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Ecco chi non può permettersi nemmeno di vivere.

“Più di otto milioni di .persone al mondo muoiono ogni anno perché non possono permettersi di vivere”. Questa è la straordinaria considerazione che viene fuori da un libro sulla povertà scritto da un famoso economista Jeffrey Sachs. Ne ha tutti i titoli essendo a capo dell’Istituto di Ricerche “Earth Institute” della Columbia University. Sachs è stato oltre che consulente economico di paesi che vanno dalla Bolivia alla Polonia, anche del Vaticano nel progetto per la soluzione del debito dei paesi del Terzo Mondo, e ha partecipato al “Global Fund” per la lotta all’Aids, alla Tbc e alla malaria.

“The End of Poverty” è il titolo del libro di cui si è occupato la rivista “Time” di recente con una documentata ed aggiornata inchiesta. L’autore ha cercato di costruire un nuovo e diverso sistema per far fronte a quella che è la realtà dei poveri del mondo i quali ammontano a più di un miliardo di anime nei cinque continenti. Sachs sostiene che se i Paesi sviluppati unissero le loro forze questi decessi di vite umane sarebbero evitati. Si può anche non essere d’accordo con le proposte che egli avanza, ma non si può negare che la soluzione di un problema del genere deve essere trovata solo su scala globale.

Jeffrey Sachs ha solo 50 anni ed è famoso in tutto il mondo per avere fatto il giro del nostro pianeta più volte di quanto ne possa fare un satellite intorno alla Terra. E’, comunque lo si giudichi, un giocatore. Ha “giocato” con il Papa, con Kofi Annan, con Bono degli U2. Il nocciolo della sua filosofia è quello di un approccio globale alla soluzione del problema della povertà che va dalla realtà geografica dei luoghi a quelle delle locali infrastrutture. “La vita non si manifesta con un solo singolo problema, separata dal contesto. La specializzazione è utile, ma bisogna sapere vedere l’insieme, l’intera rete.” Questo approccio viene definito “economia clinica” ed è un’idea mutuata da sua moglie Sonia che è una pediatra. Un libro e un numero di Time da non perdere

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