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"Ragazza mia ti spiego gli uomini"

Questi sono i versi di una canzone che risale a quasi cinquant’anni fa. Una canzone cantata per altre ragazze e altri ragazzi, diventati oggi uomini e donne, mamme e padri, e anche nonni e nonne. Mezzo secolo non è nulla di fronte al tempo-senza-tempo della musica e dell’amore specialmente se, sia l’una che l’altro, sono cantati da chi del canto e della musica ne ha fatto una vera e propria arte. Leggetevi i testi di queste canzoni e scoprirete che c’è tutto il mondo dei nostri amori, i nostri sospiri, i sogni sognati ed interrotti, le pene sofferte e partecipate, le speranze ingannate e appagate, le stelle cadute e conservate, i fiori sbocciati e raccolti, i frutti goduti e abbandonati. E chi, se non l’immortale Mina, poteva preservare tutto questo nella mente di chi ama, spera e sogna oggi come ieri, ieri come domani?

Ragazza mia ti spiego gli uomini

ti servirà quando li adopererai

son tanto fragili, fragili tu

maneggiali con cura

fatti di briciole, briciole che

l’orgoglio tiene su

ragazza mia sei bella e giovane

ma pagherai ogni cosa che otterrai

devi essere forte ma forte perché

dipenderà da te

tu sei l’amore il calore che avrà

la vita che vivrai.

anche un uomo può sempre avere un’anima

ma non credere che l’userà per capire te

anche un uomo può essere dolcissimo

specialmente se al mondo oramai

gli resti solo tu.

Ragazza mia adesso sai com’è

quell’uomo che mi porti via e vuoi per te.

 

Questi sono i versi di una canzone che risale a quasi cinquant’anni fa. Una canzone cantata per altre ragazze e altri ragazzi, diventati oggi uomini e donne, mamme e padri, e anche nonni e nonne. Mezzo secolo non è nulla di fronte al tempo-senza-tempo della musica e dell’amore specialmente se, sia l’una che l’altro, sono cantati da chi del canto e  della musica ne ha fatto una vera e propria arte. Leggetevi i testi di queste canzoni e scoprirete che c’è tutto il mondo dei nostri amori, i nostri sospiri, i sogni sognati ed interrotti, le pene sofferte e partecipate, le speranze ingannate e appagate, le stelle cadute e conservate, i fiori sbocciati e raccolti, i frutti goduti e abbandonati. E chi, se non l’immortale Mina, poteva preservare tutto questo nella mente di chi ama, spera e sogna oggi come ieri, ieri come domani?

 

Ora Mina la grande, Mina l’icona, l’Araba Fenice della canzone italiana, dopo 26 anni di assenza in pubblico, torna a parlare, ad essere palpabile ed eterea come sempre; come sempre imprendibile, come sempre irrinunciabile. Si racconta in un libro che raccoglie pensieri, sogni, desideri e paure dell’artista estrapolate da vent’anni di interviste (1959-1979).

 

Ne viene fuori soprattutto la follia del circo musicale, dove lei stessa si definisce non una cantante ma una che canta… “In questo caos mi ci hanno sbattuta dentro senza che me ne accorgessi, per scommessa. Quando non si lotta per ottenere una cosa non la si può apprezzare”.

 

Su un numero della Domenica del Corriere (1968) Mina dice: “Tutte le volte che mi devo presentare in pubblico mi viene il panico e mi dico ‘vattene Mina, scappa’. Poi qualcuno mi dà una spinta e tutto ricomincia come prima”. O ancora: “Le critiche mi hanno lasciata indifferente fin dal giorno in cui un giornale scrisse: questa urlatrice è un insulti alla musica e al canto” (Oggi - 1978).

 

Quattrocento pagine che scorrono fluidamente, la chiave per conoscere meglio la grande artista nell’Italia ‘60-’70; il debutto a Rivarolo Re con “You Are My Destiny” di Paul Anka, l’allontanamento dalla TV, il grande ritorno, gli amori, veri o presunti, i memorabili concerti dal vivo.

 

Parallelamente a ciò, l’autore del libro accompagna così parole e pensieri della Mina-donna e della Mina-artista, ripercorrendo il suo straordinario percorso artistico, almeno fino a quando non ha deciso di dire “basta”. L’autore è Fernando Fratarcangeli, giornalista, conduttore e autore radiofonico  

 

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