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Elogio del “copia e incolla”

Qualcuno, giorni fa, ha inteso lanciarmi una provocazione, che forse era anche una offesa, invitandomi ad usare nella mia guida di “bibliofilia/bibliomania” più la “parola” che il “copia e incolla” in quanto lui, “artista” come si sente, “preferirebbe essere un artista morto… piuttosto che vivere della parola altrui”. Ecco il brano conclusivo e testuale del messaggio: “Se è vero che (tu) ami tanto le parole perché non le usi e copi/incolli di meno? La mia è una amichevole esortazione…”.


Ed eccomi a parlare del “copia e incolla” e del nuovo modo di comunicare sul web e nel mondo contemporaneo. Questa stessa persona, dall’alto della sua presunta ed elevata posizione artistica, aveva invitato il mondo della rete a “osservare il millennio in silenzio” perché “c’è troppo di tutto, nel web come nella vita; troppo rumore, troppe ripetizioni, troppe parole. Tutte le parole del mondo, e il “tutto” è uguale al “nulla”; così è nel nostro mondo di privilegiati, in cui abbiamo tutto eppure vaghiamo persi nel nulla. Non sarà il caso, ogni tanto, di fare un po’ di silenzio? Sssssssssssttt……….Silenzio, parla la vita”.

Io non posso fare a meno della parola, invece, perché della parola si vive e nella parola ci realizziamo. La parola parlata, la parola scritta, la parola stampata, la parola detta, la parola pensata, la parola urlata, la parola cantata, la parola immaginata, sognata, vellutata, silenziosa… Viviamo di parole e di parole ci nutriamo. Se non vogliamo suicidarci, spegniamo la parola e forse saremo tutti artisti, ma artisti morti.

Come si può vivere nel “silenzio” della parola, che sarà anche caos turbolento, ripetizione ossessiva, nullità del tutto, se ci chiudiamo nell’arroganza del silenzio che dell’arte e della scienza trascende e ignora il fine della conoscenza? E la conoscenza, se non diventa e si fa coscienza, come e quando potrà mai diventare arte? Innumerevoli, misteriosi, antichi ed intrecciati sono i percorsi del sapere, i modelli perseguiti, i riferimenti del “copia e incolla”, le fonti delle origini, le ricerche delle esperienze altrui, i colori della vita vissuta da altri, i sentimenti sofferti, le passioni sfiorite, i fuochi accesi e spenti dagli uomini sotto altre latitudini, in diversi spazi, sotto altri cieli.

Mi occupo da sempre di libri, mio padre li componeva, li stampava, li legava, li distribuiva. Io continuo a leggerli, comprarli, collezionarli, parlarne, citarli, elencarli, cercarli, violarli, copiarli ed incollarli per farne libri “altri”, di altri, per gli altri. A questo servono i libri, non sono mica statue immobili, immutabili, assenti. Sono esseri viventi che ci parlano, ci cercano, si fanno cercare, si fanno amare, si fanno odiare, si fanno copiare ed incollare, si trasformano e si sublimano.

L’Alighieri non sarebbe stato il Dante che conosciamo se non avesse avuto le sue fonti, i suoi “copia e incolla”. William non sarebbe stato il grande Shakespeare che debutta ogni sera sui palcoscenici del mondo se non avesse fatto i suoi “copia e incolla”. Il Corano non sarebbe quel grande testo sacro se non avesse avuto i “copia e incolla” della Bibbia… E la lista potrebbe continuate all’infinito. D’altra parte basta scorrere le infinite banche dati delle bibliografie in rete o nelle biblioteche per capire che tutta la vita, il sapere, la conoscenza è un “copia e incolla” a cui nessuno sfugge nemmeno chi, dall’alto della sua certezza artistica, crede di conquistare il mondo in attesa della Creazione, imponendo alla Parola, che è Verbo, di comunicare e far sentire la sua voce agli uomini…col silenzio!

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