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Il macellaio sublime: William Shakespeare

Intorno a questo scrittore – tra i più grandi dell’umanità - si sa poco. Ecco due aneddoti; è probabile che nessuno dei due corrisponda alla verità storica. Un autore di biografie vissuto nel suo secolo racconta: “Era il figlio di un macellaio e mi hanno raccontato alcuni vicini di casa che da ragazzo fece il mestiere del padre, ma ogni volta che uccideva un vitello lo faceva in stile grandioso e pronunciava un discorso. C’era in quegli anni un altro figlio di macellaio che gli teneva dietro quanto a ingegno naturale, coetaneo e amico suo – ma morì giovane”.

Il secondo aneddoto è stato rivelato da un mitografo del nostro secolo. Per vent’anni quell’uomo era vissuto in una sorta di allucinazione, attribuendo agli infiniti personaggi delle sue opere quei sentimenti che il suo cuore arido e freddo non riusciva a provare. Poi improvvisamente lo presero il tedio e il disgusto e cessò di scrivere. Passarono gli anni. Un giorno – il suo corpo stava morendo – incontrò Dio e gli disse: “Io, che tanti uomini sono stato invano, ora vorrei essere uno e io”. “Neanch’io sono “, fu la risposta; “io sognai il mondo come tu la tua opera e tra le varie forme del mio sogno ci sei tu che, come me, sei molti e nessuno”.

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