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BIBLIOTECHE E FRUIZIONE PUBBLICA

Per leggere i libri antichi, per non dire dei manoscritti, ci sono due modi: o si va in biblioteca o si comprano gli originali. Gli originali hanno oramai raggiunto prezzi stratosferici». «Rimangono le biblioteche, ma ci sono manoscritti così rari che li fanno vedere solo a uno che si chiami (o si chiamasse) Panofsky o Gombrich», «mentre ogni buona biblioteca può avere il facsimile».

Sul problema dell’inaccessibilità di libri antichi e manoscritti nelle biblioteche che li conservano interviene ora Umberto Eco, con una proposta agli studiosi e alle stesse biblioteche: acquistate le edizioni facsimile o le anastatiche (sta fiorendo un segmento di editoria specializzata ancora poco noto).

Oppure si producano edizioni digitali di grande qualità. La fruizione pubblica dell’antico è destinata dunque a trasformarsi in fruizione privata per pochi e ricchi utenti? Se la selezione degli utenti nelle biblioteche storiche continuerà con le odierne modalità di esclusione la prospettiva “privatistica” rimarrà la sola praticabile. Soltanto se le biblioteche scenderanno in campo con una nuova politica della fruizione pubblica si potrà evitare che esse disertino il loro ruolo di rendere accessibile il patrimonio antico che hanno conservato.

In caso contrario, questo patrimonio scritto della nostra civiltà entrerà di peso e in modo esclusivo nel mercato della conoscenza. Ma il mercato è il mercato ed esso quindi lo assoggetterà a regole di selezione delle opere, della fruizione e degli utenti che sono quelle di uno spazio economico. Con buona pace di quello spazio dei diritti culturali dei cittadini e della democrazia d’accesso alla conoscenza e alla memoria — comprese le sue fonti “oggettuali” che ne costituiscono testimonianza essenziale — di cui le biblioteche devono continuare ad essere garanti, in qualità di istituzione pubblica. (continua al link)

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