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“Anatomia della Bibliomania” in 32 capitoli

Tante sono le sezioni nelle quali Holbrook Jackson distribuisce la sua mania per i libri classificandoli per autori, generi, tendenze, correnti, luoghi, gusti, tradizioni, culture e via discorrendo. All’inizio dà una panoramica generale della situazione nella quale definisce quali sono le qualità dei libri, ne tesse le lodi, opera confronti, ne definisce la dipendenza, conia addirittura parole nuove e strane, come quando parla di “biblioantropomorfismo” e di libri che sono come microcosmi che sopravvivono ai monumenti, simili a dei, quindi immortali, tanto da poter causare pericolose follie bibliomaniacali.

Nella seconda parte ci parla della morfologia e delle dimensioni dei libri in maniera anatomica, esamina grandezze e volumi, taglia e convenienza, e ne definisce la dimensione letteraria.

La sezione terza è dedicata al piacere che danno i libri. La lettura può essere fine a se stessa, oppure può essere fatta in vista di vantaggi o un profitti, siano essi onesti o disonesti. Il piacere che se ne può ricavare è destinato a variare nel tempo e nello spazio, ed è chiaro che la povertà non è un ostacolo alla lettura e che, comunque, se uno è ricco non è avvantaggiato. I libri sono, perciò, dei veri e propri tesori che non si svalutano mai, a condizione che i lettori seguano attentamente delle regole precise.

La quarta sezione si occupa dell’arte della lettura. Ci sono, infatti, delle considerazioni estetiche da fare, dei metodi da seguire, sul modo di leggere, su come favorire l’assimilazione e sull’importanza del leggere ad alta voce.

La quinta parte si occupa della compagnia che danno i libri. Premesso che i libri sono i migliori compagni, con essi si può affabilmente conversare, come si conversa con amici che non cambiano, eppure sono sempre nuovi e diversi.

Nella sesta sezione si parla della lettura e su come leggere, se per uno scopo, se c’è una ragione morale, se i libri sono opere effimere e inconsistenti, se la lettura viene fatta in maniera oziosa, tanto per perdere tempo, se si leggono libri nuovi o vecchi e se essi possono sostituirsi alla vita.

La settima sezione ha una linea per così dire pedagogica. Si occupa, infatti, dello studio e dell’apprendimento. Questi due compiti hanno un loro fascino preciso ed è legittimo chiedersi a cosa mirano gli studiosi quando si mettono a studiare. I vecchi studiano come i giovani? La memoria è importante? Cosa fare per evitare di diventare prigionieri delle lettere e di ubriacature scritte. Come evitare la pedanteria.

Nell’ottava sezione l’autore ci parla di come si possono usare i libri alla maniera dei mobili o dei manichini in una vetrina, come attrezzi, come utili strumenti di guerra, come portafortuna, amuleti ed altri usi estemporanei. Qui si parla anche di come Pantagruele esplora Virgilio.

La nona parte si occupa dei mangiatori di libri, i bibliofagi, i quali seguono una dieta di libri a seconda del tipo di fame che gli stessi hanno. Non mancano i cuochi, per una corretta fisiologia e per stimolare l’appetito, per i quali le cucine sono sempre aperte e in grado di approntare i piatti più diversi e soddisfare le richieste più impossibili.

La decima sezione si occupa di coloro i quali i libri se li bevono a seconda delle bevande e delle attitudini che hanno al bere. Infatti, i libri aumentano la sete e sono allo stesso tempo anche delle ottime bevande. Si parla anche di una visita alla città delle bevande e agli effetti che le stesse bevande hanno su chi le beve.

L’undicesima sezione contiene una vera e propria esibizione di tutti gli uomini che, in un modo o un altro, hanno a che fare con i libri. Vengono date alcune definizioni di questi soggetti e sono indicati degli esemplari importanti, quali ad esempio Montaigne e Tetrarca, indicati come esemplari positivi caratterizzati da gusti diversi che portano verso la più assoluta dipendenza e alla condizione opposta. Viene anche detto come i libri sono preferiti a tutto, in base alla genesi dei tipi coinvolti, come, ad esempio, quei lettori che non si stancano mai di leggere o a coloro i quali hanno una fissazione per un solo libro, oppure quelli che riescono a leggere più libri contemporaneamente. Né si escludono ulteriori eccessi che possono condurre al giardino di Epicuro o al crepuscolo del bibliofilo.

La dodicesima sezione tratta di come i bibliomani conquistano il tempo e lo spazio. Viene stabilito il tempo giusto per la lettura, i luoghi meglio deputati alla cosa, i sistemi per associarsi, i vari tipi di lettori, i campi di battaglia dei libri, i libri nelle prigioni, la lettura in viaggio, la lettura nel bagno, durante i pasti e la lettura fatta a letto.

La tredicesima sezione si occupa della influenza dei libri, dapprima in linea generale, poi l’attenzione viene rivolta all’uso che si fa delle parole per liberare l’anima degli uomini e di come i libri insegnano l’arte del vivere. Ma non sempre i libri fanno le cose giuste e viene presentato un breve catalogo dei vantaggi a scapito delle lagrime delle muse e a vantaggio dei consolatori e di chi nei libri si rifugia.

La quattordicesima sezione cerca di organizzare i libri allo stesso modo di come si dispone in maniera ordinata le medicine. I libri come i farmaci, come i preservativi e profilattici, i libri vengono presi in esame come le medicine che mirano a curare le malattie. Le loro proprietà, le diverse cure, il trattamento della malinconia e della anoressia da libri, della noia di vivere e dei libri intesi come soporiferi.

La quindicesima sezione tratta dell’origine della specie in base alle trasmutazioni e di come i libri siano cambiati nel tempo. Viene qui presa in esame la forza del poeta e come la vita imita le lettere. Uomini che sono diventati libri. Viene anche tentata una definizione del biblioantropo.

La sedicesima sezione si occupa delle biblioteche e della cura dei libri. Si lodano le biblioteche per grandezza e contenuto, si parla di chi le possiede, della scelta della biblioteca da portare su di un’isola deserta e della biblioteca come ritratto di se stessi.

Nella diciassettesima sezione appaiono i maniaci del prestito, quelli che danno in prestito e quelli che prendono in prestito libri, quelli che li rubano, si esaminano i vari caratteri e le misure da prendere per difendersi da questi soggetti. I libri possono, se è il caso, essere messi in catene come facevano gli antichi. Si esaminano anche i modi coi quali i libri possono essere regalati.

L’argomento del diciottesimo capitolo riguarda la manifattura dei libri e si elogiano i libri rilegati. La bellezza di un libro è fatta dalla somma di diverse qualità, da stili e materiali differenti, dalla loro adattabilità agli scopi che un amatore dei libri si prefigge. Viene difesa la bella rilegatura fatta di simboli e di caratteri. E si parla anche di libri rilegati con pelle umana.

Il diciannovesimo capitolo tratta della sfortuna dei libri. Del loro destino, dei libri persi e ritrovati, di come vengono trattati male e sono trascurati, dei pericoli che gli stessi corrono con l’acqua, il fuoco e la luce.

Il ventesimo capitolo si occupa dei vermi nei libri, nemici di tutti i tempi. Vermi che sono leggendari, i vari tipi di vermi, le loro classificazioni e una appaosita nomenclatura. Si discetta anche di come il verme da libri scoprì l’America, le sue abitudini ed i suoi gusti, i modi opportuni per distruggerli.

La caccia ai libri è l’argomento del ventunesimo capitolo. Si introduce la caccia che caratterizza il cacciatore il quale anela solo ad accaparrarsi la preda e usa ogni tecnica possibile. Se il cacciatore è ricco, se è felice, i suoi timori e le sue trepidazioni sui campi di caccia, e nei cataloghi, sugli scaffali delle rivendite, alle aste, consigli per gli acquisti. Segue una sorta di anatomia del cacciatore di libri.

Nel capitolo 22 si esaminano i libri che si desiderano di più in base ai libri ai quali si va a caccia. Libri rari, libri che diventano rari artificialmente, le prime edizioni, le copie uniche, le copie con pedigree, le copie associate più desiderate, una gamma di volumi profumati.

La sezione 23 si occupa della vera e propria bibliomania o follia per i libri. Vengono date definizioni e tirate differenze importanti. Si stabilisce se questa malattia è ereditaria o acquisita. Vengono esaminate anche quelle autorità che hanno nei confronti di queste patologie un atteggiamento oscurantista. Origini della malattia.

La sezione 24 tratta dei sintomi della bibliomania, alle radici della follia che la manifesta, le sue ossessioni e il suo carattere, una tabella casistica, bibliotafi e libracci pluralisti, la mania delle rarità.

Nella sezione 25 troviamo le cause della bibliomania prima in generale e poi legate alla frenesia di possesso. Cause secondarie come quelle legate alla vanità e alla moda.

La sezione 26 cerca di rispondere alla domanda se i bibliomaniaci leggono i loro libri. Possesso senza lettura, un sintomo questo che non è unico. La lettura disordinata come sintomo.

La sezione 27 parla delle varietà di bibliomania una malattia che che è diffusa in tutti coloro i quali in un modo o un altro hanno a che fare coi libri. Le principali varietà quale ad esempio la mania del collezionismo. Si parla qui anche dei bibliocasti e dei distruttori di libri.

La sezione 28 si occupa di “grangersismo” una strana malattia che riguarda le iene dei libri.

Nella sezione 29 si discute delle cure della bibliomania, una malattia a volte curabile, altre volte no. I vari tipi di cure coinvolte e la bibliofilia è l’unico trattamento possibile.

La sezione 30 parla della bibliofilia cioè della passione dei libri per un argomento ben preciso, i vari tipi di amore, i sintomi e la qualità dell’amore.

Nel capitolo 30 si parla dei cinque porti dell’amore per i libri. Ascoltare, vedere, odorare, gustare, toccare.

Il capitolo 32 conclude il libro occupandosi del trionfo della bibliofilia, di chi si sposa con i libri, dei bibliofili, della fiamma che non muore mai, dell’innamorato dei libri geloso, dei polibiblici, di come si potrebbero vestirli, il loro mondo perduto e sull’addio che si dà ai libri.

Chiude questa grandiosa cavalcata tra i libri un apposito epilogo nel quale Holbrook Jackson invita i lettori a leggere ciò che piace, solo per il piacere di farlo, senza nessun altro scopo che non sia quello del piacere della lettura. Se piace o non piace un libro conta poco perché si scoprirà che ciò che conta è l’esperienza. Non è che lui escluda la possibilità di leggere per studio o per ricerca, di sicuro è bene che i lettori scelgano di leggere per assecondare il loro scopo, che può dare felicità, piacere, gioia anche senza rendersene conto. Se è così allora i lettori avranno piacere anche nel collezionare libri su qualsiasi argomento, senza nessun obiettivo che non sia il solo piacere di farlo. Conclude poi dicendo che ha girato intorno e intorno all’argomento forse senza arrivare a nessuna conclusione e senza mai chiudere un determinato tema. Avrebbe potuto essere più vario e andare in profondità in alcune occasioni, ma in effetti a certi argomenti non c’è mai una fine ed un principio, e le conclusioni non concludono alcunché, come egli afferma si può rilevare da molte citazioni citate le quali sono eguali nelle loro differenze. Un libro del genere, egli pensa, può solo reggersi o crollare per la sua qualità o forza di interesse, o divertire. E cosa può dare un libro se non questo? Del resto perché leggiamo o collezioniamo libri se non per il gusto di farlo? Non c’è altro. Ci saranno pure uomini che non hanno mai letto o posseduto un solo libro, eppure essi hanno vissuto o vivono la loro vita. “Ed allora, tu lettore, va e scegli il tuo libro e trova il tempo per leggerlo. Nessuno ti obbliga a farlo. La lettura non è una virtù, a meno che il piacere non sia proprio una virtù”.

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