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L’uomo delle novità: Mark Twain

Certamente sarebbe stato il primo scrittore a usare il computer, ma quando morì di computer non si parlava ancora. Così dovette accontentarsi di essere il primo a introdurre, nella produzione letteraria, due strumenti che erano fra le grandi novità del suo tempo: la penna stilografica e la macchina per scrivere. Esercitò senza fortuna il rischioso mestiere di editore e versò al generale Grant duecentomila dollari come anticipo sulle sue “Memorie”. Anche questo era un primato: nessuno sino a quel momento aveva versato un anticipo così alto per un libro.

Quando un certo Paige gli presentò una stampatrice meccanica di sua invenzione, credette di avere trovato la fonte inesauribile di ricchezza che lo avrebbe esonerato dal guadagnarsi da vivere scrivendo e investì tutti i suoi denari nella produzione e nel lancio di quella macchina, ma la stampatrice non fu mai in gradi di funzionare. Per di più, nel frattempo, erano arrivate sul mercato le prime linotype. Si rassegnò a considerare la scrittura il suo unico “business”.

Esistono molti scrittori che nei loro libri hanno parlato del mare: lui, invece, continuava a parlare di un fiume… A cinquantotto anni affittò Villa Viviani a Settignano, nei pressi di Firenze. Come ogni turista, visitava le chiese e i musei, e come ogni puritano, si scandalizzava di fronte alle nudità rinascimentali: la “Venere” di Tiziano gli sembrò “utterly depraved”, il colmo della depravazione.

Guardando indietro, la sua vita gli appariva un sogno:” Mi sono sognato che nascevo e crescevo e diventavo pilota sul Mississippi e cercatore d’oro, e giornalista in nevada, ed ero uno dei pellegrini della “Quaker City” e avevo moglie e figli e andavo ad abitare in una villa a Firenze… e questo sogno continua e talvolta sembra così vero che io finisco quasi per credere che sia vero”. Ma nei suoi ultimi anni il sogno si trasformò in incubo.

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