Questo sito contribuisce alla audience di

L’aroma del toscano: Collodi

Fumava sigari toscani quasi senza interruzione. Quando non fumava, per quietare la sua nevrastenia afferrava con i denti la punta del baffo sinistro e la mordicchiava. Era come continuare a fumare, perché i grandi baffi giallastri trattenevano l’aroma dei suoi toscani. Lo si poteva incontrare, con la tuba o la bombetta a sghimbescio, nei caffè e nelle fiaschetterie di Firenze (bevevo Chianti, ma anche assenzio, e spesso si ubriacava), o nelle redazioni di giornali minuscoli come “Il lampione” o “La Scaramuccia”.

/gady/gady%20small%20Paintings/images/Collodi4

Per vivere scriveva quel che gli capitava e do ve gli capitava. Vecchio scapolo, viveva con la madre – che morì solo quattro anni prima di lui – e ogni sera, prima di andare a dormire, entrava nella sua camera per chiederle un bacio e la benedizione. “Ouvre-moi cette porte où je frappe en pleurant” (aprimi questa porta a cui busso piangendo) : la sua morte ha il pathos di questo verso di Apollinaire: morì per la rottura di un aneurisma, sulla soglia di casa, la notte del 26 ottobre 1890, dopo avere inutilmente bussato e gridato (ma i troppi sigari lo avevano reso afono).

Nove anni prima, nel 1881, aveva ricevuto da Roma una lettera in cui lo si invitava a collaborare a un nuovo settimanale “Il Giornale dei bambini”. Aveva risposto di sì e aveva subito inviato la prima puntata di un romanzo che continuò a uscire – pur con interruzioni e cambiamenti di titolo – nei tre anni successivi.

Ultimi interventi

Vedi tutti

Link correlati