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La letteratura come spazzatura?

"Una delle cose che la Letteratura fa, è descrivere il mondo. Il mondo è fatto di tante cose: tra queste, di rifiuti. Quindi ha senso un laboratorio di scrittura e narrazione dedicato ai rifiuti". Così scrive Giulio Mozzi nella prefazione da non buttare via alla raccolta “Spazzatura! Racconti del rifiuto e del riciclo” curata insieme a Mauro Pianesi e pubblicata dall’editore Fernandel Si tratta di 14 racconti, esito di un laboratorio di scrittura creativa tenuto da Mozzi in concomitanza con l'ultima edizione della manifestazione Umbrialibri, su invito proprio di Mauro Pianesi che è nell'organizzazione e con la pertnership di Genesu, azienda che gestisce i servizi di nettezza urbana a Perugia.

Il tema proposto è abbastanza intrigante: mettere al centro dell’attenzione ciò che di solito si mette via e basta, senza pensarci più, porta a qualche riflessione. Sembra infatti che il gesto di buttar via (il fatto stesso di produrre rifiuti, in realtà) abbia a che fare con una certa pratica dell’idea di morte. E l’idea di morte è difficile da non vedere come l’idea di un passo finale. Ma con questi racconti succede una cosa particolare: il fatto di mettere i rifiuti sotto i riflettori porta quasi a constatare che sì, è vero, lì qualcosa finisce, ma è al contempo vero che da lì qualcosa ricomincia, che esiste il riciclo.

Il mondo è allora una grande macchina per riciclare la vita, noi stessi con le operazioni che compiamo siamo tutti i giorni in grado di trasformare oggetti, portare modificazioni a paesaggi e altro. Il libro contiene alcune scritture molto interessanti (Francesco Gianino, Barbara Pilati) o storie riuscite (Giacomo Allegrucci, Maria Cristina Ceccarelli, Sabrina Gambacurta) ed è nel complesso un bel volumetto, ben curato, che permette di guardarsi intorno con occhi un po’ nuovi.

Come nota Mozzi nella sua prefazione del resto la scrittura è anche profezia, e cioè “l’arte di vedere ciò che sta sotto gli occhi e di dire al nostro prossimo: Ehi, guarda! C’è quella cosa lì!”. Insomma la profezia non è prevedere, ma leggere i segni di quello che ci sta attorno. In questo senso qualche improvvisa apertura di senso è quello che si può ricavare da questo libro.

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