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Il nemico viene dal cielo: 20 Anni da Chernobyl

Ricordo quel giorno allorquando sembrò che il cielo fosse diventato il nemico numero uno dell'uomo e della sua umanità. Temevamo che la pioggia radioattiva potesse cadere con le sue scorie sulla nostra frutta, sulla verdura, sui nostri campi coltivati, sulle nostre acque, sul nostro mare. Temevamo il vento dell'est, che portasse le scorie avvelenandoci tutti, destinandoci ad una morte lenta ed inaspettata. Allora c'era ancora il Muro. Infinite e veementi furono le maledizioni inviate a quella parte del mondo dal quale quello stesso muro ci divideva ideologicamente e divideva il mondo in due. Tutte e due le parti, comunque, si ritrovavano sotto lo stesso cielo, un cielo dal quale proveniva il pericolo e sembravano dovere condividere lo stesso destino nucleare di una fine annunciata e prevista ma sfuggita dalle mani di politici e tecnici che avevano osato sfidare il cielo.

Alle ore 1 e 23 del 26 Aprile 1986, nella centrale nucleare di Chernobyl (Ucraina, ex Urss), il reattore numero 4 esplode. Nell’atmosfera si riversano 45 milioni di curie di xeno 133, 7 milioni di curie di iodio 131 e un milione di curie di cesio 134 e 137.Una nube tossica cavalca i cieli dell’Europa orientale, mentre i venti disseminano semi di morte anche a grandi distanze dal luogo dell’incidente. 34 persone muoiono all’istante, altre 10.000 nelle settimane seguenti a causa delle radiazioni.  Molte altre si ammalano per morire tra atroci sofferenze negli anni successivi, mentre altri ancora oggi sopravvivono ai giorni nostri affetti dalle più anomale patologie.

Sono passati 20 anni, in molti tentano di dimenticare la lezione di Chernobyl. Ad oggi, Aprile 2006, in Ucraina, Russia e Bielorussia, ci sono territori ancora contaminati. Nel dibattito politico si sta discutendo se includere o meno l’opzione nucleare nei piani energetici dei prossimi decenni. Leggete ed informatevi.

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