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Il delitto della camera 10: Johann Winckelmann

L’8 giugno 1768, nell’Osteria Grande, a Trieste, il cliente della camera numero 9 accoltellò il cliente della camera 10. L’ospite della 9 si chiamava Arcangeli e fu ben presto catturato. Quello della 10 portava un nome tedesco che non diceva niente ai padroni dell’Osteria Grande ma era noto in tutta Europa per una serie di scritti che avevano rinnovato il modo di guardare e di giudicare l’arte antica (in uno di quegli scritti si leggeva che gli scultori greci avevano toccato la perfezione a causa di una felice circostanza: l’avere continuamente davanti agli occhi giovani uomini nudi).

 

 

Quando la notizia del delitto si diffuse, l’Europa colta si stupì per la modestia della locanda. Lo stupore si accentuò quando si seppe che quell’uomo eminente aveva trascorso i suoi ultimi giorni in compagnia dell’individuo che l’avrebbe poi accoltellato: un italiano incolto, con cui era stato visto sui moli, nei caffè e nelle fiaschetterie di Trieste. Che cosa potevano avere in comune due individui tanto diversi?

 

Almeno pubblicamente, nessuno osò formulare un’ipotesi e la faccenda ebbe presto il suo rapido e ragionevole epilogo: l’Arcangeli, incolpato di omicidio a scopo di rapina,fu ucciso con la ruota (se fosse stato accusato di sodomia, sarebbe stato bruciato vivo e le sue ceneri sarebbero state disperse); quanto all’ospite della camera numero 10, morì dopo alcuni giorni di agonia.

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