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Perchè il canone televisivo è un mistero

La Rai, contrariamente a quanto si pensava, non aumenterà il canone. Circa 100 euro erano, 100 rimangono. Contenti? Sì. Ma aggiungiamo che il canone è roba da Terzo Mondo e dovrebbe sparire. Per un motivo semplice. L’ex monopolio in cosa si diversifica dalle emittenti commerciali? In nulla. Stessi programmi, identici notiziari, le solite facce di bronzo o di palta (giudicate voi). Per quale ragione, a parità di nefandezze, la Rai gode del privilegio d’incassare l’abbonamento mentre le altre stazioni campano solo di pubblicità? È un mistero. Firma la petizione dell'ADUC per mettere uno stop al pagamento del canone RAI.

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Prendiamo la domenica pomeriggio. Su Reteuno va in onda la Venier con un contenitore gigante, dalle 14 alle 20. Piaccia o no, è un polpettone che comunque aiuta a tirare sera. Cosa succede sull’omologo Canale 5? Va in onda Maurizio Costanzo con analogo polpettone non privo di punte gradevoli, ma pur sempre simile a quello della concorrenza. Le due antenne hanno palinsesti sovrapponibili. Però quello della Rai costa 100 euro l’anno, quello di Mediaset è gratis. La faccenda non è seria, ma si fa serissima se si considera che il versamento del canone è obbligatorio per chiunque possegga un apparecchio di ricezione televisiva. Se non versi, ti pignorano l’armadio.

Non è tutto. Poniamo il caso che un cittadino dica: io non seguo i programmi Rai bensì solamente quelli della “7”, quindi non pago l’abbonamento ai signorini di via Teulada, viale Mazzini eccetera. Col cavolo. Non può sottrarsi al “dovere” di sborsare. E questo è il secondo mistero, mica tanto buffo. Ciò avrebbe un senso se la vecchia tivù di Stato se ne infischiasse dell’auditel e si preoccupasse di offrire un autentico servizio pubblico, senza essere influenzata dal mercato settoriale in cui vince chi ottiene più ascolti. Invece, pur essendo foraggiata attraverso il canone, la Rai punta a battere le private sul piano del rendimento economico. Si dirà, per forza. La Rai ha un tetto pubblicitario invalicabile: non è abilitata a trasmettere più di una prefissata quantità di spot.

Quindi è giusto si rifaccia imponendo agli italiani una imposta di possesso del televisore.
La verità però è che in qualsiasi momento tu accenda l’apparecchio, a prescindere dal canale su cui sei sintonizzato, ti becchi una scarica di spottoni. Ergo, spettabili antenne, o abolite ogni balzello e vi misurate, sul piano dei numeri, senza badare alla qualità (cui già per altro non badate affatto) oppure via i tetti e via gli abbonamenti. La Rai viceversa intende ancora prelevare quattrini dalle nostre tasche? Ci presenti trasmissioni di alto profilo e se ne infischi degli indici di gradimento. Insomma, opta per le Lecciso? Le ingaggi, ma non le faccia retribuire a noi. O le lasci a Striscia la notizia.(continua al link)

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