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Un mobile davvero economico: 27.463.250 euro

Esattamente a 273 anni dalla partenza dal porto di Livorno verso la Gran Bretagna, il «Badminton Cabinet», il capolavoro dell'artigianato del '700 fiorentino diventato nei secoli il mobile più caro al mondo, ha trovato una nuova patria a Vienna. Ora si potranno ammirare i pregevoli uccelli e fiori della cassettiera nello splendido palazzo barocco viennese dei Liechtenstein. Qui la famiglia ha allestito un museo aperto al pubblico. Il 9 dicembre scorso infatti il cabinet era stato aggiudicato, in un'asta da Christie's a Londra, per 27.463.250 di euro ad Hans-Adam II, il capo del piccolo principato situato tra Austria e Svizzera.

Un prezzo record assoluto per un mobile e più che raddoppiato anche rispetto a quello raggiunto nel 1990, sempre da Christie’s, quando il duca di Beaufort aveva venduto il prezioso cimelio di famiglia alla collezione d’arte della ricca ereditaria americana di origine polacca Barbara Piasecka Johnson. Per secoli il mobile settecentesco aveva decorato Badminton House, residenza dei duchi di Beaufort, situato nell’omonimo paesino del Gloucestershire a un centinaio di chilometri a ovest di Londra. Nel 1725 il terzo duca di Beaufort, Henry Somerset, nel suo «grand tour», il tipico viaggio culturale della nobiltà di quell’epoca, era arrivato in Italia, dove acquistò anche diverse opere d’arte. Impressionato dalla maestria degli artigiani nel granducato dei Medici, il giovane duca incaricò la «Galleria dei lavori» di Firenze di realizzare il mobile alto oltre 3,8 metri e largo 2,3 metri. 30 artigiani lavorarono per anni negli atelier degli Uffizi, fondati già nel 1586 da Francesco I de’ Medici per realizzare i cosidetti «commessi di pietre dure», sistemate nel mobile di legno d’ebano con cassetti in pioppo. Una grandissima varietà di materiali, dal lapislazzulo all’agata, dall’ametista al diaspro siciliano rosso e verde fino al calcedonio di Volterra venivano segati in piani molto sottili con una lama di rame e l’aiuto di polvere di corindone (ossido di alluminio) e di diamante. Oltre ai tagliapietra, alla realizzazione del capolavoro parteciparono anche architetti, disegnatori, falegnami. Ma servirono anche i più bravi orefici e doratori per creare le tante sculturine in bronzo dorato sistemate sul «cabinet». Il «Badminton cabinet» si trova ora in una sala dove sono esposti anche altri capolavori dell’importante collezione di opere in pietra dura, avorio e smalto della famiglia Liechtenstein.

Fonte: GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
Data: Marzo 2005

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