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Perchè la "parola" crea il silenzio no!

Forse perché è un film tratto da uno splendido libro (l'omonimo The hours di Michael Cunningham), forse perché il libro stesso parla di un'altro libro (Mrs Dalloway di Virginia Woolf) e della sua autrice, forse perché sono un film ed un libro sul potere della parola e della creazione umana, forse per questi motivi del bel film di Stephen Daldry rimangono impressi gli equilibrati dialoghi scritti da David Hare piuttosto che le immagini, altrettanto belle. Si avverte quasi che, per questa volta, le parole sono più importanti delle immagini, pur precise e puntuali, nella ricostruzione della campagna inglese dove la Woolf è confinata per curare la sua patologia psichica, o nella Los Angeles del 1951, o nella intima New York dei nostri giorni.

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La memoria che il film lascia allo spettatore è quasi solo testuale. «Chi deve morire è il poeta, il visionario» dice Virginia Woolf al marito che le chiede se è così importante la morte e chi deve morire e perché nel libro che sta scrivendo, Mrs Dalloway appunto. Oppure «Si muore per permettere a chi continua a vivere di apprezzare la vita» scrive al marito per giustificare la necessità di abbandonare Richmond per ritornare a Londra, per reimmergersi nel flusso vitale che il silenzio della campagna aveva ridotto ad un suono impercettibile. «Si ritorna da dove si è venuti» quando si muore, dice alla piccola nipote quando questa le chiede qual’è il luogo a cui si torna, mentre preparano un giaciglio funebre per un uccellino morto, come se la morte fosse una destinazione, una meta di un viaggio e non la fine di ogni viaggio.

La morte e la creazione si fronteggiano in questo film/libro in una morbosa relazione in cui ciò che crea la vita in realtà tende verso la mrte come se l’annullamento, l’assenza fossero il corretto prodotto dell’arte della creazione. La parola è il veicolo, lo strumento che conduce questo messaggio nel mondo dei viventi. E’ la parola attraverso cui si esprime la Woolf, è il dominio della parola quello in cui Laura Brown, la casalinga californiana depressa interpretata da Julianne Moore, cerca il senso della propria inadeguatezza a vivere e ad essere madre, è la parola il mestiere di Richard (Ed Harris), lo scrittore morente di aids, figlio di Laura e amico di Clarissa (Meryl Streep). La parola crea, ma genera la morte: la Woolf progetta una morte – che deve essere di un personaggio del suo libro, ma che è in realtà la sua -; Laura progetta lucidamente di rifiutare ciò che ha creato, di negare i suoi figli dopo averli generati; Richard contempla impotente il potere che la sua morte acquista ogni giorno, corrodendo il suo corpo, dispiegandosi implacabilmente di fronte ai suoi occhi, succhiandogli energia.(continua al link)

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