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Le "ragioni" della morte

Ha ragione Umberto Veronesi: l’eutanasia non c’entra niente con la penosa vicenda di Terri Schiavo. L’eutanasia è una scelta lucida, responsabile, fatta sperabilmente dall’interessato, anche se quest’ultimo non è detto sia in grado di praticarla da solo. Si tratta di persone giunte alla fase terminale della vita, affette da malattie, o comunque in condizioni non umane. Si presenta quando il dolore della vita non la rende più tale. Si pratica quando è la terapia a protrarre, inutilmente, la fase del dolore e della dipendenza. In questi casi, appunto, s’interrompe l’accanimento terapeutico, si risparmia al paziente un infruttuoso calvario e, così solo facendo, senza porre in atto altra pratica che la fine della cura ed il controllo del dolore, si lascia che la vita si spenga, aprendosi alla morte.

Terri Schiavo, il cui caso sta agitando gli Stati Uniti e, di riflesso, si affaccia nell’informazione di gran parte del mondo, è questione del tutto diversa. Forse potrebbe anche tacere, per un secondo, l’orgia mediatica, e lasciare il tempo della riflessione.

Quella povera donna ha perso la capacità di ragionare, di intendere, di interagire con la realtà, da quindici anni. Ma non è morta, si trova in uno stato vegetativo. Al tempo stesso, però, non è una terapia a tenerla in vita, bensì l’alimentazione e l’idratazione artificiali. Non prova dolore, non avverte sensazioni di alcun tipo. “Staccare la spina”, in questo caso, come ha già deciso un giudice statunitense, significa staccare l’alimentazione, lasciare che muoia per consunzione. Non è una scelta facile, davvero non vorrei trovarmi nei panni del giudice, ma, comunque, non ha nulla a che vedere con l’eutanasia. (continua al link)

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