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Come esplorare gli abissi della cultura

"Che cos'è la cultura?" è una domanda che ritorna di continuo sulle pagine dei giornali, nella mente di chi legge, nel cuore di chi scrive, nell'animo di chi cerca di dare un senso alle proprie domande. Come le domande del bambino che comincia a muovere i primi passi della sua vita e quelle di chi sul letto di morte si accorge di non averle avute ma che sa di trovarle non appena avrà varcato la soglia di quella porta che sta per aprirsi e poi rinchiudersi dietro di lui, una porta destinata a non aprirsi mai più. fatta di vette e di abissi, dipende dai punti di vista, la cultura è il tormento dell'uomo che pensa, che legge, che scrive, che cerca. Da tre anni un settimanale di cultura in Italia, forse l'unico a respiro nazionale festeggia i suoi successi, le sue speranze, comincia a raccogliere i suoi ricordi.




























Esattamente tre anni fa, il 26 ottobre 2002, usciva il primo numero de il Domenicale. Come avrebbe detto il buon Leo Longanesi, oggi mi sento più vecchio di una copertina, e 150 di seguito, per un giornale di cultura, non sono poche. Significa che da 156 settimane scandagliamo i fondali della nostra società, perlustrando quelle faglie che i quotidiani, i magazine settimanali così pop e chic, e la televisione, per ignavia, lasciano inesplorati.

Meglio. Nella profonda oscurità si agitano quei microrganismi che vivono anche in assenza di ossigeno, cibandosi di metano e scorie, primigenie forme di vita e di pensiero. L’Italia, l’informazione italiana, i media italiani, tutti impelagati nell’ombelico della politica, tralasciano quelle piccole scosse, quei rivolgimenti, quelle fratture che produrranno, ne siamo certi, in futuro l’onda anomala. È un peccato che i politici non se ne accorgano: miopi si beano della risacca quotidiana, mentre lo tsunami monta. Per questo motivo, siamo convinti, ancora più convinti dopo tre anni, che valga la pena insistere: la lettura del mondo sub specie della cultura è fondamentale, imprescindibile se si vogliono prevedere futuri e, previsiti, dominarli.

È ovvio che una lettura del genere presuppone impegno, polmoni validi per le discese negli abissi e per le risalite. Così fanno sorridere i malpensanti, quelli che vorrebbero nuotare senza aver imparato a galleggiare, quelli che trovano inutile, perfino stucchevole, l’esercizio. Molti, infatti, si lamentano che la cultura sia difficile. Forse troppo abituati alle banalità della tivù, alla sciatteria dell’informazione, alla persuasione della comunicazione, non sanno più affrontare con serietà un tema. E se ne lamentano. Ne fanno una colpa degli altri, non una propria mancanza,

In questo modo e anche per la definitiva distruzione della scuola si generano future élite, futura classe dirigente abituata alle discussioni calcistiche e impreparata a governare il Paese. Noi ci siamo invece attrezzati: con la leggerezza tipica di chi ha portato carichi pesanti, con la naturalezza che si acquista solo dopo un lungo apprendistato.

Dopo tre anni di lavoro, proficuo, non ci resta che ringraziare tutti coloro che ci hanno seguito fedelmente. Il merito è anche loro, collaboratori e lettori, se possiamo guardare avanti con fiducia e indietro senza rimpianti. Tutte le nostre vittorie, perfino tutti i nostri errori, sono stati frutto di una assoluta onestà culturale, di fatto, una assoluta adesione alla realtà.

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