

Da sempre i libri di storia ci hanno indicato questa come la data memorabile della scoperta del Nuovo Mondo attribuendo il compimento di tale impresa all’audace navigatore Cristoforo Colombo. Da alcuni anni però è stata ipotizzata un’alternativa: i primi a sbarcare in America sarebbero stati i Vichinghi, o meglio i Norvegesi, che, presumibilmente tra il 980 ed il 1000, riuscirono a raggiungere le coste dell’Islanda, della Groenlandia e da lì quelle dell’America settentrionale.
Prove di ciò sarebbero una mappa delle coste canadesi, disegnata in Islanda nel 1440, che si è rivelata autentica, ed il ritrovamento nell’isola di Terranova delle tracce di un insediamento precolombiano che gli studiosi ritengono scandinavo.
Anche se ormai quasi nessuno studioso sembra mettere in discussione che i Vichinghi abbiano calpestato il suolo Americano prima di Colombo, c’è già chi ipotizza che anche i Norvegesi siano stati preceduti in quest’impresa dai Romani.
Questa nuova ipotesi è nata da un casuale ritrovamento di una statuetta di terracotta che raffigura la testa di uomo con la barba. Sottoposta all’esame della termoluminescenza, che rileva la data di realizzazione, si scopre che è collocabile intorno al 200 a. C. e identificabile per fattura e stile in un manufatto di foggia romana.
Sebbene siano ormai trascorsi più di cinquecento anni dal viaggio di Cristoforo Colombo verso il Nuovo Mondo, è indubbio che la scoperta dell’America rimane ancora oggi per molti aspetti coperta dal mistero: che il navigatore genovese sia stato semplicemente uno strumento della Provvidenza, che abbia soltanto ripercorso rotte già battute dai Vichinghi e forse addirittura dai Romani, resta il fatto che l’impresa compiuta dal navigatore genovese rappresenta tuttora uno degli avvenimenti storici più attuali e dibattuti.

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