
Così inizia uno dei più famosi bestiari medioevali scritto in latino e presente nella “Bodleian Library” di Oxford, riconosciuto come M. S. Bodley 764. Centinaia di animali e di bestie vengono accuratamente descritti e disegnati, e prendono il nome di “Bestiario” o “Libro delle bestie”. Essi offrono un quadro unico ed originale dello spirito e della cultura del tempo dandoci la possibilità di penetrarne lo spirito e le intenzioni. Per comprendere, però, la vera realtà dalla quale un bestiario del genere scaturisce dobbiamo rinunciare a pensare in termini scientifici moderni. Gli autori di questi preziosi manoscritti guardano alla natura che circonda gli uomini in una maniera totalmente differente da quella nella quale noi oggi la osserviamo.
La ragione e l’oggetto di un “bestiario” non sono quelli di documentare il mondo naturale e di analizzarlo in maniera da comprenderne i meccanismi. Gli scrittori dei bestiari conoscevano le leggi della natura e si preoccupavano di farla conoscere agli altri. Sapevano che la Creazione aveva uno scopo e che il Creatore aveva fatto tutto non senza avere anche altri scopi nella sua mente. Ma essi sapevano anche che tra questi c’era anche quello di redimere ed istruire l’uomo peccatore. Il Creatore aveva fatto gli animali, gli uccelli, i pesci ed aveva dato loro usi ed abitudini in maniera che l’uomo peccatore potesse vedere l’umanità riflessa nel regno della natura e conoscere la strada del riscatto prendendo esempi da quelle creature diverse che sono gli animali. Ogni creatura, pertanto, costituisce un’entità morale in quanto è portatrice di un messaggio per il lettore che è l’uomo di allora come di oggi.
Ma c’è anche un terzo aspetto, oltre quello morale e naturale, altrettanto importante: un significato, per così dire, mistico che ogni creatura possiede così come lo possiamo leggere nelle Sacre Scritture. Mentre la relazione tra la natura e la morale è spesso immediata e diretta, e l’esempio chiaro e in equivoco anche per gli uomini del terzo millennio, il significato mistico costituiva un problema reale per il compilatore del bestiario in quanto la stessa creatura, che veniva proposta come riferimento nel bestiario, poteva rappresentare sia il bene che il male, così come lo si poteva evincere dai testi della Bibbia. Gli estensori dei manoscritto, quindi, tendevano ad assegnare all’animale in esame, due diversi ed anche opposti significati: uno buono ed uno cattivo, anche con diverse sfumature, che scivolavano ora verso l’uno, ora verso l’altro.
Il testo del “Bestiario” di cui ci stiamo occupando risale a due manoscritti scritti tra il 1220 e il 1250. L’estensore, o gli estensori si sono rifatti a bestiari precedenti risalenti al lavoro di decine e decine di autori che per secoli si sono occupati di animali e di bestie in relazione all’uomo. Questo manoscritto è un tipico esemplare medioevale inglese con bellissime illustrazioni a testi eruditi che arricchivano le biblioteche dei ricchi, dei nobili e dei potenti del tempo. Il Bodley 764 contiene 136 illustrazioni, i caratteri del testo sono in gotico ed è tradotto dallo studioso Richard Barber in inglese moderno e pubblicato in edizione speciale dalla Folio Society, una raffinata casa editrice inglese della quale sono socio da oltre trent’anni. Stampato in carta pergamenata è una vera e propria goduria per il bibliomane esigente che non si accontenta di un semplice libro per leggerne il contenuto, in qualunque modo sia stato scritto, bensì cerca di conciliare, all’insegna del buon gusto, contenuto, stampa, documentazione e testimonianza nel tempo di un testo che deve durare nel tempo.

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