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Capitolo I - "Dei libri in generale"

I libri, ha scritto Richard Whitlock nella sua “Zootomia” pubblicata nel 1654, sono la migliore e la più nobile creazione dell’uomo. “I libri fanno compagnia, sono i migliori amici, sono i consiglieri nei dubbi, confortano nel dolore, sono la prospettiva del tempo, il porto per il navigante, il cavallo per il viaggiatore, la migliore ricreazione per l’uomo indaffarato, l’oppio per il pesante ozio, l’ordine per le menti, il giardino della natura, la semenza per l’eternità. Non sono solo più che ricchezza, essi sfidano le cose più belle del mondo. Sono lo specchio dei consigli con i quali noi possiamo vestirci, sono il migliore affare della nostra vita. Sono consiglieri impagabili, tutori sempre presenti, di facile consiglio e accesso; essi non respingono mai nessuno e nessuno è mai deluso da essi”.

La loro origine è addirittura divina, come scrisse Richard de Bury nel suo “Philobiblon”: “Tutta la gloria del mondo sarebbe sommersa dall’oblio se Dio non avesse dato agli uomini i libri. Essi sono maestri che istruiscono senza punire e senza rudi parole, senza denaro e senza infingimenti, non dormono mai, se li interroghi non si tirano mai indietro e non ti rimproverano se fai degli errori, non ridono di te se sei ignorante; danno a tutti coloro che chiedono e liberano chi li serve fedelmente; sono un tesoro del mondo, la giusta eredità delle generazioni e delle nazioni, essi sono la necessità della vita”.

 

Non a caso John Lyly ha detto che “è meglio avere il tuo studio pieno di libri che il portafogli pieno di soldi” e non è il caso mettere in dubbio cose del genere, chi lo fa ha dei pregiudizi, lo fa per ignoranza. I libri sono la cosmografia dell’uomo, un mondo in se stessi. Essi sono stati elogiati nel corso dei secoli, in ogni età e tempo. Non a caso cinquecento anni dopo Richard de Bury, Thomas Carlyle afferma che i libri uno dei tre prodotti più visibili e tangibili del passato, gli altri due sono le città e i campi arati. Egli dice:”Grandi sono davvero le virtù di un vero libro, non come quelle delle pietre di una città morta, pietre che si sgretolano anno dopo anno, e che abbisognano di ripari. Essi sono come i campi coltivati, campi spirituali; un albero spirituale che si leva anno dopo anno, da epoca a epoca. Ci sono libri che ormai sono carichi di oltre centocinquanta età umane. Di anno in anno essi producono foglie in forma di commenti, deduzioni, sistemi politici e filosofici, oppure sermoni, opuscoli, saggi, ognuno dei quali è come un talismano ed è taumaturgico, in grado di persuadere gli uomini. Egli invita il vero scrittore a non invidiare il costruttore delle città o chi le conquista o le brucia, perché anche lui, il vero scrittore, è conquistatore e vincitore, sul male, sul diavolo. Anche tu hai costruito ciò che durerà nel marmo e nel metallo, costruendo una meravigliosa città della mente, un tempio ed un seminario, un monte profetico verso cui si dirigono tutte le genti della terra in pellegrinaggio.”

 

Con non meno enfasi e convinzione esalta i libri Richard le Gallienne nelle sue “Prose fantastiche” del 1894. I libri secondo lui “sono gli usignoli e i nidi, gli orti, i boschi illuminati dalla luna. Memorie miracolose di alti pensieri e di gesti gentili, gusci magici, tremuli di segreti dell’oceano della vita. Lettere d’amore che passano di mano in mani a migliaia e migliaia di amanti che non si incontreranno mai, nidi di sogni, giardini del sapere, cuori di defunti che ancora battono, segnali misteriosi che camminano lungo i sentieri del passato, voci che attraverso i sussurri della terra diventano discorso, oracoli attraverso i quali le voci chiamano nelle notti illuminate dalla luna, prismi di bellezza, urne piene di dolcezze di tutte le esteti del tempo, usignoli immortali che cantano per sempre alla rosa della vita”. E c’è un insegnamento di un santo che rafforza queste affermazioni. Thomas à Kempis nel suo “Doctrinale Juvenum” dice: “Prendi un libro nelle tue mani come Simone prese Gesù nelle sue braccia per baciarlo. E quando hai finito di leggerlo chiudi il libro e ringrazialo per tutte le parole che sono uscite dalla bocca di Dio perché nel campo del Signore tu hai trovato un tesoro nascosto”.

 

Continuando nelle somiglianze, i libri sono paragonati alle cose ed alle situazioni più ammirate ed utili all’uomo: sono come gli ospiti, i compagni, i maestri, le guide, indicatori di saggezza celeste, sono addirittura come lettere circolari in quanto ogni libro è come una lettera circolare scritta agli amici di chi scrive. Essi sono come azioni, grandi azioni, sono come le università, talismani e portafortuna, proverbi, profeti, maghi, dono come fisici, anestetici della mente, parti del corpo, finestre attraverso le quali l’anima si affaccia, case senza libri sono case senza finestre, essi sono lampade, fiori del poeta, ricchezze, tesori, miniere, testamenti, beni immobili, battaglie, macchine da guerra, militari in arme. Nessuno può negare che i libri sono come ornamenti del sapere,saggezza, conoscenza, arte, scienza, costumi. Alcuni scrittori li paragonano anche ad oggetti familiari come mobili, depositi, magazzini. Lord Bryce nega che essi siano soltanto una sorgente di informazioni, egli li chiama “motori che servono a stimolare e sviluppare la forza del pensiero”. Altri li considerano come delle navi che viaggiano nel vasti mari del tempo e in un contesto del genere essi diventano come dei fari eretti nel mare del tempo. Sir William Davenant non esita a chiamarli “monumenti di menti scomparse”, mentre Orazio afferma che la parola scritta è più permanente di quella scolpita nel bronzo o nel marmo:

 

 

Ho eretto un monumento, il mio

Più duraturo del ferro

Si, piramidi reali di pietra

In altezza li supera.

 

Hanno addirittura delle virtù gastronomiche. Sono “sorgenti di acque vive, pettini di miele, coppe dorate piene di manna e latte. Coleridge dice che “un buon libro è come un buon albero” e Oliver Wendell Holmes dichiara che “ i nuovi libri sono i frutti dell’età del mondo”. Il poeta Southey dice che “essi non sono solo l’orgoglio della mia vista e la gioia del mio cuore e della mia mente, ma più che metaforicamente sono carne, bevanda e vestiti per me e per i miei. Ma dei libri e della loro gastronomia se ne parlerà nella sezione dedicata alla “Bibliofagìa”.

 

Va detto, comunque, per ora che i libri possono essere “antropomorfizzati” come è il caso del grande Walt Whitman quando scrive nel suo poema “Leaves of Grass”:

 

It is I you hold and who holds you,

I spring from the pages into your arms – desease

Calls me forth.

Oh how your fingers drowse me,

Your breath falls around me like dew, your pulse

Lulls the tympans of my ears,

I feel immerged from head to foot,

Delicious, enough.

 

Swift parla dei libri come “figli del cervello”. Nulla di tutto ciò che è fatto da lui è tanto simile a lui. Se sono vivi, essi continuano a vivere per mezzo di un processo di riproduzione l’uno dietro l’altro, essi aumentano e si moltiplicano in vari gradi e assumono le sembianze dei loro creatori, come la sovrabbondanza, la sterilità, la giovinezza, il decadimento, la morte. Essi soffrono lo stesso destino degli uomini. Dice Joseph Conrad: “I libri condividono  con gli uomini la grande incertezza dell’ignominia e della gloria, della severa giustizia e della insensata persecuzione, della calunnia e dell’inganno, la vergogna del successo non meritato. Di tutti gli oggetti inanimati, di tutte le creazioni degli uomini, i libri sono quelli che ci sono più vicini poiché essi contengono i nostri stessi pensieri, le nostre ambizioni, le indignazioni, le nostre illusioni, la nostra fedeltà alla verità, e la nostra persistente tendenza all’errore. Ma più di tutto essi ci somigliano nelle situazioni più precarie della nostra vita”.

 

I libri provocano la bibliomania o la follia. Il fatto è che la follia debba disturbare un dono quali sono i libri è una cosa davvero strana. Il fatto è che strano è il mondo secondo Burton e lo sostiene nella sua “Anatomia della Malinconia”. E’ matto il mondo da un punto di vista pragmatico e logico, egoisticamente matto o per disposizione, demente, svitato,e perciò stupido, arrabbiato, ubriaco, sciocco, orgoglioso, vano, ridicolo, bestiale, geloso, sciocco, ostinato, fanatico, impudente, stravagante, acre, arido, noioso, monotono, disperato, ossessionato, pazzo, oscuro. Lunatici e cretini che nessun manicomio può contenere. La stessa cosa con i libri e con gli uomini dei libri. Il mio scopo è quello di discutere della natura, delle qualità, degli usi e degli abusi, delle malattie dei libri e in particolare cercherò di anatomizzare questo umore della “bibliomania” in tutte le sue componenti, poiché si tratta di una abitudine o di una malattia. E dal punto di vista filosofico e medico tenterò di dimostrare le cause di questo male, i sintomi, i segni, le espressioni, i significati, le manifestazioni, le eccentricità, le vanità, le impudenze e dove ci sono gli espedienti, le cure per questa che spesso è una mania geniale, meno pericolosa della sanità di chi si dice sano. Ho cercato con questo lavoro anatomico di sezionare non solo gli umori cattivi che impediscono le occasioni per un giusto apprendimento e portare all’amore per i libri, ma anche fare attenzione a quelle che sono le più robuste passioni che portano alla bibliofilia. 

 

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