Libri dalla pelle umana!

Una notizia che fa accapponare la pelle. E’ il caso di dire, e lo dico con curiosità, apprensione, diffidenza, timore, stupore. Io sono un bibliomane, tutti lo sanno. Come bibliomane era mio padre, mio nonno, gran parte dei componenti della mia famiglia: editori, stampatori, tipografi, librai, legatori, compositori, insomma quella genìa di persone che stampa, vende, distribuisce e forse scrive anche libri. Dai tempi di quando Gutenberg aprì le sue botteghe in tutta Europa, i libri hanno fatto e fanno parte della mia vita. Oggi, forse, non tanto più come un tempo. Non che i libri non mi interessino più. Anzi, ora, ancora di più. E’ che i libri non si stampano più come una volta. Voglio dire con il piombo e l’inchiostro, i caratteri e la linotype, il telaio e la cucitrice, la balestra e la tagliatrice, rilegati o in brossura, in pelle o in vilpelle … Strumenti dell’artigiano tipografo andati al museo. Oggi i libri li fa il computer, reali e virtuali, qui e ora, là e altrove. Anche la pelle …?

La biblioteca dell’università Americana Brown si vanta di possedere dei libri insoliti, rilegati con pelle umana. Avete letto bene: pelle d’uomo, di un bel colore marrone dorato, proprio come tanti libri rilegati in comune pelle per editoria. Come di quelli che anche mio padre era solito rilegare. Lui la chiamava “vilpelle”. Questi libri della Brown non sembrano poi tanto diversi da quelli. E allora mi viene la pelle d’oca…. Ho detto d’oca, che è un animale, non un essere umano.

Poi ho saputo che anche altre famose biblioteche, come ad esempio quella di Harvard, custodiscono libri del genere. L’idea di rivestire e rilegare i libri con pelle umana mi sembra a dir poco bizzarra. Ma poi cercando e ricercando, ho appurato che nei tempi passati la cosa non era del tutto strana. Non era incomune, infatti, che i legatori di libri rivestissero di pelle umana i loro libri. Una certa signora Laura Hartman, bibliotecaria della Biblioteca Nazionale di Medicina del Maryland e autrice di un libro sull’argomento, ne ha scritto ampiamente anche documentando la cosa.

In un articolo del giornale “St Louis Post-Dispatch” della fine dell’800, un anonimo cronista scrive che l’uso della pelle umana era piuttosto diffuso ma si era reticenti a parlarne nella buona società informata del tempo. E’ sempre la Hartman che lo scrive. Le migliori biblioteche a quei tempi appartenevano a privati facoltosi cittadini. Come ad esempio dottori i quali avevano libero accesso a cimiteri e camere mortuarie e potevano facilmente procurarsi la pelle dei cadaveri. Questa era addirittura molto economica, resistente all’uso e anche impermeabile.

In alcuni casi I bibliofili che se lo potevano permettere acquistavano pelli umane da criminali condannati a morte, cadaveri usati in scuole di medicine, morti deceduti in ospizi e lazzaretti, come ha avuto la possibilità di aggiungere un’altra fonte responsabile, vale a dire Sam Streit, direttore della Biblioteca John Hay sempre della Università Brown.

Questa biblioteca possiede tre libri rilegati in pelle umana, un testo di anatomia, appunto! e due edizioni del 19° secolo della “Danza della Morte”, appunto!, un racconto morale medioevale. Una di queste due copie della “Racconto della Morte” risale al 1816 e venne rilegato nel 1893 da Joseph Zaehnsdorf mastro rilegatore a Londra. Una sua annotazione sulla rilegatura del libro dice che egli si trovò a corto di pelle e fu costretto a tagliarla. Usò una porzione per la copertina frontale e l’altra per il dorso e la copertina posteriore.

La storia del libro, secondo Streit, narrava di come la morte vince su tutti, ricchi e poveri senza differenze. E la rilegatura usata sembrava volere testimoniare la necessità che ci fosse un legame tra le due cose. Un libro che parla di morte, rilegato in pelle umana, è una testimonianza appropriata della caducità degli uomini e delle cose che appartengono ad essi. E che cosa poteva essere più adeguato e in argomento di un libro sulla morte rilegato in pelle umana?

Ovviamente a noi oggi una cosa del genere ripugna al solo pensare di avere tra le mani un libro del genere. Ma, secondo Paul Wolpe del Centro di Bioetica dell’Università della Pennsylvania, non dovrebbe sorprenderci più di tanto se si pensa che la storia ci offre documenti del genere e che nei musei sono visibili a tutti reperti simili, come ossa umane ed altro.

Riandando con la mente ai tanti libri che i miei antenati, tipografi, stampatori e legatori hanno prodotto in pelle e vilpelle, mi vengono pensieri oscuri e sospetti. Rivedo davanti agli occhi i grandi fogli di tela, di pelle e di vilpelle che si stendevano sui tavoli della legatoria, dopo d’essere stati srotolati dalla grosse balle appena arrivate dalla ferrovia. Pronti per essere tagliati a rivestire i tanti libri appena cuciti che aspettavano di essere amorevolmente rivestiti della loro pelle…

Quale pelle? Dio mio! Potrò mai toccare con la stessa mano gentile e ferma i grossi tomi che mi guardano da quegli scaffali in alto sulla libreria? La Bibbia, la Divina Commedia, la collezione dei Meridiani, la Treccani … tutti in pelle. Quale pelle?…

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