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La biblioteca rinata dalle ceneri

Otto milioni di volumi, sale interattive, sette istituti di ricerca, un planetario e strutture e materiali per disabili nella “nuova” biblioteca di Alessandria d’Egitto.

Ad Alessandria d’Egitto, inizio del III secolo avanti Cristo, il greco Dimetro Falereo e Tolomeo I, poco dopo la nascita della città voluta da Alessandro il Grande, fondano la Bibliotheca Alexandrina e il Museum. La leggenda parla di 700.000 rotoli di papiri e pergamene, frutto del lavoro di amanuensi che provvedevano a copiare ogni manoscritto delle navi di passaggio, obbligate a consegnarli per il tempo necessario alla trascrizione. La Biblioteca e il Museo furono costruiti molto vicini l’una all’altro. Nell’adiacente anfiteatro di anatomia si effettuarono le prime autopsie per studiare il sistema nervoso centrale e all’osservatorio astronomico si disegnarono le prime mappe dei cieli stellati. Attorno a questo centro operarono grandi menti come quella di Euclide, il padre della geometria, Aristarco ed Erone.

Studiavano filosofia, geografia, meteorologia, anatomia, geometria, astronomia che indagavano oltre il limite del conosciuto. Qui per la prima volta si misurò con ottima approssimazione (40 mila chilometri) la circonferenza della Terra, impresa che si deve al bibliotecario Eratostene. La Biblioteca era più grande istituzione culturale dell’epoca. Di essa è però scomparsa ogni traccia, tutto il sapere del mondo occidentale antico svanì nel nulla. Nel 47 a.C. le legioni di Giulio Cesare entrarono in Alessandria e diedero fuoco alla Biblioteca: un terzo dei 700.000 volumi andò distrutto. Nel 392 d.C. i cristiani bruciarono gran parte dei restanti documenti. Rimaneva come unica depositaria della scienza dei Greci una donna, Ipazia, filosofa, scienziata, astronoma. Rifiutò di convertirsi al cristianesimo e per ordine del vescovo e patriarca Cirillo (San Cirillo, dottore della Chiesa) venne fatta a pezzi e bruciata. Seguirono altri incendi a opera di Zenobia, sovrana di Paimyra, fino alla completa distruzione da parte del Generale Amr Ibnel-as, agli ordini del Califfo Omar I. Era il 646 d.C: la storia del sapere umano subiva uno stop che sarebbe durato mille anni.

Ma la storia ha il tempo dalla sua parte, e Alessandria d’Egitto oggi, dopo oltre un millennio e mezzo, può essere di nuovo fiera della sua Biblioteca. Inaugurata nell’ottobre del 2002, la nuova Bibliotheca Alexandrina si ispira all’antica istituzione anche nella complessità dell’articolazione. Svolge una serie di funzioni che vanno dalla biblioteca vera e propria destinata a contenere gli oltre otto milioni di volumi previsti a completamento, con materiali audiovisivi, materiali per disabili, per bambini, per giovani, una raccolta completa di libri rari e l’archivio completo di Internet. Intorno alla vasta sala di consultazione di oltre 25 mila metri quadrati ci sono i musei d’antichità e dei manoscritti oltre a un exploratorium interattivo per i bambini con un planetario. Non mancano ampi spazi per le mostre temporanee e un centro conferenze capace di ospitare migliaia di persone. Ben sette istituti di ricerca con un’attività che spazia dai manoscritti alla scrittura e calligrafia, dalle scienze delle informazioni agli studi su Alessandria, il Mediterraneo e l’arte, completano l’istituzione.

L’edificio che la contiene è opera dell’architetto Christoph Kappeler, che l’ha concepita come uno spazio aperto sorretto da alte colonne che separano gli ambienti e richiamano alla memoria un tempio. La biblioteca sorge nel luogo di quella antica, quel quartiere di Brucheion, che ospitò il Museum e il palazzo reale ai tempi della dinastia dei Tolemei. L’atmosfera è quella di un grande centro culturale, ricco di stimoli e suggestioni che sono rinforzati da un’architettura assolutamente accattivante. Il rivestimento esterno è realizzato con grandi pannelli di granito scavati, come facevano gli antichi egizi, nelle cave di Assuan. La facciata curva dell’imponente edificio è segnato da graffiti scolpiti a bassorilievo con tutte le tipologie di simboli che l’umanità ha inventato per comunicare, dai geroglifici ai caratteri alfanumerici, dalle notazioni musicali fino ad arrivare ai codici del linguaggio informatico e genetico. Un luogo quindi della memoria e della comunicazione culturale.

Fonte: LA STAMPA
Data: Novembre 2004
Autore: Pino Zappalà

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