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La nuova via degli stupefacenti passa per i carri funebri

Tra i tanti metodi per nascondere la droga quello escogitato dagli spacciatori arrestati in questi giorni in Sicilia e a Roma è sicuramente tra i più originali: mettevano, infatti, cocaina e hashish nelle corone dei carri funebri. Le vie della droga sono davvero infinite. Come quelle che portano all’inferno purchè siano lastricate di buone intenzioni. E i carri funebri sono lo “strumento del mestiere” anche per Edmond Ganglion, protagonista di questo libro e titolare con il figlio di un'agenzia di pompe funebri a Saint-Jean, un paesino sperduto in qualche angolo della Francia. Qui nessuno se ne va, nessuno arriva, ma soprattutto nessuno muore. Ganglion si angoscia, si rode e prega perché il caldo canicolare finisca con il "freddare" qualcuno. E finalmente, un attimo prima della fine, qualcuno muore, e tutto comincia…

Ecco l’inizio del libro che è già tutto un programma: “A nostro cognato, a mio cognato, ai miei cognati, ai nostri cognati, a mia cognata, a nostra cognata, alle nostre cognate, al mio amico, ai nostri amici, al nostro amico, alla mia amica, alla nostra amica, alle nostre amiche, al mio compagno, ai miei compagni, ai nostri compagni, al nostro compagno, alla mia compagna, a nostro figlio, a nostra figlia, a mia figlia, a mio figlio, alle mie figlie, ai miei figli, ai nostri bambini, a mia madre, a nostra madre, a nostro padre, a mio padre, ai nostro genitori, ai miei genitori, a nostro fratello, a mio fratello, ai nostri fratelli, a nostra sorella, a mia sorella, alle nostre sorelle, a mio marito, a nostro marito, ai nostri mariti, ai miei mariti, a nostra moglie, a mia moglie, alle nostre mogli, alle mie mogli, a mio cugino, ai miei cugini, a nostro cugino, ai nostri cugini, a mia cugina, alle nostre cugine, alle mie cugine, a nostro nonno, a nostra nonna, a mio nonno, a mia nonna, ai nostri nonni, ai miei nonni, ai nostri bisnonni, ai miei bisnonni, alle mie bisnonne, al mio bisnonno, alla mia bisnonna, a nostro nipote, a nostra nipote, a mio nipote, a mia nipote…”.

“A questo mondo le persone assolutamente indispensabili sono due: l’ostetrica e il becchino. La prima accoglie, il secondo riaccompagna. Tra l’una e l’altro, la gente si arrangia.”

Chi può sperare che il caldo dei mesi estivi anziché diminuire, aumenti? Che l’afa divenga sempre più opprimente? Che il sole torrido scaldi le strade senza pietà? Sembrerà impossibile, ma c’è qualcuno che si augura che tutto questo avvenga. Joël Egloff ha “trovato” queste persone e ce ne racconta la curiosa vicenda ambientata in un paesino della Francia, Saint-Jean, sin troppo tranquillo e routinario, dove tutto sembra immutabile tranne il clima. Arriva la canicola estiva e i proprietari dell’impresa funebre Edmond Ganglion & Figlio, con i loro due dipendenti, l’esperto Georges e il giovane Molo, sperano proprio nella ripercussione di quest’ondata di afa e calore sulla salute, o meglio, sulla vita dei più anziani. Ma “morte desiderata non giunge mai” e ogni illusione risulta vana. Il problema è grave, ne va della sopravvivenza della stessa ditta.

Le cose sembrano cambiare quando due sconosciuti arrivano in paese ed entrano nel negozio di pompe funebri: un morto, finalmente, ma Ganglion rimane “con i piedi per terra. Quel defunto caduto dal cielo gli permetteva di placare i creditori più pressanti, ma sapeva perfettamente che per risollevarsi un morto non bastava. E confidava nell’effetto domino”… il brillante seguito della storia non è da svelare perché si perderebbe il piacere della sua originalità: basti dire che il funerale non andrà come previsto ma subirà intoppi e difficoltà d’ogni genere fino al momento in cui, con la forza, si ristabilirà l’ordine delle cose.

Da qualche tempo, in parte grazie a una fortunata serie di telefilm trasmessi anche in Italia in questi mesi, Six Feet Under (per chi non li avesse visti in televisione sono in vendita anche i dvd della prima e seconda stagione), sono stati “sdoganati” i professionisti delle pompe funebri, in molti casi utilizzando quel tocco d’umorismo utile a sdrammatizzare e divertire. Joël Egloff percorre la medesima strada, facendoci conoscere bene i protagonisti (quei becchini di cui non si vuole mai parlare) con una visione maggiormente “europea” a dire la verità, e con quel pizzico di humour noir che va oltre l’ironia.

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