Discute e si misura con loro e si fa domande sul valore delle esperienze che compie. Deluso da tutto si finge povero e vaga senza meta per la campagna toscana dove compie un ultimo incontro, misterioso e pieno di significato.
“Mi vergogno a dire dove ho conosciuto Gog: in un manicomio privato. Andavo spesso lì per fare compagnia a un giovane poeta dalmata che la passione disperata per un’ombra (l’amata era una “regina dello schermo” e soltanto sullo schermo gli aveva sorriso) condannava alla paranoia. Siccome era, di solito, tranquillo il direttore di quella pensione per pazzi paganti – nano di statura ma gigante per la carnosità – ci permetteva di stare insieme nel giardino. Qua e là, all’ombra di cedri e d’ippocastani, c’eran tavole tonde di ferro e sedili come nei caffè. Infermieri slavati, vestiti di bianco, giravano su e giù per i viali senza avere l’aria di guardare ”

galloway









