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“Siamo tutti isole galleggianti”

E’ da poco uscito un nuovo libro, in lingua inglese, dell’autore Chet Van Duzer intitolato “Floating Islands: A Global Bibliography with an Edition and Translation of G. C. Munz’s Exercitatio academica de insulis natantibus”. L’opera è un’autentica miniera di informazioni su una delle meraviglie della natura: le isole galleggianti. Ne vengono esplorati tutti gli aspetti: la formazione e le cause all’origine della loro particolare natura, il loro ruolo nell’ecologia di laghi e wetlands, la flora e la fauna, la parte svolta nella diffusione di specie vegetali e animali, ed anche i metodi per la loro regolazione e sfruttamento.


Viviamo in un mondo che funziona bene se tutti i pezzi sono stabili e gli effetti di questa stabilità si riflettono sull’uno e sugli altri. Pensiamo che le istituzioni e le organizzazioni umane sono simili ad esseri viventi, macchine ben oleate che funzionano alla perfezione, sicuri che ogni pezzo svolge la sua azione secondo il compito prefissato. Ma spesso, le cose non stanno così ed ecco perché il più delle volte i pezzi non vanno perché un qualsiasi imprevisto sconvolge la stabilità del sistema nel suo insieme oppure uno o più pezzi non si combinano con gli altri e destabilizzano la funzionalità del tutto.

Il poeta inglese John Donne, fin dal seicento, nella sua grande poesia metafisica aveva brillantemente intuito la necessità del “tutto”, ovvero della necessità di tenere uniti gli uomini visti come “pezzi” costitutivi di un “continente, del “tutto”, cioè dell’umanità.

“Nessun uomo è un’isola, intero per se stesso;
Ogni uomo è un pezzo del continente,
parte della Terra intera ; e se una sola zolla vien portata via
dall’onda del mare, qualcosa all’Europa viene a mancare,
come se un promontorio fosse stato al suo posto,
o la casa di un uomo, di un amico o la tua stessa casa…”

Anche il “web” è stato visto come un “insieme” costituito da “small pieces loosely joined” in cui questi minuscoli “pieces” sono i “link”, che diventano vere e proprie metafore esistenziali vaganti nello spazio tra “bits & bytes” alla ricerca di una identità personale e allo stesso tempo cercando di identificarsi negli altri. In realtà nessuno di essi può esistere e sussistere senza la presenza esistenza degli altri, siano essi “isole”, “link” o “esseri umani”.

Scorrendo questo interessante libro, intitolato non a caso “Isole galleggianti”, si trova la conferma dell’intuizione di John Donne e di David Weinberger sulla teoria unificata del “tutto”, sia essa la Terra o il Web. Sono citati gli interventi su isole galleggianti artificiali in agricoltura, insediamenti umani, creazione di habitat per la fauna selvatica, e miglioramento della qualità delle acque. Non mancano infine gli esempi di isole galleggianti in letteratura, miti e leggende.

Da segnalare una rarità: il volume comprende testo e traduzione inglese della tesi di G. C. Munz del 1711, “Exercitatio academica de insulis natantibus”, con note dettagliate. Assai ricca la documentazione: sono più di 1800 le notizie bibliografiche sull’argomento, tratte da libri e articoli in venti lingue; il libro è corredato di utili indici tematici e geografici, oltre che di materiale fotografico. Questo lavoro è senza dubbio l’indagine più completa sulle isole galleggianti, in quanto il lavoro ricapitola la maggior parte delle informazioni, oggi disponibili, sul soggetto e indirettamente conferma la “teoria del tutto”. Il libro sarà molto utile ai ricercatori che si occupano di wetlands, ai responsabili ambientali, ma anche ai lettori in genere curiosi circa i fenomeni naturali nei quali ritrovare intuizioni e visioni che nel mentre affermano la sostanziale solitudine dell’uomo nell’universo confermano la sua incessante ricerca di contatto e identificazione nel “tutto”.

Quello che riportiamo qui sotto è un interessante articolo, citato da Van Duzer in questo libro, dal titolo “Birds and Animals Adrift – Remarkable Things Seen by a Norwegian Ship Captain on Two Floating Islands”, The Daily Chief (Perry, Iowa), July 15, 1902, p. 3, ovvero “Gli uccelli e gli animali alla deriva – le eccezionali cose viste da un capitano di una nave norvegese su due isole galleggianti”. Il Capitano Warnecke, del piroscafo norvegese Donald, giunto da poco nel porto da Banes (Cuba) con un carico di frutta, racconta la storia di una esperienza eccezionale. Nessuno è più dotato di spirito di osservazione di lui, e lui garantisce ciò che è scritto nella cronaca degli avvenimenti del suo viaggio, dice il Philadelphia Evening Telegraph.

“Nell’oltrepassare l’Isola di Watlins (ora San Salvador) a una distanzia di 30 miglia”, racconta il Capitano Warnecke, “ci trovammo a navigare vicino ad un’isola galleggiante. Su di essa c’era quello che sembrava essere un folto gruppo di palmizi maestosi. Non avevo mai incontrato niente simile in tutta la mia vita marinara. L’isola galleggiante si moveva, anche se lentamente. Curioso e per un’esplorazione completa, scivolai ancora più vicino ad esso, e rimasi stupefatto nello scoprire che quelli, che pensavo essere dei palmizi, erano palme piene di cocchi maturi e cariche di frutti della varietà più grande. Poi ordinai di calare una barca e, insieme al primo compagno, approdai sull’isola che continuava a muoversi.

“Un’altra sorpresa ci aspettava. In alto tra gli alberi c’era una piccola colonia di scimmie dispettose, e appena ci siamo avvicinati loro ci hanno lanciato diverse noci di cocco. Dopo alcune difficoltà siamo riusciti a prendere due di queste scimmie battagliere ed almeno una dozzina di noci di cocco. Poi, fuggiti verso le nostre barche, ci siamo imbarcati sul vascello, comandai lavanti tutta, e presto la strana isola galleggiante sparì dietro di noi nella nebbia.


“Il giorno seguente ci ha riservato un’altra sorpresa, quando abbiamo notato con il cannocchiale un altro singolare oggetto galleggiante proprio a sinistra della prua. Il marinaio di vedetta ha gridato “Terra in vista”. La cosa mi ha stupito, perché sapevo che, secondo la carta, non c’erano terre lì vicino per delle miglia. Nonostante ciò, curioso dall’esperienza del giorno precedente, decisi di risolvere quest’altro mistero del mare, e quindi ordinai che la nave si spostasse vicino a quella che si percepiva fosse un’altra isola galleggiante. Feci calare di nuovo una barca, e con l’equipaggio stesso sbarcammo sull’isola.


“Scoprimmo che era il duplicato esatto dell’isola del giorno prima, con un’eccezione, invece delle scimmie trovammo un immenso stormo di pappagalli dal piumaggio brillante. Fra questi ce ne era uno che era evidentemente il patriarca della tribù, e non esagero quando dico che questo vecchio potrebbe bestemmiare in due lingue. Era evidentemente un animale domestico che si era perso. Lo portammo a bordo della nave insieme ad una coppia di suoi simili, e presto lasciammo l’isola galleggiante in lontananza”.


Come prova della veridicità suo racconto, come soltanto un capitano sincero farebbe, il Capitano Warnecke indicò le scimmie catturate ed i pappagalli nella gabbia, che erano degli elementi distintivi della sua cabina. Poi il giornalista chiese al capitano di spiegare la presenza di quest’isole galleggianti. “Soltanto questo,” disse. “Le eruzioni vulcaniche in Martinica sono le responsabili di questo fenomeno. Ma non dubiti della storia. Nostromo”, chiamò, e in risposta alla chiamata del capitano il nostromo apparve. “Mostra a questo gentiluomo il segno sulla spalla causato dalle noci di cocco con cui le scimmie ci hanno bombardato”. Il prode nostromo abbassò la sua camicia, e lí, effettivamente, c’era una contusione più grande di un foglio di carta da lettere. Ciò dimostrò al giornalista la veridicità del racconto. Nel congedarsi Capitan Warnecke disse inoltre: “Guarda l’arrivo di altre navi che hanno seguito la mia rotta e vedrai se non confermano tutto quello che ho detto”.

Ognuno di noi sa di essere un’isola, ed è giusto che sia così. Ma dobbiamo sempre ricordare che facciamo parte del continente a cui appartengono le isole degli altri.

galloway

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