Ville come templi greci, colonne in stile ionico che sostengono timpani finemente scolpiti, suggello di una ricchezza culturale ed estetica prima ancora che economica: quella delle agiate famiglie del Veneto rinascimentale, che tra Quattrocento e Cinquecento decisero di lasciare le città e ritirarsi nelle campagne a coltivare la terra. Ma la scelta di una vita agricola, a contatto con la natura, così “moderna” sebbene le città allora non fossero certo invivibili come lo sono oggi, non significava rinuncia all’eleganza. Così, accanto a stalle, colombare e altre strutture tipiche dell’architettura rurale, sorsero le splendide dimore padronali, esibizione della propria prosperità, affinché nessuno potesse pensare che la “fuga” in campagna fosse stata dettata dall’impossibilità di sostenere i costosi rituali della vita cittadina. Fu così che le oltre quattromila ville disseminate nelle campagne venete divennero un fenomeno artistico conosciuto ed esportato in tutto il mondo. Persino le dimore coloniche del Sud degli Stati Uniti o la stessa Casa Bianca devono molto a quello stile inconfondibile il cui massimo artefice fu Andrea Palladio.
Per questo è lui, l’architetto nato a Padova nel 1508 e allevato nel culto della classicità dall’umanista Giambattista Trissino, il protagonista della mostra Andrea Palladio e la villa veneta. Da Petrarca a Carlo Scarpa allestita a Vicenza, a Palazzo Barbaran da Porto, dal 5 marzo al 3 luglio. Un’esposizione che, integrata da percorsi didattici e da un itinerario che tocca alcune delle ville più belle, permetterà d’immergersi nell’atmosfera tutta particolare delle ville venete, di scoprire in cosa consistesse la vita rurale e in che modo il paesaggio di una regione fu modificato per soddisfare le esigenze dei ricchi committenti che vi si stabilirono. Non da trascurare, in quest’ottica, il desiderio di ritornare all’otium romano, che era stato riproposto come ideale letterario da Petrarca nella Vita solitaria. La passione per la natura e la quiete campestre cominciò a prendere forma architettonica nelle ville medicee in Toscana, per dare origine poi ai primi esempi romani realizzati dal Bramante (Belvedere del Vaticano) e da Raffaello (Villa Madama). (continua al link)

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