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Il messale del XII sec. ritorna a Benevento

Per la prima volta in tempi moderni il Regno Unito renderà a un’istituzione estera un’opera d’arte trafugata: la British Library dovrà restituire all’Italia un manoscritto di grandissimo valore, non solo scientifico, rubato durante la seconda guerra mondiale. Una commissione istituita dal governo Blair ha stabilito che un messale del dodicesimo secolo comprato nel dopoguerra dal British Museum fu rubato da un seminario di Benevento durante l’occupazione alleata del 1943. Il messale, un manoscritto riccamente miniato, sarà dapprima riportato a Benevento come prestito. Ci vorrà poi una legge apposita per trasferirne anche la proprietà.





 

 





 

 





Per la prima volta in tempi moderni il Regno Unito renderà a un’istituzione estera un’opera d’arte trafugata: la British Library dovrà restituire all’Italia un manoscritto di grandissimo valore, non solo scientifico, rubato durante la seconda guerra mondiale. Una commissione istituita dal governo Blair ha stabilito che un messale del dodicesimo secolo comprato nel dopoguerra dal British Museum fu rubato da un seminario di Benevento durante l’occupazione alleata del 1943. Il messale, un manoscritto riccamente miniato, sarà dapprima riportato a Benevento come prestito. Ci vorrà poi una legge apposita per trasferirne anche la proprietà.
 
Vista la sensibilità che accompagna ogni rivendicazione del genere (a cominciare dai fregi del Partenone al British Museum, anche se il contesto storico è diverso), il caso del messale metterà in allarme vari musei europei. Ma ripara un’evidente ingiustizia. La vicenda del messale in scrittura beneventana, un corsivo dell’alto medioevo che si diffuse nella Longobardia Minore, di cui Benevento fu capitale, è avventurosa quanto indicativa dei limiti che ancora proteggono i trafugatori d’arte. Per anni a Londra s’è discusso di questo manoscritto, che passava di mano pubblicamente, in case d’asta, mentre a Benevento, dove uno spazio vuoto in uno scaffale indicava la mancanza del messale, nulla si sapeva.
 
Se ora si giunge a conclusione è grazie alla pervicacia dell’arcivescovo di Benevento, Serafino Sprovieri, che ha sempre chiesto la restituzione come «gesto simbolico di riconciliazione», a una campagna di The Art Newspaper, la rivista d’arte di Umberto Allemandi, all’insistenza dei governi italiani e, infine, alla decisione del ministro della Cultura britannico di fare propria la raccomandazione dello Spoliation Advisory Panel, istituito per far luce su opere trafugate dai nazisti o durante la guerra: un caso esemplare.
 
A Benevento, nella Biblioteca Capitolare della cattedrale, da secoli si conservavano testi di scrittura beneventana, noti e studiati dai paleografi. I più importanti, tre messali identificati dai numeri 29, 30 e 33, furono elencati nel 1940 dal bibliotecario, Salvatore De Lucia. Il Messale 29, copiato otto secoli fa nel convento di San Pietro, contava 290 pagine, molte delle quali illuminate con capolettera miniati, ornati di fogliame e zoomorfici. E ancora c’era nel 1943, quando il Sannio divenne fronte di guerra:il 21 agosto iniziarono i bombardamenti americani, che dopo l’armistizio di Cassibile divennero a tappeto. Il 12 settembre la cattedrale romanica fu distrutta e l’arcivescovo messo in fuga, ma nemmeno un mese dopo, quando i tedeschi si ritirarono, il bibliotecario scoprì che, «per grazia di Dio, la Biblioteca Capitolare era salva». Per non correre rischi, avvolti in una coperta e impacchettati in cassette da frutta, i messali furono portati dal segretario dell’arcivescovo fuori città, al Pontificio Seminario Pio IX, bersaglio meno probabile di bombardamenti. Finché le truppe britanniche, avanzando da sud, non requisirono l’edificio: i manoscritti erano finalmente in mani sicure. Invece no.
 
Nel 1946, a Londra, un soldato britannico che ha servito in Italia, il capitano Douglas George Ash, si rivolge al British Museum per chiedere se è interessato a un messale che ha comprato, dice, da un libraio napoletano nel 1944. Il museo l’avverte che l’opera è di dubbia origine, sicché non può rilevarla, ma quando Ash la mette all’asta da Sotheby’s come proveniente «dall’abbazia benedettina di San Pietro (non più esistente) nell’Italia del Sud», resta vigile: il 12 luglio 1947 l’acquista per 441 sterline dall’antiquario Quaritch, che se l’era aggiudicata per 420. Il caso resta a tacere, benché nel 1961 uno studioso francese sollevi dubbi. Invano: solo nel 1976 la notizia che il Messale 29 è al British Museum arriva a Benevento. E cominciano le pratiche per rioccupare lo spazio vuoto della Biblioteca Capitolare. Ma ci vorranno ancora tre decenni. (continua al link)








 




 





 

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