificante semplicità fortemente voluta dai due fondatori di Wikipedia <strong>Larry Sanger</strong> e <strong>Jimmy Wales</strong>. Per essi, sin dall&#8217;inizio sono valse, tre regole essenziali: neutralità, verificabilità e nulla che non sia già stato pubblicato. Questi principi sono autosplicativi e non hanno bisogno di ulteriosi spiegazioni.</p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>Magia della neve d&#039;inverno</title>
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	<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 12:16:12 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>biblioinglese</category><category>inverno</category><category>le parole della poesia</category><category>poesia e immagini</category><category>poesia e parole</category><category>robert frost</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/frost_01.jpg" class="left" border="0" width="306" height="432" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p><strong>&#8220;M&#8217;illumino d&#8217;immenso&#8221;</strong> di <a href="http://www.la-poesia.it/italiani/fine-1900/ungaretti/GU_indice.htm"> <strong>Giuseppe Ungaretti</strong></a> è uno dei più famosi esempi di poesia imagista che sia mai stata creata. Forse è anche la più breve tra tutte le poesie mai scritte al mondo. Un&#8217;altra altrettanto famosa è quella che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/In_a_Station_of_the_Metro"> <strong>Ezra Pound</strong> </a> scrisse un giorno all&#8217;uscita della metropolitana di Parigi  <strong>&#8220;The apparition of these faces in the crowd; / Petals on a wet, black bough&#8221;</strong>. Pochissime parole che suscitano emozioni. Si sa che le emozioni sono sequenze di immagini, apparizioni improvvise, vere e proprie epifànie della mente. E non hanno bisogno di parole per essere descritte. Anzi, le parole difficilmente descrivono una emozione. Possono trasmetterla, ma non definirla. Questo fa la vera poesia. Questo fa il vero poeta. Crea emozioni con le parole e le trasforma in immagini. Leggiamo questa breve poesia, riprodotta qui sopra in autografo,  del poeta americano<a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11/un-vecchio-in-una-notte-dinverno/"> <strong>Robert Frost</strong></a> che ha per ambiente l&#8217;inverno:</p>
<p><strong>Dust of Snow</p>
<p>The way a crow<br />
Shook down on me<br />
The dust of snow<br />
From a hemlock tree</p>
<p>Has given my heart<br />
A change of mood<br />
And saved some part<br />
Of a day I had rued.<br />
</strong></p>
<p><em>Polvere di Neve</p>
<p>Il modo in cui un corvo<br />
ha fatto cadere su di me<br />
la polvere di neve<br />
da un abete</p>
<p>ha dato al mio cuore<br />
un cambiamento di umore<br />
ed ha salvato alcune parti<br />
di un giorno di cui mi ero lamentato.<br />
</em></p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/crow.jpg" class="left" border="0" width="250" height="180" alt="" /></p>
<p><strong>&#8220;Polvere di neve&#8221;</strong> è chiaramente una immagine in movimento. Fiocchi che cadono in libertà su di un paesaggio ben definito. Ma anche &#8220;polvere&#8221; portata dal vento e dispersa, mentre quella della neve si liquefa nel nulla. Sono aspetti positivi o negativi? A chi o a cosa si riferisce questa scena? Alla vita del poeta che si è come improvvisamente fermata in quei fiocchi accumulati sui rami di un abete, un albero affatto bene augurante.</p>
<p>All&#8217;improvviso il battito delle ali di un corvo, animale a cui non a caso piace vivere tra quei rami, scuote quella polvere e la fa ricadere sulle sue spalle. Da questa realtà quanto mai negativa si ricavano elementi opposti in quanto il poeta si sente come riportato a nuova vita, nuove opportunità, come ad un risveglio improvviso ed un ritorno a nuova vita.</p>
<p>Non ci sono aggettivi, metafore, similitudini. Soltanto parole chiave che creano immagini precise: il colore del corvo, il nero sul bianco della neve, i rami secchi e oscuri dell&#8217;albero, il silenzio mortale tutt&#8217;intorno, il gelo della vita fermata, l&#8217;improvviso sfrusciare dell&#8217;uccello, la caduta della polvere, il silenzio intorno rotto dal volo improvviso del corvo, la vita che si riaccende, il cuore che riprende a battere, un nuovo giorno da vivere. Magia della neve d&#8217;inverno.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091106121612"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091106121612?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091106121612" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091106121612&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fmagia-della-neve-dinverno"/></p>
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	<item>
	<title>Soffia, soffia vento d&#039;inverno</title>
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	<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 14:09:11 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>biblioinglese</category><category>così è se vi pare</category><category>inverno</category><category>teatro inglese</category><category>william shakespeare</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/asyoulikeit.jpg" class="left" border="0" width="175" height="250" alt="" /></p>
<p>I personaggi che appaiono sulla scena sono essi stessi attori e personaggi di altre storie. Per mezzo di essi l&#8217;autore riesce ad aprire altri scenari nella mente dello spettatore e del lettore. E&#8217; questo il caso del canto di Amiens nella commedia <strong>&#8220;Così è se vi pare&#8221;</strong>. Il soffio del vento d&#8217;inverno dà l&#8217;occasione al poeta di parlare dell&#8217;amara condizione umana, così come la vede lui dal punto di vista dell&#8217;amicizia, della gratitudine e dell&#8217;amore. Le tre categorie sono viste confluire in pieno contrasto ed irrisolto conflitto nella realtà quotidiana dell&#8217;esistenza.</p>
<p>.<br />
<strong>Blow, blow thou winter wind,<br />
Thou art not so unkind<br />
As [man&#8217;s] ingratitude;<br />
Thy tooth is not so keen<br />
[Because] thou art not seen,<br />
Although thy breath be rude.</p>
<p>[ Heigh ho! sing heigh ho! unto the green holly:<br />
Most friendship is feigning, most loving mere folly:<br />
Then, heigh ho! the holly!<br />
This life is most jolly.]</p>
<p>Freeze, freeze thou [bitter] sky,<br />
Thou dost not bite so [nigh]<br />
As benefits forgot:<br />
Though thou the waters warp,<br />
Thy sting is not so sharp<br />
As friend remember&#8217;d not.</p>
<p>[ Heigh ho! sing heigh ho! unto the green holly:<br />
Most friendship is feigning, most loving mere folly:<br />
Then, heigh ho! the holly!<br />
This life is most jolly.]</p>
<p></strong></p>
<p><a href="http://www.shakesongs.com/blow-winter-wind.php"> <strong>from As You Like It, Act II, Scene 7 - in music</strong></a></p>
<p><em>Soffia, soffia vento invernale:<br />
Tu non mi appari tanto crudele<br />
Quanto un uomo d&#8217;animo ingrato;<br />
Non così forte il tuo morso incide<br />
Perché nessuno, nessuno ti vede,<br />
Anche se rude e aspro è il tuo fiato.</p>
<p>Ehi-oh! Ehi-oh! Per il verde agrifoglio<br />
L&#8217;amore è follia e l&#8217;amicizia un imbroglio!<br />
E allora, Ehi-oh! Su questo arbusto!<br />
Che sia la vita soprattutto uno spasso.</p>
<p>Gela, gela tu cielo amaro<br />
Il tuo morso non è così duro<br />
Quanto chi oblia il bene avuto:<br />
che pure se tu l&#8217;acqua hai gelato<br />
il tuo aculeo non è così acuminato<br />
quanto un amico che di te si è scordato.</p>
<p>Ehi-oh! Ehi-oh! Per il verde agrifoglio<br />
L&#8217;amore è follia e l&#8217;amicizia un imbroglio!<br />
E allora, Ehi-oh! Su questo arbusto!<br />
Che sia la vita soprattutto uno spasso.<br />
</em></p>
<p><strong>Amiens</strong>, come si è detto, è uno dei personaggi della commedia di Shakespeare in  <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/As_You_Like_It">  <strong>As you like it</strong></a>. Nel secondo atto, scena 7, canta questa canzone e commenta  su come vanno le cose del mondo. In particolare parla dell&#8217;ingratitudine umana che secondo lui è più frustrante di un vento invernale. All&#8217;inizio del suo canto si rivolge direttamente all&#8217;inverno e dice che può soffiare come vuole, non sarà mai così forte e tanto freddo quanto freddo, crudele e ingrato è il cuore degli uomini. Il suo soffio non fa poi tanto male anche se non si vede. Poi chiede al cielo gelato di ghiacciare perchè tanto non gli farà ulteriore male, più di quanto non gliene possano fare i suoi amici i quali facilmente dimenticano i favori che hanno ricevuto da lui. </p>
<p>Anche se le acque geleranno esse non potranno mai dare tanto dolore quanto quello che gli ha causato il suo amico il quale non si ricorda neppure di lui. I volti di ghiaccio del mondo fanno più male delle acque gelate. Dovremmo tutti cantare per l&#8217;intero anno come fa l&#8217;agrifoglio che è sempre verde. Il poeta dice che, tutto sommato, l&#8217;amicizia è solo un inganno e l&#8217;amore una sciocchezza ed una assurdità. La vita è bella e dovrebbe essere goduta, e come una canzone dovrebbe essere cantata. Il suo è un crudo realismo oppure è la verità?</p>
<p><strong>P. S.  Al link di &#8220;As you like it&#8221; qui sopra segnalato potrete ascoltare il testo dell&#8217;estratto in musica<br />
</strong></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091105140911"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091105140911?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091105140911" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091105140911&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fsoffia-soffia-vento-dinverno"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>I personaggi che appaiono sulla scena sono essi stessi attori e personaggi di altre storie. Per mezzo di essi l&amp;#8217;autore riesce ad aprire altri scenari nella mente dello spettatore e del[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Perchè dobbiamo scrivere ogni giorno</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11/perche-dobbiamo-scrivere-ogni-giorno</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11/perche-dobbiamo-scrivere-ogni-giorno</guid>
	<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 16:01:35 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11/perche-dobbiamo-scrivere-ogni-giorno#comments</comments>
    <category>biblioscrittura</category><category>arte di scrivere</category><category>elogio scrittura</category><category>mente e scrittura</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/writing_02.jpg" class="left" border="0" width="186" height="250" alt="" /><br />
Noi tutti scriviamo per registrare i nostri pensieri. E&#8217; vero che non sempre sappiamo quali sono i pensieri che circolano nella nostra mente. E&#8217; comunque importante cominciare a scrivere per farli venire fuori. Beato chi si mette alla scrivania, con penna o computer, e scrive ciò che ha già in testa. Nel momento che cominciamo a registrare i nostri pensieri ci accorgiamo che altri pensieri, imprevisti e non attesi, si presentano e chiedono di essere registrati. Questo fatto accade sempre, ogni momento e ogni giorno dell&#8217;anno. E la cosa straordinaria è che tutto non accade sempre allo stesso modo. Si tratta di tracciare un percorso da intraprendere con la scrittura che ci porti ad un eventuale lettore. E se non c&#8217;è, comunichiamo con noi stessi. L&#8217;importante è aprire la connessione.<a href=" http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2008/03/325376.shtml"> <strong>La scrittura</strong></a> fa appunto questo: <strong>accende i pensieri.</strong></p>
<p>Il pensiero poi che quello che si scrive possa essere pubblicato rende questo contatto più naturale ed accessibile. Scrivere ogni giorno significa che ogni giorno impariamo a pensare meglio. Accade spesso che a sera, prima di addormentarmi, mi metta a pensare a cosa scrivere l&#8217;indomani. Magari ho una idea, un concetto, una frase da sviluppare, elaborare, chiarire e ci costruisco sopra un tessuto di immagini e di parole virtuali. So bene che l&#8217;indomani saranno sparite, non riuscirò mai a farle riemergere così come mi si sono presentate in quel momento mentre ero nel buio della mie mente. Eppure, ricomincio a pensare e scopro che come per incanto tutto riemerge, anche se in forma diversa.</p>
<p>Ci si accorge, allora, che ciò che conta è la pratica, l&#8217;esercizio, la volontà ad attraversare quella barriera dell&#8217;inconscio oltre il quale ognuno di noi sa che c&#8217;è quanto serve a fare senso. La pratica affina la parola, accelera il pensiero, costruisce il senso, lo rende consistente e confidente, cerca di presentarlo nel modo migliore, prima a se stessi e poi all&#8217;eventuale lettore. E&#8217; importante che ci sia qualcuno a cui presentare quanto si pensa. Non puoi scrivere senza confrontarti con questa entità che ti segue implacabile come un&#8217;ombra.</p>
<p><a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/biblioscrittura"><strong>Scrivere ogni giorno</strong></a> migliora la nostra abilità a condividere dopo di avere pensato quanto prima non esisteva, almeno così crediamo. Ci dà credibilità, prima nei confronti di noi stessi e poi degli altri. Molto spesso scopriamo che gli altri siamo noi stessi. Ci ritroviamo, infatti, a riflettere su come la penserebbe chi, nelle varie situazioni di lavoro, di studio e di relazione, abbiamo avuto modo di confrontarci. Scopriamo allora che in noi non esiste una sola ed unica realtà di ascolto, di confronto e di critica, bensì tante realtà dalle quali nascono pensieri, idee, suggerimenti per quanto cerchiamo di dare forma per iscritto.</p>
<p>Quello che cerchiamo, sopratutto, è trovare credibilità a ciò che diciamo. Il riscontro della società alla quale, lo vogliamo o no, apparteniamo. Ecco perchè, quanto dice <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cyril_Connolly"> <strong>Cyril Connolly</strong></a> non è affatto vero. Quanto meno non lo è per intero. Si può scrivere per se stessi perchè si crede in quanto si pensa. Ma allo stesso modo si può benissimo scrivere qualcosa senza crederci soltanto perchè si sa che c&#8217;è qualcuno che vuole leggere quelle cose in quel determinato modo. Nonostante tutti gli sforzi che possiamo fare noi non possiamo mai essere sempre noi stessi. Per il semplice fatto che noi non siamo un blocco uniforme di pensiero, un monolite sacro a cui dedicare quello che vogliamo scrivere.</p>
<p>Se scriviamo ogni giorno scopriamo di essere costruttori, architetti del nostro pensiero sempre nuovo, sempre diverso. E&#8217; la nostra storia personale che si crea e si ricrea, torna e ritorna, ma anche appare e scompare, attesa ma imprevedibile. Insomma è il futuro che si dipana davanti alla nostra mente e che materializziamo con le parole.</p>
<p>Tutto ciò che scriviamo può essere strettamente personale ma anche dinamicamente sociale, appartenente a tutti. Dipende da come sappiamo comunicare, quali linguaggi usiamo, a quali culture ci rivolgiamo, i loro ambienti, le loro tradizioni, la loro sensibilità. Una cosa è certa e cioè che ogni qualvolta che scriviamo la nostra voce diventa più forte, più coraggiosa, più consistente. Scopriamo che ci appartiene sempre di più. Ma nello stesso momento in cui l&#8217;abbiamo scritta non è più nostra. Appartiene al mondo. Per questa ragione dobbiamo scrivere ogni giorno. </p>
 
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	</item>
    
	<item>
	<title>Le meraviglie dell&#039;inverno</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11/le-meraviglie-dellinverno</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11/le-meraviglie-dellinverno</guid>
	<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 18:14:56 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11/le-meraviglie-dellinverno#comments</comments>
    <category>quando</category><category>ghiaccio</category><category>inverno</category><category>neve</category><category>pandemia influenzale</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/winter1.jpg" class="left" border="0" width="250" height="197" alt="" /></p>
<p>Molti sono gli inconvenienti dell&#8217;inverno specialmente per chi abita nelle alte latitudini con neve, gelo e ghiaccio, rischi per gli uomini e per la natura. L&#8217;inverno ci ricorda di automobili che slittano su strade ghiacciate, le catene alle ruote e i guanti da indossare, le dita congelate, piedi e mani piene di geloni. Da non dimenticare poi le influenze atmosferiche sull&#8217;organismo umano. <a href="http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2008/10/viviamo-nel-tempo"> <strong>Mi fa male il tempo</strong></a> non è solo un modo di dire, ma sempre più un dato di fatto. Le epidemie da freddo si assommano ad altre spesso mettendo a rischio la vita di molti. Epidemie che diventano<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pandemia_influenzale"> <strong>pandemie</strong> </a>che nemmeno i vaccini riescono a dominare.</p>
<p>Se le cose stanno così c&#8217;è poco da stare allegri quando entriamo nell&#8217;inverno. Bisogna dire però che non ci sono soltanto fatti negativi. Pensate ai bambini che aspettano con ansia la prima caduta di neve, il pupazzo da fare in giardino, il lago ghiacciato sul quale sperare di potere pattinare. E poi la visione dei monti imbiancati, le piste di neve, gli sci da indossare, le cene nella baita riscaldata dal fuoco del camino. Uno scenario che fa ambiente per dare vita a incontri, occasioni e passioni.</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/winter2.jpg" class="left" border="0" width="250" height="163" alt="" /></p>
<p>Ma l&#8217;inverno non è soltanto giochi e relax. E&#8217; anche fatica nei campi per il contadino che deve preparare in tempo i campi per la semina affatto lontani. D&#8217;altra parte sotto la coltre di neve c&#8217;è vita, nei campi, nei boschi, su in montagna. <a href="http://www.casatea.com/index.php?name=News&#038;file=article&#038;sid=490"> <strong>Le foglie morte</strong></a> marciscono e danno vita e nutrimento ad una infinita serie di piccoli e grandi animali sia del sottosuolo che di superficie. Con la venuta del freddo molti uccelli si sono trasferiti altrove, in luoghi più temperati ed ospitali. Gli insetti sono scomparsi, gelati dalle basse temperature. Le noiose zanzare, le mosche e le farfalle non si vedono più in giro.</p>
<p>Ma la vita continua sia sopra che sotto la coltre di neve nei campi. Puoi avvertire in giardino o nei boschi numerosi uccelli ed animali volanti che scorazzano in cerca di cibo e di semi. Il picchio va di albero in albero in cerca di uova e larve. Il corvo si ferma in cima all&#8217;albero in attesa. Le impronte sulla neve rivelano il passaggio degli scoiattoli. Volpi, donnole, cervi sono alla ricerca di cibo. Il laghetto ghiacciato costruisce un tetto a innumerevoli abitatori delle sue acque. Sotto la coltre di neve le foglie morte marciscono disseminate ovunque e diffondono semi e larve con la promessa di nuova vita a primavera.</p>
<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/winter3.jpg" class="left" border="0" width="250" height="188" alt="" /></p>
<p>D&#8217;inverno davvero il bosco e la foresta diventano un mondo sconosciuto abitato da mille e mille esseri diversi. In pochi centimetri di terreno si possono trovare milioni e milioni di esseri viventi, che lavorano, cercano, operano. Solo in minima parte si intravedono ad occhio nudo mentre generano e producono ossigeno e cibo per il terreno. Preparano il nutrimento per il terreno a primavera, la vita delle nuove piante e dei nuovi abitatori del bosco e della foresta.</p>
<p>Vi siete mai sorpresi ad osservare un fiocco di neve che discende sul terreno? Fragili cristalli con sei lati cadono dal cielo ondeggiando. Gocce d&#8217;acqua in forma di vapore formate intorno a piccolissime particelle d&#8217;aria. Li possiamo osservare attentamente solo quando le vediamo cadere filtrate dai raggi del sole. Fiocchi che assumono forme diverse e si deformano man mano che scendono al suolo. Forme semplici, forme complesse. Mai nessuna è eguale all&#8217;altra. Alcune sono cristalli dai colori bellissimi, sembrano strutture di gioielli, molecole danzanti in forma geometrica irrepetibile.</p>
<p>Cadono una ad una, staccate. Ma se la temperatura s&#8217;alza di poco allora si attaccano e formano grossi fiocchi che possono avere anche il diametro di quattro centimetri. Quando la neve cade una insolita quantità di aria viene catturata dentro queste sfere di cristallo. L&#8217;uomo che si trova ricoperto di neve può sopravvivere anche due giorni coperto dal manto senza soffocare. I fiocchi fungono da isolanti, trattengono il calore al suolo, proteggono i semi e i futuri raccolti dal gelo. Fiocchi utili e pregiati!</p>
<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/winter4.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" /></p>
<p>Che dire poi del ghiaccio? Quando l&#8217;acqua gela è un vero e proprio miracolo della natura. Il ghiaccio, secondo tutte le leggi della fisica, non dovrebbe galleggiare. Qualunque sostanza essa sia, solida, liquida o gassosa, si riduce di volume man mano che la temperatura scende. L&#8217;acqua segue questa legge dei gas e dei liquidi per il 96 per cento fino al punto di congelamento. Ma, arrivati a 4 gradi, qualcosa accade. Man mano che continua il raffreddamento il liquido, invece di restringersi, si espande. Le molecole di ghiaccio sembrano intrappolare l&#8217;aria nelle strutture, gelano e diventano solide a zero gradi. Si formano blocchi di ghiaccio che galleggiano per nove decimi nell&#8217;acqua circostante.</p>
<p>Se non ci fosse questo straordinario fenomeno dei ghiacci galleggianti sui mari, laghi e fiumi diventerebbero solidi e priverebbero la terra delle acque necessarie. Per fortuna arriva l&#8217;inverno, i ghiacci si formano e galleggiano sulla superficie delle acque formando una coltre protettiva ed isolante che protegge l&#8217;acqua sottostante da ulteriore congelamento salvaguardando così la vita degli elementi sottostanti. E avete mai osservato <a href="http://www.ilvolodeigabbiani.it/il_mare_dinverno.htm"> <strong>il mare d&#8217;inverno</strong></a>?</p>
<p><strong>&#8220;Passa la nave mia colma d&#8217;oblio&#8221;<br />
Passa la nave mia colma d&#8217;oblio<br />
per aspro mare, a mezza notte, il verno,<br />
e fra Scilla e Caribdi;</p>
<p>et al governo siede &#8216;l signore, anzi &#8216;l nemico mio;<br />
a ciascun remo un penser pronto e rio<br />
che la tempesta e &#8216;l fin par ch&#8217; abbi a scherno;<br />
la vela rompe un vento umido,</p>
<p>eterno di sospir, di speranze e di desio;<br />
pioggia di lagrimar,</p>
<p>nebbia di sdegni bagna e rallenta le già stanche sarte,<br />
che son d&#8217;error con ignoranzia attorto.<br />
Celansi i duo nei dolci usati segni;<br />
morta fra l&#8217;onde è la ragion e l&#8217;arte:<br />
tal ch&#8217; i&#8217; &#8216;ncomincio a desperar del porto.</strong></p>
<p><strong>Francesco Petrarca</strong></p>
<p>  <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/winter5.jpg" class="left" border="0" width="250" height="175" alt="" /></p>
<p>La mia nave, piena di desiderio di dimenticare, attraversa il mare tempestoso, fra Scilla e Cariddi, d’inverno, nel mezzo della notte; e la guida il mio signore, anzi, il mio nemico (amore). Ad ogni remo (sta) un pensiero presente e doloroso, che sembra ignorare la tempesta e il suo esito: un vento umido, che in eterno trascina sospiri, speranze e desideri, lacera la vela. Una pioggia di pianto, l’immagine offuscata dello sdegno aggredisce i cordami, ed io sono avvolto dall’errore e dall’ignoranza. I due miei riferimenti abituali si nascondono: la ragione e l’arte sono morte fra le onde, tanto che io comincio a disperare di poter giungere al porto.</p>
<p>Ecco cosa può suscitare nell&#8217;animo degli uomini la vista di una nave sul mare d&#8217;inverno. Ma chi dobbiamo ringraziare per queste meraviglie? Il salmista della<strong> Bibbia </strong>dice:<em>&#8220;Tu hai fatto scaturire fonti e torrenti, tu hai inaridito fiumi perenni. Tuo è il giorno e tua è la notte, tu hai fissato la luna e il sole; tu hai stabilito i confini della terra, l&#8217;estate e l&#8217;inverno tu li hai plasmati&#8221;</em>. (Sal. 74:15). Magia dell&#8217;inverno!</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091103181456"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091103181456?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091103181456" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091103181456&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F11%2Fle-meraviglie-dellinverno"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Molti sono gli inconvenienti dell&amp;#8217;inverno specialmente per chi abita nelle alte latitudini con neve, gelo e ghiaccio, rischi per gli uomini e per la natura. L&amp;#8217;inverno ci ricorda di[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Un vecchio in una notte d&#039;inverno</title>
	<link>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11/un-vecchio-in-una-notte-dinverno</link>
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	<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 16:13:39 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/11/un-vecchio-in-una-notte-dinverno#comments</comments>
    <category>bibliopoetica</category><category>inverno</category><category>natura</category><category>poesia inglese</category><category>robert frost</category><category>vecchiaia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/RobertFrost.jpg" class="left" border="0" width="432" height="291" alt="" /><br clear="both" /></p>
<p><strong>An Old Man&#8217;s Winter Night</strong><br />
<em>Un vecchio in una notte d&#8217;inverno<br />
</em></p>
<p><strong>All out of doors looked darkly in at him<br />
Through the thin frost, almost in separate stars,<br />
That gathers on the pane in empty rooms.<br />
What kept his eyes from giving back the gaze<br />
Was the lamp tilted near them in his hand.</strong></p>
<p><em>Tutto là fuori gli sembrava buio<br />
Dentro il gelo sottile, quasi in stelle separate,<br />
Che si raccolgono sui vetri di stanze vuote.<br />
Ciò che tratteneva i suoi occhi dal guardare<br />
Era la lampada appannata nelle sue mani.</em></p>
<p><strong>What kept him from remembering what it was<br />
That brought him to that creaking room was age.<br />
He stood with barrels round him &#8212; at a loss.<br />
And having scared the cellar under him<br />
In clomping there, he scared it once again<br />
In clomping off; &#8212; and scared the outer night,<br />
Which has its sounds, familiar, like the roar<br />
Of trees and crack of branches, common things,<br />
But nothing so like beating on a box.</strong></p>
<p><em>Ciò che lo tratteneva dal ricordo era<br />
Lo scricchiolìo del tempo in quella stanza.<br />
Era circondato dal vuoto, sperduto.<br />
E intimorito dalla cantina di sotto batteva i piedi,<br />
Respingeva la paura nella notte<br />
Che aveva il suo stesso suono, familiare<br />
Come lo stormire forte degli alberi, cosa comune,<br />
Per nulla simile al battere su di una scatola.<br />
</em></p>
<p><strong>A light he was to no one but himself<br />
Where now he sat, concerned with he knew what,<br />
A quiet light, and then not even that.<br />
He consigned to the moon, such as she was,<br />
So late-arising, to the broken moon<br />
As better than the sun in any case<br />
For such a charge, his snow upon the roof,<br />
His icicles along the wall to keep;<br />
And slept. The log that shifted with a jolt<br />
Once in the stove, disturbed him and he shifted,<br />
And eased his heavy breathing, but still slept.</strong></p>
<p><em>Una luce lui era se non a se stesso<br />
Là dove ora sedeva, preoccupato di ciò che sapeva,<br />
Luce tranquilla, e perfino neanche quella.<br />
Egli si affidava alla luna, così com&#8217;era,<br />
Si levava tardi, alla luna in frantumi<br />
In ogni caso migliore del sole<br />
Perciò la sua neve sul tetto,<br />
I suoi ghiaccioli lungo la parete;<br />
Per dormire. Il ceppo saltò di colpo<br />
Nel camino, si scosse e sobbalzò,<br />
Tirò un respiro profondo e continuò a dormire.</em></p>
<p><strong>One aged man &#8212; one man &#8212; can&#8217;t keep a house,<br />
A farm, a countryside, or if he can,<br />
It&#8217;s thus he does it of a winter night.</strong></p>
<p><em>Un vecchio - un uomo - non può tenere una casa,<br />
Una fattoria, una campagna, o se può,<br />
E&#8217; così che lo fa in una notte d&#8217;inverno.<br />
</em></p>
<p>.</p>
<p>Dal titolo il lettore si aspetta la calda e comoda narrazione di un uomo seduto davanti al fuoco schioppettante del suo focolare. Il poeta invece subito nega questa previsione e crea un ambiente quasi opprimente. La poesia fa parte della raccolta intitolata <a href="http://www.bartleby.com/people/Frost-Ro.html"><strong> &#8220;Mountain Interval&#8221;</strong></a> pubblicata nel 1961 e descrive un vecchio che siede solo mentre la sua vita si spegne durante un crudo inverno del New England.</p>
<p>Non ci viene detto nulla della solitudine di questo vecchio se non che è isolato, senza il conforto di qualcuno. L&#8217;elemento più terribile della poesia è la sua perdita di memoria. Non ha ricordi della sua identità e scopre di essere circondato da <em>&#8220;vuoti&#8221;</em> (barrels). Egli non è isolato così soltanto nella mente. Anche le memorie del suo passato lo hanno abbandonato.</p>
<p>Eppure ha ancora la volontà ed il coraggio di lottare per la sua esistenza e scacciare la paura che lo avvolge. Anche se non ricorda esattamente di cosa egli abbia paura nella cantina sotto i suoi piedi e della notte fuori, continua a battere i suoi piedi in una maniera che gli è familiare. La sua solitudine viene esaltata dalla tensione dei rumori che lo circondano nella notte: lo schioppettìo della legna nel focolare, lo stormire dei rami degli alberi, il fruscìo del vento. Rimane in silenzio per tutta la poesia e non fa altro che produrre quel rumore con i piedi al posto della sua voce.</p>
<p>Frost lo fa tacere per avvolgere il lettore nello stesso silenzio che il vecchio sperimenta. Se la poesia ci desse anche qualche parola del vecchio forse il lettore potrebbe condividere con lui la sua solitudine. Ed invece anche il lettore è costretto a stare zitto, muto osservatore che non può così mettersi in contatto con la mende del vecchio.</p>
<p>Eppure la poesia non si chiude senza almeno un barlume di speranza. Anche se il vecchio ha paura di qualcosa che non comprende riesce a liberarsi dell&#8217;ignoto, addormentandosi in un sonno tranqullizzante. Il poeta ci vuole forse far capire come una persona, anche se isolata e sola, possa essere ancora capace di comunicare la sua presenza alla casa in cui vive. Il poeta focalizza la sua attenzione sul vecchio ma è come se egli volesse mettere a fuoco la solitudine di tutta l&#8217;umanità di fronte alla morte. Ma questa viene affrontata pur sempre all&#8217;interno della sua casa dalla quale non si è allontanato. La casa del vecchio è la casa dell&#8217;umanità alla quale lui appartiene.</p>
<p><em>La mia traduzione libera è tanto &#8220;libera&#8221; come può essere una poesia tradotta da un&#8217;altra lingua. Mai come nel caso della poesia, infatti, ogni composizione di questo tipo dovrebbe essere gustata in lingua originale. Mai come in casi del genere &#8220;traduttore significa traditore&#8221;. Io spero di esserlo stato il meno possibile.</em></p>
<p><a href="http://www.ibs.it/book/9780312983321/frost--robert/robert-frost-poems.html"> <strong>Robert Frost</strong></a><br />
Nato a San Francisco nel 1874 (morto a Boston nel 1963), si formò nel New England in un ambiente ancora rurale. Lasciati gli studi alternò per vivere i mestieri dell&#8217;insegnante e del coltivatore: una scelta sociale questa della terra, in cui trovò radici la sua poesia. Nel 1912, già sposato e con figli, decise di tentare la fortuna letteraria in Inghilterra dove, apprezzato dal giovane Pound, riuscì a pubblicare Testamento di un fanciullo (A boy&#8217;s will, 1913) e A nord di Boston (North of Boston, 1914). Grazie a questi primi successi potè tornare negli Stati Uniti a continuare l&#8217;attività poetica. Scrisse: New Hampshire (1923), Di neve in neve (From snow to snow, 1936), Un albero testimone (A witness tree, 1942), Masque alla Pietà (A masque fo Mercy, 1947), Nella radura (In the clearing, 1962). Condusse una vita di stoica solitudine, in cui l&#8217;esercizio poetico rappresentò la forma estrema di opposizione al nulla, all&#8217;esperienza della morte e dell&#8217;angoscia. Il grande tema dell&#8217;opera di Frost, dalle prime limpide liriche ai testi della maturità in cui si accentuano le note ironiche e moralistiche, è la tensione del rapporto uomo-natura, scavato tanto da rilevarne le trame in cui si intrecciano visibile e invisibile. Erede della tradizione di Esiodo e Orazio, ma anche del linguaggio di Emerson e di Emily Dickinson, trasferì nelle sue rigorose strutture metriche i suoni e i ritmi della parlata del New England, fondendo conversazione e dramma, gesto fisico e gesto verbale. Nei suoi versi le stagioni, viste non solo nella loro cangiante bellezza, ma anche nella loro tragicità, le figure uma ne isolate nella campagna, la luce abbagliante e l&#8217;ombra, gli animali, le piante, le erbe, vivono come per la prima volta.</p>
<p><strong>Nella foto: il Poeta premiato dal Presidente J. F. Kennedy</strong></p>
 
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    ]]></content:encoded>
	<description>An Old Man&amp;#8217;s Winter Night
Un vecchio in una notte d&amp;#8217;inverno

All out of doors looked darkly in at him
Through the thin frost, almost in separate stars,
That gathers on the pane in[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Preghiera per i morti</title>
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	<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 12:33:39 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>chi</category><category>2 novembre</category><category>commemorazione defunti</category><category>preghiera per i morti</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/krasinski.jpg" class="left" border="0" width="170" height="250" alt="" /></p>
<p><strong>O Signore! Come io vivo e soffro, essi vissero e soffrirono e passarono come io passerò. O Signore! Crebbi in mezzo a loro, non compresi un tempo cosa fosse vivere senza di loro, ed oggi più non comprendo che cosa sia vivere con loro. Dove sono essi, o Signore?</p>
<p>Talvolta nelle voci che ascolto mi pare che la loro voce risuoni; talvolta di notte la paura mi penetra; guardo attorno come se fossero presso di me, e il momento passa e non v&#8217;è nessuno! Oh! dà loro riposo sul petto tuo, o Signore. Essi nel tempo peccarono, ma ora stanno inginocchiati ai tuoi piedi per l&#8217;eternità. Tu sei l&#8217;amore unico, Tu sei il Padre loro, il Padre nostro tu sei. Siamo stati creati dall&#8217;alito dell&#8217;amore tuo, viviamo in esso, vivremo in esso in eterno. Tu nella tua misericordia ci ami, o Signore!</p>
<p>E i loro brevi giorni furono pieni di affanni; passarono su questa valle non ricordando donde venissero, non sapendo dove andassero, confidando soltanto nel nome tuo, e nella sventura sospirarono verso di Te. Perdona, oh! perdona loro, Signore. Il male li circondò, ma non era nei loro cuori. Se dubitarono di Te, ciò fu ad essi tormento. Se conobbero la voluttà, ciò fu ad essi tormento. Se riposero la loro speranza in scopi e piaceri terreni, fu ad essi tormento &#8230; E per ogni loro sorriso cento lacrime versarono, o Signore!</p>
<p>Nella comprensione della tua sapienza la luce che li illuminò fu tremante e sperduta fra le tenebre. Il mondo fu per essi un enigma e il mistero dei misteri. A tastoni avanzarono, ma quando fugacemente si incontrarono con la tua gloria Ti riconobbero ed amarono i tuoi favori. Perdona loro, o Signore! </p>
<p>Se tuttora per le colpe si travagliano lontano da Te, privi delle gioie celesti, se tuttora non si è spezzata la catena del loro destini, se sanno ancora ciò che sono le lacrime e i sospiri, oh! abbrevia i momenti della loro prova, e, come io oggi prego per essi, concedi o Signore, che un giorno coloro che io lascerò sulla terra preghino per me. Congiungimi un giorno, o Signore, a coloro che io conobbi e amai sulla terra, affinchè insieme viviamo e in Te, per secoli dei secoli. Amen.</p>
<p><a href="http://www.ibs.it/code/9788888596044/krasinski-zygmunt/commedia-non-divina"> <strong>KRASINSKI</strong></a><br />
</strong></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091031123339"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091031123339?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091031123339" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091031123339&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F10%2Fpreghiera-per-i-morti"/></p>
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	<description>O Signore! Come io vivo e soffro, essi vissero e soffrirono e passarono come io passerò. O Signore! Crebbi in mezzo a loro, non compresi un tempo cosa fosse vivere senza di loro, ed oggi più non[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>E&#039; ancora tempo di streghe ...</title>
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	<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 19:13:04 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
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    <category>chi</category><category>guaritori</category><category>lupi mannaro</category><category>streghe</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/streghe.jpg" class="left" border="0" width="157" height="250" alt="" /><br />
Questo testo analizza in vari saggi i singoli aspetti del mondo delle streghe (la metamorfosi in lupo mannaro; l&#8217;esistenza di demoni e spiriti disincarnati) e, al contempo, le fonti che alimentavano la credenza nell&#8217;esistenza delle streghe (in primo luogo la Scrittura e la letteratura greca e latina, ma anche le credenze millenariste che si diffusero nel corso dei secoli XVI-XVII), allo scopo di presentare nei dettagli al lettore il paesaggio mentale delle persone che in quell&#8217;epoca credevano che alcuni esseri umani adorassero il diavolo, fossero capaci di guastare raccolti e uccidere il bestiame, e, più in generale, fossero agenti del male.</p>
<p><em>In questa ricostruzione, molte cose sorprendenti emergono: che i cacciatori di streghe, talora, erano più preoccupati di limitare le cacce che di alimentarle, che coloro che erano più scettici al riguardo della stregoneria di rado abbandonavano tale credenza in nome della ragione e del materialismo, e soprattutto che, benché il fenomeno stregoneria così come lo conobbe il secolo XVI sia ormai finito pezzi importanti del mondo delle streghe sopravvivono ancora oggi.</p>
<p>Se la storiografia fosse un territorio, la stregoneria sarebbe uno dei luoghi più frequentati. In più di un secolo di intensa e accurata ricerca storica, i testi, gli articoli e i saggi usciti e dedicati all&#8217;argomento sono stati tanti davvero. La bibliografia riportata da un recente libro sull&#8217;argomento ammonta, per i soli titoli citati sotto le categorie Monografie, Raccolte di Saggi e Articoli sulla Stregoneria, a quasi 400 titoli. Scorrendo la lista, è facile osservare come gli aspetti del fenomeno «stregoneria» già indagati dagli studiosi siano molto ampi e molto vari: le cacce alle streghe; il rapporto con l&#8217;eresia; gli apparati giuridici di repressione della stregoneria; le strutture antropologiche sottostanti le credenze nella stregoneria; il ruolo dei generi sessuali nella genesi delle accuse di stregoneria; la demonologia; la relazione tra magia e stregoneria e così via. L&#8217;elenco potrebbe continuare molto a lungo. Dunque non solo la bibliografia su quest&#8217;argomento è realmente ampia, ma la stregoneria è stata indagata in una tale varietà di prospettive, che pochi fenomeni storici possono vantare una simile attenzione da parte degli studiosi. Stando così le cose, vi è il rischio che ogni nuovo testo su questo tema che pretenda la pubblicazione possa sembrare superfluo; e il meno che si possa esigere è che esso debba giustificare se stesso. Perché, dunque, un nuovo libro sulla stregoneria?</p>
<p>Per sorprendente che possa sembrare a un lettore colto, ma non specialista (tale, insomma, da non leggere professionalmente libri sulla stregoneria), l&#8217;esistenza di questa cospicua massa bibliografica non ha impedito, né, verosimilmente, impedirà in futuro, la circolazione di immagini inadeguate della stregoneria — inadeguate e tuttavia ancora piuttosto diffuse. Ce ne dà un esempio un testo uscito di recente, dove la critica letteraria messicana Esther Cohen dipinge la stregoneria rinascimentale come un sapere popolare innocente improntato a una visione magica del mondo. Questo sapere popolare, di cui la strega è la garante e la rappresentante al livello delle classi basse, è antichissimo e profondamente legato ai cicli della natura e alle trasformazioni di quest&#8217;ultima, e viene così descritto:</p>
<p>Nel Rinascimento, la strega sembra come il guardiano dell&#8217;innocenza di un mondo già perduto nella preistoria del pensiero religioso e, in un futuro prossimo, del pensiero scientifico. Il suo laboratorio è una collezione di rifiuti, nella tradizione di un sapere popolare diffuso e apprezzato, un modo di conoscere e modificare il mondo a partire dalla magia, dove non soltanto íl simile produce íl simile, ma dove la magia opera anche per estensione e per contagio.</p>
<p>Questo semplice e puro sapere verrà brutalmente cancellato in nome di una nuova cultura umanistica, e più tardi scientifica, che, cosciente della propria ambiguità in quanto ancora ospitava in sé alcuni residui magici, tentò di eliminare la versione «popolare» di quella cultura magica: «Quel mondo umanista si fondò su una magia popolare profondamente radicata che, per ciò stesso, si cercò di ridurre al silenzio in nome della nuova scienza e della nascita di un mondo nuovo».</p>
<p>Dunque la persecuzione della stregoneria fu il tentativo cosciente di obliterare un sapere che la ragione umanistica (che poi, secondo la Cohen, sostanzierà la rivoluzione scientifica), in base alla propria irresistibile dialettica interna, dichiarerà demoniaco, cominciando a immaginare e a produrre le streghe, in una vicenda che conduce inevitabilmente ai roghi finali. Non a caso, commentando le tesi della Cohen, Enzo Traverso, nella postfazione al libro di lei, richiama apertamente la «dialettica dell&#8217;Illuminismo» e «il legame che ha sempre índissociabilmente intrecciato, nel processo di civilizzazione, progresso e violenza, cultura e barbarie; un legame che trasforma il progresso tecnico e scientifico in regressione umana e sociale».</p>
<p>È proprio così? Fu il Rinascimento a inventare la figura della strega (che nelle epoche precedenti era l&#8217;incolpevole portatrice di un sapere naturale e magico) a causa di un progresso del pensiero che si avviava a diventare tecnica e scienza, e quindi brutalità e repressione verso tutto ciò che espungeva da sé?</em>&#8230;..</p>
<p><a href="http://www.webster.it/libri-streghe_spettri_lupi_mannari_arte-9788802079295.htm"> <strong>PAOLO LOMBARDI: &#8220;Streghe, spettri, lupi mannari. L&#8217;«arte maledetta» in Europa tra Cinquecento e Seicento&#8221; UTET, 2008</strong></a></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091029191304"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091029191304?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091029191304" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091029191304&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F10%2Fe-ancora-tempo-di-streghe-..."/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Questo testo analizza in vari saggi i singoli aspetti del mondo delle streghe (la metamorfosi in lupo mannaro; l&amp;#8217;esistenza di demoni e spiriti disincarnati) e, al contempo, le fonti che[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>L&#039;uomo animale crudele</title>
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	<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 14:52:25 GMT</pubDate>
	<dc:creator>galloway</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/bibliofilia/interventi/2009/10/luomo-animale-crudele#comments</comments>
    <category>chi</category><category>dichiarazione ginevra</category><category>insegnare diritti umani</category><category>lyceum</category><category>unesco</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/lyceum.jpg" class="left" border="0" width="175" height="250" alt="" /></p>
<p>Ricordo che durante la visita a <strong>Ginevra</strong> al <a href="http://www.unog.ch/"> <strong>Palazzo delle Nazioni Unite</strong> </a>alcuni studenti mi domandarono come mai l&#8217;uomo ama le utopie e pratica le crudeltà. Quella frase mi è venuta in mente leggendo il capitolo introduttivo di questo libro sui <strong>Diritti Umani</strong>. <em>&#8220;L&#8217;uomo animale crudele&#8221;</em> è una frase che davvero la dice tutta su chi siano veramente gli esseri umani. Ma questa verità orribile non la si può dire per intera a chi è giovane e sogna di cambiare il mondo. E&#8217; bene che chi è giovane faccia le sue scoperte liberamente senza essere influenzato. </p>
<p>Per questa ragione cercammo anche di sdrammatizzare l&#8217;enunciazione di quelle <strong>31 regole</strong> sui Diritti Umani così come erano state scritte dalla   <a href="http://www.dirittiumani.donne.aidos.it/bibl_2_testi/b_patti_conv_protoc/d_conv_di_ginevra_dir_umanit/home_conv_ginev_dir_um.html"> <strong>Convenzione di Ginevra</strong> </a> del 1949. Decidemmo di adottare la tecnica delle <em>vignette</em>, così come erano state pubblicate in un opuscolo in lingua inglese edito appositamente per l&#8217;insegnamento nelle scuole di tutto il mondo. Quel lavoro lo traducemmo in un  <strong>PDF</strong> intitolato <a href="http://www1.popolis.it/divulgator/dir/diritti_umani/diritti_umani.pdf"> <strong>Insegnare i Diritti Umani</strong> </a>visibile qui al link. Ricordo che in quei giorni fu una novità in assoluto. Quello non era ancora il tempo della Rete e della multimedialità spinta e sofisticata come quella di oggi. Per giunta tutto veniva fatto artigianalmente in un periferico Liceo della provincia meridionale italiana, allora in un grande fremito di crescita e di espansione.</p>
<p>  <img src="http://static.blogo.it/guide/bibliofilia/CASSESEA_sogno1.jpg" class="left" border="0" width="158" height="250" alt="" /></p>
<p>Pensieri che sono venuti in superficie nella mia mente quando mi è capitato tra le mani questo volume che si occupa di Diritti Umani, un tema come si può comprendere antico ma sempre attuale. Non per questo romanticamente <em>&#8220;utopista&#8221;</em> se le cose di questo mondo sembrano procedere sempre allo stesso modo. La presentazione di questo libro sembra confermare questo mio scetticismo. L&#8217;uomo continua ad apparire, e spero a non essere, sempre lo stesso <em>&#8220;animale crudele&#8221;</em> di sempre. Alla domanda di quegli studenti ancora oggi, a distanza di tanto tempo, non so dare una risposta. Forse non la dà nemmeno la lettura di questo volume che comunque consiglio a chi ama le utopie. <strong>Vivere, dopo tutto, significa anche avere almeno il Diritto di sognare.</strong></p>
<p><em>Il problema essenziale dei diritti umani, che può sembrare forse ingenuo porre, è al contrario un problema che nessuno può eludere: come mai la dottrina dei diritti umani, che oramai è parte essenziale del patrimonio dell&#8217;umanità, ed è divenuta anzi una nuova e possente religione laica ora che la forza propulsiva delle religioni tradizionali si sta spegnendo, è ogni giorno calpestata e negata? Come mai ogni giorno uomini maltrattano, sfruttano, torturano, uccidono altri uomini? Domanda certo elementare, che numerosi filosofi si sono posti già tante volte. È la domanda che tormentava <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Se_questo_%C3%A8_un_uomo"> <strong>Primo Levi</strong></a> ed <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elie_Wiesel"></a> <strong>Elie Wiesel</strong> ad  <a href="http://www.auschwitz.org.pl/"> <strong>Auschwitz</strong></a>, quando si interrogavano sulle ragioni della disumanità che erano costretti a subire.</p>
<p>Si possono trovare tante ragioni e motivazioni di carattere storico e sociale per spiegare tutte queste manifestazioni di disprezzo profondo per l&#8217;altro. Al di là delle spiegazioni specifiche, esistono però fattori più generali, senza i quali non riusciremmo a spiegare perché la disumanità si ripete nel tempo e nello spazio, benché oggi - a differenza di ieri esista un decalogo di diritti fondamentali che consente di qualificare e condannare tali manifestazioni come violazioni flagranti dei diritti umani.</p>
<p>Un tentativo di risposta è nelle parole che un grande scienziato francese, Jean Hamburger, pronunciò una quindicina di anni fa nel corso di un incontro a Strasburgo. Hamburger notò giustamente che non c&#8217;è nulla di più falso che sostenere che i diritti umani sono fondati sulla natura dell&#8217;uomo. L&#8217;ordine biologico naturale, egli notava, è invece basato sulla crudeltà, sulla sopraffazione, sul disprezzo dell&#8217;individuo, sull&#8217;ingiustizia. Le norme etiche e la dottrina dei diritti umani esprimono un rifiuto dell&#8217;ordine biologico, una ribellione contro la legge della natura. Esiste dunque un uomo biologico e un uomo sociale, si potrebbe dire. I diritti umani costituiscono una battaglia quotidiana dell&#8217; homo socialis contro il ritorno alla condizione animale, &#8220;una sorta di creazione attiva e quotidiana, una ribellione continua che dà senso e originalità alla vita dell&#8217;uomo&#8221;.</p>
<p>Questa ribellione continua si manifesta oggi soprattutto a due livelli. Da una parte la società civile, oramai a livello planetario, si indigna e insorge contro ogni prevaricazione, e soprattutto contro la riduzione degli esseri umani a semplici elementi di un enorme mercato mondiale. I movimenti spontanei come quello di Seattle o di Genova, malgrado estremismi e non poche ingenuità, esprimono il desiderio di cogestire talune esigenze fondamentali: il diritto al lavoro, alla salute, a un ambiente sano, a una vita dignitosa. Le organizzazioni non governative, sempre più numerose e vivaci, esercitano una pressione crescente sui governi, cercando di condizionarne le scelte, soprattutto nel senso di sollecitare i governi a tener conto di interessi generali più che di esigenze nazionali o di interessi a breve termine.</p>
<p>Oltre però alla società civile internazionale, più o meno articolata e organizzata, si assiste anche al diffondersi di una domanda sempre iù pressante di giustizia. Gli individui si rivolgono sempre più spesso ai giudici, civili o penali, per ottenere giustizia per torti subiti da organi del proprio stato o di uno stato estero. Gli individui non hanno più paura del Leviatano e della protezione che esso ha sempre fornito ai suoi organi, soprattutto quelli supremi, ma contestano il potere sovrano e la sua espressione, e non temono di trascinare in giudizio uomini di stato. Tutti sanno quel che è avvenuto a Pinochet. Semplici individui hanno osato contestare davanti a giudici i crimini di cui si sarebbero macchiati anche altri ex capi di stato o di governo, o alti dignitari in carica: Hissène Habré in Senegal e in Belgio, Fidel Castro in Spagna, Gheddafi in Francia, Sharon in Belgio, Kissinger e l&#8217;ex ministro della Difesa e l&#8217;ex capo dell&#8217;esercito del Salvador negli Usa, la leadership ruandese attuale, in Francia e in Spagna. Non ha importanza che in molti di questi casi i giudici abbiano seguito vecchie concezioni e respinto l&#8217;azione giudiziaria. Quel che conta è che non si ha più timore di sfidare i rappresentanti del Leviatano.</p>
<p>Si aggiunga che nel frattempo i due Tribunali penali internazionali (per l&#8217;ex Jugoslavia e per il Ruanda) stanno operando con solerzia, condannando leader politici e militari colpevoli di gravi crimini internazionali, e la Corte penale internazionale ha cominciato ad amministrare la giustizia. Si aggiunga ancora che gli individui non temono ora di chiamare in causa addirittura gli stati come tali: un cittadino del Kuwait ha convenuto in giudizio questo stato davanti ai tribunali inglesi per aver subito atti di tortura in Kuwait; cittadini cinesi si sono rivolti alla Corte di Tokyo per i danni subiti a causa dell&#8217;uso di armi batteriologiche in Cina da parte delle forze armate giapponesi, negli anni quaranta; e cittadini della Repubblica federale jugoslava hanno accusato davanti ai giudici italiani il governo italiano per aver partecipato al bombardamento della Televisione di Belgrado, nel 1999. Ancora una volta, conta poco che anche in questi casi i giudici spesso difendono lo stato accusato. Resta il fatto che gli individui non sono più disposti a subire passivamente le angherie, né intendono più seguire le tradizionali vie diplomatiche. Oggigiorno gli individui prendono nelle proprie mani ogni rivendicazione di diritti, fanno a meno di intermediari, e invocano il diritto internazionale direttamente davanti ai giudici dello stato accusato di aver violato quel diritto&#8230;<br />
</em></p>
<p><a href="http://www.feltrinellieditore.it/foreign_rights/giornalisti/giornalisti/SchedaLibro?id_volume=5001132"> <strong>A. CASSESE: &#8220;Il sogno dei Diritti Umani&#8221;, Feltrinelli, Milano, 2009</strong></a></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20091028145225"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20091028145225?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20091028145225" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-6486957077882134&channel=2508919242&output=png&cuid=20091028145225&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fbibliofilia%2Finterventi%2F2009%2F10%2Fluomo-animale-crudele"/></p>
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	<description>Ricordo che durante la visita a Ginevra al  Palazzo delle Nazioni Unite alcuni studenti mi domandarono come mai l&amp;#8217;uomo ama le utopie e pratica le crudeltà. Quella frase mi è venuta in mente[...]</description>
	
	</item>
    

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