E Palladio inventò la villa

Fu Palladio il vero inventore della villa moderna, colui che riuscì ad armonizzare esigenze funzionali, strutturali ed estetiche, tanto che i suoi modelli, da lui spiegati nel Trattato di architettura del 1570, sono stati imitati e riproposti per secoli nel Veneto. Dalle ville palladiane a quelle regie del Settecento, dai villini liberty fino alle recenti riletture di Carlo Scarpa, la mostra vicentina permette appunto di compiere un affascinante viaggio in questo passato grazie alle centinaia di opere d'arte esposte, provenienti da più di cinquanta musei di tutto il mondo: dipinti di Veronese, Tiziano, Guercino, Jacopo Bassano, disegni di Raffaello, Giulio Romano, Peruzzi, Canaletto, Tiepolo e Palladio, ma anche mosaici e affreschi romani, manoscritti medievali e rinascimentali, incisioni, mappe e libri rari, modelli architettonici originali o eseguiti appositamente per la mostra descrivono perfettamente la struttura e la filosofia della villa veneta. A Vicenza, una mostra sull'architettura neoclassica. Un fenomeno artistico esportato in tutto il mondo, capace di influenzare anche le dimore coloniche degli Stati Uniti e della stessa Casa Bianca.

Ville come templi greci, colonne in stile ionico che sostengono timpani finemente scolpiti, suggello di una ricchezza culturale ed estetica prima ancora che economica: quella delle agiate famiglie del Veneto rinascimentale, che tra Quattrocento e Cinquecento decisero di lasciare le città e ritirarsi nelle campagne a coltivare la terra. Ma la scelta di una vita agricola, a contatto con la natura, così “moderna” sebbene le città allora non fossero certo invivibili come lo sono oggi, non significava rinuncia all’eleganza. Così, accanto a stalle, colombare e altre strutture tipiche dell’architettura rurale, sorsero le splendide dimore padronali, esibizione della propria prosperità, affinché nessuno potesse pensare che la “fuga” in campagna fosse stata dettata dall’impossibilità di sostenere i costosi rituali della vita cittadina. Fu così che le oltre quattromila ville disseminate nelle campagne venete divennero un fenomeno artistico conosciuto ed esportato in tutto il mondo. Persino le dimore coloniche del Sud degli Stati Uniti o la stessa Casa Bianca devono molto a quello stile inconfondibile il cui massimo artefice fu Andrea Palladio.

Per questo è lui, l’architetto nato a Padova nel 1508 e allevato nel culto della classicità dall’umanista Giambattista Trissino, il protagonista della mostra Andrea Palladio e la villa veneta. Da Petrarca a Carlo Scarpa allestita a Vicenza, a Palazzo Barbaran da Porto, dal 5 marzo al 3 luglio. Un’esposizione che, integrata da percorsi didattici e da un itinerario che tocca alcune delle ville più belle, permetterà d’immergersi nell’atmosfera tutta particolare delle ville venete, di scoprire in cosa consistesse la vita rurale e in che modo il paesaggio di una regione fu modificato per soddisfare le esigenze dei ricchi committenti che vi si stabilirono. Non da trascurare, in quest’ottica, il desiderio di ritornare all’otium romano, che era stato riproposto come ideale letterario da Petrarca nella Vita solitaria. La passione per la natura e la quiete campestre cominciò a prendere forma architettonica nelle ville medicee in Toscana, per dare origine poi ai primi esempi romani realizzati dal Bramante (Belvedere del Vaticano) e da Raffaello (Villa Madama). (continua al link)

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