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Perchè dovete leggere "Il Codice da Vinci"

Questa è una "controstroncatura". Non sono d'accordo con la recensione (meglio sarebbe dire "stroncatura")che trovate qui appresso sul libro di grande successo in testa alle classifiche delle vendite in tutto il mondo. E non perchè ha venduto, vende e ancora continuerà a vendere copie, anche in previsione dell'uscita della versione cinematografica. Ma perchè è un libro moderno, agile, documentato quanto basta per fare di "documenti storici" dei "documenti romanzati". Questo è quello che il lettore vuole per essere intrattenuto. Per tutte le seicento pagine non mi sono mai annoiato, anche se spesso mi sono "perso" nel grande gioco degli intrecci e negli straordinari ribaltamenti di posizioni dei personaggi. Forse solo verso la fine il libro ha un andamento pasticciato ma nulla toglie all'interesse che suscita nel lettore. Notevole anche la forma di scrittura: chiara, moderna, diretta, un linguaggio scritto che sembra un linguaggio cinematografico.

Le bufale de “Il Codice Da Vinci”. Il popolarissimo romanzo di Dan Brown racconta una storia già mille volte raccontata e già mille volte sbugiardata. E dove innova, sbaglia. Né verosimile né storico, non convince nemmeno come fantasy. Leggete un altro libro.

«Ho scritto 12 libri di saggistica sinora, e ho deciso di smettere. […] Credo che la verità si possa diffondere meglio attraverso i romanzi». Lo dice – in una intervista rilasciata a Francesco Garufi nel libro Rennes le Château: un’inchiesta (Edizioni Hera, Roma 2004) – Michael Baigent, colui che assieme a Richard Leigh e a Henry Lincoln ha dato il la alla storia dei figli di Gesù attraverso best-seller fortunati quali Il Santo Graal. Una catena di misteri lunga duemila anni del 1982 (trad. it. Mondadori, Milano 2004) e L’eredità messianica del 1996 (trad. it. Tropea, Milano 1999). Lo dice lui e ne ha ben donde, giacché Il Codice Da Vinci di Dan Brown (trad. it. Mondadori 2003, oggi alla 31a ristampa) racconta le stesse storie dell’oggi disciolto trio britannico, salvo però non dirlo (l’ultimo reprint de Il Santo Graal strilla invece dalla fascetta: «Il libro che ha ispirato “Il Codice da Vinci” di Dan Brown»).

Ora, i libri di Baigent, Leigh e Lincoln sono saggi che inventano una storia, mentre il “giallo” di Brown è un romanzo che si crede un libro di storia. Anzi, che fa credere ai lettori di essere storicamente fededegno – magari proprio perché tacitamente si basa su Il Santo Graal e L’eredità messianica –, mentre invece è fiction, quanto pura è da vedere. Infatti, la primissima edizione italiana del libro di Brown recava (come del resto l’originale inglese) una paginetta intitolata Informazioni storiche in cui si dava per vero quello che nel romanzo non è nemmeno verosimile; ma, nelle ristampe, la paginetta e le informazioni sono rimaste, mentre quel titolo a dir poco imbarazzante è scomparso (resta invece nella versione inglese).

Così, quello che continua a essere sempre e solo un romanzo dà da bere al lettore che nel 1099 sia stato davvero fondato quel Priorato di Sion, il quale, sia nei saggi di Baigent, Leigh e Lincoln sia nel thriller di Brown, custodisce la “sacra coppa” e la verità segreta sulla storia del mondo. Mentre non è affatto vero. (continua al link)

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