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La memoria

Nella memoria umana, ha detto qualcuno, c’è il senso dell’esistenza e non si può trascrivere un’esistenza così come essa fu o è stata. Saper dimenticare è una fortuna più che un’arte. Le cose che si vorrebbero dimenticare sono quelle di cui meglio ci si ricorda. La memoria non solo ha l’inciviltà di non sopperire al bisogno, ma anche l’impertinenza di capitare spesso a sproposito. Non so fino a che punto sia vero ma è certamente questa anche una delle condizioni più strane della nostra mente.

Proust ricordava alcuni momenti felici della sua infanzia attraverso il richiamo del sapore di un biscotto, una petite madelaine. Forse senza quell’esperienza ritrovata i paradisi dell’infanzia e l’ebbrezza del ricordo non sarebbero ritornati presenti e vivi. Talvolta la memoria sembra svuotata, il richiamo di un nome faticoso, difficile. E al contrario rimuovere episodi sgradevoli, offese, mortificazioni è quasi impossibile ed è soprattutto indipendente dalla nostra volontà.

La memoria è dunque come un demone, la cui autonomia, dentro di noi, è tale da non riguardare la nostra volontà. Felici, vivono soltanto gli smemorati. Ma anche questa è una condizione non invidiabile, se è vero che per dimenticare il male, devono rinunciare anche al bene. E il senso dell’esistenza stessa, e della storia, è proprio nella memoria ”. Ma allora noi ricordiamo col beneficio dell’inventario. Che significa? Che inventiamo? Che si può inventare a scapito della verità? E che cosa è la verità?

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