Questo sito contribuisce alla audience di

Pioggia fango merda sole blues

Un’Amazzonia senza Sting e senza Al Gore, senza petrolio e senza diamanti, intrisa di fango, abbandono e violenza. Un buco del mondo dove si vive e si muore di niente. Con in mezzo donne e uomini tenaci, persi, duri, confusi, arresi. Un libro duro, spietato, ma vero. Da leggere e rileggere, ma sopratutto una realtà sulla quale riflettere.

Il  libro, o meglio, il diario di Massimo Rossi  è veramente una lettura che coinvolge tutti i sensi: dalla prima all’ultima pagina è pieno di immagini, suoni, odori che avvolgono il lettore. Si viaggia, assieme all’autore, in questo luogo all’estremo ovest del Brasile, ai confini con Perú e Bolivia, toccando con mano una realtà amara.

L’Amazzonia che racconta Rossi - operatore sanitario e volontario per un lungo periodo in un angolo tra i più sperduti del globo - è intrisa di pioggia fango merda e sole, gli elementi nei quali si sviluppa la tormentata quotidianità di una parte del popolo amazzonico, che non essendo composta da pittoreschi indios o rappresentata da politicanti dello show-business è sconosciuta ai più, compresi molti brasiliani. Blues invece rappresenta la tristezza quasi giocosa e “cantata” che scaturisce da questo rassegnato vivere e l’anima di questa gente che - come un canto blues alla Caetano Veloso - ha ancora un sotteso di vivacità ed apparente allegria. Questo diario, scritto “a caldo” (in tutti i sensi) nei momenti di riposo e durante le lunghe serate equatoriali, è una parte della loro storia.

Che, purtroppo, continua: “A Placido De Castro non si muore - od almeno non si muore più - violentemente o per fame. In Acre si muore di niente. Lì ho incontrato donne tenaci come Maria, uomini indecisi come Luís o duri come Gabriele, da quindici anni impegnato a lottare per riempire quel niente combattendo anche contro le proprie disillusioni. Lì ho incrociato le vite di tanta altra gente. Gente arresa. Mi sono trovato a pensare…‘fanno la nostra vita in termini brutali’ perché alla fine li ho riconosciuti come qualcosa che potevamo essere anche noi, o che forse siamo, solo che loro sono infinitamente più ingenui, più soli, più stanchi.”

 

Ultimi interventi

Vedi tutti

Link correlati