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L’occhio umano giudica il web in 50 millesimi di secondo

Una notizia che interessa tutte le guide di supereva ma soprattutto i tecnici che lavorano dietro le quinte. Una ricerca sull' “Eye Tracking” realizzata da “Enquiro” alcuni mesi fa ci aiuta a capire come il navigatore di internet guarda le pagine che cerca sul web. Scopo primario di quella ricerca era di analizzare come gli utenti guardassero ai risultati delle ricerche, studiando il movimento dell'occhio umano. Ne emerse che era fondamentale comparire al top dei risultati di una data query nei vari search engines, fossero quelli organici o sponsored listings, frutto quindi di una campagna di “Pay Per Click”.

Questo studio però limitava la sua analisi ed il suo campo d’applicazione ai motori di ricerca, non analizzando le dinamiche che entravano in gioco una volta che l’utente si trovava su un determinato sito web. Soprattutto poi non veniva presa in considerazione la tempistica con cui il singolo sito viene elaborato e giudicato dall’occhio umano e di conseguenza dal cervello.

E’ proprio di questa fase che si occupa un nuovo studio canadese, riportato da “Nature” e pubblicato da Gitte Lindgaard della “Carleton University” di Ottawa sulla rivista scientifica “Behaviour and Information Technology”, ed i cui risultati hanno peraltro meravigliato i ricercatori stessi, molti dei quali ritenevano che l’occhio umano fosse incapace di vedere veramente qualcosa sotto la soglia dei 500 millesimi di secondo.

In effetti tale soglia è stata notevolmente abbattuta: l’occhio è capace di elaborare una pagina web in soli 50 millesimi di secondo, quindi ben 10 volte al di sotto della soglia prevista da alcuni studiosi.

Si è arrivati a questa conclusione dopo aver mostrato flash di alcune web pages al gruppo di volontari presi come campione della ricerca. Agli stessi volontari era stato inoltre richiesto di ordinare, secondo un indice di gradimento, tali pagine web.

Questo chiaramente ha delle conseguenze sostanziali di tutto rilievo:

1) Non solo la prima impressione è quella che conta, ma è anche quella che perdura nel tempo. Questo effetto viene definito dagli psicologi come “Halo Effect”. Difficilmente quindi, se il primo impatto grafico non è stato positivo, sarà possibile fidelizzare i propri utenti.

2) Se la prima impressione è stata positiva, è molto probabile che gli utenti tornino a visitare un determinato sito, come spiega la Lindgaard dicendo che : “se continua ad usare il website che gli ha dato la prima impressione giusta vuol dire ha fatto una buona scelta all’inizio”.

3) Avere degli ottimi contenuti non basta. La struttura grafica gioca un ruolo primario nella valutazione da parte dei navigatori, quanto meno nella fase iniziale, in quanto viene presa in considerazione ancor prima del content.

In conclusione, appare palese che dovranno ricredersi tutte quelle aziende che, fino ad oggi, hanno ritenuto che per generare traffico e fidelizzare gli utenti bastasse avere un sito web ottimizzato piuttosto che un search engine copywriter nel proprio organico.

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