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Ci si può trasferire in capo al mondo per amore?

La prima domanda è la seguente: saresti disposto, per una persona che ami profondamente, a trasferirti in capo al mondo, sapendo che avresti ben poche probabilità di rivedere i tuoi amici e la tua famiglia?

Una cosa del genere comporta non solo il coraggio dell’amore ma anche quello della separazione, del distacco, della lontananza. Partire, evadere verso un mondo diverso, lontano, anche sconosciuto, in nome di un sogno, un ideale, quello che si chiama “amore”, pagando il costo elevato del distacco dalla famiglia, dagli amici, dalle proprie radici, per andare “altrove” e far crescere altre radici, sa di letteratura, di fiction, di soap, di telenovela si direbbe al giorno d’oggi. Io credo che possa accadere anche nella vita reale. Bisognerebbe seguire poi lo svolgimento delle vicende per comprendere la forza di quell’amore, il coraggio di quel distacco, e anche le ragioni di una scelta che ha un costo così alto.

Ma può l’amore essere quantificato, valutato, soppesato, scelto con un ragionamento, con ragione e con passione? Sì, perchè una decisione del genere comporta ragione e passione, due sentimenti contrastanti, opposti, conflittuali. Non si spiegano le ragioni della passione allo stesso modo di come la passione non conosce ragione. E allora? Chi potrebbe prendere una decisione del genere?

Ricordo un famoso racconto di James Joyce “Eveline”. A diciannove anni, una ragazza di Dublino che fa la commessa, è orfana e vive con il padre ed i suoi fratelli maggiori ma il suo ragazzo vuole strapparla alla sua vita monotona per far fortuna assieme in America del Sud. All’inizio della storia Eveline ci appare seduta dietro le cortine della sua finestra a pensare al suo passato sereno, al suo presente grigio.

Il suo innamorato le offre la possibilità di cambiare, di trasgredire, passando le acque della purificazione e del cambiamento, ma Eveline è ancorata ai suoi doveri: l’atteggiamento da padre-padrone del suo genitore la intristisce ma non la induce alla fuga. In cuor suo lei sa che così dev’essere, perché si sente protetta mentre la libertà è una scelta troppo difficile per lei, bambina dentro come tutte le donne della sua epoca.

Un tormento nel quale prevale la ragione e non la passione, una decisione che l’autore prende lui per Eveline, perchè è lui, Joyce, a non farla partire, non è lei a decidere. In fondo Joyce vuole dimostrare esattamente il contrario, e cioè che per amore di qualcuno, in questo caso di qualcosa, si può rinunciare ad altro, anche se questo “altro” sono le radici, gli affetti, i ricordi.

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