

Le cose, in effetti, stanno precisamente così, se si considera l’effettivo mondo dei pigmenti (sostanze insolubili che danno il colore ad un supporto aderendovi) e dei coloranti (sostanze solubili che tingono penetrando nel supporto), che fin dagli albori della storia gli uomini hanno usato per scopi ornamentali, rituali e artistici. Il lavoro millenario di pittori e tintori si è basato proprio su questo effetto coprente del colore. Il fatto cioè che ciascuna sostanza colorante stesa su una superficie o incorporata ad essa con varie tecniche, si comporta nei confronti della luce come un filtro: quando la luce bianca – composta da varie lunghezza d’onda che il nostro occhio associa ai colori – colpisce ad esempio un pigmento che noi vediamo giallo, questo, per le proprietà della sua struttura atomica e molecolare, assorbe tutte le lunghezze d’onda dello spettro tranne quella corrispondente al giallo, che viene riflessa e va a colpire la nostra retina. Una mescolanza di due tinte assorbe, cioè sottrae dalla luce più lunghezze d’onda, un pigmento nero le sottrae tutte, uno bianco, invece, le riflette.(al link)

galloway









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