Le tre fiere di Dante

Prima di dare inizio al suo viaggio attraverso l’Inferno, il Purgatorio ed il Paradiso, Dante dice di avere smarrito la diritta via nella foresta della notte della sua anima. All’alba si ritrova ai piedi di una collina che simboleggia il peccato, l’ignoranza e la morte spirituale che stanno per impossessarsi di lui. Man mano che sale su per l’erto colle egli vede un leopardo in agguato, poi un feroce leone, e quindi una lupa affamata. C’è un crescendo di paura e di storia in queste tre bestie misteriose che appaiono all’improvviso.

Alla comparsa della lupa, Dante cambia percorso e si inoltra nella scura foresta. Ma ecco che c’è un’altra apparizione, quella del poeta romano Virgilio (70-19 a.C.), idolo letterario di Dante e suo modello di poesia. Virgilio spiega di essere stato inviato da Beatrice, il suo amore perduto, a riscattarlo dai pericoli dei peccati che potrebbero portarlo all’inferno. Ma Virgilio, che è un’anima nel Limbo dove vanno i pagani virtuosi dopo la morte, informa Dante che lui non potrà scappare dalla foresta salendo la collina. Gli dice che la lupa sul sentiero non lo farà passare vivo. Da dove provenivano quelle tre bestie? Da un punto di vista letterario, dalla Bibbia:

Per questo li azzanna il leone della foresta,
il lupo delle steppe ne fa scempio,
il leopardo sta in agguato vicino alle loro città,
quanti ne escono saranno sbranati;
perché si sono moltiplicati i loro peccati,
sono aumentate le loro ribellioni.

E’ il profeta Geremia che lancia la sua geremiade contro il corrotto regno di Giuda. Ma qual è il significato delle tre fiere nel poema di Dante? Molti studiosi ritengono che esse rappresentano i peccati della lussuria, orgoglio e avarizia, oppure i più gravi peccati della (i) incontinenza, la mancanza di controllo che porta alla lussuria, alla rabbia ed ingordigia; (ii) della violenza; e (iii) dell’inganno o malizia. Confrontare con Giovanni 1, 2:16 : “perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne (il leopardo), la concupiscenza degli occhi (la lupa) e la superbia della vita (il leone), non viene dal Padre, ma dal mondo”.

A causa di queste propensioni per il male che hanno tutti gli uomini, abbiamo bisogno della grazia divina per conquistare la salvezza eterna. Perciò, nella finzione del poema, Beatrice, simbolo della rivelata verità divina, manda Virgilio a guidare Dante attraverso l’Inferno, in maniera che egli possa vedere di persona i tremendi effetti del peccato sull’anima umana, e il Purgatorio, in modo da testimoniare il lungo, doloroso e laborioso percorso di pentimento dell’anima. Beatrice stessa apparirà poi a Dante in cima al monte Purgatorio e lo condurrà attraverso i dieci cieli del Paradiso in maniera da sperimentare le grandi gioie dei santi i quali sono riusciti a superare il peccato della caduta del nostro peccato e conquistare il fine al quale tutti gli esseri umani sono stati creati: la visione beatifica di Dio in pace perpetua che va oltre ogni comprensione.

Solo dopo di avere completato il viaggio cosmico, che si snoderà per ben 14.233 versi, Dante si meriterà la visione di Dio in Paradiso. Non ci sono scorciatoie per la salvezza. Come Dante, tutti gli esseri umani dovranno affrontare il viaggio di purificazione per mezzo della conoscenza invece di tentare di sgusciare attraverso le barriere simboleggiate dalle tre fiere che designano la nostra natura maligna.

Ma, Dante, fu tentato e assalito dalle tre fiere e dai mali che esse simboleggiano? Sappiamo dalle sue poesie che dopo la morte di Beatrice nel 1290 venne attratto da altre donne e, nel Purgatorio, al canto 27, si descrive mentre attraversa il muro di fuoco che è la punizione delle anime lussuriose che egli incontra in quel luogo. Per quanto poi concerne l’orgoglio, non ci fu mai un uomo più orgoglioso di lui, che si sarebbe vantato nel Paradiso di avere dato vita ad un partito formato da lui soltanto, poiché i suoi nemici politici a Firenze, e i suoi compagni di esilio, erano tutti alla stessa maniera squalificati. Circa poi l’avarizia, lui l’avrebbe negata e non se ne sarebbe ritenuto responsabile.

Non importa quali peccati simboleggiano esattamente le tre fiere del canto primo dell’Inferno, Dante riceve come contro bilanciamento l’intercessione di tre donne benedette. Virgilio lo informa di come la Vergine Maria abbia convocato Santa Lucia che appare a Beatrice, la quale a sua volta discende nel Limbo per mandare Virgilio in missione a salvare Dante in pericolo per la sua anima. Questa triplice catena di grazia da parte delle sante donne in cielo fa da contro altare alle tre fiere sul cammino di Dante. Secondo lui, Dio dà a tutti noi più di una possibilità di salvezza, se solo riusciamo a battere la bestia che è in noi.

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