Gli analfabeti e Mussolini

Ieri sera mi sono dato alla lettura degli articoli apparsi sui giornali dedicati ai risultati di uno studio sull’istruzione in Italia. Anzi, sull’analfabetismo. Il nostro Paese è risultato “maglia nera” perché sei milioni di nostri compatrioti non sanno né leggere né scrivere. Poi, subito dopo, per uno strano caso di “coincidenza significativa”, mi sono dedicato alla visione in DVD di una biografia di Benito Mussolini. “Nera” per “nero”, direi che ho trascorso davvero una notte in “bianco” dopo tanto colore scuro.

 

Un’indagine questa sull’analfabetismo sconvolgente, allucinante, deprimente, avvilente, sorprendente e via con gli avverbi che volete, specialmente se penso ai pensieri che mi sono venuti in mente dopo di avere letto, pardon! Visto, il filmato prodotto dal canale Tv “The History Channel”. Ma, dico io: come è mai possibile che quel popolo in guerra, oltre sessantanni fa, sia questo stesso popolo analfabeta totale di oggi al 6%? E quanti erano in quel tempo gli analfabeti? Il 20, il 30 per cento? E quel dittatore, che del “nero” aveva fatto il suo colore vincente, voleva conquistare il mondo?

 

“Ma mi faccia il piacere!! direbbe la buona anima di Totò. Vedevo scorrere sullo schermo i volti di tanti professoroni e storici, sia italiani che stranieri, i quali commentavano, discettavano, dichiaravano, concludevano, senza dirci, però, loro dove stavano e che facevano quando oceaniche piazze di analfabeti, suppongo, inneggiavano al capo, quando il nero era il colore più trendy dell’epoca. Dov’erano quando, improvvisamente, quello stesso colore divenne “rosso”, sia di bandiera che di sangue che colava da cadaveri appesi al traliccio di una stazione di servizio.

 

Ci hanno infilato dentro, nel DVD della biografia intendo, anche la nipote dell’uomo in  nero, nudo e appeso al gancio, l’uomo che “annerì” l’Italia per un ventennio. Anche lei ha avuto il coraggio di dire la sua e di accennare una difesa, seppur timida, mi pare, del suo disgraziato nonno. Lei, candida e bionda, testimone e parlamentare, attrice e libertaria, nipote medico e figlia della moderna democrazia, non rientra in quel dannato 6% di Italiani analfabeti totali della ricerca di cui stiamo parlando.

 

Quando la prossima volta che nell’angusta stanzetta dell’ufficio postale della frazione del paese in cui vivo in questo analfabetizzato sud, il vecchio, stanco e malfermo sulle gambe della sua centenaria ignoranza, mi chiederà di mettere una firma sul foglio per riscuotere la sua pensione, perché non sa firmare, mi vergognerò di essere cittadino di un Paese che fa del “nero” il suo colore preferito. E gli dirò di diffidare anche di chi lo illude mettendogli sotto gli occhi i colori dell’arcobaleno.

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