Questo sito contribuisce alla audience di

"Manifesto contro la Democrazia"

Per la nostra cultura la democrazia è "il migliore dei sistemi possibili", un valore così universale che l'Occidente si ritiene in dovere di esportare, anche con la forza, presso popolazioni che hanno storia, vissuti e istituzioni completamente diversi. Massimo Fini, nel suo nuovo libro "Sudditi", demolisce questa radicata convinzione. Il suo attacco però non segue le linee né della critica di sinistra, che addebita alla democrazia liberale di non aver realizzato l'uguaglianza sociale, né di destra che la bolla come governo dei mediocri. La "democrazia reale" è un regime di minoranze organizzate, di oligarchie politiche economiche e criminali che schiaccia e asservisce l'individuo, già frustrato e reso anonimo dal meccanismo produttivo di cui la democrazia è l'involucro legittimante.

Un attacco al vissuto politico della democrazia non da uno dei due poli, ma dall’interno. Infatti quella sperimentata non corrispone a nessuno dei presupposti su cui dice di basarsi. Costituita soprattutto da oligarchie economiche e criminali asservisce ambiguamente l’individuo reso anonimo dal suo manipolante meccanismo. Un addio a tante scontate certezze.

Copertina

In Occidente si è convinti che la democrazia e il mercato (le due cose sono oggi considerate più che strettamente legate, inscindibili) siano lo stadio finale del lungo processo politico e istituzionale che ha inizio, in pratica, con la comparsa dell’uomo sulla terra e il suo caratterizzarsi come “animale sociale”, che vive in comunità. Quando crollò l’Unione Sovietica, “l’Impero del Male”, il politologo americano Francis Fukuyama annunciò al mondo che la Storia era finita. Poiché la democrazia aveva sconfitto, dopo i nazifascismi, anche il suo ultimo avversario, il comunismo, non c’era più nulla da fare né obbiettivo da perseguire e l’Occidente poteva godersi serenamente il suo trionfo per l’eternità.

Per la verità, come si è visto, la Storia non era affatto finita, sotto certi aspetti si potrebbe anzi dire che era appena cominciata e Bin Laden, o chi per lui, avrebbe dovuto togliere ogni dubbio in proposito. Ma Fukuyama e tutti i Fukuyama dell’Occidente non si sono fatti smontare per così poco. Hanno ammesso che effettivamente la Storia non si era chiusa nel 1989, ma hanno spostato più in là il fronte di questa epifania. La Storia finirà quando l’intero pianeta, e non solo l’Occidente, sarà stabilmente democratico e tutte le genti potranno fruire in pace e letizia delle bellurie del libero mercato.
È convinzione di ogni progressismo e storicismo, di destra e di sinistra, da Hegel a Marx, che la Storia umana abbia un fine e quindi, dovendo tale fine essere prima o poi raggiunto, anche una fine. All’interno di questa concezione Fukuyama ritiene che esista una Storia universale dell’umanità, valida per tutti i popoli del mondo che sarebbero inevitabilmente e inesorabilmente condotti, dalla ferrea logica di questo disegno finalistico, verso la «Terra Promessa della democrazia», della «diffusione di una cultura generale del consumo», del «capitalismo su base tecnologica». Si tratta solo di accelerare questo processo aiutando le popolazioni che, per pura maleducazione, non sono ancora democratiche a diventarlo, di dar loro una spinta sulla strada dell’emancipazione, perché l’uomo, se lasciato libero di scegliere, è naturaliter democratico. Dopo l’ Homo oeconomicus i liberali si sono inventati anche l’ Homo democraticus.
Quello di Fukuyama non è un delirio solitario, l’onanismo di un epigono di Hegel, ottuso come tutti gli epigoni. È una follia collettiva. O, quantomeno, une folie à deux. Perché questa è esattamente la “dottrina Bush”. (vai al link)

Ultimi interventi

Vedi tutti

Link correlati