L’editoriale che state per leggere è destinato a divenire una rarità, un pezzo da collezione quasi. Non per suoi meriti intrinseci, intendiamoci. Il fatto è che si tratta dell’unica volta che troverete su questo giornale qualcosa che non sia una recensione. Il tempo dirà se Giudizio Universale è un giornale ben fatto ma sin da adesso si dovrà riconoscere come unico nel suo genere. Tanto che necessita per prima cosa raccontarne la struttura, fornirne le indicazioni per l’uso.
Un mensile di recensioni, dunque: però con la particolarità di dilatare il genere all’infinito. Scorrendo il primo sommario potete capire cosa questo significhi. Recensire libri, dischi, film, mostre, ristoranti ma anche uffici pubblici, personaggi politici, scuole, ospedali, crimini, siti internet, percorsi, luoghi, oggetti. Ma cosa vuol dire esattamente recensire? Giudicare, naturalmente. E più precisamente procedere a un giudizio di congruità: i nostri articolisti sono invitati a chiedersi, preliminarmente, lo scopo dell’oggetto/soggetto che stanno esaminando, e poi a valutare se i risultati che l’oggetto/soggetto raggiunge siano congrui con lo scopo in questione.
E’ ciò che nell’editoria si fa, recensendo un libro (o almeno si dovrebbe fare: non di rado la recensione è sviluppata come sostanziale raddoppio della quarta di copertina, ed è un semplice raccontino della trama o un’acritica scaletta dei concetti espressi dall’autore), provando a stabilire se sia conforme ai fini che si è proposto che, a seconda del testo, saranno di educare, divertire, commuovere, intrattenere, spiegare. E’ ciò che nell’editoria si fa recensendo un albergo o un ristorante (o almeno si dovrebbe fare: assai spesso la recensione è sviluppata come raddoppio del dèpliant turistico, servizievole replica del menu, empatia con il receptionist), cercando di misurare quanto proficua sia la trasferta sotto il profilo edonistico. (continua al link)

galloway









