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Il 12 ottobre del Nuovo Mondo

L’estate scorsa ho messo piede anch’io sul Nuovo Mondo, esattamente 507 anni dopo Cristoforo Colombo che vi sbarcò oggi, 12 ottobre 1492. Io ho fatto il viaggio in poco più di otto ore, Colombo ci impiegò qualche giorno in più. Ma ne valeva la pena in entrambi i casi. Migliaia di persone al giorno varcano gli oceani e in poche ore entrano nel Nuovo Mondo che, davvero per chi vi mise piede per la prima volta, dovette sembrare un mondo del tutto nuovo. Anche se quella parte del continente americano, sul quale sarebbero poi sbarcati più tardi i Padri Pellegrini, ricordava tanto il loro Vecchio Mondo. La Nuova Inghilterra fu, per quegli spiriti in fuga, come il ritrovamento della vecchia patria lasciata. Alla maniera opposta di come per Colombo e i suoi uomini sembrò un altro continente.

Da sempre i libri di storia ci hanno indicato questa come la data memorabile della scoperta del Nuovo Mondo attribuendo il compimento di tale impresa all’audace navigatore Cristoforo Colombo. Da alcuni anni però è stata ipotizzata un’alternativa: i primi a sbarcare in America sarebbero stati i Vichinghi, o meglio i Norvegesi, che, presumibilmente tra il 980 ed il 1000, riuscirono a raggiungere le coste dell’Islanda, della Groenlandia e da lì quelle dell’America settentrionale.

Prove di ciò sarebbero una mappa delle coste canadesi, disegnata in Islanda nel 1440, che si è rivelata autentica, ed il ritrovamento nell’isola di Terranova delle tracce di un insediamento precolombiano che gli studiosi ritengono scandinavo.

Anche se ormai quasi nessuno studioso sembra mettere in discussione che i Vichinghi abbiano calpestato il suolo Americano prima di Colombo, c’è già chi ipotizza che anche i Norvegesi siano stati preceduti in quest’impresa dai Romani.

Questa nuova ipotesi è nata da un casuale ritrovamento di una statuetta di terracotta che raffigura la testa di uomo con la barba. Sottoposta all’esame della termoluminescenza, che rileva la data di realizzazione, si scopre che è collocabile intorno al 200 a. C. e identificabile per fattura e stile in un manufatto di foggia romana.

Sebbene siano ormai trascorsi più di cinquecento anni dal viaggio di Cristoforo Colombo verso il Nuovo Mondo, è indubbio che la scoperta dell’America rimane ancora oggi per molti aspetti coperta dal mistero: che il navigatore genovese sia stato semplicemente uno strumento della Provvidenza, che abbia soltanto ripercorso rotte già battute dai Vichinghi e forse addirittura dai Romani, resta il fatto che l’impresa compiuta dal navigatore genovese rappresenta tuttora uno degli avvenimenti storici più attuali e dibattuti.

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